Certe auto ti rimangono nel cuore e ci restano a prescindere dal loro effettivo valore tecnico.
Non c’è niente da fare, funziona così e di solito accade durante l’infanzia, quando siamo puri e capaci di emozionarci anche con poco.
Una delle mie auto del cuore è la Fiat Croma e il motivo è semplice: ce l’aveva il mio papà quando ero solo un bambino.
Ricordo benissimo la spinta del 2.5 turbodiesel, la lancetta del tachimetro che superava i 190 km/h e viaggiava lentamente verso il 200 km/h, mentre cercavo di spingere la macchina con tutto me stesso e mio padre teneva gli occhi sulla strada sorridendo per la mia felicità.
Ricordo la comodità del divanetto posteriore, dove riuscivo a sdraiarmi per lungo e a fare dei solenni pisolini. Ricordo la grandezza sconfinata del baule con il portellone, dove riuscimmo a caricare perfino un biliardino.
Ricordo anche la ricerca (visiva) continua di Croma turbo i.e. e la fibrillazione quando le avvistavo con la loro scritta rossa, immaginando chissà quali prestazioni e osservando i proiettori anteriori con il tergifari e lo sguardo “cattivo”.
Ricordi infantili a parte, la Croma resta l’ultima vera ammiraglia prodotta dalla Fiat e quest’anno compie quaranta anni. Una ricorrenza importante che arriva in un momento in cui il marchio torinese si trova in crisi profonda: lo scorso mese, per la prima volta le vendite europee della Fiat sono state superate da quelle di MG, un vecchio marchio britannico resuscitato dai cinesi che produce buone auto a prezzi da saldo.
Sappiamo bene che la crisi della Fiat e di tutta l’auto italiana ha radici lontane, ne abbiamo parlato diffusamente qui, ma dopo la cura del bandito amministratore delegato Tavares, la situazione è precipitata e ora vedremo che cosa riuscirà a fare il nuovo ad Filosa per tentare di recuperarla.
Ma questo non è un articolo-denuncia come quelli che su RollingSteel abbiamo già scritto sull’Abarth, sull’Alfa Romeo, sulla Lancia e sulla Maserati.
No, oggi si parla della Croma, che nei suoi dieci anni abbondanti di carriera è stata venduta in 438.000 esemplari, un numero per cui oggi alcuni Ceo sarebbero capaci di uccidere. La Croma è figlia di una Fiat che a metà anni Ottanta ancora era leader in Europa, anche se la sua leadership poggiava su basi che non esistevano più e dunque sarebbe terminata di lì a poco.
Ma le auto di quegli anni erano davvero all’avanguardia e avevano poco da temere, anche nei confronti della concorrenza, come nel caso della Fiat Uno Turbo i.e. di cui vi abbiamo raccontato qualche tempo fa. Insomma, la Croma non sfigurava nemmeno contro le tedesche (era rifinita in modo più economico ma costava anche meno), sebbene non potesse vantare motori prestazionali e dai grandi frazionamenti.
Questa mancanza derivava dal profondo radicamento del marchio Fiat nel mercato italiano: siccome in Italia c’era l’IVA al 38% sui beni di lusso, sviluppare motori sopra i 2 litri era una prerogativa di Ferrari, Lamborghini e Maserati; inoltre, per pensare di conquistare il mercato tedesco non serviva solo aumentare la potenza, ma bisognava anche allestire una rete di vendita degna di questo nome.
La Lancia Thema, anche se di base era la stessa auto, era certamente una spanna sopra, sia per allestimenti, che per finiture e motori, ma anche lei faticava a uscire dai confini nazionali. Del resto la Comunità Economica Europea non esisteva ancora e, tendenzialmente, ognuno si comprava le sue auto. I problemi sono arrivati dopo, quando il Gruppo Fiat non è arrivato pronto alla competizione nel mercato europeo globalizzato.
Tornando alla Croma, la sua nascita si deve al progetto “Tipo quattro” da cui nacquero anche la Lancia Thema, la Saab 9000 e l’Alfa Romeo 164. Le quattro auto condividevano pianale, sospensioni (McPherson sia davanti che dietro), parte della carrozzeria e alcuni impianti, come quello frenante e quello dell’aria condizionata; le prime tre avevano anche le portiere uguali, mentre la 164 aveva le sue.
Per quanto riguarda i motori, si partiva da un 1.6 benzina aspirato con poche pretese (83 CV) e si passava direttamente al 2.0. Questo era disponibile sia in versione tradizionale (i.e.) che CHT, ovvero Controlled High Turbolence; era uno dei primi sistemi di aspirazione a geometria variabile ed era realizzato dalla Yamaha. Il 2 litri aveva solo 90 CV (poi 98) ma consumava meno rispetto all’altro da 117 CV, che era disponibile anche con il cambio automatico.
Il 2.0 16V da 137 CV arrivò solo nel 1992, appena prima del 2.5 V6 da 159 CV di provenienza Alfa Romeo (si, il mitico Busso). Ma la vera star era il 2.0 turbo i.e.da 155 CV, con cui la Croma filava fino a 210 km/h e scattava da 0 a 100 km/h in 7,8 secondi.
Poi c’erano i Diesel, uno in particolare con cui la Croma ha scritto la storia dell’automobile moderna.
No, non si tratta del common rail – quello sarebbe arrivato qualche anno dopo – ma dell’iniezione diretta!
Siamo nel giugno del 1988 e sul listino della Croma compare l’inedia versione TD i.d. che è spinta da un 4 cilindri da 1929 cc che è semplicemente il primo motore Diesel a iniezione diretta della storia dell’auto prodotto in serie. Non ha la pre-camera di combustione e il gasolio viene iniettato direttamente nei cilindri; così l’efficienza aumenta e i consumi scendono del 20%; le candelette ci sono ancora ma si attivano solo se la temperatura esterna scende a -15°.
Con 90 CV e 186 Nm questa Croma raggiunge i 180 km/h e scatta da 0 a 100 km/h in 12,5 secondi, con il solo difetto di essere un po’ rumorosa a freddo e ai bassi regimi. Il vero problema è un altro: Fiat non si fida troppo della tecnologia che lei stessa ha inventato e quindi la Croma TD i.d. non viene commercializzata nel mercato europeo, perché è più semplice gestire eventuali problemi di gioventù nel mercato nazionale.
In altre parole: se ci sono panni sporchi li laviamo in famiglia.
Peccato che questa sia l’ennesima occasione persa per provare a essere rilevanti nel mercato europeo. Naturalmente nel frattempo i tedeschi non stanno a guardare e in pochi anni arrivano diversi motori turbodiesel a iniezione diretta.
Quindi quella della Croma rimane una bella storia, ma limitata ai confini nazionali.
In Italia si vedeva quotidianamente in televisione, come mezzo di rappresentanza di dirigenti e politici, purtroppo anche in circostanze tragiche come quella dell’assassinio di Giovanni Falcone. Era anche l’auto favorita dell’Avvocato Agnelli che la preferiva alla Lancia Thema. Ne ha avute ben nove tra il 1986 e il 2001, tutte speciali e omologate per la circolazione non si sa come. Si dice che ne apprezzasse molto la sobrietà, l’abitabilità e le prestazioni.
Erano auto costruite praticamente su misura dal Reparto Esperienze Fiat, prelevando le vetture dalla linea di produzione e modificandole a mano. Delle prime sei Croma, tre arrivarono nel 1986 e tre nel 1990: una era l’auto di servizio a Torino, l’altra era di scorta ma veniva usata dal figlio Edoardo e l’ultima stazionava a Roma. Erano tutte Turbo i.e. grigio metallizzato con interni in velluto blu, ma il 4 cilindri sovralimentato veniva rimosso per installare il 2.8 PRV della Thema, preferito dall’Avvocato in quanto più vellutato. Il V6 veniva accoppiato un cambio automatico a tre rapporti e le uniche altre due modifiche erano le sospensioni autolivellanti e il climatizzatore automatico, sempre provenienti dalla Thema.
Le ultime tre Croma, quelle consegnate nel 1993, erano delle 2.5 V6, ma il motore veniva sostituito con la versione da 3 litri del Busso, sempre accoppiato a un cambio automatico ZF, che era fondamentale per permettere all’Avvocato di guidare, vista la limitata mobilità della sua gamba sinistra. Anche queste Croma aveano le sospensioni autolivellanti e gli interni erano in pelle blu.
La procedura per realizzare le Croma dell’Avvocato iniziava dal suo autista personale Michele d’Aloia che girava le indicazioni al segretario personale Castagnola, che a sua volta le trasmetteva a Martignone, cioè il responsabile dell’Autoparco dirigenziale in Corso Marconi. Da lì in poi se ne occupava il Reparto Esperienze.
Questa, come altre, sono storie di una Fiat che non c’è più, ormai ridotta a uno dei tanti marchi dell’universo Stellantis.
Era meglio prima? No, perché quando l’Avvocato è passato a miglior vita, la Fiat era sull’orlo del fallimento.
Però negli anni Ottanta era ancora un’azienda in salute e leader in Europa, mentre oggi abbiamo la Grande Panda che è una copia della Citroen C3.
Ognuno faccia le sue riflessioni e mentre riflette si ricordi di ordinare DI BRUTTO VOLUME 7 che vi aiuterà a rimanere di buon umore.
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Scusate ma non riesco a trattenermi, davvero non riesco a capire che senso abbia una Delta Integrale cabrio. La trovo semplicemente inutile e di cattivo gusto, tanto per soddisfare l’ego dell'”avvocato” nazionale. Inoltre non capisco il senso di utilizzare una Croma trapiantandoci il motore e altri organi della Thema visto che praticamente sono la stessa auto. Soldi buttati! Almeno fossero stati soldi suoi…… in realtà i vizi dell’avvocato li pagavamo e li stiamo ancora pagando noi
Chiamalo stronzo, essere ricchi è bello per questo, un po come fare il finocchio con il culo degli altri!! Sia chiaro, mai stimato eh, ma fossi ricco mi sarei fatto fare le auto come piacciono a me
Concordo.
Probabilmente, anche io, come lui, che per decenni ha “drenato” soldi allo stato italiano( e di conseguenza ai contribuenti ndr) al comando di un’azienda che usufruito di ogni qualsiasi beneficio e prestito a fondo perduto, mi sarei concesso ogni tipo di sfizio in fatto di personalizzazioni automobilistiche.
Purtroppo i ricchi esistono, e riescono togliersi qualsivoglia soddisfazione, qualunque essa sia…l’avvocato non era da meno.
Barche, aerei, elicotteri, case, auto, figa, bamba, etc, etc. Gianni, almeno le auto, occasionalmente le utilizzava e guidava, chi mi stà veramente sui coglioni, è il sultano del Brunei (che sia maledetto) che continua ad accumulare gioielli a quattroruote, lasciandoli ammuffire nei suoi garage!
Il superbollo era solo i diesel di qualsiasi cilindrata e potenza. Il problema ai tempi era l’iva che dal 18 (poi 19)% passava al 38% per le cilindrate superiori a 2.000 cc benzina e 2.500 cc diesel, mentre per le moto il limite era sopra i 350 cc iva 38%
Nel periodo in cui c’era la Croma V6 avevano messo in vigore anche il superbollo, che consisteva nel pagamento di un importo pari a 4 volte il bollo normalmente dovuto.
Un’auto leggendaria, che dalla my92 prese tutte le migliori componentistiche prima riservate alla Thema (vetri solextra, interni più pregiati, possibilità di avere sedili a regolazione elettrica, etc) diventando di fatto una vettura più matura della precedente generazione. Quanto alla V6, era una motorizzazione formidabile, non potentissima ma con una coppia e un sound da urlo. La prima serie invece era un po’ troppo al di sotto delle cugine degli altri marchi, pur se ha avuto le sue peculiarità.
Parole sante, solo gli idioti sono capaci di fare quello che è stato fatto. Io l’ho avuta x dieci anni, duemila iè,con installato impianto metano,uno spettacolo di macchina e gioia di guidarla. Siamo Italiani stupidi,sappiamo fare tto poi,al mio paese si dice: Fer fare un torto a tua moglie,tagliati i coglioni. Scusate ma sono un po’ arrabbiato. Qui mi taccio. Buona serata a tti.
La Delta Cabrio l’ho vista al museo dell’automobile di Torino.
Ottimo articolo con delle frecciatine alla. Classe dirigenziale in primis jhon elkan che nn sa neanche cosa stia gestendo se lo sta gestendo……
Io ho avuto sia il turbodiesel che l’iniezione diretta…croma tutto un altro pianeta
Ogni tanto una 2.0 ie grigia del ’92 gira x San Secondo PR. Al conta kilometri 500’000km. Un esperienza visuale in via di estinzione 😉 In pasticceria nuova Lady un caffè al tavolo.. tanti ne sapranno dire del bene.
Io ho una 2500 TD del dicembre 1994 acquistata usata nel 1999 con all’ attivo 367000 km, non esce in strada da un po’ di anni ma ogni tanto un girello in proprietà privata glielo faccio fare, che posso dire?
E sempre una soddisfazione, ha bisogno di un po’ di lavoretti ma conto di rimetterla in strada a breve. Ho anche una mjet 1.9 150 CV auto con 302000 km, lo so, non è la vera Croma, ma considero anche lei un’ottima auto, poi il Multijet…. Brava Fiat, anche quello hai perso!!!
Io ho una Croma ie benzina 1995 cilindrata…ora vado a GPL. Ne ho avuta una CHT…ma questa con 230.000 km. mi sta accompagnando da 30 anni esatti…uscita da Torino , nel fine febbraio 1995. Morirò con Lei…salvo coi pezzi di ricambio, che non è facile trovare.
Avuta per 30 anni, croma turbo ie 150cv ,una favola di auto interni in pelle nero climatizzatore ecc. Ho fatto viaggi lunghissimi e non ero mai stanco di guidare, l’ho venduta da poco ma il cuore è rimasto con lei
Ottimo articolo con delle frecciatine alla. Classe dirigenziale in primis jhon elkan che nn sa neanche cosa stia gestendo se lo sta gestendo……
ce l’aveva una signora che lavorava presso la dogana di Fernetti (ts) dove lavoravo come spedizioniere nel 1995/96.
maria cannone si chiamava la signora, era pugliese, mi ricordo ancora tutto come fosse ieri…
Mio papà ha progettato i sedili delle “Tipo 4” e Thema e Croma sono state le mie preferite di quel periodo di bambino, prima ancora della Delta Integrale. Negli anni ho imparato ad apprezzare ancor più la Croma, perchè aveva un concetto molto intelligente di lusso accessibile (mica tanto, perchè non era una low cost). Soprattutto nella prima serie, la più bella, con i paraurti neri in perfetto stile anni ’80. In Fiat avevano problemi e le vetture avevano difetti di fabbricazione, ma il salto tra l’Argenta (una 132 ormai fuori dal tempo) e la Croma fu siderale. Ricordo la presentazione al Centro Ricerche Fiat di Orbassano, credo per i dipendenti. Insomma: al netto che avessi 9 anni e adesso siamo in pieno recupero dei ricordi, per me la Croma è una di quelle vetture a cui sono affezionato e che vorrei nel mio garage: una Turbo i.e. blu metallizzata o marrone.
L'”avvocato” era universslmente conosciuto come il re dell’economia parassita, il che dice tutto. Oggi stiamo assistendo alla conclusione di tale politica, mi dispiace per tutte le maestranze, i tecnici e quanti comunque soffriranno per tale scellerata politica.
gran bella auto ma ricordo il check panel che se non eri in piano faceva l’albero di natale. a me piaceva di più la 164
Ottimo articolo come sempre, solo una piccola nota: la saab a differenza delle altre 3 non aveva la sospensione mc pherson ma un più classico ponte torcente a detta loro per essere più stabile sui fondi a scarsa aderenza tipici di quelle latitudini…
Aggiungiamo anche le porte si avevano la stessa forma, ma è impossibile trapiantarle in una 9000 o viceversa
Nella 9000 avevano le barre antintrusione, oltre a lamierati più spessi
Ottimo articolo come sempre, solo una piccola nota: la saab a differenza delle altre 3 non aveva la sospensione mc pherson al posteriore ma un più classico ponte torcente a detta loro per essere più stabile sui fondi a scarsa aderenza tipici di quelle latitudini…
Bell’articolo sante parole c’è sempre un rimorso dei tempi passati ma si dissolve in piacere perché fiero di aver partecipato a quel era un dettaglio erano crome quelle cadute in disgrazia nella strage di capaci
Paliamo di Tavares ma dimentichiamo che il declino è cominciato con Marchionne
Ah si? In quale universo parallelo? Perché nel mio a fine anni 90/inizio 2000 la FIAT era letteralmente a rischio fallimento. Marchionne non sarà stato amato dai sindacati e dai dipendenti ma bisogna dargli atto che ha risollevato le sorti della casa, basti pensare che Grande Punto (auto tutt’altro che esente da difetti, vedesi il difetto cronico di infiltrazioni d’acqua nel bagagliaio) si vendevano come il pane, 600.000 immatricolazioni in Germania quando l’obiettivo era di riuscire a venderne la metà. Andate avanti con la cazzata de “si stava meglio quando si stava peggio” senza neanche sapere di cosa parlate, senza avere un minimo di cultura che vada oltre le solite quattro cazzate sulle bare e sulle vere auto.
https://www.ilpost.it/2018/07/25/marchionne-fiat/
“Quasi tutti gli osservatori sono concordi su quanto sia stato incredibile il salvataggio dell’azienda avvenuto all’inizio degli anni Duemila, che si è realizzato principalmente grazie alla guida di Sergio Marchionne. Nei primi tre mesi del 2002, al picco della sua crisi, FIAT perdeva circa 5 milioni di euro al giorno. Da anni non produceva modelli di successo e i suoi molteplici tentativi di creare alleanze internazionali e costruirsi spazi nei mercati stranieri erano falliti. La situazione era così grave che la famiglia Agnelli aveva trovato un accordo per vendere entro pochi anni le sue quote alla rivale americana General Motors, che poi addirittura pagò due miliardi di dollari pur di sottrarsi all’accordo e non acquistare FIAT (ma ci arriviamo). Schiacciata dai debiti e da vendite sempre più striminzite, FIAT sembrava destinata a un finale che solo pochi anni prima sarebbe stato impensabile: andare stabilmente all’estero, oppure fallire.”
Direi che queste parole non lasciano spazio a interpretazioni. 5 milioni di euro in perdita al giorno, va sottolineato.
Avuta bellissima un motore pazzesco la 2500 turbo disel una belva ole’
Una FIAT che non esiste più, per fortuna. Possiamo andare avanti all’infinito a raccontarci la favola dell’orgoglio italiano e delle auto figlie degli anni 80 messe sul piedistallo da gente che troppo spesso nemmeno li ha vissuti e ripete a pappagallo quanto letto su internet, intanto qualcuno che ci crede c’è sempre. La realtà è però ben diversa, la FIAT del trentennio tra i 70 e i 90 è quella che si è guadagnata la cattiva nomea a livello internazionale ancora oggi non del tutto scrollata di dosso. Pregiudizi? In parte, ma anche una cura grossolana del dettaglio, assemblaggi quantomeno discutibili e problemi di corrosione. Se poi è vero che i gusti sono soggettivi vorrei sapere quanti realmente hanno nostalgia di auto come la Regata, la Tempra o la stessa Croma e sarebbero disposti a comprarne una. Croma all’altezza della concorrenza? Allora andiamo a raccogliere un po’ di dati e vediamo quante ne sono state vendute, poi vediamo quante Mercedes, BMW e Volvo di pari segmento hanno venduto nello stesso lasso di tempo, quante Croma circolano ancora oggi e quante concorrenti tedesche e svedesi. Citi poi la Uno Turbo, auto feticcio degli esaltati da sgommatina al verde del semaforo, esattamente come per la Punto GT. Auto che nelle gare non hanno mai funzionato, al contrario delle controparti francesi.
Regata e Tempra due veri cessi, mai piaciute, fin da quando ero piccolo.
La Croma, invece, riesco a salvarla, perchè mi piaceva quella linea “quasi” tre volumi, ma col portellone, che regalava tanta praticità.
Non l’ho mai guidata, ma quando ero neopatentato, mi sarebbe piaciuto possederne una, non sò il perchè. Il fatto che poi, FIAT, non fosse all’altezza delle rivali straniere, in fatto di qualità, affidabilità, e di motorizzazioni, questo è risaputo. Caro Enrico, ne abbiamo discusso in molti altri post…Alfa 75, UNO Turbo, Thema, etc, etc, etc…
In famiglia abbiamo avuto diverse Croma. Dopo aver provato la CHT (test drive di qualche giorno, complice un amico che aveva una concessionaria fiat) mio padre decise che era troppo “un polmone” e prese la Turbo i.e., prima serie, siamo quindi nell’85 o ’86 (non ricordo di preciso). L’abbiamo tenuta per due o tre anni, poi lo trasferirono e fare il pendolare (130km al giorno) con quella macchina non era economicamente sostenibile, quindi prese la TD 2500, anno 1988. Dopo qualche anno la cambiò per la nuova TD id, la seconda serie, col frontale più affilato, che abbiamo tenuto per parecchi anni, non ricordo di preciso, ma a memoria direi più di 10. Auto comodissime, veri salotti su ruote. Viaggi così confortevoli ne ho fatti pochi, vere auto divora km. Per non parlare del bagagliaio, immenso, ci stavano le valigie di tutta la famiglia e avanzava ancora spazio. Un vero peccato che Fiat abbia preso la piega attuale, le ammiraglie ormai non esistono più e la cosa è davvero triste. La Croma uscita negli anni 2000 ci ha provato, ma non mi pare che abbia avuto lo stesso successo, nonostante le premesse ci fossero, la linea era innovativa, forse non è stata capita. Comunque, per me, sempre viva la Croma, quella che aveva la coda col portellone
Io ho quella del mio papà,anno 1990 . Quando la guido mi sembra di avere lui accanto. È ancora una macchina stupenda