Home / / Milano, ovvero il funerale dell’Alfa Romeo

Milano, ovvero il funerale dell’Alfa Romeo

Prendete la meccanica di un’auto francese, fate disegnare la carrozzeria a uno spagnolo e poi producetela in Polonia. Il risultato sarà la nuova Alfa Romeo Milano e questo articolo potrebbe già finire qui. Ma siccome mi piace indagare e sperimentare il dolore fino in fondo, vado ad approfondire la questione. Così come le ultime nate dal ramo ex-FCA di Stellantis, ovvero la Jeep Avenger, la Fiat 600 e la Lancia Ypsilon, anche la Milano è sostanzialmente una Peugeot ridisegnata. Quale? Scegliete voi, non importa. La piattaforma è la CMP, che PSA ha realizzato insieme ai cinesi di Dongfeng a partire dal 2014 e che poi ha debuttato sul mercato nel 2018 con un gioiellino come la DS 3, che sarà ricordata come uno dei più grandi successi della modernità (sono ironico, se non si fosse capito). Su questa architettura vengono tuttora costruite vetture come le Peugeot 208 e 2008, le Opel Corsa e Mokka ma pure mostruosità come la Citroen C4. Così, quando in Stellantis hanno deciso il futuro dei brand italiani, hanno pensato di usare la CMP anche per una serie di auto del segmento B dei marchi ex-FCA.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti e non entro nemmeno nel discorso sull’elettrico perché in quel caso bastano i numeri, agghiaccianti. Anzi, no. Una cosa voglio dirla. Quando è stata presentata la Jeep Avenger, è stata posta grande enfasi sul fatto che fosse solo elettrica e contestualmente è stata annunciata la versione ibrida ma solo “per alcuni mercati ancora indietro con la transizione”. All’inizio dovevano essere solo Italia e Spagna, poi il discorso si è allargato e l’allargamento è dipeso dal fatto che semplicemente le elettriche non si vendevano. Così, con il secondo modello figlio di questo piano, è stato corretto lievemente il tiro: la 600 e la 600e sono state presentate praticamente insieme, senza sottolineare che la ibrida fosse una versione di serie B per noi poveri europei del sud. Con la Ypsilon è andata ancora diversamente e si è iniziato a parlare di doppia scelta e di percorso verso l’elettrificazione. Se vi sembra un comportamento poco coerente, vuol dire che conoscete poco le Case automobilistiche. Sono aziende che pur di vendere auto sono capaci di dire tutto e il contrario di tutto, anche di smentire loro stesse!

Poi bisogna sempre fare la tara tra quello che dicono e quello che fanno. Stellantis, per esempio, da un lato dichiara che non si può tornare indietro sulla transizione elettrica, dall’altro si guarda bene dal destinare risorse a una piattaforma solo elettrica e preferisce puntare sul multi-energia. Considerati i tempi incerti è la tattica migliore, anche se ai consumatori arrivano messaggi ondivaghi e poco trasparenti. Ma andiamo oltre e torniamo alla Milano, che secondo Alfa Romeo è “Destinata a cambiare profondamente il concetto di sportività nel segmento più rilevante in Europa”. Una dichiarazione roboante che però andrebbe confermata con i fatti. E allora diamo un’occhiata alla meccanica di questa Milano, tenendo presente che con la piattaforma CMP il telaio e le sospensioni non possono cambiare da un’auto all’altra. Quindi abbiamo la classica accoppiata tra avantreno McPherson e retrotreno a ponte torcente. Poi veniamo ai powertrain: la versione elettrica della Milano usa il solito motore da 156 CV e il solito pacco batterie da 54 kWh delle sue cugine o sorelle o come vi pare a voi.

La versione ibrida, invece, si discosta lievemente da queste ultime e ha sotto il cofano la versione più potente del 1.2 PureTech 3 cilindri turbo, ovvero quella da 136 CV della nuova Peugeot 3008, mentre Avenger, 600 e Ypsilon si accontentano di 100 CV. Dunque, in Stellantis hanno ritenuto non opportuno spendere dei soldi in più per dare una nuova calibrazione, che comporta anche una nuova omologazione, al propulsore francese e magari presentare la Milano con un po’ di potenza in più, visto che teoricamente sarebbe un’Alfa Romeo. Pure le versioni future che sono state annunciate – la Q4 da 136 CV e la Veloce da 240 CV – avranno powertrain assolutamente identici alle varie Avenger 4xe, Abarth 600e e Lancia Ypsilon HF. Quindi, tornando alla domanda iniziale, in che modo la Milano cambierà profondamente il concetto di sportività nel segmento più rilevante in Europa? Con un sterzo più diretto delle sorelle (rapporto 14,6) è la risposta. E poi, con che altro? Niente è la risposta. Ma almeno gli ammortizzatori saranno diversi? Chi lo sa! Per rispondere a questa domanda è presto, ma scommetterei sul no, perché il mantra di Stellantis è di risparmiare tutto il risparmiabile. La Milano, infatti, viene prodotta a Tychy (Polonia) accanto alla Avenger e alla 600e. È la prima Alfa Romeo costruita fuori dall’Italia e nemmeno Marchionne era arrivato a tanto. Stava per farlo con l’operazione Spider/Mazda ma poi decise di lasciare perdere, perché il “made in Italy” avrebbe dovuto essere un valore aggiuntivo per un brand come quello del Biscione. Tavares, invece, si fa meno problemi e infatti anche la nuova Ypsilon è prodotta a Saragozza, in Spagna. Perché? Perché lì si fanno anche la Opel Corsa e la Peugeot 208 e la piccola Lancia è praticamente identica a entrambe. Niente di strano, mi direte voi, il Gruppo Volkswagen fa così da anni. Si è vero, ma lo fa meglio sia a livello di differenziazione dei prodotti, sia di posizionamento, che di narrazione. Per quanto i consumatori siano in media degli ignoranti creduloni, ci sono dei limiti a tutto e questa Alfa Romeo Milano ne ha superati diversi. Sullo stile, infine, non mi pronuncio perché l’estetica è un gusto personale. Tuttavia non posso fare a meno di notare che la Milano non abbia nulla a che fare con la gamma attuale che del resto è figlia di tre assetti societari e industriali diversi.

Alla fine l’unico pregio della Milano è che, se sarà venduta in buone quantità, darà ossigeno ai conti dell’Alfa Romeo e questo potrebbe allungare la vita di un brand che è moribondo da troppi anni. Quello che succederà nel prossimo futuro, però, è ancora completamente incerto anche per via della situazione attuale in Europa. Come saranno le prossime Giulia e Stelvio? Sicuramente non solo elettriche, ma la vera domanda è: quanto riusciranno a conservare quella nobiltà tecnica della piattaforma Giorgio, che le ha rese le più belle da guidare delle rispettive categorie? Secondo me poco, ma spero di sbagliarmi. Nel frattempo mi consolo pescando nella memoria e ricordandomi il commovente sterzo della 147, che in effetti era una Fiat Tipo abbellita, ma almeno aveva motori e sospensioni da vera Alfa Romeo ed era costruita in Italia. A quei tempi ci lamentavamo tutti ed eravamo ignari di quello che sarebbe successo. Se qualcuno nel 2001 ci avesse detto “Oh, sai che tra 20 anni le Alfa saranno delle Peugeot ricarrozzate?” gli avremmo riso in faccia e invece…

Articolo del 11 Aprile 2024 / a cura di Jean Paul Mendoza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  • Michele

    Fortunatamente smetterò di guidare prima di tutto questo scempio (Dio stramaledica la Francia) e mi resteranno i ricordi della 1750/2000….

    • luca

      se i francesi sono odiati in tutto il mondo ci sara’ un motivo no?

  • Paulo

    Ecco che viene lanciato sul mercato il terzo SUV Alfa in meno di 10 anni…
    Probabilmente ci sono anche altre case automobilistiche che si possono vantare di questo primato, ma con l’Alfa, non ci avrei mai scommesso!
    Forse solo gli statunicensi con i loro pick-up fanno di meglio (o peggio, de gustibus)
    Attendo con tristezza la totale distruzione di quella che un tempo era una tra le case automobilistiche piu’ gloriose.
    Ribadisco un commento che avevo fatto tempo fa’, e vorrei sapere se c’e’ una verita’ a riguardo:
    Lancia ed Alfa Romeo qualche decennio fa’ volevano essere acquistate da uno o piu’ brand tedeschi, cosa sarebbe successo se….

  • roberto

    trovo questo andamento orrendo, mi vado a cercare un jdm anni 90

  • Johnpollame

    Ma anche no…

  • Andrea

    Ormai la strada è segnata! La francesizzazione è realtà e lo sappiamo, non ne uscirà nulla per cui si possa usare l’aggettivo “sportiva”!

  • Luca

    Pura verità. Ma il marketing vorrebbe fare miracoli, anche se dopo un po’ la perdita di credibilità è sempre più evidente.

  • Davide

    Grazie per aver risposto al mio dubbio amletico sul perché non avessero fatto una Alfa Romeo Spider piuttosto che la 124 Spider! La prima avrebbe venduto un 200% in più rispetto la Fiat forte delle ottime doti del telaio MX-5 e del DNA Alfa

    • Luca

      D’altro canto c’era anche il rilancio del brand Abarth, ai tempi ancora in salita.

      • Harry

        Noi invece siamo proprio amati. Italiani pizza mandolino, sporchi italiani, italiani mafiosi sono solo alcuni simpatici appellativi che ci regalano all’estero. E a proposito di Francia vai un po’ a vedere quanto ci amano dato che gli abbiamo voltato le spalle e traditi durante l’ultima guerra.

      • harry

        Dimenticavo: Mangia spaghetti anche questo con tono lievemente dispregiativo.

  • Luca

    L’autore omette però di dire una cosa: chi ha fatto sì che ciò accadesse? Tal John Elkann, che non ha avuto alcun riguardo per le sorti dell’ azienda e dei lavoratori italiani, preoccupandosi soltanto di massimizzare i suoi profitti. Quella stessa azienda tanto a lungo sostenuta dallo Stato (e quindi dagli italiani),attraverso gli ammortizzatori sociali e gli strumenti di crisi, e che adesso vede il ben servito da questo finto soggetto che, per quanto mi riguarda, dovrebbe essere oggetto di provvedimento di non gradimento sul territorio nazionale. Per non parlare di Tavares, che tenta di spiegare la produzione in Polonia dell’ auto con il fatto che produrla in Italia costerebbe 10.000 euro di più, ma sorvola sul fatto che guadagna 35 milioni di euro ogni anno; e intanto minaccia nemmeno velatamente di spostare le produzioni fuori dall’ Italia. Sembra di rivedere la fine di Tim e di tante altre realtà industriali (ci abbiamo messo una vita a fare la normativa sul Golden share, quando ormai i buoi erano acappati!)

    • Luca

      Condivido appieno. Mai siamo caduti così in basso come con questo “accordo” (più definibile come svendita).

  • Mario

    Grave fu l’errore del prof. Romano Prodi che regalò Alfa Romeo al gruppo Fiat. Fiat si sbarazzò delle tecnologie Alfa Romeo. Ricordo ancora l’indignazione di un anziano ingegnere Alfa Romeo per i metodi di progettazione Fiat. I controlli erano a suo dire inesistenti, i modelli nascevano pieni di difetti che venivano sanati uno per volta durante le vendite. Non immaginava però di vedere trasferire Milano in Polonia…

  • Attila

    Ringraziamo i cari ragazzi che hanno fatto ammalare Marchionne dallo stress…

    • Luca

      Marchionne non avrebbe svenduto l’azienda ai francesi, su questo non ci piove. Ma la massificazione del prodotto avvenuta già durante la sua era è sotto agli occhi di tutti. Mito e Giulietta non erano Alfa Romeo come le precedenti, ci sta la volontà di raggiungere clienti fuori target con i prodotti pregressi ma i compromessi sono stati enormi e lo sono stati non solo per i 2 brand “premium” ma anche per Fiat, la cui gamma è stata via via ridotta al minimo indispensabile, con attenzione al solo profitto e non al prodotto. Al lancio di Giulietta si enfatizzavano le doti del baule, al lancio di 147 su quanto c’era sotto il cofano e quanto guidava le ruote a terra. Già qualcosa era stato tracciato, ora siamo arrivati alle cinesate premium. Ma io mi dico, vuoi che tra tutti i Marchi che compongono Stellantis non ci fossero pianali e motori migliori di quelli di PSA, che di certo bene non vanno? Questa è ottusità…. e qui non li batte nessuno.

  • Piergiuseppe Mariotti

    Gli eredi Agnelli sanno guardare al solo interesse economico immediato e non capiscono l’importanza della storia del brand Alfa Romeo e del valore della qualità del prodotto, su cui puntare per avere successo e ritorno economico.

  • ivan mengarda

    Poteva andare peggio, almeno l’hanno fatta rosso alfa romeo. Immagina una presentazione con un bel rosso tipo Opel Mokka

  • johnpollame

    Giovani (de na volta)!
    In un mondo dove Lamborghini assembla un’ Audi ricarrozzata prodotta in Slovacchia che pare una Cupra, Porsche sopravvive facendo cassoni a Nafta su base Wolkswagen, BMW fa uscire linee immonde magari con un tre cilindri su trazione anteriore, questa fintafuoristradina budget col Biscione non la trovo una bestemmia, specie pensando a chi principalmente è rivolta. Poteva essere fatta meglio?

    Sì, poteva. Ma anche peggio. E’fatta su plebea base altrui? Certo, ma per Alfa è oramai una tradizione. E ben prima di Fiat. E prima anche di Arna : ancora negli anni Sessanta Alfa produceva su licenza una vettura utilitaria francese (pochi ricordano la Dauphine…) quindi questa su base exPSA sarebbe addirittura filologica per l’ “Heritage”…
    Aspetto le prove ma ho idea che su strada non sia neppure malaccio, potrei anche farci un pensierino come seconda macchina. E lo dico avendo un Busso ed un Bialbero in garage…
    Dobbiamo aspettarci solo Alfa così in futuro? Mah, le file a comprare la berlina più bella da guidare degli ultimi 30 anni non le ho viste, quindi plausibile qualcuno stia pensando ai contenuti tecnici da inserire nelle prossime biscionate, ma credo che una chance pure un contafagioli come il Portoghese vorrà dargliela. E allora toccherà a noi appassionati fare il passo.
    Il peggiore nemico dell’ Alfa Romeo sono gli Alfisti.
    E ricordate: “L’ Alfa vera ha dda puzza’, e l’ Alfista ha dda puzza’ de l’ Alfa sua.”E’proponibile ai tempi fighetti di oggi? No. Allora o ci si adegua o rimangono sempre le storiche per godere di una passione oramai quasi impossibile da vivere con quello che ora è diventata l’Automobile.
    I have spoken.

  • Omer

    Scenderei con la spalla dello pneumatico.

  • Francesco

    Mi auguro che la circolazione delle informazioni faccia aprire gli occhi ai possibili acquirenti e lascino le Milano, Y, etc a prendere la polvere nei piazzali. 10000 di delta nella manodopera…ma va a c….re sui cactus

  • Valerio

    Chi l’avrebbe detto che avremmo rimpianto (la politica) di Marchionne

  • bruno svaldi

    JP Mendoza ha perfettamente ragione, la Milano è davvero la morte di un marchio glorioso. Brutta, insignificante e lontana anni luce in tutto e per tutto, motorizzazioni e design compresi. Ho acquistato Alfa Romeo dal 1974 (ultima versione Giulia 1600 ) fino alla Giulia Veloce, partorita e voluta dal grande Sergio Marchionne. La stessa Tonale non è né carne né pesce.
    Ho il brutto sentore che i veri estimatori del marchio avranno delusioni a non finire. La Stella tis porterà al cimitero una delle storie più belle del nostro made in Italy.

  • pierluigi ravellino

    Sono certo che vedremo questo aborto con il tricolore stampato da qualche parte, come per le 500, tutte prodotte in Polonia. Si sa che il made in Italy vende, se compri una 500 o un’Alfa pe so di comprare italiano se non sai. Se fossi il ministro del made in Italy gli vieterei di mettere il tricolore sulle auto non fatte in Italia. Oggi è più italiana una Dr che questa Milano!

  • Carlo

    Ma cosa vi aspettavate da un accordo con i francesi ????

  • Antonio Saggese

    Oro colato .
    D’accordo al 100 %
    Sono Alfista da sempre , e collezionista Alfa
    Nati per soffrire ..?

  • Amerigo Andruccioli

    Hai pienamente ragione!

  • Enzo B.

    Scopro giusto stamattina che hanno cambiato denominazione: da Milano a Junior…
    Sembra su pressioni del governo, in particolare del min. Urso che definisce il nome Milano inappropriato ad un auto che di italiano ha poco o niente, e che potrebbe “indurre” il cittadino medio a credere che l’auto sia completamente costruita in Italia.
    Che dire, a me l’auto fa ca..re, e stavolta mi trovo d’accordo con l’intervento (era anche ora) del governo.

    • Luca

      Non è che a cambiare nome ora ci facciano una bella figura, e non mi sembra che ci siano dei diritti sul nome che ne impedissero l’uso. Forse Milano sarebbe stato un nome più iconico, ma anche questo Junior richiama il passato più ricco di successi per un Marchio che, con questi prodotti, di successi è destinato ad averne ben pochi. Finché sopravvive la piattaforma Giorgio ci sarà qualche Alfa Romeo degna del logo che porta, quando il CMP arriverà anche sull’ammiraglia in ovvia sinergia con le analoghe PSA e Opel sarà la fine.

  • MPP

    Il vero motivo per cui le hanno cambiato il nome è un altro: vedendola un genio del marketing Alfa Romeo ha esclamato rapito: “spacca!”

    Questa cosa è tanto piaciuta che hanno perciò deciso di aggiungerlo sul portellone.
    Poi hanno realizzato che…era meglio di no…
    Si ride per non piangere…

    • Luca

      Aveva già capito che quel motore benzina non aveva una grossa affidabilità, forse in quel senso ha detto che spacca. Perché diversamente deve avere grossi problemi di vista… A meno che sia innamorato della 2008 per cui un clone un po’ più carino pensa che possa avere successo. Ma non è che tutti hanno l’esigenza o la volontà di prendere un SUV, solo che non lo vogliono capire.

  • Gab

    Insomma… frankenstine junior con le patacche alfa. Fa compagnia a tutte le altre bombole in commercio.
    L’Arna del 2024. Grazie elkann, sei nei nostri cuori

  • Franco

    Ma dai sono almeno 20 anni che fiat e Psa fanno auto e furgoni in collaborazione. Vedi Ulisse / peugeot 807. ducato,scudo e Jumper. E ora ci stupiamo di cosa ?
    Poi d icosa parliamo che fino a ieri di denigrava l’auto italiana di scarsa qualità. Ora piangete pure

  • Harry

    Sono decenni ormai che si delocalizza la produzione di qualsiasi cosa e si rimarchia con nome diverso lo stesso prodotto, oltre ad avere joint venture. Che piaccia o no le cose oggi stanno così e o le si accettano o ci si ostina a girare con roba di 20-30 anni fa combattendo con blocchi del traffico, scarsa reperibilità dei ricambi, consumi mostruosi in rapporto alle moderne e in relazione al costo della benzina, ruggine, migliaia di componenti ormai potenzialmente a fine vita per forza di cose.

    Poi questa cosa di schifare le auto francesi francamente fa ridere considerata la storia di marchi come Citroen da sempre produttrice di auto all’avanguardia. Mai sentito parlare di quell’opera d’arte su ruote che risponde al nome di Citroen DS21 o di Traction Avant? O vogliamo parlare di qualità? Posseggo sia una Clio 2 fase B che una Grande Punto e in quanto a qualità costruttiva degli interni la Clio è di gran lunga superiore pur essendo di una generazione indietro. Confrontare la Clio 2 con la Punto seconda serie come sarebbe corretto fare lo troverei imbarazzante. Questo senza neanche tirare in ballo le piccole e medie sportive dove l’Italia è sempre rimasta indietro. Quando in Francia usciva la Clio Williams cioè quella che viene riconosciuta come una delle migliori trazioni anteriori al mondo noi rispondevamo con la Punto GT, e credo che al di fuori dei soliti discorsi da esaltati sappiamo tutti qual era il suo livello di guidabilità, tenuta di strada e capacità di uscita di curva in trazione. Quando usciva la Clio RS noi non andavamo oltre la Punto HGT. Credo non serva aggiungere altro.

    • Luca

      Che la Citroen abbia fatto la storia con alcuni modelli è innegabile, ma mi sembra sia altrettanto innegabile che almeno nell’ultimo decennio e forse un po’ oltre abbia abbandonato ogni tecnologia innovativa e abbia prodotto delle vetture dal livello qualitativo molto basso, prova a vedere com’è ridotta una C3 prima serie dopo una decina d’anni… Per quanto riguarda invece Renault, la divisione RS che purtroppo sta chiudendo i battenti era in grado di trasformare le vetture di origine mettendo a punto i telai e i motori in modo esemplare, su questo non ci sono dubbi.
      Quello che si contesta nel caso specifico è che un prodotto generalista viene spacciato come premium (con il prezzo che ne consegue, ma se parliamo di Ypsilon il discorso viaggia sullo stesso binario) e che la “base” sia piuttosto problematica, anche se ora la cinghia a bagno d’olio sia stata sostituita da una catena parlando del puretech.
      Ovvio che nella storia ci siano state vetture particolarmente poco indovinate nella genesi, anche i Marchi italiani sicuramente ne hanno avuti parecchi. Torno però a ripetere quello che ho scritto in un commento qualche giorno fa: possibile che tra tutti i Marchi del gruppo Stellantis le componenti da usare siano provenienti solamente da PSA, ovvero un pianale acquistato da Dongfeng, un motore a benzina detestato pure dai francesi (che quanto a nazionalismo sono ben più fissati di noi) e la parallela driveline elettrica? Vuoi che tra Opel e Fiat non ci fossero motori e pianali adeguati ad un prodotto attuale?

      • Harry

        Credo non sia una questione di adeguatezza tecnica ma di costi di produzione e scelte politiche e finanziarie che tante volte a noi comuni mortali non è neanche dato sapere, da qui nascono le joint venture e il rebadging. Credi che Nissan non avesse la capacità di produrre una sua scocca portante per la Micra? Certo che si, allora come mai la Micra sotto la pelle è una Clio? Allo stesso modo Renault si sarebbe potuta fare benissimo un sistema di trazione integrale per la Dacia Duster. Fanno camion da cava con 4 assi a 8 ruote motrici con blocchi e riduttori epicicloidali, roba che tira oltre 40 tonnellate di materiale sul groppone in salite da cardiopalma e vuoi dire che non sanno fare un sistema di trazione integrale per un SUV? Semplicemente non gli conviene e da lì nascono appunto le joint venture. Ormai questi scambi interessano tutte le case produttrici, con la globalizzazione inoltre è tutto delocalizzato e bello che qualcuno ancora la mena col comprare made in italy se no sei uno stron*o.

Altre cose da leggere