È arrivata! È l’erede della mitica AF1!
Anche se quest’ultima è stata aggiornata di recente con la versione Futura Sport Pro, i sedicenni dall’animo racing stanno per avere un’altra sorpresa!
Aprilia presenta la nuova generazione di sportiva, che cambia nome e punta a riscrivere la storia: ecco a voi la RS 125 Extrema.
La mossa del marchio veneto, in questo inizio d’estate 1992, arriva sulla scia della stagione di corse 1991, che è stata alquanto positiva e che ha portato il secondo posto nella classifica costruttori sia in classe 125 che in classe 250. E il Motomondiale 1992 promette ancora meglio, con Alessandro Gramigni e la sua RSW 125 ufficiale vincenti a Shah Alam, Malesia, Pierfrancesco Chili terzo classificato in 250 lo stesso giorno e Loris Reggiani primo nella quarto di litro a Jerez.
La nuova Aprilia RS 125 Extrema si distingue immediatamente dall’anziana AF1: nuovo telaio in pregiato alluminio, stesso materiale del forcellone che però non è più monobraccio; c’è poi una carena tutta nuova che ricorda da vicino quella della moto di Gabriele Debbia, quarto nel Mondiale 125 ’91 con un podio e molte altre top 5 all’attivo. Quello che non cambia tra AF1 e RS è il cuore, l’austriaco Rotax 123, ma andiamo a conoscere la nuova RS 125 nel dettaglio.
Partiamo dal telaio, un vero piccolo capolavoro direttamente da Noale. Pur condividendo il tipo di architettura con quello della AF1, il perimetrale in alluminio della RS 125 Extrema è un progetto tutto nuovo. Le componenti non sono più ottenute tramite estrusione dell’alluminio ma tramite fusione, per forme più sinuose e moderne. In alluminio è anche il forcellone, ora di tipo tradizionale ma dalla forma peculiare, asimmetrica, con capriata d’irrigidimento presente solo sul lato destro, lato catena, mentre sulla sinistra assume una particolare foggia “a banana” per permettere un andamento più lineare dello scarico.
Meno pregiato è solo il telaietto, in semplici tubi di ferro. Rispetto alla AF1, le sospensioni non sono rivoluzionarie: la forcella a steli rovesciati da 40 mm e il mono firmato Sebac guadagnano più che altro una nuova taratura. Simili anche i freni, con disco anteriore flottante da 320 mm morso da una pinza rivista; anche al posteriore la pinza, firmata Brembo, è inedita, mentre le pompe rimangono le stesse. Più larghi gli pneumatici, con misure di 110/70 e 150/60 su ruote in lega da 17” a tre razze, a tutto beneficio dell’estetica, oltre che della stabilità.
Passando al propulsore, il conosciuto monocilindrico Rotax 123 è dotato di valvola di scarico RAVE a controllo elettronico e la versione è naturalmente la più recente, con carter frizione ridisegnato, introdotta con la Futura Sport Pro. Così come per la progenitrice AF1, le prestazioni del motore della Aprilia RS 125 Extrema sono esaltanti: grazie al generoso carburatore Dellorto VHSB da 34 mm, alimentato lato aria da una nuova cassa filtro e all’impianto di scarico ottimizzato, si arriva al clamoroso dato di 32,4 cavalli a 11.500 giri per una velocità di punta rilevata di oltre 170 chilometri l’ora.
Una vera GP replica, una moto da corsa immatricolata per circolare su strada che manderà in fibrillazione i sedicenni sportivi di tutta Italia e non solo. Il prezzo per tutto questo ben di Dio? 6.770.000 lire, pronta ad allontanarsi dalla vostra concessionaria di fiducia su una ruota sola.
…
Ah no, ragazzi, scusateci. Dobbiamo esserci sbagliati, sarà stato il classico colpo di calore.
Oggi non è il giugno del 1992.
Oggi Aprilia non ha presentato una nuova moto sportiva 125 a 2 tempi da 32 cavalli e 170 orari.
Oggi è il 2025 e sì, Aprilia ha da poco presentato una nuova RS 125, ma non è quella che la nostra – e vostra – pancia avrebbe desiderato.
L’Aprilia RS 125 del 2025 si chiama RS 125 GP Replica, è a 4 tempi e rispettosa dell’ambiente.
Ne viene comunicato il dato della potenza, ma anche quello della classe antinquinamento: 15 cavalli a 10.500 giri al minuto, valore limite concesso dal Codice della strada, 11,5 Nm a 8.500 giri e classe Euro 5+. Anche lei, a modo suo, vuole essere una “race replica”: di serie c’è il traction control, disattivabile, c’è il cambio assistito elettronicamente e c’è un ABS a due canali sviluppato in collaborazione con Bosch.
Non si ispira alla RSW di Alex Gramigni né a quella di Gabriele Debbia, ma la colorazione prende spunto dalla RS-GP25 di Marco Bezzecchi, non da quella di Jorge Martin che forse non correrà mai più con la Casa di Noale. La firma Aprilia, pur con tutti i limiti imposti dai tempi moderni, rimane: il telaio è ancora un bel perimetrale in alluminio, anche se la vernice nera non gli rende giustizia. Il prezzo di listino è di 5.899 euro.
Si stava meglio quando si stava peggio, direte voi.
Si, no, forse.
Da un lato ci viene da dire cazzo cavolo, che involuzione! Ci propinano una moto con la metà dei cavalli, sicuramente qualche bel chilo in più e un prezzo che è praticamente il doppio, facendo un conto solamente con il cambio valuta da euro a Lire (se 1€ corrisponde a Lire 1.936,27, 5.899 euro sono 11.422.056 Lire). E poi, cosa ha questa moto a che vedere con la RS-GP di Bezzecchi? Non molto, oltre ai colori. Certamente anche la moto cui si sbavava dietro nel 1992 aveva poco da spartire con le ufficiali, ma credo non si possa negare che qualche somiglianza in più c’era; come minimo, la cilindrata. Oggi alle classi minori del mondiale è stata tolta dignità: a che servirebbe una replica della Moto3, che peraltro a marchio Aprilia nemmeno esiste?
Non ce l’abbiamo con la casa di Noale, sia chiaro, sono le regole e “la modernità” ad imporre questo cambiamento.
Dall’altro lato, ci domandiamo se quei tempi, quando era legale dare in mano ad un ragazzino un proiettile da 32 cavalli e 170 orari di velocità massima, non fossero fin troppo liberi e senza regole io credo proprio di no cof cof. Oggi, purtroppo o per fortuna, si guarda al politicamente corretto, si presta attenzione a non offendere nessuno e a includere tutt*, tutto deve essere sempre accettabile e accettato per forza, si guarda a salvare il pianeta, e ci mancherebbe, limitando le emissioni.
I 2 tempi, peccato per chi li ha nel cuore, non sono i motori di questo millennio; le Case, eccezion fatta per i piccolissimi numeri del mercato delle moto da fuoristrada, li hanno eliminati dalle proprie gamme e un ritorno di questa tecnologia su larga scala è impensabile (anche se Kawasaki presenterà a breve la nuova gamma cross a 2t dopo quindici anni di pausa, ma anche qui si parla di moto da fuoristrada).
Amanti dei motori a miscela, invece che sfogliare il listino delle moto nuove del 2025, vi conviene continuare a leggere Rollingsteel, che qui siete a casa. Anche se ogni tanto vi facciamo uno scherzetto, come oggi.
Vi state facendo una risata? Bravi!
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No, ve prego, le lire no. Oltretutto è una (caz.) un errore banale confrontare prezzi pari-pari a distanza di trent’anni .
La cosa veramente incredibile invece è che quella di oggi costa meno dell’altra. Con la rivalutazione Istat, l’Aprilia del 92 costerebbe oggi 7.100 euro. E, motore a parte, quella di oggi è un bel ferro. Brava Aprila a stare sul mercato e a tenere testa ai cinesi!
P.s. come padre di un quindicenne, a cui regalo ogni Natale il volume di Rollingsteel e che cresco a pane e miscela, pensare di dargli in mano un missile che va a 170kmh sarebbe un po’ roba da pazzi.
Io sono stato possessore di una Honda NS 125 r carenata con colori rothmans e posso dire di essermi divertito come tutti coloro che hanno guidato un 125 di quegli anni, a differenza dei ragazzi di oggi che hanno interessi differenti i motori noi li avevamo nel sangue, a dirla tutta poi se parliamo di rischi a 15 anni si andava in giro con vespini 50 portati a 140 che facevano 130km/h con le ruotine e senza freni, sicuramente siamo stati fortunati, le strade erano comunque meno pericolose di oggi. Concordo però con il pensiero da genitore, i nostri padri spesso non avevano molta conoscenza di quello che avevamo in mano ma noi si. Sono ancora un motociclista.
il mio Futura con un dente in meno in corona andava più verso i 180 che i 170.
la coppia persa in basso era compensata dalle buone caratteristiche del rotax.
moto che mi sogno ancora, più per come si guidasse che per le doti motoristiche in sè.
per le doti motoristiche passo ai sogni del Gammino due e mezzo.
e questa è anche la ragione per cui la frigna sui 15 cavalli è abbastanza fuori luogo.
benissimo i 4 tempi poco inquinanti e poco potenti per imparare a gestire la ciclistica. certo, sarebbe meglio se la ciclistica, almeno quella, ci fosse e non ci ritrovassimo dei tubi quadri tagliati a flessibile su due ruotine da supermercato.
d’altro canto il mercato è questo ed ai ragazzini della moto frega più niente, basta internet.
quindi che ti metti a fare roba fighetta? al massimo un bello schermino lcd colorato e via andare.
Io sono uno di quei quindicenni. Quella della foto pero é sbagliata, era coeva alla mia Chesterfield (colorazione Max Biaggi). Dovevate mettere la Replica Reggiani, bianca rossa e viola, da infarto ancora adesso. Quella rossa e grigia é gia la terza serie/colorazione. Un giorno comprero una replica reggiani, anche se vedo che ci vogliono almeno 6000€.
Ricordavo che qualcuno montasse in queste moto i motori 4 tempi monocilindrici da 500 o 600 cc delle endurone del tempo. Non ho ritrovato notizie, ma sempre a memoria con queste ciclistiche favolose venivano fuori delle moto Frankenstein leggerissime e fantastiche.
Ha stato il politikamente corretto!!1!!
Per chiudere…oltre la lacrime che mi avete strappato!
Chi viene dai 2T (ed è sopravvissuto 🙂 ) si vede dalla guida!!
Saper far scivolare la moto sfruttando i pochi giri di coppia utile che avevano quei gioielli era un atre che ti rimane dentro, nel cuore..e nel manico.
…. …. … .. .
E’ un insulto.
Io c’ero.
La mia Mito gialla se l ricordano in molti, sopratutto dalle parti della Futa o verso Cereglio-Vergato…erano altri tempi, e molti, si sono fermati li. Io lo so che e’ giusto, non dare piu’ in mano un mitra a un bambino.
Ma questa…cosa…e’ come paragnare la merd@ alla cioccolata.
Scusa Aprilia, ma era piu’ elegante se spendevi a sviluppare uno scooterino che sta roba, che gia’ solo a dargli il nome di una moto vera, non ha altro.
E assolutamente bellissima peccato che l’era due tempi sia finita definitivamente. Da ex pilota anni novanta inizio duemila, il due tempi manca da morire.
Tutto vero, tutto nei nostri ricordi e nulla sarà mai capito dalle nuove generazioni poiché solo chi l’ha vissuta quell’epoca sa di quali enormi differenze ci sono.
Articolo molto bello e ben dettagliato!
Io la ebbi!
Passai da un Piaggio Si a questa meraviglia con la colorazione Chesterfield. A distanza di 31 anni ricordo ancora l’emozione della prima sgasata. Divina!
Un mio compagno di classe, in quarta superiore, ci morì con un 125 full power.
Mi ricordo ancora quella mattina, invece di andare in classe andammo in chiesa.
Trovo certe uscite abbastanza evitabili. Era sbagliato dare moto da 32Cv, 110kg e 170km/h a dei sedicenni.