Sono un ragazzo fortunato, perché m’hanno regalato un sogno e ora vi spiego perché.
Nell’ultimo semestre della facoltà di Design del Prodotto del Politecnico di Milano, ho avuto il piacere di partecipare a un corso a scelta, il “Laboratorio di Mobilità”. Già dal nome ero intrigato, ma ho da subito cercato di abbassare le mie aspettative: monopattini, bici con le rotelle, tuttalpiù un hoverboard, dicevo tra me e me, di certo non progetterò un’automobile al secondo anno.
E invece mi sbagliavo di grosso! Me ne sono reso conto fin dalla prima lezione!
Il “capitano” del corso è stato l’Ingegner Nicola Crea, che dopo una brevissima ricerca online ho scoperto essere il padre di molte auto leggendarie, tra cui la Lancia Delta Integrale, e scusatemi se è poco. Qui potete vedere tutto quello che ha fatto nella sua carriera.
Insieme ad altre figure, sta cercando di rimettere in sesto Cisitalia, storico marchio italiano ormai sconosciuto, di cui però ero informatissimo, grazie a questo fenomenale articolo.
Ci è quindi stato chiesto di progettare e sviluppare una one-off che riprendesse l’essenza della 202, un gioiello su ruote, ma che fosse pensata anche per particolari condizioni d’uso. Con la mia equipe di professionisti, io ed altri tre cialtroni, mi sono chiesto cosa sarebbe venuto fuori se avessimo unito l’eleganza dell’originale con delle prestazioni da vera fuoristrada: questo è stato il risultato finale!
Anche se mi piacerebbe molto, non sono qui a parlarvi di questo, non è ancora arrivata l’ora. Sono qui perché il gentilissimo professor Crea si è reso più che disponibile a rispondere ad alcune domande che mi frullavano per la testa: è stato uno spasso.
GMC: Già dalle prime lezioni ci ha parlato del suo percorso scolastico: qual è stato il momento più memorabile, o più soddisfacente durante l’università?
NC: Durante il mio percorso di formazione ho frequentato l’Art Center College a Pasadena, in California, che era un’università che, come sto cercando di fare io, faceva progetti con le Case automobilistiche. Per cui nei 4 anni in cui sono stato lì ho sviluppato un progetto con la General Motors, uno con la Ford, uno con Citroen ed uno con Toyota, che è poi stato pubblicato sulla rivista “CarStyling”. Ogni anno è stata una soddisfazione, in particolare quello dell’ultimo anno, in cui un designer della Citroen mi ha proposto di andare a lavorare in Francia.
GMC: Prima della fine del percorso di studi, quindi.
NC: Esatto. Poi nel frattempo arrivò Sergio Pininfarina per una mostra itinerante di carrozzieri italiani, che mi chiese di fargli da interprete per 3 giorni. Alla fine mi chiese di andare a lavorare per lui, e così subito dopo sono tornato in Italia.
GMC: Lei di dov’è originario?
NC: Non sono originario. Ho perso tutte le mie radici, so che sono nato a Trieste perché c’è scritto. Poi sono cresciuto a Roma (“sono di Trieste, che nse sente?”), poi sono stato in Germania, poi in Inghilterra, poi negli Stati Uniti: ho passato metà della mia vita all’estero. Sono tornato in Italia dopo l’Inghilterra perché avevo da fare un lavoro per una società cinese, riguardante delle auto elettriche. Era il 2020.
GMC: Ah, possiamo quindi immaginare come sia andata a finire.
NC: Esatto, e quindi sono rimasto qui.
GMC: Una domanda che spesso mi pongo riguarda la figura del designer, sempre visto a metà tra ingegnere e artista. Lei da che parte si schiera?
NC: Assolutamente dalla parte degli ingegneri. In questo momento sto tenendo dei corsi universitari in Cina per il Politecnico nella facoltà di Design and Engineering; insegnamo quindi agli ingegneri a fare design. Credo che il design sia comunque la risoluzione di problemi “tecnici”, c’è una componente artistica, ma è secondaria rispetto all’ingegneria. Non puoi progettare una cosa che ti piace ma che non funziona; puoi invece abbellire qualcosa di funzionante tecnicamente, è fondamentale. L’ingegneria è perciò predominante.
GMC: quale pensa sia stato il più grande successo della sua carriera?
NC: Sono particolarmente affezionato a due auto: una è la Delta Integrale, l’altra è la costruzione del prototipo della Alfa Romeo TZ3, in società con Mario Galbiati, che realizzava i prototipi per la Zagato. Quell’auto è poi andata a Villa D’Este e ha vinto il premio di miglior prototipo: non c’era il mio design, ma il la supervisione della costruzione spettava a me. Una settimana, giorno e notte, a seguire i lavori. È stata perciò una grande soddisfazione.
NC: Se vogliamo aggiungerne un altro, all’università mi ero messo in testa di aprire un laboratorio sulla mobilità. Conoscevo un cliente che produceva quadricicli, che collaborava con l’università. Con un gruppo di persone, abbiamo aperto il laboratorio e progettato un quadriciclo, che è stato poi prodotto per 7 anni. Posso aggiungerne un altro?
GMC: Prego
NC: Quando aiutavo la Giannini, l’azienda che costruiva le 500 “smarmittate”, a diventare una casa di design, sono riuscito sia ad avere la certificazione di produttore d’automobili, sia a presentare una macchina al salone di Torino pagata da Fiat, la “Windsurf”, di cui ero molto orgoglioso, era un progetto in solitaria, per cui mi sono dovuto arrangiare.
GMC: C’è un’auto da lei progettata che rimpiange non sia mai stata prodotta?
NC: Ce ne sono tante. Il 90% di ciò che viene progettato non va in produzione. Se dovessi scegliere un modello… quando ero in Fiat ho progettato una vettura sportiva, simile ad una Toyota Celica, molto accattivante. Mi dispiacque molto che non fosse mai prodotta.
GMC: Era solo un disegno o era stata sviluppata anche la meccanica?
NC: No no, c’era un modello 1:1 basato su… ah certo, sulla Delta Integrale! Subito dopo la sua uscita di produzione, ho preso la sua meccanica e ne ho fatto una piccola coupé due porte. Era bellissima.
GMC: Come vede il futuro del design automobilistico in Italia?
NC: il problema del design automobilistico italiano riguarda la politica internazionale e quindi è molto più complesso. L’Italia è stata attaccata da un esterno, che ha smontato l’industria, che ha deciso che dovevamo essere solo il paese di “pizza e pasta”, tanti bei monumenti, spiagge e montagne, volete anche le industrie? Lasciamole ai cinesi… Ci hanno smontato, pezzo per pezzo ed è triste pensare che ora i nostri marchi sono in mano as altri. Non si può cambiare questa politica è più grande di noi. Bisogna quindi essere pronti, seguire il lavoro, se lo si vuole fare: andare in Cina a insegnare il design, per esempio. In Italia abbiamo finito, peccato.
GMC: Cosa ne pensa del design attuale dei marchi italiani?
NC: Sono un po’ dispiaciuto. Credo tantissimo nella continuità: la “nuova” 500 (del 2007) mi è piaciuta tantissimo, vedo invece le nuove Lancia e ci rimango male. Ho visto lo scudetto anteriore della nuova Alfa Romeo (Junior)… sono dei suicidi, cosa vogliono fare? Mettiamoci una pietra sopra. Cioè, l’Alfa Romeo, solo il nome evoca prestigio. Come se vendessero la Ferrari con le rotelline della bici, non sta nè in cielo nè in terra. Questo è un altro segnale: o non ci sono persone competenti, o c’è una politica distruttiva.
GMC: Che consiglio darebbe ad un universitario che vuole intraprendere questa carriera?
NC: È una carriera meravigliosa! Nella mia epoca era tutto al contrario: adesso è stato fatto tutto e bisogna smontarlo, ma quando ho iniziato io non c’era ancora niente, non si sapeva cosa volesse dire fare car design. Personalmente ho seguito qualunque opportunità e sono andato in giro per il mondo a studiare e a fare cose. Correre dietro al lavoro, non dietro al proprio Paese, che non ti aiuta a fare niente. Se oggi mi chiedessero di andare in Cina a lavorare, prenderei ed andrei: certo, l’età oggi mi fermerebbe.
GMC: Quindi serve flessibilità mentale?
NC: Sì, il non creare presupposti negativi: non posso, non voglio andare… bisogna muoversi, il mondo è piccolo e ogni Paese ha qualcosa da offrire. Una volta mi trovavo dentro la Zagato, parlando con Andrea Zagato, quando mi ha presentato un imprenditore indiano interessato all’azienda. La mia prima reazione è stata “ma che ci fa lui con la Zagato?” e invece no. Nel mondo di oggi, a seconda di ciò che ti serve puoi rivolgerti a uno Stato diverso ed è positivo sapere che siamo ancora riconosciuti come quelli che fanno il design. Non dipende dalla professione secondo me, è la nostra forma mentale di italiani. Siamo quelli che cercano le vie d’uscita, gli escamotage, come saltare la coda, come parcheggiare se è vietato… inventare, arrangiarsi, “italians”. Ho vissuto in altri Paesi, e non ce n’è: viaggiamo un gradino sopra.
GMC: Meglio lavorare in proprio o in un’azienda?
NC: Tutti e due. Prima lavori in un’azienda, rubi tutto ciò che puoi rubare: non le matite e le penne, ma il modo di lavorare, i contatti, le conoscenze,e questo vale per qualsiasi lavoro. Dopo 4 o 5 anni, se te la senti, te ne vai e inizi a lavorare in proprio, con tutto ciò che hai raccolto.
GMC: Come potrà l’elettrificazione cambiare la progettazione?
NC: L’elettrificazione non è una risposta, perché chi ha la macchina elettrica non fa che bestemmiare, non penso che le ricompreranno, a meno che non si trovino molte soluzioni. Ma anche i fondamentali non ci sono: se domani tutte le auto magicamente diventassero elettriche, non ci sarebbe l’elettricità per alimentarle. Mettiamo quindi in piedi una cosa che non funziona? Costa un sacco di soldi, l’autonomia ancora non basta, le ricariche nemmeno, non si sa dove smaltire le batterie: il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Certo, per alcuni usi possono funzionare, ma ora non credo siano la risposta.
GMC: Sono passati quasi quarant’anni dalla Delta Integrale. Cambierebbe qualcosa della sua estetica?
NC: No, ma per un motivo semplice. A me è stata consegnata la Lancia Delta disegnata da Giugiaro, per cambiare dei pezzi in base alle specifiche meccaniche, ma con una base già solida. Farei esattamente la stessa cosa: paraurti più grande, cofano gonfiato e così via. Faccio un esempio: la Integrale ha dei fori intorno ai fari anteriori. Ero andato a parlare con l’ingegner Limone, che preparava le auto da corsa, chiedendo “dov’è che vuole la presa d’aria sul paraurti anteriore?” “Dappertutto, tutto il frontale deve essere permeabile, tutto”. E così ho forato le mascherine dei fari. Tutto era necessario, la Integrale è stata disegnata in maniera funzionale.
GMC: Ma la Delta, inclusa la Integrale, usava lo stesso telaio della Fiat Ritmo?
NC: Nelle Case automobilistiche c’è e c’è sempre stato il riuso dei pianali, cioè le piattaforme su cui costruisci le auto. Anche ora la Grande Panda con la Opel, anche l’Alfa Romeo Mito era una Punto: è lo stesso pezzo di lamiera stampato, ma non ha senso dire che sono la stessa macchina. Ad ogni modo, il pianale della Delta derivava da quello della Ritmo, ma non era esattamente lo stesso, anche se il passo delle due auto è il medesimo: 2475 mm.
GMC: Chiedevo perché a volte non è facile avere informazioni certe su questi temi
NC: è sempre complicato con i telai. Alla fine degli anni 2000 volevo costruire una Alfa 6C insieme a Galbiati della Zagato, prima che ci lasciasse, sul telaio della Brera. Avevo anche l’autorizzazione per usare il marchio Alfa Romeo, dopo che Fiat aveva smesso di produrre sportive col marchio del Biscione. Realizzai questo prototipo “old fashion”, ma molti cercarono di scoraggiarmi. Nonostante la nuova carrozzeria che avevo disegnato, il telaio era di un’auto più grande
GMC: La 159, giusto?
NC: Sì che a sua volta derivava da un telaio General Motors, molto spesso. Era rigidissimo perché accorciato, ma troppo pesante. I fondamentali erano sbagliati e abbiamo poi chiuso l’azienda. Normalmente avere un pianale comune è comodo, basti guardare il Gruppo Volkswagen. È una questione produttiva. È una “scatola”, che bisogno c’è di farle tutte leggermente diverse tra loro? Vale la pena usare la sinergia per produrre meno componenti e ridurre i costi. Sono più scandalizzato dalla condivisione dei motori tra auto, invece. Che la BMW usasse il motore diesel della Yaris per la serie 1 e la Mini (20 anni fa), questo mi aveva dato fastidio. Anche per le moto, la BMW F 650 col motore Rotax monocilindrico… riempita di scudi BMW. Almeno modificalo, il motore, rendilo tuo. È ciò che stai guidando. La Saab 9000 usava il motore della Fiat Regata turbodiesel…
GMC: Qual è la sua auto dei sogni?
NC: Questo è un problema, non ho un’auto dei sogni. Sono un car designer e credo che ogni auto risponda ad una domanda. È come chiedere ad uno scrittore “qual è la tua frase preferita?”, dipende cosa ci devi fare. Per trasportare mi serve un’auto capiente, per avere il sole in faccia e il vento tra i capelli vorrei una cabrio, ma non posso sceglierla per tutta la vita. L’idea migliore è entrare in uno di quei club in cui ogni giorno puoi scegliere che auto guidare. La macchina universale non esiste.
GMC: Restringendo il campo, parlando di sportive?
NC: Anni fa correvo in macchina, per 10 anni ho partecipato al Campionato Italiano Rally.
GMC: Ci racconti…
NC: Ho avuto A112 Abarth, Simca Rally 2, Peugeot 205 Rallye, Peugeot 309 2.0 16V, poi l’Alfa 33 ma in campionati minori. Ho una certa sensibilità agonistica, quando posso uso ancora i simulatori, ricordo le piste e mi fa piacere riprovarle. È uno sport stimolante, guadagni strada centimetro per centimetro, ci vuole cesello, precisione, cura e soprattutto passione. In quanto ad auto mi piacerebbe un’auto che rispondesse al proprio corpo in maniera più accurata possibile; non mi piacciono le auto grosse. Credo che una Elise in pista sia davvero un’ottima auto.
GMC: Cosa c’è, o c’è stato, nel suo garage?
NC: Nella vita ho avuto più di 100 macchine, ma massimo 15 alla volta eh!
GMC: Davvero? E come si mantengono così tante auto?
NC: Erano altri tempi… avevo un’assicurazione che spostavo da una macchina all’altra. L’anno scorso ho provato a spostare un’assicurazione, rischiando però quasi la galera. Sono cambiate molte cose. Comunque, come nel car design, ogni macchina ha una sua risposta, un suo rumore, un suo odore… in questo momento darei di tutto per poter annusare ancora una volta un’Alfetta del ‘79 con gli interni in tessuto, quell’odore mi mandava fuori di testa. È stata la prima macchina importante che ho acquistato, prima una 1.8 e poi una 2.0 GT, ma con un tessuto diverso, purtroppo.
GMC: E ora cosa c’è nel suo garage?
NC: Ora ho una Brera, una BMW station wagon e poco altro.
GMC: Non mi dica che è una 3.2 V6…
NC: Naturalmente! la BMW è una 520i del 2002 (E39), le ultime vere BMW. E poi una Classe A che recentemente è diventata storica.
GMC: La prima serie? Quella che si ribaltava?
NC:In realtà dopo le modifiche le resero molto dure, quasi dei go-kart. Di recente un amico con una collezione di Mercedes ne ha comprata una con il 1.9 benzina aspirato. Va davvero forte!
GMC: La Brera è automatica o manuale?
NC: Ma sei serio? L’unica automatica che abbia mai avuto, per ragioni lavorative, era una serie 7. Mettevo in Drive, Cruise Control e non ci pensavo più. Mi piace comprare le auto che da nuove sono molto costose, ma che costano poco da usate. Quel valore originale ti ritorna in qualche modo.
GMC: Sta pensando di acquistare altro in questo periodo?
NC: Una Classe A 1.9! Già mi diverto col 1.6, non oso immaginare cosa farebbe un 1.9 su quella carrozzeria. Le automobili hanno un carattere, una personalità.
GMC: L’auto peggiore che abbia mai avuto?
NC: Lancia Beta HPE, oppure la Fiat Argenta. Gli interni erano in cartone, si scioglievano quando pioveva.
GMC: È sempre stato appassionato di auto?
NC: Ho imparato a leggere dalle targhe, quindi sì.
GMC: Non ha perso la passione in tutti questi anni?
NC: No, neanche la passione per correre, a cui tra poco dovrò rinunciare. È l’ultimo sport che si perde, si fa con i riflessi e non con la prestazione fisica, però siamo seri, alla mia età…
Si chiude così l’intervista al mio Professore, l’Ing. Nicola Crea, che ringraziamo per la grande disponibilità e che è stato per me un mentore negli ultimi mesi.
Ah, dimenticavo! Il papà della Delta Integrale vi ricorda di ordinare DI BRUTTO VOLUME 7 che vi farà compagnia durante questa torrida estate.
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Occhio che la tz3 di Villa d’este è questa
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Alfa_Romeo_TZ3
Spettacolare
Bell’articolo, personaggio straordinario!
Grazie per aver condiviso il tuo prof! Intervista molto interessante. È bello trovare riscontro nelle considerazioni geopolitiche in merito allo stato attuale (e futuro) del Belpaese.
“Mi piace comprare le auto che da nuove sono molto costose, ma che costano poco da usate. Quel valore originale ti ritorna in qualche modo.”
Mi viene in mente la Rolls Royce Silver Shadow degli anni 70 che non ho idea di quanto costasse da nuova, comunque tanto. Oggi la porti a casa con 10-15.000 euro. Figo vero? Così puoi far vedere di avere il macchinone anche se l’hai comprato di quindicesima mano e meccanicamente logoro, con le pezze al sottoscocca fatte con la latta del panettone e pagato con le monetine. Poi la prima volta che devi cambiare una vite del cruscotto e vedi quanto costa piangi.
Tutto molto bello ma il Nostro ha scordato che oggi tutto è politica: è di ieri la notizia che la UE chiede di aumentare fortemente le accise sui carburanti per rendere i veicoli a combustione interna meno competitivi come gestione rispetto agli elettrici, e contestualmente usare il denaro per incentivare l’acquisto degli elettrici. Anche se questi ultimi hanno poco senso economico, tecnico ed ecologico, la politica ha deciso che dovranno sostituire in toto gli ICE e così sarà, con buona pace di tecnici ed economisti (e pure appassionati di motori). La politica è sovrana e onnipotente, oggi!
Persona molto interessante ed appassionata, lo si capisce dalla sua eperienza lavorativa, dalla passione che traspare dalle sue parole, e dal fatto che nel suo attuale garage, ci siano auto un pò datate ed anche inaspettate, quali la classe A della Merdeces!!! Queste dovrebbero essere le persone all’interno di alcuni consigli di amministrazione dell’automotive (tipo Santo Ghidella ndr) anzichè economisti,faccendieri, finanzieri e quant’altro.
E’ anche vero che: purtroppo la politica, gioca un ruolo troppo importante, ed anche personaggi come l’Ing. Crea (nome omen…) poco potrebbero fare contro i vari legislatori.