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La FlaK, probabilmente la migliore arma tedesca della Seconda guerra mondiale

Inverno del 1943. Da qualche parte in Inghilterra. È notte fonda, hai la faccia affondata tra le cosce di quella rossa tutto pepe che per un po’ ti ha fatto dimenticare l’abisso in cui è caduto il mondo. Ad un tratto un rumore sordo ti riporta alla fredda realtà. In lontananza il ruggito di quasi 200 Wright R-1820-97 “Cyclone” ti sveglia dal torpore e ti ritrovi sulla tua branda, conscio che quel sogno sarà il tuo ultimo pensiero felice, forse fino a sera, forse per sempre.

Sei il mitragliere di coda della crew di un Boeing B-17 e sai che ti aspettano ore di missione al freddo e nella solitudine, chiuso in quell’angusto spazio nel culo dell’aereo. Maledici il giorno in cui hai rinunciato alla scuola di pilotaggio, perché te e lo studio siete due rette divergenti, ma adesso almeno avresti volato in compagnia e soprattutto al caldo. Il tuo compito invece è stare là dietro, nelle tue mani un paio di calibro .50 con cui proverai a difenderti cercando di individuare da lontano qualche puntino che in men che non si dica si trasformerà nel lampo di un caccia nemico il cui unico scopo è quello di buttare giù tutto ciò che vola e che non ha una svastica sulle ali.

E pure oggi speriamo di riportare la pellaccia a casa...

Ma non è quello che ti spaventa veramente. Sai benissimo che raramente i nazi attaccano mettendosi in coda ed esponendosi al fuoco difensivo tuo e della torretta ventrale, loro preferiscono l’attacco frontale o quello dal fianco. E poi da un caccia puoi difenderti e se hai fortuna anche abbatterlo o comunque farlo desistere. No, non è lui a turbare il tuo animo.
Sai che c’è un’altra arma contro la quale non puoi combattere, che ti fa stringere il culo e contro la quale puoi solo confidare nella buona sorte, che anche oggi avrà il suo tributo e tu devi solo sperare di non prendere il numero sbagliato della lotteria: la FlaK.

La FlaK, abbreviazione di Fliegabwehrkanone, è la contraerea tedesca che con i suoi cannoni, tra tutti il famosissimo FlaK 88, flagellava le formazioni di aerei durante le missioni di bombardamento alleato. Se come già detto contro i caccia qualcosa potevi anche fare, contro la FlaK potevi solo sperare due cose: passare indenne attraverso le migliaia di schegge che schizzavano impazzite intorno a te e che nel migliore dei casi riducevano gli aerei in un colabrodo, o essere colpito in pieno e andartene senza nemmeno accorgetene.

Ma raramente gli aerei venivano centrati in pieno. Più spesso i frammenti delle granate danneggiavano i motori, bucavano i serbatoi creando incendi, mettevano fuori uso i comandi, falciavano l’equipaggio ferendolo irrimediabilmente segnando il destino del velivolo e di tutti quelli che c’erano dentro e che non facevano in tempo ad uscire (e comunque paracadutarsi in mezzo alla FlaK equivaleva ad un mezzo suicidio).

Ma perché la FlaK tedesca è diventata così famosa? Semplicemente per il fatto che è quella che nel secondo conflitto ha avuto più da fare. È difficile quantificare il numero esatto di incursioni sul suolo tedesco, ma si stima siano state decine di migliaia tra grandi e piccole.

Di certo c’è un dato: l’aviazione alleata scaricò sul suolo germanico ben 1.356.828 tonnellate di bombe e perse tra inglesi e americani circa 18.000 velivoli e oltre 55.000 uomini. Di questi la metà fu abbattuto dalla contraerea tedesca, che si rivelò quindi forse l’arma più micidiale dei nazisti.

Oltretutto un efficace fuoco contraereo spinge le formazioni ad operare a quote più elevate per essere al sicuro, minando la precisione del bombardamento.

La difesa aerea alleata ebbe al confronto ben poco da fare. A parte il grosso lavoro fatto durante la battaglia d’Inghilterra, per il resto dovette entrare in azione per cercare di contrastare gli attacchi delle V1 e qualche altra sporadica incursione. La Luftwaffe, fissata con le direttive della guerra lampo e minata dall’interno da una dirigenza spesso ottusa, pur dando importanza ai bombardamenti strategici era carente di mezzi adatti, soprattutto di bombardieri pesanti a lungo raggio (ricordate la storia dell’Heinkel He177?).

Prima di raccontarvi come era fatta la FlaK nazista e perché era così letale, è giusto fare un piccolo excursus su come è nata e si è sviluppata la difesa aerea e delle innovazioni che ha portato.

Ovviamente la contraerea nasce con l’aviazione, nella Prima guerra mondiale. A quei tempi pilotare un aereo era considerato più che altro uno sport e i piloti duellavano tra loro con regole di rispetto reciproco, quasi cavalleresche.

I bombardieri veri e propri non esistevano, in pratica era l’equipaggio a bordo che, volando a bassa quota, lasciava cadere a mano le granate sulle trincee. Gli aerei lenti e abbastanza vicini venivano sottoposti al tiro di moschetti e mitragliatrici tipo tiro al piccione. Ci fu qualche tentativo di montare qualche cannone da campagna su affusti che permettessero un’inclinazione del tiro adeguata, come con il francese Canon de 75 mm anti aérien M.le 1915 o l’italiano 75/27 Mod. 1906 ma furono tentativi blandi.

Tra le due guerre l’aviazione ebbe uno sviluppo esponenziale, gli aerei volavano molto più in alto e molto più velocemente, cercare di prenderli al volo era impensabile. La difesa aerea si divise in due categorie principali, quella leggera e quella pesante, l’artiglieria vera e propria. La prima doveva occuparsi degli attacchi a bassa quota, fatti da caccia, e piccoli bombardieri veloci e per questo scopo venivano usati affusti con più armi automatiche ad alta cadenza di fuoco, di piccolo calibro (fino a 20mm) combinate solitamente in numero di 2-4, ma non mancano esempi di rastrelliere ben più fornite.

Un esempio sono le postazioni antiaeree posizionate in gran numero sulle corazzate e altre grandi navi, che in mare aperto dovevano vedersela contro stormi di cacciabombardieri e aerosiluranti. Saturare l’aria di proiettili rappresentava l’ultima linea di difesa.

 

L’artiglieria contraerea invece faceva uso di veri e propri cannoni studiati per lo scopo. Il loro tiro doveva essere il più possibile teso ed arrivare a quote elevate per poter sbarrare la strada alle squadriglie nemiche. Inoltre, dovevano avere un elevata cadenza di fuoco. Tutto per impedire ai bombardieri di avvicinarsi agli obiettivi o per lo meno di ridurne il numero facilitando il compito ai caccia e alle ultime batterie contraeree.

Molti pensano, erroneamente, che la contraerea fosse composta solo dai pezzi d’artiglieria, ma in realtà era un sistema ben più complesso. Se i cannoni entrassero in azione all’apparire degli aerei all’orizzonte, probabilmente solo pochissimi colpi andrebbero a segno.

Prima di tutto ci sono da preparare le munizioni. Direte: “E che ci vuole? Carico e sparo!”. Eh, no signori! Bisogna prima tarare le spolette. Per farlo dovete sapere a che altitudine farle detonare calcolando il tempo di volo del proiettile (un colpo di FlaK 88 raggiunge i 4/5000 metri in circa 25 secondi). Fatto quello, dovete stimare la coincidenza tra il punto dell’esplosione e quello d’incontro con la formazione nemica (di cui ovviamente dovreste sapere la velocità di avvicinamento e la quota di volo). Punto che è sempre diverso ogni minuto che passa con gli aerei in avvicinamento. Quindi se sparate ora e il colpo finisce davanti al nemico, il tempo di ricaricare senza ritoccare le regolazioni e inevitabilmente il colpo andrà a finire più dietro. Tutto questo senza considerare venti e condizioni climatiche ad alta quota che potrebbero far sballare tutti i nostri calcoli.

E tutto questo, secondo voi è fattibile ad occhio? Assolutamente no! Ecco perché è fondamentale avere dei dati chiari su dove piazzare i colpi e questo è possibile solo grazie ad un sistema di avvistamento-radar efficace e pronto che vi fornisce i giusti parametri.

A scuola forse avrete studiato (per i pochi che ci sono arrivati) che il radar è un’invenzione alleata e che è stato fondamentale per la salvaguardia dell’Inghilterra, e che i tedeschi hanno perso il conflitto perché non lo avevano… SBAGLIATO!!!!

Mi dispiace per voi ma le cose non stanno assolutamente così. Al contrario delle credenze popolari, infatti, i tedeschi non solo avevano il radar prima degli inglesi, ma era anche più avanzato di quello alleato solo che loro, come altre cose, lo hanno usato nel modo sbagliato. Chi ha detto Me-262?

Già nel 1938 la GEMA, società elettronica tedesca, iniziò a consegnare alla marina tedesca delle antenne radar di un sistema denominato Freya (Seetakt in versione navale) come la dea norrena che poteva vedere al buio. Già dall’autunno del 1939, la Germania disponeva di diverse stazioni Freya, due su Heligoland, due su Wangerooge, una su Borkum e una su Norderey per coprire soprattutto la linea costiera tra l’Olanda e la Danimarca contro le minacce navali. Questi radar, prodotti in oltre mille esemplari, seppur avessero un’ottima capacità di rilevare aeromobili vennero sfruttate per lo più come telemetro per direzionare il fuoco costiero verso le navi nemiche.

Nel frattempo la Telefunken, altro colosso dell’ingegneria elettronica tedesca, aveva sviluppato un altro tipo di radar più piccolo e “portatile” per affiancare le postazioni antiaeree e facilitarne il tiro: il sistema Würzburg.

Erano antenne radar mobili, molto simili a quelle che usiamo ancora oggi, eccellenti nel rilevare aerei a bassa quota. Grazie alla possibilità di essere trasportati e affiancati alle batterie contraeree vennero subito adottati dall’esercito. La combinazione dei sistemi Freya (come allarme per allerta lontana) e Würzburg per direzionare i sistemi difensivi (proiettori, batterie antiaeree) sarebbe stato un grandissimo strumento di difesa per la Germania nazista se solo i gerarchi della Luftwaffe, pur consci di avere tra le mani un grandissimo vantaggio tecnico sull’avversario, avessero sviluppato anche delle valide strategie per usarli.
Invece, devoti alla dottrina offensiva della blitzkrieg, li usarono, almeno per gran parte del conflitto, solo per direzionare al meglio il fuoco contraereo. Solo quando le sorti si ribaltarono si resero conto cosa avevano tra le mani, ma oramai era troppo tardi.

Tecnicamente il radar britannico, ancora agli albori ed acerbo, con le sue gigantesche antenne fisse e il fatto di dover utilizzare due sistemi distinti per la sezione trasmittente e per quella ricevente, non era nemmeno paragonabile. Ma il modo in cui fu usato, ovvero come allarme precoce agli attacchi tedeschi, di modo che le difese aeree si alzassero in volo con largo anticipo intercettando le squadriglie tedesche, fece la differenza.

Le alte antenne del radar britannico facile bersaglio per gli attacchi nemici

Al di là dell’oceano si capì che la fase di intercettazione era cruciale per potersi difendere e il poter prevedere con esattezza le rotte degli aerei nemici per massimizzare l’efficacia della contraerea, portò alla generazione di modelli statistici ben definiti e alla creazione delle centrali di tiro.

Questi apparati facevano uso di svariati sistemi per rilevare i dati, radar, ricognitori, avvistamenti da terra, e grazie ai dati rilevati (altitudine, velocità, tipo di aerei etc) ed alla logica predittiva, ovvero l’uso di calcoli e modelli ben precisi, potevano predire dove si sarebbe trovato il bersaglio in un dato momento, così da trasmettere nel minor tempo e con maggiore precisione le regolazioni su come impostare il munizionamento e l’alzo dell’artiglieria contraerea.

Lo studio e la realizzazione di dispositivi e macchine capaci di sostituire gli addetti ai calcoli tiro, con sistemi utilizzanti meccanismi meccanici o circuiti elettrici ed elettronici, buttò le basi per la nascita di una nuova scienza a cui oggi non possiamo rinunciare: la cibernetica.

i prodigi della cibernetica

Ma, come detto precedentemente, un valido sistema contraereo ha bisogno non solo della mente ma anche del braccio; quindi, dopo che abbiamo visto che i crucchi non erano ciechi ma avevano solamente lo Schwarzwälder Schinken davanti agli occhi, parliamo un po’ del protagonista indiscusso della FlaK tedesca: il cannone da 8.8 cm per gli amici (e nemici) FlaK 88.

Questo mitico pezzo di artiglieria porta con sé un’aura di leggenda, molti lo ritengono uno dei migliori cannoni della Seconda guerra mondiale altri addirittura il migliore. Ma è tutto vero? Ni.
Andiamo per gradi, vediamo come è nato e perché ha questa grande reputazione.

Credo che tutti sappiate che dopo la sconfitta nella I° guerra mondiale alle industrie tedesche fu impedito di costruire armamenti. Divieto che fu subito aggirato dai maggiori produttori andando a lavorare fuori dal suolo tedesco in partnership con aziende straniere. Come la Krupp che furbescamente spostò la produzione presso la svedese Bofors (di cui ne controllava comunque un terzo).

Nel 1928 negli uffici della Krupp-Bofors arrivò una “soffiata” sul fatto che l’esercito tedesco aveva scritto sulla lettera per Babbo Natale che desiderava un nuovo cannone antiaereo. Doveva essere in grado di sparare un proiettile da 10 kg a una velocità iniziale di 850 m/s. Il cannone stesso sarebbe stato installato su un supporto con una rotazione completa di 360° e un’elevazione da -3° a 85°. Inoltre, doveva essere facilmente trasportabile, quindi il peso di tutto il sistema doveva rimanere sulle 9 tonnellate.

Negli uffici svedesi si misero subito al lavoro. Inizialmente presentarono un modello in calibro 7,5 cm che venne rifiutato essendo ritenuto non idoneo. Il progetto fu rivisto e ripresentato, migliorandolo e adottando il calibro 8,8 cm, già usato nel precedente conflitto e questa volta andò bene. Il cannone ebbe uno sviluppo molto veloce, anche perché i generali avevano fretta e pressavano per averne il più possibile, e già alla fine del 1932 la Krupp consegnò all’esercito i primi prototipi.

Il cannone denominato FlaK 18 aveva una canna monopezzo lunga 4,664 metri, il sistema di recupero del cannone era posizionato sopra la canna, mentre sotto si trovavano i due serbatoi per l’assorbimento del rinculo. L’otturatore era semiautomatico e scorreva orizzontalmente. Dopo ogni colpo la culatta si apriva da sola, espellendo il bossolo spento lasciando così al servente il solo compito di caricare il nuovo colpo (poteva essere inserito direttamente in canna o su un vassoio laterale). La cadenza di fuoco con personale ben addestrato era di circa 15/20 colpi al minuto. Il cannone era posizionato su un affusto a 4 bracci, di cui due ripiegabili o montato su appositi rimorchi trainabili. Il peso del sistema si attestava sui 5.150 kg se montato in batteria e 6.861 kg su rimorchio.

Se volete potete tranquillamente agganciarlo al posto della roulotte

L’elevazione e il brandeggio del cannone erano controllate tramite due volantini situati sul lato destro. Il volantino di brandeggio aveva due velocità di rotazione, a seconda delle necessità. La velocità veniva modificata tramite una semplice leva situata sul volantino. Per compiere un giro completo, l’operatore di brandeggio, ad alta velocità, doveva ruotare il volantino 100 volte, mentre con la velocità inferiore, 200 volte. Con un giro completo del volantino, il cannone veniva ruotato di 3,6° ad alta velocità e di 1,8° a bassa velocità.

Accanto a quello per il brandeggio si trovava il volantino per l’elevazione. Questo, tramite una serie di ingranaggi, azionava la cremagliera di elevazione che abbassava e sollevava la canna del cannone. Anche questo aveva due opzioni per la velocità di rotazione. Per cambiare la posizione da 0° a 85°, ad alta velocità, erano necessari 42,5 giri del volantino. Un giro del volantino ad alta velocità modificava l’elevazione di 2°. A velocità inferiore, erano necessari 85 giri del volantino. Ogni giro comportava una variazione in altezza didi 1°.
Quando la Germania in barba ai trattati diede il via libera al riarmo, la produzione dell’88 partì a gonfie vele. Uno degli aspetti migliori su cui si concentrò la Krupp fu quello di creare un’arma abbastanza semplice i cui componenti potessero essere fatti anche da terzi senza lavorazioni e utensili particolari e alla fine del 1938 ne erano già disponibili oltre 2.300 unità.

le manovelle per regolare elevazione e brandeggio. Vicino al proiettile a sinistra si può notare la zunderstellmaschine, il sistema automatico di regolazione delle spolette

L’88 esordì nella guerra di Spagna dove si scoprì che se utilizzato ad alzo zero contro i carri nemici, era fottutamente micidiale. Grazie al grosso calibro ed alla elevata cadenza di tiro diventò il terrore delle truppe corazzate alleate.
Dopo l’esperienza in terra spagnola, l’arma fu rivista e migliorata, venne aggiornato il sistema di puntamento e tutta la struttura fu irrobustita, ma la modifica maggiore fu che la canna, prima prodotta in unico pezzo, ora era composta da tre sezioni.

Un’arma ad elevato rateo di fuoco è molto soggetta al consumo della canna e questo accorgimento permetteva non solo la rapida sostituzione delle parti usurate ma anche il poter costruire le varie parti con acciai differenti e più adatti all’uso. Il FlaK 88 venne così nominato 88/36 (migliorato ancora successivamente nella versione 88/37).

pronti per la scampagnata

L’88 senz’altro era un’ottima arma ma non migliore in assoluto di quelle alleate, anzi alcuni cannoni americani ed inglesi erano prestazionalmente superiori. Ma allora a cosa deve la sua fama?
La sua carta vincente era nella versatilità. Ottimo come antiaerea, era eccellente come anticarro e come postazione di artiglieria fissa.

Il suo alone di leggenda deriva infatti dal ruolo primario avuto nella campagna d’Africa sotto il comando di Rommel contro le truppe corazzate alleate. La sua capacità di penetrare corazzature difficili da perforare per i carri armati tedeschi e la sua versatilità, lo resero una delle armi più temute della Seconda Guerra Mondiale. Dove ai corazzati tedeschi erano necessari dai 5 agli 8 colpi per aver ragione dell’avversario, spesso con l’88 bastavano uno o due colpi.

L’efficacia dell’88 o meglio dalla sua munizione portò allo sviluppo del temibile KWK 43, in pratica una versione del PAK43 in calibro 8,8 cm adatta ad equipaggiare TIGER II (qui una bella disamina sul precedente Tiger I anch’esso equipaggiato con un bell’88) oltre che semoventi e cacciacarri. Inoltre, era facilmente trasportabile, dispiegabile e semplice da costruire.

 

Ma difetti ne aveva? Si, almeno uno e pure grosso: le dimensioni. Nato come arma contraerea non era pensato per avere un basso profilo e poter essere facilmente occultato. I primi esemplari non erano nemmeno dotati di uno scudo protettivo, arrivato poi in seguito. Questo, quando si trattava di usarlo come postazione anticarro, era un grosso handicap perché lo esponeva al fuoco nemico facendolo diventare un facile bersaglio.

Il FlaK tedesco fu distribuito in quasi tutte le nazioni che presero parte al conflitto, e ovviamente anche da noi. Inizialmente dovevano arrivare circa 300 pezzi, come pagamento di alcuni crediti, ma alla fine del 1940 ne erano stati consegnati al Regio Esercito si e no 44. Tra l’altro fu un problema anche movimentarli perché l’esercito non aveva un trattore adatto e dovette ripiegare sul Lancia 3Ro.

La carriera dell’88 non finì con la fine della guerra, ovviamente si stavano affacciando i primi sistemi SAM che erano il futuro dell’arma antiaerea, ma il cannone era ancora così valido che addirittura l’URSS a partire dal 1954 ne fornì alcuni al Vietnam che li usò poi contro gli aerei statunitensi.

Un 88 viene schierato nel deserto africano. Le strisce bianche sulla canna indicano i bersagli distrutti

Nel 1942 sul suolo tedesco c’erano almeno 15.000 FlaK 88, senza contare anche i FlaK 38 da 20mm e i FlaK 40 da 128mm schierati come difesa contraerea, molti disposti a mo’ di cintura intorno alle maggiori città e siti produttivi. Famose sono le Flakturm di Berlino, Amburgo e Vienna. Alte torri e complessi corazzati sulla cui sommità si trovavano le batterie antiaeree. Ancora oggi molte di loro sono ben visibili e facilmente riconoscibili, alcune sono abbandonate al passare del tempo ma altre sono conservate, recuperate o trasformate addirittura in edifici abitabili.

Se sono ancora li è per via della loro costruzione, pensate che quando gli inglesi hanno deciso di abbattere la Flakturm dello zoo di Berlino ci hanno dovuto mettere le mani tre volte e usare più di 35 tonnellate di esplosivo! La quantità di lavoro e di esplosivo necessaria per rimuovere questi colossi di cemento rese l’operazione pericolosa e antieconomica, così molte furono semplicemente lasciate lì dove rimangono ancora oggi.

L’efficacia della FlaK oltre che dalle prestazioni dell’88, che riusciva a sparare una granata da 10kg fino a 10.600 metri, era dovuta anche dalle strategie difensive. Ad esempio i tedeschi notarono che le formazioni di bombardieri alleati erano costrette a volare in schemi molto compatti e non avevano molta libertà di movimento. Invece di sparare in maniera erratica nel gruppo, svilupparono il così detto sbarramento a scatola. In pratica 40 cannoni facevano fuoco simultaneamente e in rapida successione seguendo uno schema rettangolare che lasciava poca speranza agli aerei nemici.

SBABABBABBABAM

La FlaK tedesca avrebbe potuto avere effetti ancora più micidiali se i crucchi fossero arrivati in tempo allo sviluppo delle spolette di prossimità.
I colpi tedeschi erano semplici granate piene di esplosivo ad alto potenziale, innescate da una spoletta a tempo o dalla pressione atmosferica esplodevano ad un’altitudine ben definita spargendo intorno a loro centinaia di schegge.
Per essere efficaci però bisognava stabilire prima dello sparo l’altitudine della detonazione, sperando di intercettare gli aerei nemici. Ogni colpo era letale nell’intorno di 20-30 metri dal centro dell’esplosione, anche se le schegge arrivavano ben più lontano. Per questo la scarsa precisione veniva compensata con l’alto numero di colpi sparati. Uno studio stimò che per ogni bombardiere alleato caduto fossero stati sparati circa 3.300 colpi di FlaK.

A velocizzare la capacità di fuoco della flak fu di grande aiuto la zunderstellmaschine. Un apparato montato sul fianco destro dell’88 che veniva impostato secondo i dati ricevuti dalle stazioni radar e di avvistamento. Questo macchinario una volta inseriti i dati regolava la spoletta al tempo esatto all’incontro stimato con la formazione. Non solo, mano a mano che il tempo passava si autoregolava per correggere il punto di esplosione. I serventi dovevano solo pucciare i colpi all’interno delle apposite “tazze” (ne potevano essere regolati due per volta) e in un attimo la granata era pronta senza perdita di tempo.

Una spoletta di prossimità invece non ha bisogno di essere tarata, grazie ad un piccolo radar interno, capta la vicinanza del velivolo ed esplode solo quando necessario. Gli americani forti dei loro progressi raggiunti nella miniaturizzazione dell’elettronica riuscirono ad averla verso la fine della guerra. Venne utilizzata per la prima volta nella Battaglia delle Ardenne nel 1944. La segretezza e l’importanza del progetto erano seconde solo al Progetto Manhattan.

Era costituita da un dispositivo elettronico radar miniaturizzato per l’innesco dell’esplosivo dei proiettili di artiglieria da 155 mm. La detonazione veniva attivata dal segnale riflesso del bersaglio, ricevuto da una distanza di 20‐75 piedi (6‐21 metri) assicurando quindi una precisione assolutamente migliore. Da li venne largamente usata nella difesa dei cieli britannici specialmente contro le V1.

La spoletta di prossimità aprì un nuovo mondo alle armi aeree, pensate allo sviluppo dei missili, e dei sistemi SAM, ma le sue funzionalità non rimasero ovviamente solo nel campo militare. Oggi, infatti, i suoi principi di funzionamento sono alla base di molti oggetti con cui siamo a contatto, pensate per esempio ai sensori di parcheggio della vostra auto, all’inutile robottino che prova a pulirvi casa o nel caso più estremo allo schermo touch del vostro smartphone sul quale state leggendo questo articolo.

Seppur la flak alla fine della guerra fosse risultata la migliore arma tedesca, per i risultati ottenuti nel panorama bellico, non fu sufficiente a sovvertire le sorti della Germania nel conflitto. Per quanto abbia sfornato una macchina eccellente come l’88, l’incapacità di capire l’uso migliore del radar, di avere una strategia difensiva antiaerea efficace, e soprattutto di aver sottovalutato i progressi scientifici e le capacità degli avversari portò inevitabilmente i tedeschi alla sconfitta.

 

Articolo del 6 Novembre 2025 / a cura di Roberto Orsini

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  • Michele

    Sto giusto leggendo un romanzo di Ken Follett, “Il volo del calabrone”, che parla delle postazioni radar tedesche in Danimarca e del lavorío inglese per neutralizzare

  • Simone

    Splendido articolo, super dettagliato e con un contributo fotografico unico.
    Lascio qui un video che parla proprio di questo: https://www.youtube.com/watch?v=LIITCtGkCfk

  • Silvio

    Articolo molto interessante, dettagliato e completo, con fotografie dello stesso livello….grazie !!

  • Michele Barbiero

    Complimenti anche da parte mia.

    Sono andato a cercarmi qualche film in cui ricordavo di aver visto i B-17 contornati dalle “nuvolette” mortifere della FlaK, e oltre a “Memphis Belle” mi è uscita una serie che non ho ancora visto, “Masters of the Air”.

    Mi hanno colpito molto, non so perché, forse più del solito, le immagini dei B-17 mutilati dalla contraerea. Soprattutto pensare a quei giovani che erano dentro. Dev’essere colpa del raffreddore che mi rende più sensibile agli echi di guerra che si sentono nell’aria in quest’epoca cupa, post ventesimo secolo, che fino a trent’anni fa rimanevano relegati nei film che ci piacciono tanto. E’ incredibile che dagli anni ’80 ad oggi l’Occidente si sia come stagnato cancellando il futuro che avevamo, per presentarci un presente farlocco, in attesa di una nuova accelerazione creativa sull’onda di un’epoca di cronico malessere quotidiano.

    O forse ho solo bevuto troppo…

  • Marco Gallusi

    Articolo molto interessante

  • Jericho

    Veramente un ottimo articolo, bravo!

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