Dopo l’articolo sulle Bentley del Brunei ed il breve spoilerino sulla Countach gialla, in tanti ci avete chiesto di proseguire a ficcanasare negli interni muffosi della collezione del Sultano.
Qui urge fare un’errata corrige dell’articolo sulle Bentley; seppur i dettagli precisi siano impossibili da reperire, sembrerebbe che la maggior parte delle auto appartenesse non al Sultano, bensì a suo fratello, Principe Jefri, già citato nello scorso articolo. Ministro delle finanze dall’86 al ’98, è stato indagato per appropriazione indebita a seguito della crisi asiatica del ’97. Un articolo del Daily Mail l’ha citato come il caso legale più costoso della storia della Gran Bretegna, un gran casino da far impallidire anche quello di DeLorean!
Bando alle ciance, oggi buttiamo in tavola l’asso di briscola della questione Brunei: le supercar italiane!
Cominciamo dal marchio più rappresentativo dell’automobilismo sportivo italiano, così rappresentativo da essere ormai scontato in qualsiasi grande collezione di automobili: Ferrari. Ma qui si firmano assegni in bianco, qui niente è scontato.
Per riscaldarci vediamo prima i modelli di serie arrivati nel Sultanato, con la particolarità di avere la guida a destra:
Abbiamo una 275 GTS (1 di 19 con guida a destra) e qualche 308 e 328 GTB e GTS, di cui una vandalizzata elaborata da Koenig.
Non possiamo farci mancare qualche 512 TR, una 348 TS, tre F355 in tutte e tre le sue versioni (Berlinetta, Targa, Spider), nove 550 Maranello e quattro 456 GTA.
Massì, insomma, niente di speciale.
Arrivano quelle speciali, arrivano.
Ora che siamo caldi, vediamo tre 288 GTO (anche se dovrebbero essercene cinque, su 272 totali prodotte), tutte richieste con la guida a destra. Conversione effettuata da Pininfarina con il nostro Paolo Garella (già citato nell’articolo sulle Bentley) a gestire la questione.
Se non state già urlando di dolore a vedere la muffa sui sedili della GTO grigia, allora sappiate che che in Brunei è finita pure una 288 GTO Evoluzione.
Come ben sapete, il Gruppo B doveva rimpiazzare anche il Gruppo 5, quello delle Silohuette pistaiole (ne abbiamo accennato qui). Tuttavia, ciò mai non fu e la 288 GTO Evoluzione divenne F40. Michelotto, su commissione Ferrari, sfornò cinque di queste GTO Bosozoku Evoluzione.
Una è finita in Brunei e, a differenza delle altre, ha acquisito l’optional più importante di tutti: un’autoradio con due subwoofer violenti.
Dopo questo brutto colpo, è ora di rilassarci un attimo e goderci il sole tropicale, con un po’ di Testarossa Spider. Ufficialmente dovrebbe essercene solo una, quella de L’Avvocato, targata TO00000G. Pininfarina, tuttavia, ne affettò qualcun’altra anche per il Sultano. Pure la carrozzeria Pavesi si dilettò nel decappottare Testarossa, ma quelle finite in Brunei sembrerebbero essere tutte Pininfarina.
Proseguiamo con qualche esercizio di stile di Pininfarina.
Nel 1989, la Pininfarina stava facendo faville e voleva tirarsela al Tokyo Auto Show. Serviva una showcar più sexy di tutte le altre e quale idea migliore se non prendere una Testarossa e vestirla con una carrozzeria da schianto.
Ogni designer in Pininfarina presentò la sua opera: a vincere fu Pietro Camardella, dalla cui matita nacque la Ferrari Mythos.
La Mythos non era minimamente pensata per la produzione in serie, ma, come abbiamo già visto con la Bentley Java, al Sultano questo dettaglio non interessa più di tanto. Ne ordina almeno quattro, il numero esatto è ignoto.
Uno dei design scartati per il Tokyo Auto Show, quello dell’ing. Enrico Fumia (che ha autografato anche Alfa 164 e Lancia Y), viene presentato al principe Jefri. A Jefri tutte quelle ellissi appuntite piacciono, vuole sei auto. Sei Ferrari F90 vengono scolpite e spedite in Brunei.
Su base 512M, il Sultano (o Jefri) si è fatto costruire, sempre da Pininfarina, la Ferrari FX, dotata di un cambio sequenziale 7 marce Williams di origine F1, adattato da Prodrive. Anche il motore era stato ritoccato e l’auto era in grado di superare i 300km/h.
Paolo Garella riporta un episodio in cui Sergio Pininfarina mostrò un’FX a Gianni Agnelli, che commentò: “Fortunati ad avere clienti così!”
Una FX in costruzione ed una in fase di test. ©paologarella.com
Anche la Ferrari 456 GT è stata una base feconda per ricarrozzamenti speciali, tutti eseguiti da Pininfarina. Dal Sultano sono giunte commissioni per una versione berlina, una spider ed una station wagon, per un totale di circa 20 esemplari. Nome d’arte Ferrari 456 Venice.
Dal sito di Paolo Garella possiamo sbirciare qualche momento della produzione:
©paologarella.com
Uno degli esemplari da cui sono personalmente rimasto più affascinato, però, è una 456 GT “normale”. Forse più che dall’auto sono affascinato dall’idea, l’idea di correre col pedale a terra, le due farfalle completamente spalancate e dodici cilindri a settemila giri che divorano aria e sputano fiamme ad un metro dal mio cuore, nel pieno della notte buia pesta, senza luci e senza luna, solo la strada e le stelle.
Nella collezione del Sultano ci sono pure due 456 GTA che il popolo dell’internet ha battezzato “Night Vision”, dotate (sembrerebbe) di telecamere ad infrarossi e schermi per la visione notturna. Di loro non si sa assolutamente nulla.
Bene, ora che siamo frastornati da tutta questa magia, avviamoci verso il gran finale del capitolo Maranello.
Sì, queste sono sei Ferrari F50.
Sì, stanno per arrivare OTTO Ferrari F40
(Ri)verniciate e convertite guida a destra da Pininfarina, quelle che avete appena visto, in realtà, sono sette Ferrari F40. Dov’è l’ottava?
Sì, l’ottava è proprio una Ferrari F40 LM.
LM sta per LeMans, e sì, se ve lo state chiedendo quella di fianco è proprio una Dauer 962 LeMans, quella dopo una McLaren F1 LM, quella dopo ancora una Jaguar XJR-15, poi un’altra F1, poi si intravede l’alettone di una Mercedes 190 DTM…
Sempre opera di Michelotto, la F40 LM non ha bisogno di presentazioni, ha solo bisogno di essere ascoltata:
Mi vogliate perdonare, ho messo la F40 davanti alla F50. Gusti, la F40 rimane… la F40. Di recente abbiamo parlato di un suo “restomod” in questo articolo.
Finito il capitolo Modena, saltiamo a bordo di una Countach e ci dirigiamo verso Sant’Agata Bolognese. Qui ha sede la leggenda di quell’uomo tutto d’un pezzo che sfidò Il Commendatore, che si mise a costruire auto in proprio facendo nascere un luminoso astro nel cielo dell’automobilismo italiano. La cui nipote è invece un luminoso astro del trash italiano.
Di Lamborghini, in Brunei ne sono arrivati tre modelli. Partiamo subito col canto del cigno della Countach, ovvero la 25°Anniversario. Nata vent’anni prima dalle menti dei mitici Gandini e Stanzani, la 25°Anniversario è il modello di fine produzione, esteticamente ritoccata da un certo Horacio Pagani.
Se delle Bentley e delle Ferrari giunte in Brunei sappiamo più o meno tutto, delle Lamborghini non ci sono informazioni. Ci sono solo foto, che ritraggono sei esemplari di Countach 25°Anniversario, tutte guida a destra e tante ammuffite:
Seguono sei Lamborghini Diablo, di cui una Roadster ed una SE 30 bianca, l’edizione speciale per il 30° anniversario.
Menzione d’onore per la Lamborghini LM002 Estate, sfuggita dalla collezione prima che queste foto siano state scattate e sgommata su quest’articolo di RollingSteel.
Scendendo gli ultimi chilometri della A22, poco prima di Bologna, appare sulla destra una fabbrica gigante ed un enorme cubo blu con un logo sbiadito. È la testimonianza di un capitolo breve ma intenso dell’automobilismo nostrano, una storia di uomini e motori finita male.
Noi abbiamo chiacchierato dei suoi cerchi, qui.
Parliamo di Bugatti, nello specifico della EB110. La versione di punta era la EB110 Super Sport, SS per gli amici. Ne sono state costruite 33 o 36 a seconda delle fonti, una se l’è portata a casa Michael Schumacher, quattro le ha prese il nostro Sultano.
Concludiamo infine questo trattato di opulenza con l’auto più nobile, costosa, rara, veloce ed emozionante di tutto l’articolo.
Allestire la catena di montaggio del suo motore è costato più di quella della Ferrari Testarossa; stiamo parlando della…
Fiat Cinquecento! Quella brutta del 1991!
In occasione del Salone di Torino del 1992, Fiat propose ai carrozzieri di reinterpretare il nuovo sgorbio modello di Mirafiori. Risposero alla chiamata I.De.A Institute, Bertone, Pininfarina, Italdesign, Zagato, Stola, Boneschi e la Carrozzeria Coggiola.
Quella in seconda fila, bianca con i cerchi gialli, è la proposta di Giugiaro per Italdesign, si chiama ID Cinquecento. Vi ricorda qualcosa? Da lei abortische nasce proprio la Daewoo Matiz.
Quella in ultima fila è la 4X4 Pick-Up di Pininfarina. Viene realizzata dallo stesso Paolo Garella in collaborazione con un meccanico, zero disegni, 2 euro e 50 di budget.
Al nostro umile Sultano piace, ne commissiona un nuovo modello. Nasce la Fiat Cinquecento Pick-Up AH, motorizzata da quel Saturn V di 1.1 Fire, rifinita nel lussuoso Blu Agnelli, che riposa beata fra le Bentley della collezione del Sultano:
Lo so, anche tu vorresti prendere a schiaffi il Sultano e rimettere in libertà tutti quei pezzi di storia dell’automobile.
Ma siccome non puoi farlo, intanto consolati con il nuovo album di figurine F.A.S.T. che ti farà tornare il sorriso.
E se non ti sei ancora iscritto alla Ferramenta di RollingSteel.it, questo è il momento per farlo cliccando qui
Quella ferrari berlina 3 volumi è stato il colpo di grazia al mio cuore
…e la versione station wagon, no ?!
Articolo divertente bravo complimenti
Concordo con l’autore sul fatto che l’F40 mi affascini molto di più della F50, ed azzardo che addirittura la 288 GTO sia ancora più bella…..potrebbe essere a causa della mia età….perdonatemi….grazie per la foto della 288 GTO blu metallizzato ! Stupenda….mai vista prima…
Da piccolo avevo una collezione simile, ma mi stava tutta su 3 mensole.
Pienamente d’accordo con te. Non é l’etá, é che quando costruisci dei capolavori, ad un certo punto non si puo migliorare, nessuno puo farlo. Quando crei una sfera, semplicemente non puoi creare una forma piu perfetta. Mi azzardo anche a mettere gli stessi paletti con la Ducati 916.
Sono rimasto sbigottito
Questo articolo ha risollevato la mia autostima….pensavo di avere qualche problema da “accumulatore seriale” per i modellini di aerei che intasano casa e fanno polvere… e invece c’è chi ha fatto di peggio 😀 (articolo doloroso, ma ben illustrato. Non sapevo dell’esistenza di così tante versioni di auto blasonate)
Mi risulta che il Sultano disponga di cinque Dauer 962.
Mi stà venendo una voglia matta, di andare a prendere a calci i sultano ed il suo reale deretano!
E’ talmente ricco, che se volesse, potrebbe anche costruirsi un circuito grande come il Nurburgring, in modo da poterci scorrazzare notte e giorno.
Invece, dopo aver speso miliardi, preferisce far marcire tutta la sua collezione!
Che grandissima testa di k@x2o!