Disclaimer: dicono che sopra le matite ci mettono le gomme perché le persone possono sbagliare. Ecco, lo scorso 23 febbraio abbiamo pubblicato un articolo con il quale cercavamo di spiegare per quale motivo, per noi talebani della guida e del piacere di guida, un’auto elettrica non può essere considerata una vera sportiva. Un articolo discusso e che forse ho pubblicato in maniera troppo leggera senza rendermi conto che, invece, l’argomento meritava di essere approfondito in maniera più accurata ed esauriente. Sbagliando si impara ma soprattutto l’errore mi regala l’occasione di approfondire con uno dei miei articoloni sboroni e quindi, rimbocchiamoci le maniche, si parte.
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Commentiamo e giudichiamo, etichettiamo e sindachiamo, polemizziamo e critichiamo. Viviamo in un’epoca strana, una specie di tritacarne sociale nel quale sembra essere sparita del tutto la complessità e la poliedricità delle persone così come sparite sono le sfumature e alla fine è tutto bianco/nero, destra/sinistra, maschio/femmina, ricco/povero, stupido/furbo. Non solo, viviamo in un’epoca estremamente complessa e allora, forse proprio nel vano tentativo di semplificarla, abbiamo iniziato – abitudine importata dagli Stati Uniti come molte, troppe, altre cazzate – a cercare risposte semplici a domande complesse e, in tutto ciò, niente è più semplice delle etichette. Non importa quanto tempo abbia passato a costruire e curare la tua persona, le tue passioni, i tuoi interessi. Non importa quanto tu possa essere complicato, con i tuoi pensieri, i tuoi problemi, le tue opinioni, la tua educazione, il tuo credo. Basta una parola, un atteggiamento, un vestito fuori posto per venir immediatamente etichettato in questo o quel modo. Maschio performativo, redpillato, fascista, comunista, terrapiattista, complottaro, boomer, maschio bianco etero basic, maschio bianco etero privilegiato, maschio bianco etero, maschio bianco, maschio e basta.
È un casino, abito a Bologna e di certi atteggiamenti e schemi mentali, purtroppo endemici di questa città, ne ho le balle piene che di più non si può. Sono stato etichettato come fascista perché guardo gli aerei, come comunista perché vivo in centro a Bologna, come maschio bianco etero basico perché mi piacciono le auto e potremmo andare avanti per ore e non ne ho nemmeno voglia perché oggi, qui, su queste pagine digitali, terminato lo sfogo del giorno, voglio affrontare con voi un argomento spinoso e, al contempo, cercare di rispondere ad un paio di domande esistenziali: cos’è un’auto sportiva? Ha ancora senso di parlare di auto sportive oggi?
Bene, cari i miei maschi bianchi etero basici figli sani del patriarcato, partiamo dall’inizio, quando il mondo non sono poi così sicuro fosse peggio di quello moderno, e torniamo nel 1903 quando Mercedes presentò al mondo quella che, all’unanimità, è considerata la prima auto sportiva della storia, la Mercedes Simplex 60 HP, vettura costruita dalla Daimler-Motoren-Gesellschaft, DMG per gli amici.
Ve la faccio breve promesso: all’epoca la Daimler-Motoren-Gesellschaft – che vendeva le sue auto come Mercedes dal nome della figlia prediletta di Emil Jellinek, ricco cliente e primo grande ambasciatore del marchio – stava riscuotendo un grande successo con la sua 35 HP (potenza del suo grosso quattro cilindri in linea da 5,9 litri), vettura progettata da Wilhelm Maybach e all’epoca l’auto più veloce del mondo con i suoi 75 km/h di velocità massima. Considerata la “prima auto moderna” della storia e impiegata con successo in alcune delle gare più importanti dell’epoca, la 35 HP spinse la DMG a realizzare una nuova auto ancora più veloce e specializzata: nasceva così la Mercedes Simplex 60 HP. Più lunga, più bassa e più potente del modello precedente (questo grazie ad un nuovo motore, sempre quattro cilindri in linea ma questa volta da 9,3 litri), la nuova auto non solo era più veloce ma, grazie al nuovo telaio allungato e abbassato, garantiva una maneggevolezza molto migliore rispetto alla vettura da cui derivava e, in generale, offriva a chi la guidava tutto quello che oggi (in teoria) associamo ad un’auto sportiva: agilità, precisione, maneggevolezza, un telaio e un reparto sospensioni totalmente finalizzati alle prestazioni senza troppi compromessi.
Così, in Germania, nasceva l’auto sportiva: un’auto non comoda, non spaziosa, non pensata per portare a spasso la famiglia a passo d’uomo, ma progettata puntando tutto non solo sulle prestazioni velocistiche, bensì sull’intensità dell’esperienza di guida nella sua totalità. Un’auto sì veloce ma pensata per massimizzare il collegamento uomo-macchina, l’agilità e la maneggevolezza. Non un’auto utile ma un’auto divertente, fine a sé stessa, costruita esclusivamente per il piacere di guida e per, con poche modifiche, essere portata in gara. Un’idea semplice ma potentissima che, negli anni successivi, avrebbe trovato terreno fertilissimo anche altrove: prima in Inghilterra e poi, soprattutto, in Italia, dove marchi come Alfa Romeo, Ferrari e Maserati avrebbero trasformato quell’intuizione in una vera e propria filosofia.
La Mercedes Simplex 60 HP, una vera auto sportiva laddove “sportivo”, dizionario alla mano, significa:
Sportivo
spor|tì|vo
agg., s.m.
1881; cfr. fr. sportif.
2a. agg., adatto, funzionale alla pratica dello sport;
Parentesi: se per te che leggi il piacere di guida e l’emozione è fare lo 0-100 in 0,2 secondi possiamo anche finire di parlare qui. Emozioni e piacere di guida sono soggettivi, tuttavia abbiamo già parlato agli albori di Rollingsteel di cosa rappresenta per noi il piacere di guida, andate a ribeccarvelo qui. Potete non essere d’accordo, è sacrosanto, solo vi chiedo di non rompere il dick nel vostro non essere d’accordo.
Nel secondo dopoguerra, con l’affermazione dell’automobile e la nascita di molti produttori e tipologie di auto diverse, per definire un’auto “sportiva” bastava che questa fosse due posti, con l’abitacolo scoperto magari protetto da una striminzita capote in tela, e che, all’occorrenza, potesse essere portata in gara. Auto generalmente con motore anteriore e trazione posteriore non pensate per fare il canonico tragitto A -> B ma per farlo nella maniera più efficace, piacevole e coinvolgente possibile. Poi, niente vi impedisce di caricare la spesa sul sedile passeggero di una Caterham, così come nessuno vi impedisce ti tagliare i pomodorini con la katana di Hattori Hanzo ma direi che ci siamo capiti.
Per fare un esempio pratico, la Ferrari 166 MM era una vera sportiva: leggera, essenziale, nata per correre. Viceversa, e qui entriamo nel vivo del discorso, la Ferrari 166 Inter, con carrozzeria chiusa e interni decisamente più curati, difficilmente sarebbe stata definita “sportiva” nello stesso senso; era piuttosto una gran turismo. Ed è qui che sta la differenza: storicamente la definizione di “auto sportiva” è sempre stata piuttosto rigida laddove la definizione di GT, invece, è più elastica perché non descrive ciò che l’auto è, ma ciò che l’auto promette di fare. Ad esagerare potremmo dire che una GT è anche sportiva mentre una sportiva, tendenzialmente scomoda e piccola, non può essere una GT. Con la 166 Inter potete fare quasi tutto quello che fareste con la 166MM ma, a differenza di quest’ultima, con la prima potete presentarvi alla Prima della Scala in abito elegante e con una bella signora al braccio senza sembrare due meccanici scappati da una Mille Miglia.
E poi, balzo rapido ai giorni nostri, cos’è successo? Da quando in qua la definizione di auto sportiva è cambiata così tanto da portarci alle Ford Ecosport, alle Range Rover Sport e, ah i miei preferiti, a quelli con la Golf diesel convinti di avere sotto al culo una Countach? Peggio, da quando in qua siamo arrivati al punto che, quando tre anni fa circa pubblicai un meme in cui dicevo (vedi anche: provocavo) che “la Golf non è un’auto sportiva” arrivai a ricevere minacce e auguri delle peggio malattie da gente che si sentiva in un qualche modo offesa da quella che era, ed è, la sacrosanta e ovvia verità
Il punto è semplice: la definizione non è mai cambiata, è stata piuttosto l’auto stessa a cambiare, siamo stati noi a cambiare, è stato il mondo del marketing a cambiare. A partire dagli anni ’70, con l’arrivo delle prime omologazioni, con la sempre maggiore diffusione dell’auto e con in mente l’idea di creare auto più funzionali e capaci di abbracciare un pubblico più ampio, molte case hanno smesso di costruire sportive “vecchia scuola” (due posti, roadster ecc ecc, auto belle ma che, alla prova dei fatti, nessuno tranne qualche folle vuole veramente) per iniziare a costruire coupé ad alte prestazioni dando vita ad un fenomeno curioso: non era più l’auto stessa ad essere sportiva quanto piuttosto lo era la casa che la costruiva. Con il tempo, complici i bei vecchi tempi, è successo che bastava che una macchina fosse un’Alfa Romeo per essere sportiva, stesso dicasi per Jaguar, Porsche e altre che ora non mi vengono in mente. Eppure, converrete con me, una Porsche Panamera è ben diversa da una 550 Spyder, così come una Alfa Romeo 1900 SS Barchetta Sport è ben diversa da una MiTo, così come una Jaguar XK120 è ben diversa da quella fro schifezza che hanno presentato qualche mese fa. Però, per le persone “comuni”, le cose non cambiano e basta che un’auto sia costruita da un marchio inteso come sportivo affinché sia sportiva oppure, ancora peggio, basta che un’auto sembri sportiva per essere sportiva. Inauguriamo così il concetto di sportività percepita nel quale basta un fanale, un cerchione, una cintura di sicurezza colorata o quel dettaglio insignificante per rendere un’auto, agli occhi di chi la guida/la guarda, sportiva. Suv sportivi, citycar sportive, pachidermi sportivi, berline sportive, carriole sportive, tosaerba sportivi. E, in tutto ciò, se tutte le auto sono sportive nessuna lo è più, nemmeno quella che lo è davvero, obnubilata dalla densa coltre di ignoranza che oramai associa alla parola sportiva la risposta alla fatidica domanda “quanti cavalli ha?”, come se il solo dato della potenza bastasse a definire un’auto, così come il film che uno guarda possa bastare per definire un uomo nella sua interezza <- riferimento ad una amica di Isabella che sostiene che “Cristopher Nolan è il regista dei maschi bianchi etero cis privilegiati“, pensa se una sera in un bar conoscete questa e vi scappa detto che Dunkirk vi è piaciuto anche se, mannaggia a Nolan, quei Bouchon proprio non si possono vedere.
Torniamo a noi: i problemi credo siano tanti ma, nel momento in cui il concetto di auto sportiva sia diventato così imperante e determinante nel mondo del marketing tanto che poi ti ritrovi quelli con le Dacia Duster che ti sfanalano manco avessero delle M3, lo dobbiamo al fatto che le auto sportive hanno sempre avuto un carisma che andava ben oltre il loro essere semplici automobili. Se l’orologio del microonde è solo un orologio digitale che vi dice che ora è, un Tag Heuer Monaco è molto di più, non è solo un orologio ma è il portarsi addosso un pizzico di quel Steve McQueen che tutti noi maschietti vorremmo essere. Ecco allora che, con il tempo, le auto sportive, slanciate, filanti, veloci e costose, sono diventate uno status symbol, una borsetta da uomo, un simbolo di successo, un oggetto che tutti vogliono o desiderano sia per potersi sentire meglio di come sono che per portarlo in giro per gridare al mondo “guardate stronzi, io ho l’auto sportiva!”.
Un concetto che oggi come non mai, nel mezzo del folle appiattimento sociale e culturale che ci sta devastando sia come individui che come società, serve per potersi riempire la bocca di un termine abusato (ma anche violentato, sbranato, rovinato) ma che, oggi come non mai, “fa figo”.
Ecco, il problema forse è proprio lì, le brutte intenzioni, la maleducazione, l’apparenza e il narcisismo e l’abuso della parola audacia. Le persone vogliono sentirsi sportive, audaci e ricche anche mentre guidano la loro utilitaria nel parcheggio del discount e le case auto, che non sono delle onlus ma devono fatturare per stare aperte, le accontentano facendo nascere le varie ST Line, M Sport, R Line, Ecosport, Sportwagon e chi più ne ha più ne metta. Che poi, non ci sarebbe niente di così male nel fatto che Volkswagen propone la Taigo come “inequivocabilmente sportiva”, il problema è la manica di allocchi che a questa bugia ci crede e non vede l’ora di sguainare la spada per difenderla.
A questo punto, da persona intelligente e comprensiva, voglio scendere a patti con il diavolo e, dopo aver accettato il fatto che le sportive “vere” non torneranno mai più per i motivi più disparati (chi vuole veramente una spider nel 2026? Voi pensate che Mazda potrebbe campare facendo SOLO la MX-5 in una delle due versioni? Voi, veramente, vorreste andare in giro con una Radical? Dai.), sono ben disposto a considerare sportive anche auto dotate di cappotta e non per forza 2 posti secchi ma anche 2+2 ed ecco che, per magia, qualche auto veramente sportiva relativamente moderna riesco a citarla. Penso alla GR86 (che in realtà, con quel MacPherson davanti un po’ me lo fa asciugare), alla Alfa Romeo 4C, alle ultime Lotus Elise/Exige, alle Caterham, alle Porsche 718 Boxster e Cayman. Difficilmente mi allargherò ad auto come la Supra o la M2, alla Z4 o alla nuova Honda Prelude, tutte auto veloci (tranne l’ultima) ma che strizzano un po’ troppo l’occhio alla tecnologia e al lusso per essere considerate delle sportive quanto, piuttosto, delle ottime vecchie care gran turismo.
Oh OCIO: l’abbiamo già detto ma lo ripeto per i più distratti, una gran turismo è anche sportiva, è il contrario che non è vero.
Comunque, accettando che una sportiva possa avere il tetto e magari anche una configurazione 2+2, la mia manica larga si ferma perché, alla fine della fiera, tetto o non tetto, non sono disposto a scendere a compromessi con il fatto che un’auto sportiva debba comunque essere leggera, agile, determinata, maneggevole, intima, sensuale, non per forza comoda, focalizzata su ciò che conta davvero, la guida. Deve concentrarsi sul suo guidatore, deve fare poche cose ma fatte bene, dev’essere, entro certi limiti, fine a sé stessa, deve coinvolgere e, aggiungo io, deve riuscire a fare queste cose senza per forza raggiungere velocità da curvatura e, torno lì, chiunque abbia mai guidato una MX-5 sa benissimo di cosa parlo.
Detto tutto questo, e ne ho dette tante, voglio esprimere un attimo il mio livore nei confronti del mondo delle auto moderne perché, in un’epoca nella quale le parole hanno completamente perso di significato, pare che ogni cazzo di auto che esce debba essere sportiva, quasi se con il tempo questo termine avesse completamente cambiato significato per passare da “scomoda, affilata, precisa, leggera, maneggevole” in “uhm guardate qui che bella, a me piace molto, ha una firma luminosa così audace”. E, l’ho già detto, se tutte sono sportive, nessuna è più sportiva.
Così, fra gli Youtuber che hanno tutti la macchina forgiata che mi piacerebbe sapere se sanno almeno cosa sia una forgia o se, piuttosto, utilizzano questo termine a sproposito perché fa figo (esattamente come “sportiva”), mentre l’ignoranza da contenuto verticale veloce dilaga, tutti quanti parlano di auto sportiva senza aver la minima idea di cosa questo termine significhi realmente e, anzi, spesso confondendolo con “veloce” o, peggio, con un qualche inutile orpello estetico messo lì apposta per fartelo venire barzotto. Io credo fermamente che, a parte quei 4 gatti che girano in Lotus, chi non abbia mai guidato una Mazda MX-5 non possa dire di aver mai guidato un’auto sportiva così come credo che una moderna RS4 da 25 quintali, per veloce che sia, non sia sportiva quanto una Caterham da 80 cv. Sportiva è una cosa, veloce è un’altra. I TGV (cof cof DI BRUTTO Vol.8) hanno superato i 500 orari ma nessuno li additerebbe come treni sportivi.
La velocità non fa di un’auto una sportiva. Così come non lo fanno una linea aggressiva e filante. Non lo fanno un dettaglio grintoso (spesso finto e messo lì senza alcuna utilità pratica) o le cinture di sicurezza colorate, non lo fanno il tempo al ‘Ring o un volante dalla forma particolare. Non lo fa il costruttore e nemmeno il nome; la Sportequipe non è sportiva, come non lo è una Kia Sportage. A rendere un’auto sportiva lo fa il fatto che sia nata come tale fin dai fogli da disegno; è più sportiva una GR Yaris che della Yaris ha solo la forma e il nome che un’Audi TT che della Golf ha tutto tranne che la forma. Non metto in dubbio che la TT sia un’ottima gran turismo ma, nonostante ne abbia la forma, non è una sportiva vera.
Mettiamoci l’anima in pace: se siamo appassionati di auto e abbiamo a cuore che la storia di questo mezzo di trasporto venga preservata, dobbiamo noi per primi averne cura. Una 911 “normale” non è una sportiva, una 718 RS Spyder lo è e, di grazia, non vi offendete, non ho detto che la vostra 911 sia un cesso e che vi siete fatti inculare 200 mila euro, ho solo preso il vocabolario e letto quel che c’è scritto. La 911 è una gran turismo, una 911 GT3 è una sportiva. Perché? Perché la GT3 si dimentica di quasi tutto per fare una cosa fatta bene: è fine a sé stessa e se la definizione stessa di sportivo dice “adatto, funzionale alla pratica dello sport” e lo sport in questione è correre in macchina allora sì, la 911 GT3 è sportiva.
Infine, per tornare al punto di partenza, per quel che riguarda le elettriche, se da un lato è vero che non possiamo dire che un’auto non può essere sportiva in quanto elettrica, dall’altro è vero che, se andiamo a guardare le auto elettriche, anche quelle più veloci, a parte qualche esempio sporadico (penso alla McMurtry o alla prima Tesla Roadster, una Lotus Elise con motore elettrico) troviamo auto grosse, pesanti e spesso brutte in culo. Sono auto tuttofare, non sono progettate esplicitamente per le prestazioni se non lo 0-100 in -2 secondi, per il piacere di guida, per brillare tanto lungo un passo di montagna quanto eventualmente in pista. Sono velocissime, anche troppo per quanto mi riguarda, ma la loro capacità di farvi vomitare la colazione di un mese fa non va, per carità del signore, scambiata per “auto sportiva”. Magari l’accelerazione è da auto sportiva ma la cosa finisce lì. Il fatto che qualche americano abbia dimostrato che sul quarto di miglio un Cybertruck vada più forte di una GT3-RS la rende in un qualche modo preferibile? Dai valà, va bene che siamo reduci da 80 anni di dominio culturale (e non solo) statunitense ma perdio impariamo a ragionare con la nostra testa, davvero preferireste risalire il Fedaia con un Cybertruck invece che con una GT3-RS solo perché la prima accelera di più? Davvero provate la stessa soddisfazione che provavano quelli scemi con le Tesla che in autostrada mi si attaccavano durante la prova della Lamborghini Revuelto per dimostrarmi che la loro scatoletta riusciva ad andarmi via in accelerazione, bravo hai vinto, vuoi il ciuccio? Mi tengo tutta la vita il V12 di Sant’Agata, fottesega se la tua Tesla accelera di più, mi sembra assurdo anche solo doverlo spiegare ma viviamo in quest’epoca qui e, sinceramente, sono anche un po’ stufo. Incazzatevi pure, fate quel che volete ma, citando il Generale Vannacci (che cito non per un qualche credo politico ma perché questa sua frase mi sento di condividerla), “se vuoi trovare qualcuno che la pensa come te, devi esser pronto a far incazzare quelli che non la pensano come te”.
Oltre a questo, per quanto mi riguarda, chiamatemi dinosauro, chiamatemi boomer, chiamatemi come caz vi pare, rimane il fatto che anche a parità di prestazioni, o addirittura con prestazioni inferiori, continuo a preferire una macchina con un motore normale. Questo perché, come detto nel tanto criticato articolo del 23 febbrario, per me l’esperienza e il piacere di guida passano anche attraverso un certo tipo di rumori, vibrazioni, odori e sensazioni che, vuoi perché mi piacciono, vuoi perché per più di cent’anni le automobili si sono fatte così, sono ciò che io trovo davvero emozionante nel guidare una macchina sportiva o performante, un oggetto non solo efficace ed affilato ma anche meccanico, analogico, che vibra, che fa rumore, vivo, assieme a te, con te, per te. Tutte sensazioni che un’auto elettrica, per quanto possa avere prestazioni mostruose, semplicemente non riesce a trasmettere.
Molto semplicemente, concordo ” in toto”.
E’ ora di non avere paura a chiamare le cose come si presentano e non come il marketing ci propone.
Gran bell’articolo, complimenti. Non ho capito perché la sportiva, definita come da dizionario, non possa avere il tetto. La Delta S4 un po’ sportiva lo era… 😉
Io sto con il direttore !! 🙂
Ho una Golf e una Miata.
La Golf non è un’auto sportiva.
Vabbè, dai, almeno la GTI potrà essere una discreta gran turismo…
Assolutamente si! Pensa che il suo stesso nome significa questo…
Certamente si può definire una ottima gran turismo. Te ne vai in giro brillante e comodo il giusto.
Il punto è che le GOLF (così come tantissime altre) sono auto con un’architettura di compromesso (trazione, sospensioni, disposizione del motore) e quando guidi una vera auto sportiva – non necessariamente zeppa di cavalli, ma leggera, non filtrata e un po’ scomoda e rumorosa – ti accorgi della differenza. E’ proprio un altro campo di gioco.
Grazie Direttore per avere messo dei necessari paletti, concordo in toto con ciò che hai scritto (purtroppo anche per ciò che riguarda la mentalità che gira a Bologna, sono bolognese anch’io…). Aggiungo che sono estremamente deluso dal fatto che sia stato necessario un articolo così su RollingSteel, perchè pensavo fosse seguito da persone che certe cose le avessero capite, credevo fosse un’isola felice e non fosse necessario spiegare certe cose a persone che evidentemente pensano di essere su Quattroruote o simili… Se certe persone non sanno cosa è una VERA auto sportiva è meglio frequentino altri siti e si esaltino di fronte alle genialate del marketing. Buona vita e rispetto verso chi ama le auto sportive VERE.
Secondo me, non c’era bisogno, di dover scrivere un’altro articolo, per chiarire il concetto di auto sportiva.
Si era già detto che un’auto deve regalare emozioni, ed appagare TUTTI i “sensi” delle persone che “amano guidare”.
Sinceramente, mi sembra abbastanza chiaro che la maggior parte delle auto moderne, non sono in grado di farlo. la gente, si può emozionanare con quello che vuole: un megaschermo centrale da 84 pollici, un’auto si guida da sola, una silenziosità superiore alla media, un’accelerazione fulminante, etc, etc, etc… beh…auguri, contenti loro.
Ribadisco nuovamente, che: secondo me, la maggior parte dei lettori della comunità di Rolling Steel, siano qui per godere degli articoli che esaltano un certo tipo di sensazioni, e discuterne, come sempre in maniera intelligente. Rinnovo nuovamente i miei complimenti al direttore, per l’ottimo lavoro svolto.
Buongiorno Direttò,
scrivo dalla terronia/nordafricaitalico,
leggo te e il tuo staff, sempre con estremo piacere.
Condividendo al 100% il presente articolo, mi sei particolarmente piaciuto quando citi il “forgiato”, termine abusato per descrivere qualcosa che di forgia non ha proprio nulla.
Mi ricorda tanto resilienza, altro termine a dir poco abusato, per non dire stuprato.
Cit. dei tempi passati: negli anni 90 quando iniziò la diffusione dei primi scooterini raffreddati a liquido, tra ragazzini non proprio avvezzi al rispetto dei tecnicismi, questi veicoli venivano descritti come “radiati”, termine che doveva esprimere la presenza di un radiatore.
L’involuzione della specie che io definisco “demenza naturale” ha trasformato (probabilmente) il radiato in forgiato.
Un saluto caloroso 😀 (per via del sole terronesco).
Continuate così!
Attenzione a non generalizzare troppo. L’uso del termine sportivo nel marketing odierno deriva molto spesso dalla stessa definizione dell’acronimoo SUV, ove quello Sport non è inteso riferito alle prestazioni dell’auto ma alla destinazione d’uso, ossia veicoli adatti per chi pratica uno stile di vita attivo e all’aria aperta.
Ok, su questo non ci piove; però siamo su RollingSteel non su Decathlon.it… Spero sia abbastanza chiaro cosa intendo dire.
Buongiorno. Penso che quanto appena sopra citato ( peraltro espresso in modo chiaro e conciso- dicasi con i controdick- )sia superfluo.
Superfluo non nel senso ad litteram, ma nel senso che bisogna dare un taglio, un TAGLIO NETTO ai miserabili ignoranti facebokkiani spacciapatate alfistifiattarigolfistiteslisti e vaffanculisti che non comprendono:
-1) caratura morale personale e spirituale di alcuni articoli;
2)significati materiali di Sensazioni perdute ormai da anni
3) al diavolo il marketing , gli influencer e chi, non sapendo ancora la differenza tra una a senza H pur essendo un verbo, continuano imperterriti a influenzare, trascinare, imputtanare una mandria di stronzi senza tirare lo scarico.
Ho parlato
Attenzione a non generalizzare troppo. L’uso del termine sportivo nel marketing odierno deriva molto spesso dalla stessa definizione dell’acronimoo SUV, ove quello Sport non è inteso riferito alle prestazioni dell’auto ma alla destinazione d’uso, ossia veicoli adatti per chi pratica uno stile di vita attivo e all’aria aperta.
Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: Fino a qui, tutto bene… Fino a qui, tutto bene… Fino a qui, tutto bene…
Ok, su questo non ci piove; però siamo su RollingSteel non su Decathlon.it… Spero sia abbastanza chiaro cosa intendo dire.
Certo, ma visto che l’articolo critica anche l’approccio di marketing delle case automobilistiche (con tanto di uso di meme con bestemmia), va un attimo meglio contestualizzato. Sarebbe come dire che chi veste sportivo può solo andarci a fare sport.
Chi veste sportivo e non fa sport lo fa per essere comodo (veste in modo efficace). Sarebbe, per citare l’articolo, come tagliare i pomodorini con la spada di Hattori Hanzo.
AMEN.
Articolo di livello. Dico solo questo: per fortuna ero attento e lo scorso anno sono riusciuto a recuperare una delle ultime Miata 184 cv, nuova, blu metallizzato. Sono passati 11 mesi e ancora ringrazio il Cielo che sono stato attento. Ogni volta che la porto su un passo alpino mi viene da piangere …
… anch’io piangerei sul passo alpino in fila dietro ai camper
io ho preso l’ultima 184 cv m.y. 2023 (senza quei cazzo di ADAS in vendita col m.y. 2024) in vendita in Italia. ho i passi del colla, muraglione e futa dietro casa, so cosa provi.
FAI UN ARTICLO SULLE SOAPBOX!!!!!
Ve ne racconto una sul tema: tempo fa, stavo uscendo a pranzo con un dirigente. Andiamo con la sua auto e gli dico: ” caspita, ti sei fatto la AMG! Com’è guidare questa bestia?” e lui mi risponde: ” ah no, il motore è quello normale, è solo l’allestimento che è AMG”. al che, completamente basito, gli faccio: “io mi sarei fatto dare il motore, e avrei lasciato lì tutto il resto dell’auto..”
Una domanda: si può considerare sportiva un auto, che, pur non essendola, mi fa godere tutti i giorni ad ogni metro e ad ogni curva che faccio fischiando e stridendo, e soprattutto mi da tutte quelle sensazioni e vibrazioni di cui si parla nell’articolo, consentendomi perfino di “gareggiare” ( e di perdere il più delle volte ovviamente) a chi scende dal Maloja e arriva per primo al crotto per mangiare i pizzoccheri, avendo meno di un quarto dei cavalli di una qualunque S Line, R Line, Q Line o finta AMG?
No, perche la mia Sporting, che ha ormai 280.000km, LA AMO, bullone per bullone, mi fa gioire, curva dopo curva, buca dopo buca (si sente tutto in auto..), coi suoi anziani 95cv e le eibach con l’artrite, e mi spinge addirittura a sfidare al semaforo il borghesotto saccente con la Tesla (che so che mi va via al semaforo che manco lo vedo nè lo sento, ma poi stranamente, alla prima rotatoria, si accorge di avere una zecca attaccata alla fiancata che cerca di passare all’esterno..PERCHE’ QUELLA GENTE LI’, SOLO DRITTA SA ANDARE…)
Non ha senso..
Per me, non è una semplice Punto: è una supercar (e chi si accontenta, gode…datemi pure del p.i.r.l.a)
Comunque sono d’accordo con questo bellissimo articolo (e anche col precedente), e molto probabilmente anch’io rientro nella categoria “golf”..
Ciao a tutti!
PS: inoltre, è giallo Modena! :-))
Articolo spettacolare, complimenti, mi sono fatto 4 sane risate!
Ogni tanto sotto il bombardamento marketing penso che bello sarebbe avere uno SUV sportivo
Poi salgo sulla mia Copen (che non è sportiva ma almeno non ha il baricentro di un treno merci) e penso che sono proprio tutte baggianate!
Un saluto
Sempre ottimi contenuti
Ragione su tutta la linea, ineccepibile. Grande Direttore
Semplicemente, sottoscrivo. Ed altrettanto semplicemente, sogno di gran sgumme e curve appese…
Applausi! Già il primo articolo lo era, ma ora ha proprio messo tutti i puntini sulle “i”.
Io, davvero, ti voglio bene.
Il valore di questa analisi risiede nella sua feroce onestà intellettuale e nella capacità di smascherare l’inganno semantico del marketing automobilistico moderno. Da intenditori, sappiamo bene che la sportività non è una scheda tecnica ricolma di cavalli o un tempo d’accelerazione da mal di testa, ma un dialogo costante tra uomo e meccanica. L’articolo colpisce nel segno quando distingue tra efficacia e coinvolgimento: una Tesla che brucia il quarto di miglio è un prodigio di fisica applicata, ma resta un elettrodomestico muto rispetto a una Caterham da ottanta cavalli che ti urla nelle orecchie attraverso il telaio. Il vero punto di rottura descritto è la democratizzazione estetica della prestazione, ovvero quella deriva culturale per cui basta un profilo rosso o una sigla altisonante su un SUV da due tonnellate per convincere il proprietario di guidare una sportiva. L’autore ci ricorda che la sportività è figlia della rinuncia e della specializzazione: un’auto è sportiva quando sacrifica il comfort, lo spazio e la facilità d’uso sull’altare della precisione e del feedback sensoriale. Difendere il rumore, la vibrazione e l’odore della benzina non è un esercizio di nostalgia boomer, ma la rivendicazione di un’esperienza fisica che l’elettronica non potrà mai replicare. In un mondo che corre verso l’isolamento acustico e digitale, questo testo è un manifesto necessario per chiunque creda ancora che guidare sia un atto di partecipazione attiva e non una semplice delega a un software velocissimo.
Io uso tutti i giorni la mia giulia 2.2 veloce. È una gran macchina, va come un razzo e dove netti il muso rimane….ma ha 2mila controlli elettronici. Per quanto la consideri eccezionale con i suoi 210cv e molto comoda…non è una sportiva. Cambia tutto con la mia fulvietta 1.6 hf. Odore di benzina, rigida, leggera, non vola…..appena la prendo mi devo sempre riabituare….ma poi come mi fa le curve, il rombo e con i suoi miseri 115cv….io la considero una piccola sportiva di altri tempi. E io la amo.
Direttò non per smentire, ma ci sono mangiarane che pensano DAVVERO che il TGV sia un treno “sportivo” (è stato allestito appositamente per il record, per cui potrebbe rientrare pericolosamente nella definizione). Ovvio che quel paio di volte che si è finiti nella discussione ho allontanato dal tapino ogni forma alcolica ed ho continuato la conversazione con un adulto…
Ho letto con grande interesse l’articolo perché parla, oltre che di auto, di parole. Parole in disuso o che cambiano nel tempo o assumono significati lontani dai loro corrispettivi o antagonisti.
Hai fatto bene a specificare, tornando alla radice, il significato di sportivo, l’unica cosa su cui non mi trovo è sul concetto di sport.
Sono stato nuotatore. Nei momenti di stanca ho gareggiato a nuoto in bermuda. Questo perché occorre separare il concetto di fare sport dal mezzo che si usa.
Il bermuda non è un costume sportivo e ha generato ilarità e anche malcontento ma è possibile farci sport, anche se è improprio (e credo ora anche vietato): può assopire la sensazione di acquaticità ma non preclude a chi ne ha la sensibilità di provare delle emozioni nello sport del nuoto seppur sacrificandone le prestazioni.
Il mezzo quindi non preclude totalmente allo sport, il mezzo è per i puristi, quelli che godono della sensibilità propria e del mezzo che utilizzano e vogliono il massimo.
Credo che qui tu stessi parlando di questo e idealmente, nel mio sport, probabilmente saresti stato il mio compagno di squadra depilato e con costume da gara in fibra di nonsochecosa che è arrivato due decimi prima di me in batteria e si è goduto appieno la sensazione fisica della gara ma che dopo la performance non ha potuto dire che non avessi fatto una buona prestazione.
Quanto all’elettrica, parlando di sensazioni, lo stesso Leclerc parla di sembrare di essere in Mario Kart ma dubito fortemente, anche in questo caso, che si possa definire la F1 non sportiva.
Semplicemente, se avessimo un indicatore per misurare la sportività, vedremmo che sarebbe posizionato sempre su valori diversi dal fondo scala o da 0 facendo diventare il concetto di sportività, sia del mezzo che dell’attività sportiva, un concetto relativo e dalle molte sfumature.
Guarda, con tutto il rispetto di questo mondo, ho scritto questo sproposito di parole per cercare di spiegare una volta per tutte quello che, forse per il modo in cui era scritto o forse perché non lo so, quello che molti non avevano capito dall’articolo precedente. Questo articolo sta facendo il suo lavoro ma evidentemente qualcuno riesce ancora a passare dal setaccio.
La tua esperienza personale con il nuoto conta poco, è come dire che il “cambiamento climatico non c’è” perché oggi, fuori dalla mia finestra, piove e fa fresco. Nuotavi in bermuda e ti divertivi? Ben per te ma, ne sono convinto, in gara ti saresti trasformato in quella descrizione (raccapricciante per quel che mi riguarda) che fai poco sotto e in cui proprio non mi rivedo, dio mi scampi dal praticare sport a livello agonistico. I bermuda sono GT, il costume attillato è sportivo, punto. Con il primo puoi cazzeggiare in spiaggia o nuotare divertendoti, con il secondo puoi fare solo una delle due cose, sceglie te quella che preferisci anche in base alla tua dotazione che non conosco.
Certo che il significato di “sportivo” è labile e fluido ma le parole hanno un significato e vanno, entro certi limiti, rispettate se no poi arriviamo a definire sportiva anche una carriola con le prese d’aria del beps appiccicate ai lati e poi non ci si capisce più nulla.
ps. trovami il punto dell’articolo in cui dico che la Formula 1 non è sportiva in quanto elettrica e, aggiungo, l’affermazione di Leclerc fa riferimento al fatto che fra boost, non boost, super clipping e altre amenità varie, la F1 assomiglia ad una partita a Mario Kart.
Edit: scusa se posso sembrare ruvido, non lo sono 🙂
Lamborghini o tesla? Lamborghini!!!! Mi piace
troppo sentire il wrooom di un motore vero, il sound di un V12, l’odore del fumo e della benzina.
Se l articolo l hai fatto per quelli che preferiscono un elettrica”sportiva” ad una mx5, o a chi crede che la gt line vada di piu di una normale, gli hai dedicato pure troppo tempo secondo me! Lasciali nel loro credo, nella loro voglia di salvare il mondo con le spine, qui siamo su RollingSteel, la nostra isola felice, noi il sound del motore, non lo chiamiamo inquinamento acustico, per noi dalla marmitta non esce fumo, esce poesia, noi la benzina non la odiamo, ci scorre nelle vene!!
Direttore la toppa è peggio del buco.
Tanta – interminabile – enfasi sull’auto sportiva dalla guida vera e poi nel novero ci metti la Alfa 4c che a stento sta in strada. Mah.
Se mi dici in che fosso andare ne porto volentieri a casa una
A stento sta in strada?… ghiacciata forse
Leggerezza in primis
Motore grintoso (non per forza potente ma con carattere)
Maneggevolezza più che stabilità
Trazione posteriore
Sterzo diretto
Cambio con escursione breve della leva
Pedale del freno duro
Gomme piuttosto strette
…la mia ricetta per un’auto sportiva
Hai dimenticato il pilota…per il resto, sono quasi d’accordo su tutto.
Sapete come si fa a capire se una Panda 45 ha viaggiato a 170kmh? Perche il giorno dopo, quando accendi il quadro, ti segna -10kmh da ferma..
Parole sante.
in una parola: PERFETTO!
poi, ti scrive uno che per incontrare le esigenze estetiche, di budget e di famiglia si è comprato una Focus ST Line, beninteso… però non ho mai pensato di avere sotto in culo una sportiva!
Sottoscrivo in pieno!
Concordo sull’importanza delle parole e della loro definizione.
Da motociclista, mi suona strano si debba specificare che un allestimento esterno o una cavalleria sopra la media non rendano un auto sportiva, tantomeno divertente, emozionante.
Ma comprendo la confusione che hanno messo su i reparti marketing di ogni produttore….perché la stiamo vivendo da pochi anni anche nelle due ruote: tante etichette, molte promesse, poca sostanza.
E a proposito di etichette, apprezzo le provocazioni a inizio articolo.
Ciao Direttò! Concordo su tutto tranne una cosa: la mia piccola 205 rallye a ben 5 posti + bagagliaio capiente continuo a considerarla una sportiva….
E Ha i cavalli di una Dacia Sandero 🙂
Esatto, caro omonimo! E come diceva sempre mio padre (citando una vecchia e famosa pubblicità), é inutile mettere una tigre nel motore se al volante c’é un somaro…
Tipo quelli che vanno in ufficio con lo zaino da trekking della NorthF, come se attraversassero le alpi a piedi tutte le mattine per andare al lavoro..
Scusate, sono razzista e ignorante..ma credo che sia più sportiva una Uno Turbo (da guidare dopo aver preso il brevetto di atterraggio con lo shuttle), che una qualunque R-Q-S-3-4-5-6-7-8-9 guidata con lo smartphone. Qui la domanda sta diventando: cosa significa guidare un auto sportiva?
Grazie direttore, Rollingsteel per il sociale
Entro a gamba tesa con la mia Toyota Auris ibrida messa a GPL.
Secondo me il problema è che siamo appassionati di meccanica e di motori. Sarò vecchio, il succo è proprio odori rumori e sensazioni. Non ho nulla di sportivo, ma ho un monocilindrico, un bicilindrico, un 4 in linea aspirato, un 4 in linea turbo benzina, un 5 cilindri turbo benzina, un v6 diesel e un v8 benzina, e ogni motore ha la propria personalità, un suo modo di borbottare e vibrare e perdere olio…. io di sterzo by wire, brake by wire, sospensioni magnetiche non mi interesso, e mi piace mettere i 50 euro nel distributore automatico. Non voglio un veicolo di cui sia sempre nota la posizione, pieno di telecamere, a rischio hacking…. non è solo un problema di sportività, le automobili si stanno estinguendo e anche la passione sta sparendo. Da noi le motociclette si chiamavano i mutur, le riviste gente motori, le rubriche tg2 motori… se togliamo i motori cosa resta? Scusate lo sfogo
Presente, Avevo un Slk… circa 200cv come il deltone, 2 posti secchi, trazione posteriore… ma di li a chiamarla sportiva ce ne passa…
A mio parere anche un’auto sportiva per definizione se non dotata di cambio manuale potrebbe non ritenersi tale.
Salve Direttore, avendo avuto una MX5 prima serie (fari a scomparsa) condivido in toto l’articolo. In contemporanea alla Mazda ho avuto anche una EG6 con aspirazione, scarico, rimappa etc che, pur più vicina ad una Golf GTI, aveva un sound da favola una volta passati i 6000. Purtroppo l’avvento dell’auto elettrica ha scatenato un fondamentalismo ecologista condito da sedicente superiorità intellettuale difficile da comprendere. Chissà che fine faremo…
Mai avuta un’auto sportiva: quanto di più vicino al concetto due Alfa 159 JTD col 1,9 8 valvole, la negazione di qualsiasi tipologia di motore da tanto era pigro metteva paura sorpassare un camion in statale…però assetto, sterzo, freni sicuramente superiori alle altre auto proposte dalle società di noleggio a lungo termine che spacciano veicoli a 4 ruote all’azienda per cui lavoro. Ora ho la più potente di tutte, Skoda Octavia iV, un missile se la batteria è carica e la strada diritta e la vettura è in movimento, la batteria nel baule la sbilancia aumentando l’inerzia dinamica mentre trazione anteriore coppia dei motori e peso al posteriore fanno fischiare gli pneumatici ogni volta che si cerchi uno spunto da fermo appena più vivace del consueto. Come immagino un’auto sportiva? Qualcosa che pesa poco ma è robusto e sicuro, sa stare in strada, curvare, frenare, accelerare e andare forte quanto motore e peso e aerodinamica le permettono, spostando non più di due esseri umani e due trolley da cappelliera di compagnia aerea normale, con un comfort dignitoso ma non prioritario. Ah, non disdegno aiuti elettromeccanici, doppie frizioni, sospensioni intelligenti, fari a matrice: tutto quanto votato al miglioramento prestazionale che sia extra al modello base è il benvenuto. Più estreme ci sono le vetture adattate da corsa, o nate solo per correre, sotto le berline e derivate SW, le sottomotorizzate di qualsiasi categoria, infine iniziando a scavare i vari SUV e in fondo all’abisso le tretonnellatemillecavalli, a quale mentecatto è stata data la licenza di inventarle?
Concordo su tutto, però, come per l’articolo sulle macchine a pile, penso che anche questo abbia un limite: finisce per definire la sportività come una questione di sensazioni e di emozioni, che sono per definizione soggettive. A questo argomento un vaggaro o un elettricista può tranquillamente rispondere che a lui il suo taxi pompato trasmette sensazioni ed emozioni e che quindi è sportivo.
Finiamo insomma come quelli che donna è chi si sente donna.
Sarebbe stato più efficace, anche se forse non in termini di attenzione generata, definire la sportiva in maniera più oggettiva, partendo dall’assunto iniziale, assolutamente valido, di auto destinata allo sport motoristico. Sport motoristico da intendersi come gare di velocità su circuiti o strade chiuse principalmente tortuosi, quindi niente drag strip né anelli. Questo perché la prestazione, il “va forte” va sempre contestualizzato: una Evo VI RS col cambio a 5 marce a rapporti corti va forte? Su un passo di montagna sì, a Monza no, prende il limitatore sul dritto. Una tesla va forte? Sulla drag strip sì, al Nurburgring va più piano di una Civic con meno di un terzo dei cavalli e la trazione davanti.
E poi nel valutare le auto si deve tenere conto del budget: un’rs3 va più forte di una Miata in circuito? Sì, ma costa come 2-3 Miata. È difficile trovare qualcosa con 5 porte più veloce della Miata a pari prezzo di listino.
Condividissimo. Noi siamo cresciuti guardando rally, turismo, salita o gp500 aspettando i 16 o i 18 anni per fare la patente e provare l’ebrezza della velocità, sentire l’odore di idrocarburo incombusto e il suono dei motori. Invece, da quando l’iPhone è diventato più importante che pagare l’affitto, la gente impazzisce per degli “smartphone con le ruote” dove conta più avere un cazzo di schermo da 24″ sul cruscotto piuttosto che un assetto serio. E poi la prima rotonda la saltano dritta.
Amen
Leggendo questo articolo, che condivido in tutto, mi viene naturale fare un paragone, forse estremo, con i treni. Vedere ansimare una vecchia vaporiera, quando lentamente si avvia , è molto più emozionante di assistere alla partenza di una R444.
Per quanto entrambi mezzi affascinanti, sentire il pulsante dello scappamento, quel respiro roco ed asmatico che prendeva vigore ad ogni boccata d’aria e che lo faceva sembrare viva, beh, non ha bisogno di commenti.
…del resto nessuno sa più cos’è un fiacre.
Grande direttore
condivido tutto quello che hai scritto ed ho le tue stesse passioni. Quante stupidate si sentono e si leggono in giro…. sempre molto piacevole leggere i tuoi articoli. bravo
sei troppo forte! ahhaaahah pienamente d’accordo su ogni riga dell’articolo. complimeti!
La sportività secondo me riguarda principalmente il piacere di guida e non necessariamente le prestazioni, due cose che non per forza coincidono. Una delle auto più divertenti che abbia guidato è una Mini nemmeno Cooper, una macchina che numeri alla mano va più forte la mia Grande Punto 1.3 Multijet 75cv. Una Cinquecento Sporting in ordine su un passo di montagna con curve strette è divertentissima, più di una grossa (e pesante) berlina con centinaia di cv. Stiamo qui a parlare di Golf, parliamo di ecosostenibilità, di auto a emissioni zero, di zone a emissioni zero! Io continuo a soffrire perché non esiste più Renault Sport. Un saluto.
Caro Direttore, io vi stimo, vi adoro, leggo con gioia ogni vostro articolo.
Ma sta cosa della MX5 o delle Jap ha stufato.
Sono delle carrette sotto motorizzate.
Il cambio e la frizione sono un impedimento, rallentano la guida, generano un impegno non necessario.
Una qualsiasi elettrica eroga più di 300cv istantaneamente, lasciandoci liberi di guidare, di premere l acceleratore q.b. e girare il volante.
Belli i motori termici, ma non parlarmi di sportività, sotto i 300cv le termiche son ferme.
Prova una model 3 performance e capirai….