“Presidente, bella macchina!”. Occhi spalancati. Indice e pollice a toccarsi e gesto della mano tipico dei buongustai. Due parole, forse le uniche due che conosce in italiano, ripetute come un mantra. Bella macchina, macchina bella.
Si chiama Ralf, baffo e capello lungo, biondicci entrambi, sosia non ufficiale di Alexander Marcus, noto cantautore tedesco al punto che, da adesso in poi, così ho deciso e sono irremovibile, lo chiamerò così, Alexander Marcus. 61 anni, ex operaio Mercedes, in pensione. Questa mattina Alexander si è svegliato, ha preso la sua macchinetta digitale Casio e, inforcata la bicicletta con cui ama spostarsi, è venuto nel parcheggio del museo della tecnica di Speyer, nel sud della Germania, regione del Baden-Württemberg, circa 150 km a sud di Francoforte, per vedere e fotografare un po’ di macchine, quelle che si ritrovano qui fuori ogni domenica mattina.
Komm mit mir, nach Papaya
Percorro l’autobahn, metto la freccia a destra, quarta, terza, il motore sale di giri impetuoso, supera i 3000 e da dietro il rombo del grosso V12 bolognese invade l’abitacolo con un latrato rauco, grave quasi maleducato ma non mi basta, pace per Waylon Jennings e la sua bellissima Luckenbach, Texas che suona in sottofondo.
The only two things in life that make it worth livin’
Is guitars that tune good and firm feelin’ women
I don’t need my name in the marquee lights
I got my song and I got you with me tonight
Maybe it’s time we got back to the basics of love.
Tiro la levetta di sinistra, in un batter di ciglia una frizione si apre un’altra si chiude, dagli scarichi una fucilata, ho bisogno di sentirlo, ho bisogno che questo maestoso gioiello di tecnica e meccanica, lussuriosa orgia di soave metallo, mi urli nelle orecchie ricordandomi perché sono qui e chi sono. Entro nella rampa, torno sul gas, butto un occhio a destra e vedo un grosso 747 che campeggia a mezz’aria. Eccomi, direi che sono arrivato, Speyer, museo della tecnica. Percorro un paio di svincoli e, mentre aspetto che la luce del semaforo diventi verde noto che, alla spicciolata, dalle stradine lì accanto diverse macchine interessanti entrano nel parcheggio. Una BMW 2002, una Nissan Skyline R32, una vecchia Ford Mustang Boss 302 che non è una 429 ma va bene lo stesso è bellissima. Ah, forse ho capito, c’è un raduno. Beh, mi piace intrufolarmi alle feste, intrufoliamoci pure a questa.
Entro, regalo un colpo di gas ai ragazzi che dal sottile finestrino mi allungano il biglietto per uscire dal parcheggio gratis a fine giornata.
I’m not here for this! Urlo da dentro il bolide
No problem, your car is good, you can enter.
Ok, danke! Passo la sbarra, parcheggio, due sgasatine che male non fanno, sollevo la portiera e scendo.
La gente mi raggiunge, come attirata da una forza invisibile. E poi, “Presidente, bella macchina!”. Occhi spalancati. Indice e pollice a toccarsi e gesto della mano tipico dei buongustai. Due parole, forse le uniche due che conosce in italiano, ripetute come un mantra. Bella macchina, macchina bella.
Scoprirò che si chiama Ralf anche se, per comodità, lo chiamerò Alexander Marcus, il noto cantante e produttore tedesco a cui somiglia tantissimo.
Pausa.
Cammino per il museo. Un Messerschmitt Bf 109, il relitto di uno Stuka. Spingo una porta a vetri, esco nel piazzale del museo, un F-15, un F-4 Phantom II dei Blue Angels, sono nel flow, sto facendo foto e video per il futuro A MANETTA, numero speciale della collezione di DI BRUTTO dedicato ai turbogetti poi all’improvviso un fastidioso bip bip. Vacca boia. Che tonto. La scheda SD del gimbal è piena, sono stato un pollo, ho solo questa. Poco male, il ticket del museo mi permette di uscire e rientrare due volte facciamo così, esco, prendo la macchina, vado al Media Markt più vicino e ne compro una, ho risolto problemi peggiori.
È domenica.
Siamo in Germania.
È domenica e siamo in Germania, è TUTTO chiuso. Anche i grossi negozi tipo il Media Markt.
Idea, Alexander Marcus, lui è di qui, di sicuro saprà dove andare.
Esco, è ancora in piedi davanti alla Lambo. Arrivo, si gira, mi vede, un disco rotto. Bella macchina, macchina bella. Di nuovo, pollice ed indice uniti a mimare un gesto universale.
Listen Alexander (Ralf), I need you,
Traduco per comodità
Mi serve una scheda sd, dove la posso trovare?
Uhm, Media Markt tutti chiusi oggi, possiamo andare al benzinaio qui vicino. (Nel negozio del benzinaio n.d.r.)
Sicuro?
No, ma andare vedere.
Che strada devo fare?
Esci, va a sinistra poi a destra. Semaforo destra, rotond….
Salta su.
Faccio per aprirgli la portiera ma no, ci sono emozioni uniche nella vita, lascio che sia lui a fare questo gesto. Ho passato i primi 35 anni della mia vita a sognare di fare questo gesto, di sollevare verso l’alto la portiera di una Lambo, ricordo bene cosa provai la prima volta che lo feci un paio di anni fa, lascio che Alexander Marcus si goda questo momento tutto suo. Si siede, si mette comodo, lo vedo, nei suoi occhi l’incredulità.
Partiamo, usciamo dal parcheggio circondati da gente che questa macchina non l’aveva mai vista, metto in modalità “sport” così che gli scarichi si aprano. Tutti, TUTTI, devono poter sentire cosa costruiscono a Sant’Agata Bolognese.
Dieci minuti dopo, dopo aver provato tre diversi benzinai senza recuperare nessuna scheda SD, io e Alexander decidiamo di dargliela persa, torniamo al museo che forse ho avuto un’idea per un piccolo trick che mi risolverà la giornata.
Spoiler, ci sono riuscito:
Dieci minuti dopo, al termine di un paio di rettilinei di quelli fatti come si deve, Alexander ha cambiato espressione. Siamo passati da presidente bella macchina a un molto più umano IT’S A DREAM!.
Un sogno, ecco cos’è. Mi rendo conto che per me, oramai – e la cosa non nego mi dispiaccia un po’ – guidare macchine del genere è diventato quasi normale. Un mio professore all’università diceva che l’uomo si abitua a tutto ed è vero, l’uomo si abitua a tutto, anche ad un V12 aspirato da 6,5 litri capace di girare fino a 9.500 giri spingendo sulle ruote oltre 800 cv.
Però non dimentico da dove vengo. Non dimentico cosa ho fatto per poter godere di questi tre giorni nei quali ogni mio più antico e puerile sogno si è trasformato in realtà. Non scordo i pomeriggi in casa a consumarmi le ginocchia del pigiama giocando sul tappeto con le Lamborghini in scala 1:18, nemmeno adesso che sono dentro ad una Lamborghini in scala 1:1. In giro è pieno di persone come Ralf Alexander che queste auto, quando va bene, ne hanno vista passare una da lontano, quando va male le hanno viste solo in foto. Fra le dita stringo una grossa bacchetta magica di alluminio e fibra di carbonio e detengo il potere di realizzare i sogni delle persone.
Oggi, complice una scheda SD troppo piccola per quel che volevo fare, è toccato a Ralf, ora accanto a me visibilmente emozionato.
Un sogno diventato realtà, ecco cos’è, ecco quale è il potere di oggetti come questi. Non solo macchine, non solo status symbol, ma esperienze. Totali, totalizzanti, di quelle che nella vita di una persona, non si scappa, c’è un prima e un dopo. C’è un prima, fatto di una tranquilla domenica mattina con il solito raduno di auto fuori dal museo e c’è un dopo, nel quale il racconto si arricchisce di un ragazzo (me lo ripeto, ragazzo) di 39 anni, venuto da non si sa dove per fare non si sa bene cosa, con il quale hai spizzicato qualche parola in inglese perché tu non parli italiano e lui non sa dire nessuna parola in tedesco se non Messerschmitt e Volkswagen ma che, a causa di una stupida micro SD troppo piccola, ti ha portato a fare un giro sulla sua Lamborghini. E allora tutto cambia perché puoi aver provato anche le macchine più veloci che ci sono in giro ma, ve lo garantisco, niente, NIENTE, nel mondo normale escluse altre hypercar, va forte come la Revuelto.
Fa paura. Ho guidato una Aventador SVJ, con la sua trazione integrale e il grosso V12 aspirato. Ricordo le possenti ondate di potenza spingermi contro il sedile. Ogni marcia era come una marea che mi prendeva e, con forza inaudita, mi allungava in avanti. Ogni marcia era un tripudio di giri verso un allungo infinito. Potente, veloce ma, comunque, gestibile. Sembrava un aereo al decollo, ma un po’ di più.
La Revuelto no. Oh no, col cazzo. Questa non è solo un aereo, questa è un aereo attaccato alla catapulta di una portaerei. Non c’è Aventador che tenga, affondare una seconda o una terza con la Revuelto richiede spazio e concentrazione perché la macchina, complici i tre motori elettrici – due davanti, uno che aiuta (!) il V12 -, va VERAMENTE FORTE. Se in seconda affondate il gas, passati i tremila giri il motore letteralmente esplode lanciandovi in avanti. Voi lo sapete che questa macchina fa lo 0-100 in due e mezzo (e lo 0-240 in 9,9 secondi!) ma finché non lo provate non capite cosa significhi questo numero. Non vi appiccica al sedile, vi strappa le orecchie. Dando tutto gas in seconda e terza si ha l’impressione che la dirompente forza che si scatena sulle grosse ruote (da 345 mm dietro, da 265 davanti) la faccia saltare in avanti, sembra voler stracciare l’asfalto sotto di lei. La prima non la cito nemmeno, ma la seconda, la terza e anche la quarta vengono divorate in pochi feroci istanti, con la macchina che esplode in avanti come lanciata da una catapulta a vapore. L’aiuto dei motori elettrici ha preso la progressione tipica della Aventador per trasformarla in una vera esplosione. Sulle Autobahn senza limiti ho voluto fare un paio di esperimenti e, ocio, questa macchina arriva ai 270 – e li supera – come la mia GR86 arriva ai 90 dai, poverina, facciamo i 110. Si tengono medie dei 210-220 come con la vostra andate ai 110. Affondando il gas ai 220 significa che entro la fine di questa frase toccherete i 270 e oltre. Un missile.
Un caccia.
Mi sono dimenticato di farmi una foto con lui. L’ho cercato sui social ma, mi capirete, trovare un tizio di nome Ralf in Germania è come cercare un Mario in Italia. Ma fa lo stesso, voglio immaginare che per lui io non sia mai esistito, che sono arrivato, che con la mia bacchetta magica di alluminio e fibra di carbonio ho fatto un incantesimo e puf, per dieci minuti soltanto, Ralf si è ritrovato con una strana e inverosimile storia da raccontare per sempre. Di quella volta che ha fatto un giro in Lamborghini attorno a Speyer, di quella volta che, uscendo da uno svincolo dopo aver tirato una marcia, l’italiano accanto a lui ha fatto un terza seconda accompagnato da due scoppi – e probabilmente due fiammate – così forti, veri, vividi e reali che no, non può essere vero, forse ho solo sognato.
Träume nicht dein Leben, sondern lebe deinen Traum.
“Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.”…
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Revuelto + Autobahn + Magia (volare) di Franchino.
Ti ho immaginato così, direttore!
La provincia è tutt’un’altra cosa….verissimo! PS anche io team mayo sulle patatine . Grazie per raccontare il tuo sogno divenuto realtà
Leggerti è bellissimo… Fantastico direttore! Avanti sempre così!
siamo tutti Ralf :’)