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M5A1 Stuart, il carro armato americano spinto da due V8 Cadillac

Non so se succede anche da voi ma qui a Roma, dopo i primi di novembre, il traffico impazzisce.

Non che durante il resto dell’anno sia tranquillo, ma quando inizia ad avvicinarsi il Natale, va proprio fuori controllo.

Evidentemente a tutti viene voglia di andare in giro a spendere soldi.

A me, invece, verrebbe voglia di far saltare in aria intere file di macchine. Così, per liberare la strada.

Quindi sogno di andare in giro per l’Urbe con un bel carro armato e di sparare colpi a mio piacimento.

Per esempio, questo M5A1 Stuart originale del 1943 sarebbe perfetto. C’è solo il piccolo dettaglio del prezzo, per pagare il quale dovrei vendere casa. In realtà c’è anche un altro dettaglio, cioè che sia il cannone principale sia le mitragliatrici non funzionano, ma credo che non sarebbe un problema ripristinarle.

Vabbè, interrompo i sogni distruttivi e mi concentro su questo Stuart M5A1 che è stato da poco venduto a Los Angeles per circa 330.000 dollari, in condizioni operative, con entrambi i suoi V8 Cadillac perfettamente funzionanti.

Appartenente alla serie M3/M5, è stato uno dei carri armati più comuni della Seconda guerra mondiale e diciamo subito che il soprannome “Stuart” gli venne dato dall’esercito britannico, che utilizzò per primo l’M3 in Nord Africa nel novembre del 1941, impiegandone circa 170 esemplari nell’operazione Crusader, primo vero successo dell’esercito britannico contro le forze tedesche dall’inizio della Seconda guerra mondiale, dimostrazione sul campo che il temibile Afrika Korps di Rommel poteva essere battuto. Il nome ufficiale scelto dagli americani, invece, era Light tank M3, poi Light Tank M5.

Di M3/M5 vennero prodotti circa 25.000 pezzi, ma ne sono sopravvissuti davvero pochi e la maggior parte si trovano nei musei. Questo esemplare, infatti, è uno dei pochi appartenente a un privato, che ha deciso di metterlo in vendita.

Tornando alla storia, quando gli Stati Uniti decisero di entrare nel secondo conflitto mondiale, le loro capacità corazzate si basavano in gran parte sull’M3 Stuart, un carro armato leggero e compatto che si era dimostrato efficace in Nord Africa ma che stava già mostrando i segni del tempo.

L’M3 si muoveva grazie a un motore radiale di derivazione aeronautica, che poteva essere un Continental W-670 a 7 cilindri alimentato a benzina (8.936 esemplari) o un diesel Guiberson T-1020 a 9 cilindri (1.496 esemplari). Si trovava nella parte posteriore del carro armato, con la trasmissione nella parte anteriore dello scafo; per cui l’albero di trasmissione che li collegava passava proprio in mezzo ai soldati impegnati a combattere.

Così, l’evoluzione da M3 a M5 riguardò principalmente questi aspetti. Al posto del motore radiale venne installata una coppia di V8 Cadillac Serie 42 da 5,7 litri e 110 CV ciascuno, collegati a una una coppia di cambi automatici Hydra-Matic a 4 rapporti e a un ripartitore di coppia a doppia gamma che forniva potenza a entrambi i cingoli. Questa soluzione era una novità assoluta, che permetteva anche di destinare la gran parte della produzione di W-670 all’aeronautica.

Dalla configurazione bimotore risultavano 220 CV e un funzionamento più fluido e silenzioso. I cingoli erano in acciaio a doppio perno con cuscinetti in gomma, quattro ruote per lato, ruote posteriori folli e tre rulli di rinvio, il tutto supportato da sospensioni a molloni verticali. Inoltre, i due V8 erano montati più in basso rispetto al radiale, in uno scafo saldato a cui era stata aggiunta una corazzatura inclinata, migliorando allo stesso tempo lo spazio per l’equipaggio.

I primi M5 entrarono in servizio nel 1942, ma l’M5A1, introdotto più tardi nello stesso anno, fu la versione definitiva. Utilizzava una nuova torretta derivata dall’M3A3, aveva un vano posteriore per le apparecchiature radio, un cannone M6 da 37 mm con stabilizzatore giroscopico e una mitragliatrice Browning coassiale calibro .30. Lo spessore della corazza dello scafo variava da 9,4 mm a 50,8 mm e pesava circa 15 tonnellate con carico da combattimento. La velocità massima era di circa 58 km/h e l’autonomia operativa arrivava a circa 160 km su strade asfaltate, meno in fuoristrada.

L’M5A1 prestò servizio in quasi tutti i teatri del conflitto: in Nord Africa e in Italia sostituì gli M3 nelle unità di cavalleria e di ricognizione. La sua velocità e agilità erano preziose per le operazioni di fiancheggiamento e schermatura, ma il suo cannone da 37 mm era inefficace contro mezzi corazzati tedeschi come il Panzer IV e il Panther. Così i soldati americani impararono rapidamente a sfruttare la mobilità dello Stuart per azioni rapide, affidandosi all’artiglieria e al supporto aereo per gestire bersagli più pesanti.

Nel Pacifico, l’M5A1 entrò in servizio più tardi, con il Corpo dei Marines degli Stati Uniti durante lo sbarco di Roi-Namur nel febbraio 1944. I carri armati giapponesi, in genere più leggeri e con una corazzatura più sottile, soffrivano il cannone da 37 mm, mentre la manovrabilità era bel un vantaggio nelle operazioni nella giungla. L’M5A1 fu impiegato anche dalle forze della Francia Libera, dei Nazionalisti Cinesi del generalissimo Chiang Kai-shek e delle Forze Sovietiche nell’ambito del programma Lend-Lease, sebbene l’URSS ne ricevette molti meno rispetto agli M3.

Anche se gli equipaggi apprezzavano molto l’M5A1, la sua corazzatura leggera ne limitava l’utilità a lungo termine. Così, a partire dal 1944, l’M24 Chaffee, dotato di un cannone da 75 mm e di sospensioni a barra di torsione, iniziò a sostituire l’M5A1 nei ruoli di prima linea. Dopo la fine delle ostilità molti di questi carri armati continuarono a essere impiegati da diverse nazioni, tra cui Cina, Cuba e Jugoslavia, fino a tutti gli anni Cinquanta. Insomma, molti M5A1 continuarono a prestare servizio in compiti secondari fino alla fine della guerra e alcuni rimasero in addestramento e negli inventari alleati per anni.

In tutto, tra il 1942 e il 1944 furono costruiti più di 8.880 esemplari dell’M5 e dell’M5A1; della produzione si occupavano tre aziende: Cadillac, American Car & Foundry e Massey-Harris Company. Tornando al nostro M5A1, sebbene non abbia mai rivaleggiato con la potenza di fuoco di carri armati medi come lo Sherman, la sua facilità d’uso e la sua affidabilità lo hanno reso uno dei carri armati leggeri di maggior successo del conflitto. Inoltre, la sua architettura meccanica, con il doppio propulsore Cadillac, fu ripresa da diversi altri veicoli corazzati del Dopoguerra, dimostrando che i componenti automobilistici prodotti in serie potevano funzionare perfettamente per scopi militari.

A questo punto, non rimane che dare un’occhiata alle specifiche di questo esemplare: intanto sappiate che l’interno è rifinito in bianco e mantiene la configurazione originale a quattro posti, con sedili regolabili per pilota, copilota, mitragliere e comandante/caricatore. I comandi includono i timoni montati sul soffitto, un pannello strumenti centrale con doppio contagiri, gli indicatori della pressione dell’olio e del liquido di raffreddamento per ciascun motore e un tachimetro con fondo scala a 80 miglia orarie, dunque abbastanza ottimista. Il contachilometri segna 407 miglia percorse, anche se il chilometraggio totale è sconosciuto. L’equipaggiamento ausiliario include scaffalature, contenitori e il generatore ausiliario “Little Joe” utilizzato per mantenere la carica della batteria dell’impianto elettrico a 12 volt.

Mancano solo le munizioni.

Articolo del 28 Novembre 2025 / a cura di Alessandro Vai

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  • Marco Gevi

    Descrizione Molto bella ed efficacr

  • Flavio

    Abito a Roma se vuoi facciamo metà per uno!!

    • GALLI ANDREA

      Bravissimo. Mi piacerebbe conoscere anche come erano inquadrati nei reparti. Divisioni corazzate o anche fanteria? Gruppi esploranti, cavalleria, ecc?

  • FRANCESCO

    Beh, diciamo che quando gli Stati Uniti decisero di entrare nel secondo conflitto mondiale erano così vergognosamente indietro nella progettazione e nello sviluppo dei mezzi corazzati che non avevano niente di meglio del carro leggero M3 da offrire sul mercato… Meccanicamente parlando l’M3/M5 era un gioiellino, filava che era un piacere e non si guastava mai (in Africa i carristi inglesi dell’8a Armata l’avevano ribattezzato “honey”, “dolcezza”) ma la sua modesta corazzatura e il suo ancor più modesto cannoncino da 37mm lo rendevano praticamente inservibile sul campo di battaglia se non nei compiti di ricognizione ed esplorazione. Gli americani continuarono ad utilizzarlo in questo ruolo fino agli ultimi giorni di guerra, impiegandolo in caso di emergenza anche come sostegno alla fanteria specialmente nel teatro del Pacifico visto che, per loro fortuna, i jappi non avevano né i Tigre né i panzerfaust. Nel dopoguerra questo simpatico giocattolino è stato per un breve periodo in dotazione anche ai gruppi esploranti divisionali e ai reggimenti di cavalleria blindata all’Esercito Italiano, prima di venir sostituito dall’M24 Chaffee che però era fatto di tutt’altra pasta e soprattutto di tutt’altro ferro.

  • Andrea Pittalis

    Abito anche io a Roma, se ci organizziamo in base alle destinazioni credo che potremmo fare un comodissimo Tank Sharing

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