Cari amici Rollingsteeler e non (che non si dica che non siamo inclusivi) siamo arrivati alla terza e ultima parte dell’articolo che molti di voi stavano aspettando: la classifica definitiva della auto più sfigate di tutte.
Dopo avere snocciolato le posizioni dalla 15 alla 11 e poi dalla 10 alla 6, siamo arrivati al dunque, al fatidico quintetto finale.
Molti di voi hanno provato a indovinare quali sarebbero state le prossime auto protagoniste e hanno fatto delle previsioni, in alcuni casi azzeccandoci pure. Qualcuno ha addirittura snocciolato tutta la gamma Lancia-Chrysler dell’era Marchionne…
Premesso che non ci piace sparare sulla Croce rossa, ci siamo dati come regola quella di citare una sola auto per ogni marchio, altrimenti alcuni brand sarebbero stati oltremodo penalizzati, tipo quello spagnolo che prima vendeva copie della auto italiane e poi è passato a vendere reinterpretazioni delle auto tedesche.
Quindi ci siamo attenuti ai numeri e abbiamo scelto le auto disgraziate seguendo l’unico criterio caro alle Case automobilistiche: il denaro.
Di conseguenza, le auto più sfigate di tutte sono quelle vetture così poco redditizie che la Casa madre ha deciso di interromperne la produzione prima della fine del ciclo di vita, per non continuare a rimetterci dei soldi, oppure ha continuato a produrle per mere ragioni di orgoglio, ma ci ha comunque rimesso tantissimo.
La classifica, dunque, non considera caratteristiche come l’estetica, il piacere di guida, le prestazioni e così via. Molti lettori ci hanno fatto notare che la Smart Roadster e la Fiat 124 Spider sono divertenti da guidare e che l’Audi A2 sia ancora oggi un prodigio della tecnica e una campionessa di efficienza. Tutto vero, non ci sono dubbi. Ma queste auto hanno comunque causato un bagno di sangue nelle finanze delle rispettive aziende. È questo a renderle sfigate.
Come abbiamo già spiegato, tutte le auto nascono con un ciclo di vita programmato, diciamo di 6-8 anni. Durante questo periodo l’azienda decide se e quanto rinnovare il modello, oppure se mandarlo in pensione e sostituirlo con qualcosa di diverso. Ma se questo ciclo di vita non viene nemmeno completato, vuol dire proprio che la situazione è senza speranza.
Ed è proprio la mancanza di speranza che abbiamo cercato e trovato.
Ebbene, senza ulteriori indugi, ecco l’ultima parte della classifica delle auto più sfigate di tutte.
5 Honda e (2020-2023)
Se in Europa ci fosse più gente ricca, se molte persone si potessero permettere la terza auto, se più gente potesse avere una colonnina di ricarica in garage, allora la Honda e sarebbe stata una macchina perfetta. Del resto, anche se mio nonno avesse avuto tre palle sarebbe stato un flipper. Invece, purtroppo, la realtà è molto più triste e Honda non ha mai trovato 10.000 automobilisti europei che ogni anno le sganciassero quasi 40.000 euro per avere una citycar lunga 3,9 metri con soli 220 km di autonomia. Da non credere, eh? Peccato, però, perché a parte questi due difettucci del tutto trascurabili, la Honda e era una macchina fichissima e colma di tecnologia.
Lo stile era completamente riuscito, con dei richiami a quello delle prime Civic, la qualità a bordo era alta e il reparto hi-tech prevedeva addirittura le telecamere al posto degli specchietti laterali. Al posto guida, effettivamente, sembrava di stare nel futuro. Peccato che il presente fosse fatto di ansia, perché l’autonomia reale non superava mai i 150 km e ogni spostamento che non fosse il tragitto casa-lavoro si trasformava in un incubo. Così le vendite ristagnavano: 3.436 unità nel 2021 e altre 2.110 nel 2022, per un totale di poco meno di 12.000 unità prodotte a inizio 2024, quando Honda comunicò la cessazione della produzione.
4 Renault Avantime (2001-2003)
Dell’ostinazione dei francesi e di auto dal destino segnato già in partenza come la Citroen C6 e la Peugeot 607 vi abbiamo già raccontato. Con la Avantime, invece, entriamo proprio nel campo della presunzione consapevole. Per la serie “è inutile fare un’ammiraglia berlina, ché in quel segmento l’invasione tedesca non è mai finita. Sparigliamo le carte e facciamo un’ammiraglia alternativa, strana e incomprensibile, forse qualcuno la comprerà”. Solo una manciata di dirigenti dall’accento francese potrebbe confermare questa versione, ma a noi non importa, perché sono i numeri a parlare. Renault aveva previsto di produrre 15.000 Avantime, ma dopo poco più di due anni e 8.557 auto vendute, anche grazie a forti sconti, decise di lasciare perdere.
Qualche amante dell’avanguardia ci rimase male e in effetti la Avantime ispira simpatia, con la sua carrozzeria da monovolume a tre porte, l’assenza del montante B, le ampie superfici vetrate e le porte con l’originale meccanismo con un doppio sistema di cerniere che le divideva in due parti che si potevano muovere in maniera indipendente. Sotto la carrozzeria della Avantime, in realtà, c’era la meccanica della Espace ma, rispetto a quest’ultima, anche molto più alluminio. Infine, questioni metalliche a parte, bisogna ricordare che la fine della produzione della Avantime portò anche alla chiusura della Matra, che la assemblava.
3 Aston Martin Cygnet (2011-2013)
Avete presente quando gli inglesi fanno cose assurde, che solo loro riescono a comprendere? Bé, eccone una: prendere una Toyota IQ fatta e finita, smontarla tutta per cambiare i rivestimenti degli interni e per sostituire alcune parti della carrozzeria (cofano, parafanghi, paraurti, portellone e luci), poi ridipingerla e infine venderla a due volte e mezza il prezzo di listino. Perchè? Perché nel frattempo ha cambiato nome ed è diventata Aston Martin Cygnet. Peccato che le prestazioni siano rimaste esattamente le stesse della piccola Toyota: il 1.3 4 cilindri da 97 CV non subisce alcun tipo di modifica, così come il cambio CVT. Così lo scatto da 0 a 100 km/h in 11,6 secondi e la velocità massima di 160 km/h rimangono invariate.
Bello, vero? E secondo voi c’erano 4.000 persone all’anno disposte a spendere non meno di 39.000 euro per portarsi a casa questa meraviglia dell’automobile britannica? Naturalmente no! Mica tutti sono fulminati come i dirigenti dell’Aston Martin, nemmeno gli inglesi. L’ad dell’epoca della Casa britannica, invece, era un fulminato vero e dava la colpa delle scarsissime vendite alla carenza delle auto a disposizione e alla lentezza del processo produttivo. Contento lui… fatto sta che dopo appena due anni dalla presentazione e 600 auto vendute, la produzione della Cygnet viene cancellata.
Meno male che poi la solita follia degli albionici li abbia portati a creare una Cygnet col V8…
2 Lancia Flavia (2012-2013)
Di tutti gli errori che Sergio Marchionne ha fatto durante i suoi anni come ad del Gruppo Fiat, probabilmente quello della Lancia Flavia è il più sfavillante, sebbene uno tra i più innocui a livello finanziario. Alla fine, portare in Europa poche migliaia di auto dopo aver cambiato solo gli stemmi sperando di venderne poche, non è un’operazione così impegnativa dal punto di vista economico industriale. Peccato che sia stata disastrosa a livello di immagine, credibilità e percezione del brand. L’idea era questa: prendere la Chrysler 200 Convertible, già derivata dalla vecchia Sebring Cabrio (nata sulla piattaforma della Mitsubishi Lancer), appiccicarle gli scudetti Lancia e venderla dall’altra parte dell’Atlantico.
Tutto questo con il solo motore 2.4 benzina aspirato da 170 CV e 225 Nm, abbinato a un cambio automatico a 6 rapporti, che beveva come un Alpino e correva come una statua. La speranza era di venderne 1.000 nel 2012 e 2.000 nel 2013, ma la realtà diceva 218 auto il primo anno e 225 il secondo, nonostante lo sconto di 13.000 euro che faceva scendere il prezzo a 24.900 euro. Così, dopo meno di un anno e mezzo dal suo debutto – era stata presentata al salone di Ginevra del 2012 – nell’ottobre del 2013 uscì dal listino, senza nessun rimpianto e la consapevolezza che il destino della Lancia fosse ormai segnato, diventava sempre più forte.
1 Jaguar XJ 220 (1992-1994)
Fare il passo più lungo della gamba. Può essere riassunta così la storia della Jaguar XJ220, auto che ha contribuito ad affossare la reputazione del brand britannico, soprattutto in quella parte di clientela molto ricca che ha smesso per sempre di considerarlo nel gotha dell’automobile. Del resto se prometti e poi non mantieni, non si offende solo Ambra ma pure chi ha sganciato 50.000 sterline di anticipo e si aspettava di sentire cantare un bel V12 dietro le sue orecchie. Nel 1988 Jaguar aveva vinto la 24 Ore di Le Mans e, presi dall’entusiasmo, un piccolo gruppo di dipendenti aveva sviluppato una supercar stradale praticamente di nascosto, tanto che fu completata il giorno prima della presentazione.
Aveva un V12 da 6 litri, la trazione integrale, le sospensioni attive e le porte con apertura a forbice. Il nome XJ220 suggeriva che la velocità massima potesse raggiungere le 220 miglia orarie (354 km/h). Subito dopo averla mostrata, Jaguar fu bombardata di richieste: ricevette 1.500 prenotazioni con altrettanti anticipi di 50.000 sterline. A quel punto si trattava di omologarla e produrla, per cui la Casa britannica si rivolse alla Tom Walkinshaw Racing, che si mise al lavoro. E arrivarono i primi problemi.
Il V12 era troppo grande e non riusciva a rispettare le neonate norme anti-inquinamento, per cui viene sostituito dal 3.5 V6 della Rover Metro 6R4, che viene pompato con due turbo. Poi, per semplificare il tutto spariscono sia la trazione integrale che le sospensioni attive; alla fine pure le porte a forbice. Nonostante i 540 CV la maggior parte dei clienti rinuncia, chiede indietro l’acconto e le vendite crollano. Alla fine, dopo due anni, di XJ220 ne sono state costruite solo 280 e quindi Jaguar decide di lasciare perdere. Nel frattempo, però, Martin Brundle leva i catalizzatori alla sua XJ220 e a Nardò la porta a 349,4 km/h, rendendola l’auto di serie più veloce del mondo. Purtroppo, però, un anno dopo arrivò la McLaren F1 a portarglielo via.
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Se non sbaglio della avantime ne avete fatto un articolo in passato…a me piaceva, ne avevo vista una, l apertura degli sportelli era una figata, ma non avrei mai avuto il coraggio di comprarla!
Honda e: chi può permettersi un 3° auto si prende una sportiva, non questa;
Avantime: così brutta da fare il giro ed essere bella;
AM Cygnet: mah…;
Flavia: se Marchionne fosse andato al cinema anziché partorire sta boiata;
XJ220: va bene la metà dei cilindri e delle ruote motrici, ma era (ed è tuttora) fighissima…
Mi sembrava che tra i criteri di scelta dei modelli ci fosse una grande perdita economica per il costruttore. Non capisco quindi la presenza della Flavia che, seppure di scarso successo commerciale più o meno come tutti i modelli presi dagli USA, forse eccetto Freemont che un po’ di vendite le può vantare) non ha rappresentato una grande perdita economica come scritto anche nell’articolo.
Gustose le retrospettive, ma dal criterio unico per definire la sfiga, allora al numero 1 doveva esserci la Bugatti Veyron per perdite stimate ad ogni esemplare prodotto, oppure la Smart Fortwo per perdite su tutta la produzione.
E quantomeno andava citata la Stilo…
Non è possibile materialmente elencarle tutte lo hanno anche detto.
Ma Veyron e Fortwo (+ Stilo) secondo il criterio scelto dall’autore sono le più “sfigate” IN ASSOLUTO: andavano per forza annoverate (o si sarebbero dovuti dichiarare criteri diversi…)
Jaaag! :'(
Ma non è sfiga. E’ solo fintamente lenta e pesante, come i giaguari dei documentari, che sembrano drograti. Non lo sono, hanno solo i loro ritmi. O almeno, li avevano. Oggi siguur che no.