Smart Roadster, Mini Coupé, Fiat 124 Spider, Ford StreetKa e Audi A2. Sono queste le cinque vetture che occupano gli ultimi posti della nostra classifica sulle auto più sfigate di tutte: modelli così poco redditizi che che la Casa madre ha deciso di interromperne la produzione prima della fine del ciclo di vita, per non continuare a rimetterci dei soldi, oppure ha continuato a produrle per mere ragioni di orgoglio, ma ci ha comunque rimesso tantissimo.
Sono questi i criteri con cui abbiamo stilato la classifica, che dunque prescinde da altre caratteristiche come l’estetica, il piacere di guida, le prestazioni e così via. Molti lettori ci hanno fatto notare che la Smart Roadster è la Fiat 124 Spider sono divertenti da guidare e che l’Audi A2 sia ancora oggi un prodigio della tecnica e una campionessa di efficienza.
Tutto vero, non ci sono dubbi. Ma queste auto hanno comunque causato un bagno di sangue nelle finanze delle rispettive aziende. È questo a renderle sfigate. Come abbiamo già spiegato nella prima parte di questo articolo, tutte le auto nascono con un ciclo di vita programmato, diciamo di 6-8 anni. Durante questo periodo l’azienda decide se e quanto rinnovare il modello, oppure se mandarlo in pensione e sostituirlo con qualcosa di diverso. Ma se questo ciclo di vita non viene nemmeno completato, vuol dire proprio che la situazione è senza speranza.
E proprio di queste ci stiamo occupando noi.
Quindi, ora che abbiamo chiarito i concetti alla base di questa classifica, proseguiamo.
10 Peugeot 607 (2000-2010)
Che i francesi siano ostinati non è certo una novità: basta pensare all’esistenza del marchio DS per averne conferma. Ma, prima di impegnarsi a creare un brand di lusso partendo dal nome di un’auto sì mitica ma fuori produzione da quaranta anni, quelli di PSA speravano ancora di poter competere con i marchi tedeschi sul loro campo di battaglia preferito: quello delle berline premium. Così, nel settembre del 1999 nacque la Peugeot 607, erede delle già sfortunate 604 e 605. Lunga quasi 4,9 metri, si inseriva nel segmento E, con un stile tutto sommato decente. I materiali erano di buona qualità e venivano assemblati con cura, lo spazio a bordo era abbondante e le dotazioni da vera ammiraglia.
La piattaforma era la stessa della 605 e quindi anche della Citroën XM, tuttavia durante le prime prove stampa, i giornalisti francesi bocciarono senza appello la tenuta di strada. In Peugeot corsero subito ai ripari, cambiano i cerchi (da 15 a 16 pollici), modificando la taratura delle sospensioni e installando l’ESC di serie. Peccato che il motore Diesel più potente fosse il 2.2 HDI da 136 CV, mentre i tedeschi offrivano ben altre potenze. Quindi la 607 non fu mai considerato da un certo tipo di clientela e, quando arrivò il 2.7 V6 HDI, la vettura era già a fine carriera. In ogni caso, la 607 rimase in produzione fino all’estate del 2010, totalizzando quasi 170.000 vetture. Peccato che il progetto era costato 559,6 milioni di euro e che non raggiunse mai i livelli di redditività sperata, tanto che Peugeot decise di abbandonare il segmento.
9 Seat Exeo (2008-2013)
Di Seat Exeo, invece, ne sono state vendute poco più di 80.000 in cinque anni, ma di certo non è stato un esperimento di successo per il Gruppo Volkswagen, che nella seconda metà degli anni Duemila era all’apice della sua storia. Così, forse per eccesso di entusiasmo, qualche dirigente convinse tutti gli altri che sarebbe stata una buona idea prendere la generazione di Audi A4 precedente (B7) a quella venduta in quel momento e venderla con il marchio Seat, naturalmente a un prezzo minore del 25-30%, spendendo il minimo indispensabile per modificarla. Un’operazione squisitamente pragmatica, che aveva anche il pregio di occupare le linee dello stabilimento di Martorell, che in quegli anni erano un po’ troppo a riposto.
Peccato che le minestre riscaldate non piacciano a nessuno e che anche gli automobilisti con le tasche non particolarmente gonfie preferissero rivolgersi ad altri brand piuttosto che spendere per una vecchia Audi travestita da Seat. Inoltre, in quel segmento di mercato gli acquirenti cercavano station wagon comode e spaziose e la Exeo non lo era, né per i passeggeri posteriori né per i bagagli, con un vano da soli 344 litri. E se sulla A4 Avant queste pecche erano compensate dal marchio Audi, quello Seat non aveva certamente la stessa forza. Quindi la povera Exeo non superò i cinque anni di vita, periodo in cui fu anche scelta dalla nostra Polizia Stradale come auto di servizio, visto che costava un bel po’ di meno dell’Alfa 159 Sportwagon.
8 Opel Signum (2003-2008)
La Opel Signum rappresenta la prova che anche le migliori menti possono sbagliare e che non basta raggiungere il successo per avere la garanzia di mantenerlo. Walter Treser inventò il nome “quattro” quando lavorava all’Audi, poi dopo varie vicissitudini arrivò in Opel, dove come responsabile dello sviluppo avanzato fu fortemente coinvolto nello sviluppo della terza generazione della Vectra e della sua derivata, la Signum. Quest’ultima era a tutti gli effetti un esperimento, visto che univa le misure di una berlina del segmento D con una forma della carrozzeria inconsueta, con un posteriore più da monovolume che da station wagon (anche perché c’era anche la Vectra SW). Di fatto, rispetto alla Vectra si poneva un gradino sopra, anche come motorizzazioni, allestimenti e prezzi.
Il passo molto lungo (2,83 metri) creava tanto spazio per i passeggeri dei sedili posteriori, che avevano anche lo schienale regolabile singolarmente. C’erano anche accessori insoliti per una Opel: il “Travel Assistant”, che includeva un frigorifero, un supporto per lettore DVD, portabicchieri, due tavolini pieghevoli e prese da 12 volt. Ma si poteva ordinare anche il sistema “Twin Audio”, che permetteva ai passeggeri posteriori di ascoltare la propria musica tramite cuffie. Tuttavia, pur essendo tecnicamente un’auto valida, la Signum non trovò mai la sua clientela e in sei anni di commercializzazione non raggiunse nemmeno le 100.000 unità prodotte.
7 Citroen C6 (2005-2012)
La Citroen C6 è una parente molto stretta dell’auto di cui avete letto qualche riga fa, ovvero la Peugeot 607. Ma se l’ammiraglia del leone è stata una vettura sfigata, quella del Double Chevron si è rivelata un vero e proprio disastro: 23.384 auto prodotte in otto anni di produzione, per una perdita di qualche miliardo di euro. E pensare che è un’automobile valida tecnicamente e che è stata anche la preferita di tre presidenti francesi, ovvero Chirac, Sarkozy e Hollande. Ma tutto questo non è bastato. Iniziamo col dire che il segmento delle ammiraglie è terreno esclusivo dei tedeschi: Mercedes, Bmw e Audi (in quest’ordine). Qualsiasi altro brand abbia provato a dargli battaglia sul mercato europeo, ha perso.
E se non ce l’hanno fatta aziende come Jaguar, Lexus e Maserati, figuriamoci se potevano riuscirci i francesi. È vero che di Citroen XM sono stati prodotti e venduti oltre 330.000 esemplari in undici anni, ma occupava un segmento inferiore a quello della C6 e comunque era istata n un certo senso protetta dal mercato pre-Unione europea. Tornando alla C6, il suo stile era fin troppo audace per una tipologia di auto dove l’immagine austera è quella che conta. Aveva buoni motori V6 benzina e turbodiesel, era spaziosa e aveva un ottimo assetto con tanto di sospensioni elettroniche. Ma tutto questo non è bastato.
6 Nissan Pulsar (2014-2018)
Con la Nissan Pulsar dello scorso decennio torniamo tra le auto la cui produzione è stata interrotta prima della fine del tempo e senza che nessuno versasse una lacrima, se non gli azionisti della Casa giapponese. Su quest’auto, peraltro, ho un aneddoto personale perché partecipai al “media test drive” internazionale a Barcellona nel 2015 e ricordo benissimo che pensai “questa non la comprerà nessuno”. La linea era bruttina, la plancia superata nel disegno e l’infotainment era già vecchio. Inoltre i prezzi erano alti. Le uniche cose buone erano il motore 1.5 dCi di origine Renault, che tuttavia consumava più del solito visto che la Pulsar era piuttosto grossa (4,4 metri), e l’enorme spazio a disposizione dei passeggeri posteriori dovuto al passo lungo.
Peccato che in un segmento ultra-competitivo come il C, da sempre dominato dalla Golf, concorrere con un’auto bruttina e costosa era come una dichiarazione di suicidio. La Pulsar, nome che ha una lunga tradizione in Giappone e in altri mercati, era stata sviluppata dalla Nissan Motor Ibérica, ovvero la sezione spagnola della casa nipponica, e veniva prodotta nello stabilimento Renault di Barcellona. La sensazione è che sia una di quelle automobili realizzate solo per riempire le linee di uno stabilimento. Secondo Nissan se ne dovevano vendere 65.000 all’anno, ma nel 2017 ne erano state vendute solo poco più di 25.000 e quindi la produzione fu cancellata.
Voi, invece, non cancellate i vostri sogni e ricordatevi di comprare Di Brutto vol. 7 che vi aiuterà ad alleviare la tristezza della fine dell’estate.
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Ho un brutto presentimento: al primo posto, l auto che se avesse venduto un unità per ogni commento entusiasta, avrebbe fatto il botto dei botti….l alfa romeo giulia!
Io, in zona calda, intravedo la Lancia Thesis. Mi sbaglierò?
Avantime e/o VelSatis a quanto sono date?
Penso che ne leggeremo presto!
La Pulsar… Alla presentazione ne parlavano come dell’anti-Golf. Di anti rispetto alla Golf ebbe solo il successo…
Le prime 5 posizioni sono:
– Lancia Lybra
– Lancia Thesis
– Lancia Thema (base 300C)
– Lancia Flavia 2012
– Lancia Vojager
Questa è una classifica che mi piace e che condivido. Ho avuto 1 beta, 2 thema e 1 lybra e ho avuto la fortuna di guidare flavia berlina, flavia coupe, fulvia coupe e si sono rivelate tutte delle splendide auto. Vorrei tanto conoscere tutti quei dirigenti che in poco tempo sono riusciti a far fuori una meravigliosa fabbrica come la LANCIA
“Figuriamoci se potevano riuscirci i francesi.” Queste cose qua mi fanno incazzare come una bestia. Citroen nella fattispecie ha una storia fatta di soluzioni tecniche prestigiose e auto come la DS trascendono il semplice concetto di auto sconfinando nell’opera d’arte. Prendete per il culo i francesi e sulla nostra FIAT in America scherzavano dicendo che è l’acronimo di Fix It Again Tony, riparala ancora Tony! Lancia a inizio anni 90 si ritirò dal mercato inglese a causa di una figuraccia mostruosa con la Beta che marciva in un batter d’occhio, stessa sorte toccata alla Delta marchiata Saab nei paesi scandinavi. Per anni siamo stati lo zimbello d’Europa a causa della ruggine passante quindi dovremo solo stare zitti, che alla cazzata dell’orgoglio italiano e dei bei tempi in cui eravamo grandi ormai non ci crede più nessuno a parte quattro scappati di casa che sanno parlare solo di quelle cazzo di Uno Turbo, Alfa 75, Delta e TurboStar, peraltro dicendo sempre le solite stronzate “bare volanti, auto da rapina, regina dei rally, le vere auto di una volta, camion di una volta, cazzate di una volta”. E porco d*o!