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Le auto della 24 Ore di Le Mans? Meglio i modellini…

Immaginate di varcare la soglia di un santuario, non di una antica divinità, ma quello della velocità, dell’avanguardia e dell’ingegneria che hanno plasmato oltre un secolo di leggende su quattro ruote. Nel cuore del Museo della 24 Ore di Le Mans, dopo aver percorso il primo corridoio intriso di storia, si apre una stanza circolare che è molto più di una semplice sala espositiva: è la “man cave” ideale di ogni appassionato, il sogno di chiunque abbia mai fantasticato sulla propria cameretta perfetta.

Beh, il mio lo è di sicuro! Immaginate la scena: non solo stanza, ma un luogo dove il tempo si ferma e la storia prende forma, non su vecchie pellicole sbiadite, ma attraverso migliaia di piccole sculture in metallo e resina a quattro ruote.

Varcata la soglia del primo corridoio, caratterizzato da cimeli di piloti e personaggi legati alla storia della 24 Ore, il museo rivela uno dei suoi gioielli più preziosi: una sala circolare sulle cui pareti curve, non ci sono quadri, ma una moltitudine di teche trasparenti (su ruote) disposte in modo da formare un muro di plexiglass che racchiude un universo in scala 1:43. Ogni teca è un capitolo di storia, ogni modellino un battito di cuore vissuto a una delle 24 Ore di Le Mans.

Questa non è una selezione casuale, bensì la rappresentazione fedele e maniacalmente completa di ogni singola vettura che è stata nella griglia di partenza della 24 Ore di Le Mans dal 1923 a oggi, con tanto di podio per le varie categorie! Sì, avete capito bene. Oltre un secolo di storia automobilistica, racchiuso in 4.800 modellini che sembrano pronti a sfrecciare via da un momento all’altro.

Pensateci: la potenza e l’eleganza delle Bentley degli anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso, la sfida tra le Ford e le Ferrari che hanno infiammato gli anni ‘60 e a seguire le imbattibili Porsche degli anni ‘70, le futuristiche Group C che dominavano gli anni ‘80, fino alle sofisticate LMP1 e Hypercar dei giorni nostri. Ogni macchina, con la sua livrea fedelmente riprodotta, i numeri di gara, gli sponsor e persino i piccoli dettagli che le rendevano uniche sulla pista.

Questo luogo è come una macchina del tempo, un viaggio visivo sulle pareti della stanza che ti proietta attraverso le epoche d’oro della 24 Ore di Le Mans. Sembra quasi di essere all’interno di un libro che racchiude le auto schierate in gara e le cui pagine le trovi aperte davanti a te. Si può quasi sentire il rombo dei motori, l’odore dell’olio bruciato, l’adrenalina delle partenze. Guardando quei modellini, non si vedono solo pezzi di metallo e plastica, ma l’ingegno, la passione e la follia di chi ha osato spingere i limiti della velocità e della resistenza. Attraverso questa collezione è quindi possibile seguire le evoluzioni tecnologiche, le mode stilistiche, le vittorie epiche o le sconfitte cocenti.

Ogni veicolo, grande quanto il palmo di una mano, rappresenta momenti incisi nel tempo. Troviamo, partendo dalla sinistra della stanza e girando in senso orario, le azzurre Chenard & Walker che conquistarono la prima edizione e che hanno poi lasciato il posto alle mitiche Lorraine-Dietrich e alle potenti Bentley che hanno sfidato il tracciato e dominato le classifiche negli anni ‘20, passando poi per le Alfa Romeo degli anni ‘30 e alle varie auto francesi come le Bugatti o le Delahaye.

Gli anni ‘40 videro la cancellazione delle gare (per via del conflitto mondiale) fino alla edizione del 1949 che fu vinta dalla Ferrari 166MM. Giunti a circa metà della parete di sinistra della stanza troviamo un cartello che ci ricorda il numero impressionante di modellini presenti e la loro scala. A questa altezza della sala del museo ci caliamo negli anni ‘50, che vedono un predominio delle Jaguar alternato da qualche Ferrari o Aston Martin. Arriviamo così negli anni ‘60 caratterizzati dall’epoca Ferrari fino al 1965 e poi dalle Ford GT40 fino al 1969.

A questo punto ci troviamo a circa metà della stanza, partono gli anni ‘70 con le Porsche 917 e 935 che, con la loro caratteristiche verniciature sgargianti, evocano ricordi di vittorie incontrastate. Ma nella follia di questo periodo presero parte all’edizione del 1976 anche due auto della Nascar, una Ford Gran Torino e una Dodge Charger che qui troviamo riprodotte in scala. Proseguendo ancora verso destra ci tuffiamo negli anni ‘80 dove a partire dal 1982 troveremo costantemente sul podio le Porsche 956 e a seguire le 962, vetture che hanno rivoluzionato la tecnologia delle corse.

A cavallo tra gli anni ‘90 e ‘00 troviamo alcune delle macchine tanto amate nei videogiochi come Granturismo. Infatti è possibile ammirare la riproduzione della Mazda 787B, dotata di motore rotativo, che vinse l’edizione del ‘91 e ancora la Toyota GT-One (che trovate su Di Brutto n°5) e la Nismo Skyline GT-R LM GT1, ma spiccano anche le poderose Dodge Viper GTS-R. E poi come non scordarci delle linee aerodinamiche della McLaren F1 GTR del 1995, che a partire dall’anno successivo se l’è dovuta vedere con il ritorno di Porsche con le sue 911 GT1.

Questi piccoli capolavori racchiudono decenni di evoluzione del design e del talento nelle corse. Ricordi preziosi…particolari come le livree di certe auto: se aguzzate la vista è possibile scorgere la BMW M3 GT2 “art car” del 2010 che succede alla M1 del 1979 o la Porsche 911 RSR “pink pig” del 2018 che rende omaggio alla 917/20 del 1971. Ogni modellino sembra sussurrare la sua storia.

Una storia che prosegue negli anni 2.000 con l’egemonia Audi, prima con la R8 poi la R10 e la R15 TDI oltre alle R18 TDI passate poi all’ibrido con le versioni e-tron Quattro. Soltanto nel 2015 vengono scalzate prima dalle Porsche 919 Hybrid e a seguire dalle varie Toyota TS Hybrid. Infine non mancano le vittoriose Ferrari 499P dei giorni nostri, anche se ormai le teche che le contengono stanno ucendo dalla stanza invadendo parte del corridoio d’ingresso. Di questo passo quelli del museo dovranno creare un’altra sala per proseguire la collezione di questi modellini…

Se sulle pareti troviamo migliaia di modellini, al centro di questa sala circolare, come un cuore pulsante, è presente una grande mappa tridimensionale del circuito di Le Mans. Non si tratta di una semplice piantina ma di una riproduzione dettagliata in scala, con tanto di vegetazione ed edifici, oltre ovviamente al rettilineo dell’Hunaudières che sembra non finire mai. Poi ci sono le curve leggendarie come Tertre Rouge, Mulsanne e le famigerate Chicane Dunlop. Il tracciato, che viene evidenziato tramite led, permette di contestualizzare ogni modellino immaginando le traiettorie perfette, i sorpassi al limite e le battaglie all’ultimo respiro che si sono svolte negli anni. Una combinazione perfetta: la storia in miniatura e il palcoscenico su cui è stata scritta.

Questa di cui vi ho parlato non è solo un’esposizione di modellini. È una dichiarazione d’amore per Le Mans, per le sue auto e per la velocità. È un tributo a un secolo di gare, di sacrifici e di trionfi. Un luogo dove ogni appassionato può perdersi, sognare e sentirsi, anche solo per un istante, parte di quella leggenda che continua a emozionare adulti e bambini. Ci tengo a precisare che la realizzazione di questa mostra di modellini la dobbiamo a un uomo in particolare: Michel Elkoubi, figura leggendaria nel mondo del collezionismo automobilistico e profondo conoscitore della 24 Ore, che ha dedicato una vita intera a questa monumentale impresa.

La sua passione sconfinata e la sua incredibile dedizione hanno portato alla creazione di quella che è, a tutti gli effetti, la più completa e impressionante collezione di modellini legati alla 24 Ore di Le Mans al mondo. Ingegnere, partecipò alla 24 Ore di Le Mans nel 1973 inizialmente come costruttore con la ACE PB2-Ford da lui ideata, poi due volte come pilota nel 1978 a bordo della Lola T292/6-Ford Cosworth numero 24 e nel 1979 con la LOLA T298 numero 20 sponsorizzata Lambretta. Ma soprattutto è stato il fondatore della MRE (Modèles Réduits Elkoubi), un’azienda specializzata nella produzione di modellini in metallo e resina. La sua ditta si affermò come leader nel settore del modellismo automobilistico artigianale in scala 1:43, spesso accostata ad AMR (André-Marie Ruf), un’altra eccellenza francese.

Elkoubi nutriva il sogno di riprodurre in miniatura quasi ogni vettura che avesse mai gareggiato alla 24 Ore di Le Mans realizzando poi un museo apposito. La sua visione si concretizzò in questa straordinaria collezione di modelli, che lui stesso donò nel 2005 all’ACO (Automobile Club de l’Ouest). Putroppo Michel Elkoubi ci ha lasciati martedì 12 novembre 2024, all’età di 77 anni, nella sua casa di Vannes, in Morbihan nel nord-ovest della Francia.

Ma ora non fatevi avvolgere dalla tristezza, piuttosto ordinate DI BRUTTO VOLUME 7  che vi farà compagnia durante questa torrida estate.

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Articolo di Marco Paternostro

 

Articolo del 15 Luglio 2025 / a cura di La redazione

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  • Marco Gallusi

    Articolo bellissimo

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