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I diari della Revuelto azzurra – Parte 2 di 3

Un giorno a caso a cavallo fra il 2002 e il 2004. Sono le 13.35, la campanella è appena suonata, raccolgo il mio zaino, mi infilo il bomber ed esco dalla classe. Aula 251, secondo piano, su dalle scale a sinistra poi la prima a destra, Istituto Tecnico Industriale Aldini-Valeriani. Fiumane di cinnazzi come me si dirigono verso l’uscita. Percorro il lungo viale, evito un paio di risse, schivo una sberla, rimiro due tamarri accanto alle loro Punto GT, saluto un compagno che va verso il suo scooter mentre io, storia di una vita, vado verso la fermata dell’autobus, pronto per l’arrembaggio quotidiano. Se oggi vedrò Goku fare a schiaffi con Cell dipende da questo: riuscire a salire sull’autobus, cosa non scontata quando questo viene preso d’assalto da una masnada di ragazzini scatenati. I più bravi (e grossi) saliranno e si siederanno. Quelli così così saliranno ma rimarranno in piedi almeno fino a via San Felice schiacciati come sardine. I più sfigati resteranno giù.

Il piazzale della fermata è gremito, siamo in così tanti che invadiamo la strada.

Un rombo.

Scende il silenzio, istintivamente ci giriamo tutti a sinistra. Bassa e dirompente, da sotto il tunnel della ferrovia sbuca una Diablo Viola. Tutti a casa ne abbiamo una, solo nella scala sbagliata. In un’epoca in cui anche solo per vedere due capezzoli dovevi fare le ore piccole o metter su la faccia di marmo ed entrare in edicola per comprarti qualche giornalino lurido, quando certe macchine le vedevi una volta all’anno quando arrivava il tempo del Motor Show, sconvolti da quell’oggetto dalla presenza scenica esplosiva, rimaniamo increduli quando si ferma poche decine di metri prima del grande piazzale. Viola, interni chiari, cerchi cromati con il canale rovesciato, non ricordo se coupé o roadster. Era bellissima. La portiera del passeggero si apre spalancandosi verso l’alto e ne scende una signora che, chiusa la portiera, entra in un cancello lì vicino. La macchina è ferma a lato strada. Bassa, larga, viola metallizzata. Esagerata. Il tempo si dilata. Dentro la prima e via, così com’era arrivata, era già sparita. Senza inutili sgasate o sboronaggini da ragazzino di provincia che tanto, con un ferro così, non serve.

Aggiungerò solo un professionale "porca troia".
Su DI BRUTTO Volume 7, maggio 2025, get ready

Momenti, istanti, fotografie appese ad un muro immaginario. Io da bimbo sulle spalle di mio padre a guardare gli aerei decollare, quella volta che Pedro venne in balotta con la nuova BMW 330d di suo padre per farci sentire come andava, quando, fermi in piazza in un caldo pomeriggio di settembre, ognuno con il suo scooter tranne quello che già aveva la Aprilia RS 125, uno arrivò di corsa a dirci oh regaz, a New York sta succedendo un casino!

Io che scorrazzo in giardino felice stando in piedi a stento, mio fratello di 13 anni più grande che smanetta sulla sua Aprilia Tuareg. La vecchia Jetta diesel di mio padre.

Momenti di un presente che appena successi sono già nel passato ma che determinano la nostra storia. Nella vita succedono un sacco di cose, solo alcune sono quelle che ti hanno determinato e definito e senza le quali, probabilmente, in questo momento saresti da un’altra parte a fare qualcos’altro. Fra i miei Momenti, non si scappa, c’è pure quella Diablo viola arrivata dal nulla e nel nulla sparita.

Oggetti del genere hanno il potere di far sognare, di cambiare la vita delle persone, di prendere un ragazzino, risvegliarlo dal suo torpore per, 20 anni dopo, portarlo a scrivere queste righe.

20 anni dopo, quel ragazzino sta con una professoressa di italiano all’itis di San Lazzaro. Ah, come sono cambiati i tempi. Quella che una volta era la nostra cultura tecnica vanto nel mondo oggi è diventata una cultura di serie B, destinata a ragazzini di provincia, reietti in questa società composta da avvocati figli di avvocati, medici figli di medici, notai figli di notai e, non si scappa, operai figli di operai.

È un vero cavaliere William, osserva e apprendi quanto puoi. È tutto ciò che io posso dare per te. E ora vai, cambia le tue stelle e vivi una vita migliore della mia.
[Il destino di un cavaliere]

Cambiate le vostre stelle, perdio. Basta con classi di 25 ragazzini con 25 dsa diversi, svegliatevi!

Vi do una mano. Magari funziona ancora. Isabella domani ti accompagno a scuola.

Ore 7:30 del mattino, un timido sole inizia a scaldare questo inizio di primavera, arriviamo nel grande viale davanti alla suola. Fiumane di cinnazzi attraversano la strada dopo esser scesi dall’autobus, attraversano gobbi sui loro schermi lucidi, schiavi di mondi immaginari, in fuga da quello reale.

Un rombo, un fulmine azzurro e tornano ad essere homo erectus.

Dita puntate, sguardi increduli, mani che sollevano cuffie dalle orecchie, ragazzine troppo giovani che mi guardano sorridenti.

Niente inutili sgasate fuori luogo, non voglio fare lo sborone (in realtà vorrei tantissimo ma Isabella mi pregava di non farci notare che poi lei in quelle classi ci deve lavorare), anche perché, davanti ad un ferro del genere, non servono. Mi fermo all’attraversamento, li lascio passare. Il lungo muso della macchina punta in basso, all’altezza delle loro giovani ginocchia. Mi guardano. Dove gli adulti girano lo sguardo di là e fanno finta di non vederti perché si sa, l’italiano tende ad essere invidioso, i ragazzini, molti di loro ancora puri e distanti da quella merda che è la vita adulta, semplicemente impazziscono. I loro neuroni fanno corto circuito, si girano, si strattonano, saltano, corrono ad avvisare un amico.

Bro! Bro! Una Lambo! Noooooo vecchio che ferro!

 

Che ferro.

Mi fanno cenno di sgasare ma non serve, sono pure in riserva, sono un poveraccio come voi ragazzi. Aspetto che finiscano di attraversare, mi assicuro di essere in prima e con il cambio in manuale e, così come ero arrivato, mi allontano, non senza tirare fino ad almeno 4.000 giri, giusto perché sì, V12 non dev’essere solo uno slogan. C’è, facciamolo sentire. Facciamo appassionare a qualcosa questi ragazzini di provincia spesso troppo annoiati e ansiosi, con niente in cui credere spesso nemmeno in loro stessi.

Ho regalato un’emozione, non pretendo di cambiare vite e non sono nemmeno uno di quelli che si rifugia nella retorica, sono però curioso di sapere se qualcuno di loro, fra qualche anno magari, prendendo chissà quale decisione, si ricorderà, come succede ancora a me, di quella mattina nella quale era tutto tremendamente normale poi, da nulla per poi sparire nel nulla, è arrivata una Revuelto azzurra facendogli capire chi è, cosa ama e cosa gli fa battere forte il cuore.

Come quando io, da dietro le finestre dell’azienda in cui cui facevo l’impiegato, vedevo passare le Lamborghini dei collaudatori pensando che, in questa vita, forse a causa mia, dei miei errori, delle mie scelte o delle mie non scelte o semplicemente del destino, non sarei mai riuscito a vivere quel sogno, a guidare una di quelle auto.

Se tu segui tua stella non puoi fallire a glorioso porto.

 

Bro, ma secondo te, tipo, era quella di Italiano quella?

Chi, la Rossi?

Ma va, quella ha una Skoda tutta scartabellata…

Oh Prof, cioè, una domanda, ma, tipo, possibile che stamattina l’abbiamo vista su una Lambo?

Sorrisino furbo.

Ma va, secondo te, dai, seduti e facciamo l’appello.

Articolo del 18 Aprile 2025 / a cura di Il direttore

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  • Fabio

    Che bello sto articolo!

  • Moore

    Insomma, non te la sei goduta, esperienza che da come la descrivi pare “alienante”. Forse sono davvero auto per chi se le può permettere, per noi mortali son sogni che forse è meglio rimangano tali… Cmq bellissima vettura, il posteriore è un capolavoro, persino il nome è stupendo!

    • Moore

      Ps: mi riferivo alla parte 1!…

  • Vezza

    Grande direttò! T’ho pure visto poco prima di Ortisei. Ero anch’io a farmi due curve dolomitiche senza traffico e turisti! Continuate così!

    • Grande! Con che macchina eri?

      • vezza

        Alpine a110. Ma quando sei passato ero fermo ad aspettare un amico ed ho visto questa cosa assurda di nome Revuelto. Impressionante dal vivo!

  • Marco Gallusi

    Allora, facciamo chiarezza:
    – il Direttore prova la Giulia Quadrifoglio, io compro il modellino della Giulia;
    – il Direttore prova la 458 Speciale, io compro il modellino della 458 Speciale;
    – il Direttore mette la copertina della Countach, io vado in para per il modellino della Countach (faccio senza comprarlo, ce l’ho da 30 anni);
    – il Direttore prova la Revuelto, io compro il modellino della Revuelto.
    Questa cosa deve finire

    • Marco Fanton
    • Roberto

      ma potrebbe anche continuare

  • Marco Fanton

    Bello! Scrivi bene e pur non essendo fanatico di motori mi piace seguirti, fai emozionare.

  • Michele

    Bellissimo articolo, Dir!!

  • Roberto

    <3

  • Mauro

    “Sono un poveraccio come voi” se avessi una Lamborghini penso che la venderei per farmici casa e bottega 😀

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