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Affondate la Bismarck!

de Paolo Broccolino

Mi sono fermato già al titolo “Classe Bismarck” o “Bismarck”?

La Bismarck è la prima dell’omonima classe, composta anche dalla gemella Tirpitz, ma la storia di entrambe, in particolare quella della Bismarck, merita un articolo dedicato. La Tirpitz ci scuserà se la teniamo per seconda.

Intorno alla Bismarck c’è un alone di leggenda, anche molti di voi hanno commentato i precedenti articoli sull’Iowa e sulla Yamato invocando la Bismarck, basta mettere una foto sul Gruppo Facebook e sbaviamo like come cammelli: perché tutto questo?

La Bismarck è diversa.

Lo so per esperienza, perché quando avevo 14 anni mio padre ha portato a casa un libro di Robert Ballard sul ritrovamento della Bismarck, lo stesso che aveva trovato anche il Titanic, un uomo – una leggenda, per chi è appassionato del genere.

Ho divorato quel libro, ho letto ogni singola didascalia, studiato ogni mappa, ma soprattutto sono andato fuori di testa per le foto pazzesche del relitto. Quello è il momento in cui tutto è nato, se oggi scrivo qui e parlo di navi e astronavi lo devo in gran parte a quel colpo di fulmine.

Torniamo a noi, dicevamo che la Bismarck è diversa, la conoscono quasi tutti, ma cos’ha di speciale?

Iowa, Yamato, [il] Roma e Bismarck ognuna rispecchia a modo suo il paese che l’ha costruita.

L’Iowa era una sborona: cannoni enormi, corazzatura importante e motori mostruosi capaci di spingerla di slancio oltre i 32 nodi (la storia qui).

La Yamato rispecchiava lo spirito del Giappone imperiale: progettata per vincere un singolo scontro epico, mostruosamente più grande di tutte le rivali e armata con gli unici cannoni da 18′ visti (460mm.), è naufragata in una missione kamikaze (la storia qui).

Il Roma (eh sì “Il” se non accompagnato dalla dicitura “corazzata”) era una capolavoro di italica marineria: orgoglio dell’Italia fascista, cannoni con una gittata assurda, corazzatura all’avanguardia, raro esempio di un mezzo militare italiano al passo coi tempi, è affondato dopo il cambio di schieramento italiano per una lunga serie di errori, un’eccessiva fiducia negli altri e una discreta dose di sfiga (la storia presto su queste pagine).

– Il meglio di ogni nazione, dall’alto: Iowa, Yamato, Bismarck, Richelieu (Francia), Vanguard (UK) e Littorio (capoclasse del Roma) –

La Bismarck però è diversa, non era la prima per potenza dei cannoni, per velocità, per dimensioni o per corazzatura, lei è passata alla storia perché, a differenza di tutte le navi citate sopra, ha avuto la possibilità di avere un scontro leggendario con navi di pari classe. La storia della Bismarck è la storia di una nave e dei suoi uomini che sfidano l’intera Marina Britannica, non è una storia di nazisti, ma la storia di marinai tedeschi che sfidano, contro ogni pronostico, un avversario invincibile e, almeno per un momento, hanno la meglio.

– La Bismarck ha stile, non ci piove –

I temi da trattare sono tanti e niente che io possa scrivere potrà rendere giustizia a quest’epico scontro, ne parleremo in breve, ma invito tutti ad approfondire sul libro di Ballard o anche solo sulla cara vecchia Wikipedia (le fate le donazioni vero?).

Per capire la storia della Bismarck bisogna fare un passo indietro all’era dei Dreadnought, ne parliamo nell’articolo sull’Iowa dove spieghiamo l’evoluzione delle corazzate. All’epoca della Prima Guerra Mondiale gli Inglesi hanno il predominio del Mare del Nord con una forza navale enorme e mediamente avanzata, i tedeschi sono bloccati in porto, ma ad un certo punto tentano una sortita per sorprendere gli inglesi. Usano una flottiglia come trappola, gli Inglesi abboccano, i Tedeschi escono con tutto quello che hanno, gli Inglesi vedono e rilanciano, risultato? La Battaglia dello Jutland: il più colossale scontro navale dell’era moderna.

-Scorcio della battaglia dello Jutland-

Finirà che le navi tedesche dimostreranno una migliore perizia balistica, nonostante calibri inferiori, ma soprattutto una corazzatura moooolto più efficace. Nonostante per “tonnellaggio affondato” la vittoria sia della Germania, i tedeschi non usciranno mai più dai porti per sfidare la potenza marittima inglese. Tutto questo ci fa capire tre cose:

  • Perché la corazza della Bismarck aveva i controcazzi come da tradizione germanica
  • Perché i tedeschi hanno puntato tutto sui sottomarini
  • Perchè la Bismarck e la Tirpitz sono due mosche bianche nella piccola flotta tedesca della Seconda Guerra Mondiale

Fu soprattutto la megalomania di Hitler, dopo aver denunciato gli accordi sulle limitazioni agli armamenti Anglo-Tedeschi, a volere la Bismarck e la Tirpitz.

La prima, la nostra protagonista, impostata nel ’36, sarà varata nel ’39 e pronta alla battaglia nel ’41.

-Il varo, 14 Febbraio 1939-

La Bismarck è concepita come vessillo della nuova potenza nazista, ma è costruita in modo assennato: veloce, ben corazzata, con grande autonomia, quel che serve per sgattaiolare fuori dal Baltico verso l’Oceano. Nell’economia generale, sono solo un po’ sacrificati i cannoni, da 15′ (380cm), come il Roma, ma meno di Iowa (16′) e Yamato (18′!!). Restano comunque pezzi importanti e non dubitiamo nemmeno per un attimo della precisione tedesca nel realizzarli.

Contrariamente allo spirito che normalmente ci accompagna, questa volta non ci dilungheremo troppo in dettagli tecnici, abbiamo già detto che non è lì la leggenda della nave.

Sul fronte armamenti, abbiamo comunque quattro torrette binate da 15′ e altre sei da 5.9′  (15 cm, cioè superiori a quelle di molte navi), ci sono inoltre flack binate e anti-aera leggera, sempre troppo poche per quegli anni.

In sala macchine tre caldaie con turbine tipo Wagner (che ti parte subito la Cavalcata delle Valchirie in testa) scaricano sulle tre eliche circa 150.000 CV, abbastanza per andare a 30,5 nodi e posizionarsi con le italiane “Littorio” a metà strada tra Yamato e Iowa, siamo comunque nel top.

-Nel consueto schema Wikipedia, è visibile la falsa onda di prua, concepita per ingannare i telemetri ottici nemici sulla reale distanza della nave-

L’armatura della Bismarck era pensata per gli sconti ravvicinati dell’Atlantico, dove in genere la visibilità è scarsa, è quindi maggiore sulle fasce laterali che sulla coperta e non scende in troppo in profondità, assumendo un angolo di tiro molto diretto (spoiler: andrà proprio così). Lo spessore massimo nelle fasce laterali era di 320mm. mentre la torre di comando arrivava a 350mm.

Dovendo riassumere in poche parole, la corazzatura era inferiore rispetto ad Iowa e Yamato, ma con acciai di qualità tedesca e messa nei punti giusti.

-Si evince che un tiro proveniente dall’alto poteva causare danni ingenti-

Nel maggio del 1941 inizia l’operazione Rheinübung, in origine avrebbe dovuto prevedere quattro navi, ma le altre non erano pronte e si decise di procedere con due: la Bismarck e il Prinz Eugen, un rispettabilissimo incrociatore pesante.

– La Bismarck vista dal ponte della Prinz Eugen –

Ai comandi della Bismarck c’è Ernst Lindemann, noto per i suoi modi affabili, ma il comando dell’operazione è affidato all’ammiraglio Günther Lütjens, uomo chiuso e tutto di un pezzo, ma passato alla storia per avere salutato Hitler  col saluto della marina e non quello nazista. Parliamo comunque di gente che sapeva andare per mare.

Lutjens e tutta l’operazione Rheinübung godono poi di indicazioni chiarissime da parte dell’ammiragliato tedesco:

  • Attacca i convogli, ma senza mettere la nave a rischio;
  • Puoi attaccare altre corazzate, ma non è l’obiettivo primario;
  • Cerca di fare in modo che le altre navi della tua “flotta” (il Prinz…) possano attaccare navi mercantili;
  • Attacca altre corazzate, ma non cercare di affondarle, ma solo di metterle fuori uso;
  • Se proprio devi combattere attacca con fermezza, ma non rischiare per risultati incerti.

Potreste pensare che io abbia scritto un elenco a caso per farvi sorridere, ma non è solo così:  nel corso della storia che segue, capirete che in effetti Lütjens ha davvero cercato di attenersi a questi ordini che gli erano stati impartiti.

Di fatto l’ammiragliato esprimeva con una strategia incerta tutta la sua frustrazione per la sensibile superiorità numerica e tattica degli Inglesi i quali, non solo avevano molte più navi, ma godevano del vantaggio tattico di presidiare l’unico accesso all’Atlantico della Germania

-Il baffone passa per una controllata prima della partenza, notate il quartultimo uomo in fondo,  2mm. fuori dalla linea di assi in teak sulla coperta-

Finito il pippone© storico, torniamo all’operazione Rheinübung.

Le due navi devono tentare la sortita nell’Atlantico,  poi cercare di unirsi ai sottomarini tedeschi e seminare il panico nei convogli verso l’Inghilterra; è un evento molto temuto dagli Inglesi che sono consapevoli che ritrovare la Bismarck, una volta raggiunto l’Atlantico aperto, sarebbe stato come cercare un ago in un pagliaio.

Gli inglesi sono fortunati, lo HMS Gotland svedese avvista la squadra che esce dal Kattegat (lo stretto che separa il Baltico dal Mare del Nord) e gli inglesi vengono informati. Il 21 maggio, uno Spitfire da ricognizione avvista la squadra in un fiordo della Norvegia vicino a Bergen.

-Storica immagine dello Spitfire: la Bismarck è quella “grossa”-

Nel tentavo di passare oltre la temutissima base inglese di Scapa Flow (in Scozia), la squadra tedesca si dirige a nord, puntando allo Stretto di Danimarca; tuttavia gli inglesi non si fanno sorprendere e lanciano una discreta flottiglia; dopo una serie di avvistamenti e grazie all’uso del radar, all’alba del 24 maggio, la squadra di Lutjens viene raggiunta dell’incrociatore da battaglia Hood, ventennale leggenda della marina britannica, e dalla corazzata Prince Of Wales.

Sara proprio quest’ultima la prima ad aprire il fuoco quella mattina.

-Hood, portabandiera della marina britannica-

Lo scontro dura appena 15 minuti in cui succede di tutto: la Bismarck viene centrata due volte a prua dal Prince of Wales (armato con cannoni da 14′, pari a 356mm); subito dopo, mentre la Hood sta accostando a sinistra per usare tutte le sue torrette, la Bismarck la colpisce in rapida sequenza due volte: il secondo colpo è fatale.

Colpita nella santabarbara posteriore, la Hood esplode in una palla di fuoco e affonda in due minuti, lasciando solo 3 (TRE!) sopravvissuti su 1419 membri, una tragedia immane. L’orgoglio della marina britannica è stato spazzato dal mare con un colpo solo e anche la Prince Of Wales rischia grosso: un colpo le attraversa la plancia uccidendo tutti tranne il comandante. La Prince of Wales si ritira dietro una cortina fumogena, ma anche la Bismarck si lecca le ferite, i due colpi ricevuti provocano perdite di prezioso carburante e lasciano la nave appruata con una velocità massima di 26 nodi. E’ appena uscita dal porto e deve già rientrare per riparazioni.

-La Bismarck, ripresa dal Prince Of Wales, fa fuoco sulla Hood-

-La Hood esplode, vista dal Prinz Eugen-

– La Bismarck appruata di 3° perde nafta e imbarca acqua, butta male-

Esistono enciclopedie sull’affondamento della Hood, corazza inadeguata, metallo inadatto (smentito), tattica sbagliata (si sarebbero avvicinati troppo), ad ogni modo due elementi risultano certamente determinanti: la precisione degli artiglieri tedeschi e un certo fattore sfiga. Probabilmente se la Hood avesse iniziato pochi secondi prima l’accostata, le cose potevano andare in modo diverso, ma col senno di poi siamo tutti ammiragli.

Nel 2001 una missione (David Mearns, libro consigliato) è stata in grado di ritrovare la Hood e fotografarne il timone per sempre impegnato nella sua virata. Nel corso dell’analisi del relitto è anche stato appurato che quasi certamente la deflagrazione a poppa ha raggiunto anche la santabarbara di prua; infatti la nave risulta spaccata in tre tronconi.

Trovate la foto del timone ed altre foto del relitto Hood a questo indirizzo (gente, abbiamo chiesto il permesso per pubblicarle, persino a Mearns, ma non ci hanno mai risposto…)

Torniamo allo stretto di Danimarca. Saputo della Hood, Churchill se ne esce con la celebre frase “Affondate la Bismarck!” e le scatena tutta la flotta contro, da Nord e da Sud (Gibilterra). La corazzata tedesca potrebbe provare a tornare indietro da dove è arrivata, ma così si passa troppo vicino a Scapa Flow, optano quindi per tagliare a sud della Gran Bretagna navigando verso Brest.

Il Prinz Eugen, come specificato nei chiarissimi ordini ricevuti (Cerca di fare in modo che le altre navi della tua flotta…), continua la sua missione nell’Atlantico, riesce a tornare a Brest, ma concluderà i suoi giorni a Bikini come nave test per valutare gli impatti delle bombe nucleari. Povero Prinz, fine indegna.

-Rimozione del carburante dal relitto del Prinz Eugen-

Nel frattempo, dopo una serie di tira e molla con la Home Fleet e alcuni gravissimi errori (tipo rompere ripetutamente il silenzio radio), la Bismarck riesce a fare perdere le sue tracce, ma viene nuovamente riavvistata la mattina del 26 maggio da un Catalina (aereo decisivo anche a Midway) e attaccata dagli aerosiluranti della Forza H in arrivo da Gibilterra: ne facevano parte la portaerei Ark Royal, l’incrociatore leggero Sheffield e quello pesante Renown.

Servono due attacchi perché il primo non solo va a vuoto, ma gli aerosiluranti attaccano lo Sheffield stesso, distaccato all’inseguimento in quanto nave più veloce.

Al secondo attacco, 15 vecchi biplani Swordfish si avvicinano alla Bismarck a tarda sera (sono le 20.45) e sganciano i loro siluri, uno va a segno senza grandi danni, il secondo entra diretto nella storia colpendo il timone della Bismarck.

Sul suo radar, il Suffolk (che insegue la Bismarck dal primo giorno), vedrà i tedeschi virare a nord e fermarsi. Nel frattempo, sulla Bismarck, i marinai cercano prima di accedere al locale timoni, allagato, e poi mandano dei sommozzatori a vedere lo stato del timone. Il responso è senza scampo: il timone destro è bloccato senza possibilità di recupero, la nave non si può più governare.

Lindemann le prova tutte, la Bismarck trascorre una notte infernale, tentando di manovrare con le eliche, inviare sommozzatori a tagliare i timoni, ma tutto è vano. Lütjens parla all’equipaggio agli altoparlanti, uomo di grande lucidità analitica, fa un discorso la cui sintesi è inequivocabile: siamo spacciati.

„Wir kämpfen bis zur letzten Granate. Es lebe der Führer.“
– ultima annotazione di Günther Lütjens sul diario di guerra della Bismark –

Il mattino, agli uomini vengono aperte le porte delle dispense e tutti capiscono che probabilmente si tratta dell’ultimo pasto, gira anche voce che Lütjens nella notte sia suicidato, ma il punto non sarà confermato.

Fatto sta che l’alba svela l’animale ferito al gruppo di leoni che gli gira intorno: ci sono le corazzate Rodney (cannoni da 16′), King George V (cannoni da 14′) con gli incrociatori Norfolk e Suffolk.

-Inconfondibile profilo della Rodney,  sembra una Honda S2000 tanto si guida indietro-

Con la Bismarck che manovra in cerchio a bassa velocità, è un tiro al piccione. La nave tedesca viene subito colpita in punti vitali: perde quasi subito i cannoni anteriori, poi la centrale di tiro e infine tutte le torri.

Dopo meno di un’ora la Bismarck, zoppa, accecata e senza più gli artigli smette di rispondere al fuoco.

-Bismarck in fiamme al largo dei Bastioni di Orione-

Gli Inglesi però sono ancora furiosi per la Hood e si accaniscono sulla nave in fiamme (ricordate che, specialmente in guerra, gli inglesi non si sono mai dimostrati questi gentiluomini che vorrebbero farci credere, anzi), oltre 300 proiettili colpiranno la Bismarck, uno in particolare entrerà in pieno nel ponte di comando sterminando gli ufficiali e probabilmente uccidendo Lütjens (qualora non si fosse suicidato nella notte come altri dicono).

Come nei film, il picchiatore più forte finisce per essere talmente stanco di darle al malcapitato che deve ritirarsi: la Rodney lascia il campo con i vapori di nafta, qualche scheggia dei colpi della Bismarck, ma soprattutto con gravi danni al ponte di coperta per avere sparato ad alzo quasi zero.

Eppure la Bismarck è ancora lì, a bordo c’è l’inferno, ma non affonda, la sua corazza è stata progettata per i combattimenti ravvicinati. Sui momenti finali le fonti non concordano, gli inglesi dicono di averla finita con i siluri lanciati dal Dorsetshire, mentre i tedeschi dicono di averla autoaffondata con delle cariche, probabilmente, come diceva Forrest Gump, sono vere entrambe le cose.

La Bismarck, dopo 300 colpi e almeno 9 siluri a segno, finalmente si rovescia mentre i superstiti corrono lungo la fiancata, pochi minuti dopo inizia ad affondare di poppa trascinando con se almeno 2100 anime. Solamente 110 marinai si salveranno, per lo più sul Dorsetshire, costretto però ad abbandonare i soccorsi dopo avere ricevuto un allarme U-Boat.

-I pochi superstiti tratti in salvo-

-Il viaggio della Bismarck-

Dovremo aspettare fino al 1989 per rivedere la Bismarck, ritrovata da Robert Ballard a 4572m. di profondità, 700 in più del Titanic per capirci.

Il relitto della Bismarck è privo delle torri principali, tenute nelle barbette per gravità, ma ancora oggi sprigiona un fascino assurdo ed è pronto a raccontare la sua storia.

– Celebre ricostruzione artistica di Ken Marshall-

Una delle cose che colpisce di più, oltre alle voragini delle torri, è la presenza della Svastica, coperta con la vernice una volta nell’Atlantico, ma riaffiorata con gli anni e che ancora ci ricorda chi ha la responsabilità di tutti quei morti.

– Durante l’affondamento la nave ha perso la parte finale della poppa, ma resta visibile la svastica per il riconoscimento aereo-

– Eccolo, il responsabile, che cammina pressappoco nel punto in cui si è spezzata la nave –

Solo il relitto restituisce il dramma della Bismarck per intero, tutte le torrette, calibri maggiori e calibri minori, presentano segni di perforazione; abbiamo già detto che a meno di un’ora dall’inizio della battaglia, la Bismarck cessò di rispondere al fuoco.

– Tutte le torrette della Bismarck, compresi i calibri minori, presentano colpi diretti –

– Quello che il foro sulla torretta secondaria non ci racconta, è il dramma di acciaio fuso, schegge e fuoco che ha vissuto chi era dentro –

Nelle fasi finali della battaglia, con la Bismarck ormai incapace di rispondere, i colpi ad alzo zero hanno avuto la forza di trapassarla anche nella fascia principale e sul ponte di comando altamente corazzato, attraversato da almeno due proiettili che hanno sterminato chi era presente. – Il ponte corazzato è aperto come una scatoletta di tonno –

Personalmente, mi sono chiesto per anni, ma è possibile che i timoni della Bismarck fossero così conciati da non riuscire a manovrare nemmeno con le eliche? Con quella potenza e un equipaggio così addestrato? Poi ho visto questa foto scattata nella spedizione di James Cameron e ho capito cosa deve avere pensato quel povero sommozzatore immerso nelle gelide acque dell’Atlantico.

Il timone destro manca della parte finale ed è incastrato nell’elica centrale, con evidenti danni da collisione su quest’ultima. Del timone sinistro non c’è traccia, resta solo una voragine, non è chiaro se sia andato perso nell’impatto col fondo o nell’esplosione stessa. Non c’è da stupirsi dell’esito della battaglia finale.

A dispetto della leggenda che le avvolge, solamente pochissime corazzate sono state impegnate in uno scontro tra simili, la Bismarck può fregiarsi di questo onore e pure di un pareggio “tecnico” con la Hood, sua compagna nella tragedia. Eppure anche per lei, come per la Yamato e il Roma, il colpo fatale è arrivato dal cielo inferto da un maledettissimo insignificante biplano.

A differenza di molte altre, nonostante (lo ripetiamo) 300 colpi di grosso calibro e almeno 9 siluri, la corazzata tedesca non è esplosa, sorte che invece condividono le altre celebrità come le sopra citate Yamato, Roma, Hood e anche la Musashi.

Questo elemento e la precisione dimostrata in combattimento prima del colpo mortale, ne fanno a mio parere il progetto migliore nell’ultima generazione di corazzate. Le quattro Iowa, comunque progetti più moderni, avrebbero da ridire, ma per loro sfortuna (o fortuna) non hanno avuto occasione di dimostrarlo sul campo.

– Un sacrario in fondo all’oceano, per sempre in rotta verso casa –

– modellino della Tamiya disponibile QUI

E questi li hai letti?

4 commenti

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daniele 25 Marzo 2021 - 15:38

avevo 17 anni quando completai proprio il modellino che esponete qui… ero affascinato come pochi! complimenti per l’articolo, anche se mi sarebbe piaciuto conoscere qualche aspetto tecnico in più…

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Emanuele 26 Marzo 2021 - 8:14

Bellissimo articolo, anche se la mia predilezione va verso le Panzerschiffe perchè “più potenti di qualunque nave più veloce, più veloci di qualunque nave più potente”. A tal proposito va ricordato che anche l’affondamento della “Admiral Graf Spee” è stato uno psicodramma mica da ridere.

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Ale 6 Aprile 2021 - 10:27

Bellissimo, grande (e grazie).

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Jericho 9 Aprile 2021 - 0:03

Complimenti veri!

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