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Le armi della disperazione: i siluri pilotati Neger e Marder

Siluro pilotato Neger

È una fredda mattina quella del 22 Gennaio del 1944 e sulle coste di Anzio, una cittadina a pochi km da Roma, da un paio di giorni è cominciato lo sbarco alleato, nome in codice operazione Shingle, necessario a gettare una testa di ponte per aggirare la linea Gustav e distogliere quindi l’attenzione dei tedeschi impegnati ormai da mesi sul fronte di Cassino.

Lo sbarco riuscì oltre le più rosee aspettative finché dopo qualche giorno, da 30 km di distanza, “Anzio Annie” non cominciò a martellare la costa coi suoi micidiali colpi da 283 mm.

Il cannone ferroviario Leopold chiamato dagli alleati “Anzio Annie” spina nel fianco dell’avanzata alleata e parente non troppo lontano del “Grande Gustav”

Durante le operazioni di sbarco una pattuglia impegnata in un controllo sulla spiaggia nota sulla battigia quello che sembra essere un siluro, cosa molto strana dato che non erano stati segnalati u-boot in zona. Avvicinandosi con cautela capiscono a colpo d’occhio che non è un semplice siluro. Sembrano infatti due siluri accoppiati e su uno è presente una cupola dalla quale si intravede una figura umana. Estratto il pilota, un ragazzo tedesco appena diciassettenne, i soldati cominciano ad esaminare quello strano mezzo che non avevano mai visto prima.

Loro ancora non lo sapevano ma avevano tra le mani, o più che altro fra i piedi, una delle più losche (e disperate) armi segrete a cui la Germania tentò di affidare le proprie sorti: il siluro pilotato Neger.

Ma andiamo per ordine e facciamo un salto indietro di qualche anno, al 1941, quando la guerra era ormai in atto e l’uomo dagli strani baffetti già festeggiava convinto che la vittoria totale fosse quanto mai più vicina.

In quel tempo il dottor Heinrich Drager, proprietario della Drager-Werke di Lubecca specializzata in apparati di respirazione medicali e subacquei e a cui siamo grati soprattutto per l’invenzione della valvola per la spillatura della birra dai fusti, mandò al comando della Kriegsmarine un memorandum in cui illustrava dei progetti per piccoli sottomarini (da 70-120 tonnellate) più economici, più semplici e più facili da costruire e soprattutto in maggior numero rispetto ai classici U-boot.

Danke doktor Drager!

L’ufficio tecnico rispose per pura cortesia che si, erano motivazioni valide, ma essendo piccoli non potevano assolvere il loro compito con condizioni meteo troppo proibitive, la scarsa autonomia li avrebbe tenuti fuori dalle rotte oceaniche e poi i due soli siluri che potevano portare erano considerati insufficienti. Ci bastano gli U-boot typ VIIc e IX a farci vincere (se se credici…)

Passano tre anni, la situazione è cambiata e non di poco. I piani di conquista vanno rivisti perché non tutto è filato come previsto. L’obiettivo principale non è più conquistare gli oceani ma proteggere le coste da eventuali sbarchi nemici. Si palesa la necessità di avere unità più piccole meno intercettabili, più economiche che potessero svolgere le loro azioni di disturbo e sabotaggio senza essere notate facilmente. Un grosso incentivo a questo cambio di rotta lo diede un mezzo che con i suoi successi fece molto clamore e che era figlio del genio Italico: il maiale.

Pippone storico-tecnico tra 3… 2… 1…

Ora se dico maiale, al buon rollingsteleer possono venire in mente solo tre cose:

  • ok accendo la griglia e metto la birra in fresco!
  • dove sono le pelush?
  • il mitico SLC (siluro a lenta corsa) di Teseo Tesei e Elios Toschi

Stiamo parlando infatti di quest’ultimo, orgoglio della marina tricolore.

La denominazione siluro è impropria, infatti non è una torpedine ma un battello che veniva trasportato dai sommergibili in appositi comparti.

Il sommergibile italiano Scirè e le sue “porcilaie”

Dotato di timoni di profondità e di direzione, di casse assetto per l’immersione e di una strumentazione semplice ma completa, il Maiale era costituito da tre sezioni: nella prima, di forma arrotondata per ragioni idrodinamiche, era collocata la carica con i relativi congegni di scoppio. Nella parte centrale si trovavano le batterie ed i posti per i due operatori mentre nella coda era alloggiato il motore e il complesso delle eliche e dei timoni.

Arrivati nelle vicinanze dell’obiettivo, il battello veniva estratto dal suo alloggio, due sommozzatori montavano su e silenziosamente a pelo d’acqua cominciavano l’avvicinamento. Dopo di che si immergevano e senza farsi vedere e quatti quatti piazzavano sotto la nave bersaglio la carica da circa 270/300 kg di esplosivo contenuta nella “testa”. Fatto quello che dovevano fare e fedeli al detto che del maiale non si butta nulla, rimontavano su e tornavano con il resto del battello al sommergibile che li attendeva per godersi i fuochi d’artificio.

classico esempio di sabotaggio suino

Fun fact: Il nome Maiale nacque perché al ritorno da una prova in mare il mezzo si arenò sul bassofondo e la risacca che gli sbatteva contro provocava un rumore come un grugnito. Fu così che da buon toscano Tesei si rivolse al palombaro porgendogli la cima e dicendo: Prendi, ormeggia tu il maialee da allora l’SLC fu per tutti il Maiale

Tra i vari attacchi rimase alla storia quello di Alessandria dove un manipolo di uomini a bordo dei loro maiali provocarono l’affondamento delle navi da battaglia britanniche HMS Valiant e HMS Queen Elizabeth, danneggiando inoltre la nave cisterna Sagona ed il cacciatorpediniere HMS Jervis

Bene, poteva l’alleato germanico non sviluppare anche lui un qualcosa di simile? Ovvio, ma come quando copi un un compito in classe non è detto che il risultato venga bene.

Fu così che nel 1944 quando i tedeschi cominciarono a sentire puzza di pupù, le idee del dottor Drager vennero riabilitate e fu creata la Kleinkampfverbände der Kriegsmarine per gli amici K-verband.

Costola della Kriegsmarine, simboleggiata da un pesce sega (e già qui è tutto dire), questa K-Verband doveva occuparsi in gran segreto dello sviluppo di unità tascabili, cioè di piccole dimensioni, sia barche che soprattutto sommergibili da utilizzare a ridosso della costa.

Tra i modelli più noti usciti da questa sezione speciale ricordiamo i sottomarini monoposto Biber (castoro) e Molch (salamandra), armati con due siluri typ G7e o due mine. Questi mezzi furono dei fiaschi totali, difficili da manovrare e costruiti in economia, spesso affondavano prima di raggiungere il bersaglio e quando riuscivano ad arrivarci difficilmente riuscivano a piazzare qualche colpo.

il Biber…

…e il Molch

I giorni passavano, le prospettive si facevano sempre più cupe e soprattutto i materiali necessari alla costruzione erano sempre più difficili da reperire. La parola d’ordine era fare qualcosa che fosse efficace e che costasse il meno possibile. Fu così che l’ingegnere navale Richard Mohr pensò di ridurre tutto ai minimi termini e portò un progetto che invece di un sottomarino e due siluri, era fatto solo dai due siluri.

Mohr ebbe la bella idea di prendere due siluri mod G7e, dei suppostoni lunghi 7 metri e del diametro di 53 cm con carica da 280kg, armamento standard dei sottomarini tedeschi e abbondanti nei magazzini, e di accoppiarli assieme. A questo punto da uno dei due siluri veniva rimossa la testata e sostituita da un microscopico abitacolo monoposto con una cupola in perspex (chiusa dall’esterno!). Il mezzo così ottenuto aveva un dislocamento di 2.7 tonnellate ed era alimentato dal motore elettrico usato nei siluri convenzionali, a cui veniva rimosso circa il 50% della capacità della batteria per fornire sufficiente spinta di galleggiamento e sostenere il peso del siluro appeso sotto. Questo gli consentiva un autonomia di 30 miglia ad una velocità 4.2 nodi in superficie. In fase di attacco (con la spinta del siluro inferiore) poteva raggiungere anche i 20 nodi ma la controllabilità era più che scarsa. Il pilota poteva respirare grazie ad un apparato a ciclo chiuso di tipo Drager.

Questo accrocco prese il nome di “Neger” che in tedesco e in bergamasco ha lo stesso significato. Non c’entra nulla la questione razziale ma più semplicemente era un gioco di parole dato dal fatto che Mohr in tedesco vuol dire moro (come il nostro incommensurabile direttore). In pratica vollero battezzarlo come il suo inventore.

Comodo eh?

Nell’intenzione del costruttore non doveva essere un mezzo per missioni suicide (come il Kaiten nipponico), ma di fatto lo era con altissima probabilità. Vediamo nel dettaglio cosa possa essere sfuggito mai al progettista.

La chiusura della piccola cabina era stagna e la riserva d’ossigeno davvero esigua, anche portandosi dietro un autorespiratore il pilota aveva poca autonomia e la morte per asfissia era facile, specialmente se chi lo pilotava la sera prima aveva pasteggiato a crauti e fagioli.

il momento dell’inscatolamento, notare sulla cupola i riferimenti l’avvicinamento

I Neger non potevano immergersi e navigavano solo in affioramento, l’operatore sedeva con testa e spalle a non più di 46 cm sopra la linea di galleggiamento. Tale limite poteva facilmente portare al suo accecamento a causa di chiazze di petrolio o detriti galleggianti (una situazione ancor più grave nelle prime unità costruite in cui non esisteva nessun meccanismo interno di sgancio della cupola). Il pericolo fu ovviato grazie al rapido approntamento di un sistema di sblocco veloce, ma la soluzione di un problema ne causò un altro: l’elevato rischio di allagamento in caso di apertura in situazione di calma non completamente piatta. In pratica il pilota o moriva asfissiato o faceva la fine dei sorci nella stiva in una nave che affonda.

Se i piloti dei maiali potevano contare su una completa strumentazione, gli operatori del Neger avevano a disposizione comandi rudimentali: una bussola da polso, un set autonomo di respirazione Drager e semplici dispositivi di avvistamento che consistevano di una scala progressiva segnata sulla cupola e di un mirino esterno posto sul muso, simile a quello di un fucile. Data, però, la sua instabilità e la scarsa visibilità, le possibilità di colpire un bersaglio a breve portata che non fosse fermo era quasi inesistente.

Se tutto ciò non bastasse, l’inquilino del piano di sotto cioè il siluro “vero” registrava una tendenza allarmante ad affezionarsi e spesso facendo fuoco non si sganciava, trascinando così alla distruzione tutto il mezzo, povero cristo al suo interno compreso. La metà delle altissime perdite furono probabilmente dovute a incidenti più che ad azione nemica.

Dulcis in fundo la cupola e la sua scia al chiarore della luna erano visibilissime (avete presente il Nautilus di 20000 leghe sotto i mari quando attacca?), in più andava così piano (un bagnino di Cesenatico col suo pattino armato di siluro gli dava la paga) che una volta individuato diventava un facile bersaglio per le difese della nave.

Ma la disperazione degli alti comandi era tanta e ne vengono prodotti 200.

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Il primo impiego fu contro le navi alleate durante lo sbarco di Anzio. Era un ottima occasione per testare le capacità della nuova arma. L’obiettivo erano ovviamente le navi nella rada che portavano truppe e rifornimenti in attesa di sbarcare il loro carico. La base di partenza era situata a Pratica di Mare, 18 miglia dal luogo dello sbarco, se il pilota avesse avuto qualche problema aveva l’ordine di affondare il mezzo in acque profonde e tornare a riva a nuoto (che culo!).

Dalla Germania furono inviati 40 “Neger” che ebbero subito problemi logistici: i carrelli avevano pneumatici di tipo aeronautico (succede quando ti devi arrangiare con quello che c’è) che mal si adattavano al terreno accidentato. Fu necessario il lavoro di molti uomini, presi tra i civili, per spianare la strada di 2 km e farli arrivare alla spiaggia con il forte rischio di mandare all’aria la segretezza dell’operazione

Per metterli in acqua dato il fondale basso si costruirono delle rampe apposite e l’attacco ebbe luogo la notte tra il 20 e 21 Gennaio 1944. Di 37 Neger, 14 si arenarono subito tra i banchi di sabbia, 23 riuscirono a prendere il largo, ma arrivati alla rada la trovarono semivuota e fecero pochissimi danni . Di questi, 4 affondarono e uno, quello che trovarono gli alleati, si arenò sulla spiaggia permettendo loro di venire a conoscenza di questa nuova arma segreta.

Alla Kriegsmarine non si persero d’animo però, anzi lo utilizzarono anche in Normandia. Ci furono due sortite tra il 5 e 6 luglio. La prima di 26 mezzi, di cui ne rientrarono solo 9, riuscì ad affondare 2 dragamine britannici, il Magic e il Cato. La seconda di 21 Neger, affondò il dragamine inglese Pylades e danneggiò gravemente l’incrociatore polacco ORP Dragon.

Gli scarsi risultati e le alte perdite (intorno al 70/80%) li fece ritirare dal servizio quanto prima, sostituendoli con la versione migliorata chiamata Marder (martora).

un Marder sul suo carrello di trasporto

Un Marder sopravvissuto e conservato al museo storico militare della Bundeswehr, Dresda

La nuova versione aveva sempre come base il siluro G7e, ma la parte superiore era stata allungata per consentire più spazio al pilota ed al sistema di guida. La cupola fu migliorata e soprattutto adesso il mezzo poteva anche immergersi fino a 30 metri (più realisticamente 15-20), sfuggendo così alla vista del nemico.

Il posto guida del Marder con gli indicatori di velocità e profondità… tanta stima per il pilota!

Inspiegabilmente non venne implementato alcun tipo di periscopio e il Marder doveva navigare in superficie fino all’approssimarsi del bersaglio, quindi immergersi e navigare a vista, o più che altro a sentimento, affidandosi alla imprecisa strumentazione che era sempre quella del Neger con in più il profondimetro. Rimanevano anche i problemi relativi alla riserva d’aria che per quanto ampliata era comunque poca. Nel dubbio ne furono costruiti circa 300.

Marder e in primo piano un Molch in una base danese

I “Marder” vennero utilizzati per la prima volta nella notte del 3 agosto 1944, al largo della costa della Bassa Normandia, non lontano dalla città di Courseulles-sur-Mer. Ne furono impiegati 58 e affondarono navi di tipo Liberty per 7219 tonnellate, un dragamine e il cacciatorpediniere HMS Quorn. Dei 58 partiti solo 17 tornarono alla base.

Un successivo attacco ebbe luogo nella notte tra il 16 e il 17 agosto quando 42 mezzi attaccarono una corazzata francese della classe Courbet, la nave era uno scafo vuoto e senza valore per gli alleati se non come nave blocco. Due di loro silurarono la corazzata e gli altri riuscirono ad affondare due piccole navi: la nave da sbarramento inglese HMS Fratton e un mezzo da sbarco da 415 tonnellate. Dei 42 Marder utilizzati ne andarono perduti 26, uno fu catturato dalla nave di supporto LCS 251 dopo che il suo pilota era stato ucciso da colpi di arma da fuoco.

 Neger e Marder a confronto

Altri 30 battelli furono usati per attaccare la spedizione alleata d’invasione al largo della Costa Azzurra all’inizio di Settembre 1944. Anche stavolta mancarono l ‘obiettivo non ottenendo alcun risultato e la metà fu persa in mare durante i due attacchi. Il resto fu distrutto dal bombardamento alleato della loro base a Ventimiglia il 10 settembre e fine della storia.

Per quanto le perdite in battaglia furono ridotte rispetto ai Neger, l’idea del siluro pilotato, che in teoria avrebbe massimizzato il rapporto costi/efficacia, dovette scontrarsi con una costruzione alquanto deficitaria che portò risultati molto al di sotto delle aspettative. Rimane il coraggio, o la pazzia, dei piloti (tutti volontari) che rischiavano la vita infilandosi in un tubo di 53 cm di diametro (prendete un metro e rendetevi conto di quanti sono realmente), con poca aria e tanta probabilità di finire in fondo al mare.

Articolo del 12 Luglio 2022 / a cura di Roberto Orsini

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  • LucioRomano

    Bellissimo articolo vorrei conoscere di più. Grazie per qualsiasi informazione mi darete a tal fine.

  • Gabriele Terzi

    Articolo piacevole alla lettura da parte, speriamo, dei giovani ignoranti, e inconsapevoli di come stanno messi. Chissà che qualcuno di questi vorrà approfondire… Se succede, e succederà, trovo la vostra opera meritoria. Di persona potrei spiegarmi meglio. Dopo le lodi, meritate, visto anche i tempi durissimi, un nuovo medioevo… vi dico che ho parti importanti di un barchino esplosivo. Il motore Alfa 2500,ottimamente funzionante. La radio ricevente (si, incredibile, aveva la RR2Magneti Marelli, onde lunghe) di piccolissime dimensioni. E poi lo zatterino… Costruito da Caproni a Trento. In ottimissime condizioni originali. Ho poi possibilità di acquisto del piede poppiero eliche controrotanti Cabi Cattaneo… Annullamento della coppia di reazioni dellelica singola montandone 2. Il dual props copiato da Volvo e Suzuki molti anni dopo…

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