I fatti:
Mercoledì 19 settembre tre aeroplani russi sconfinano ed entrano nello spazio aereo estone entrando, di fatto, in territorio NATO. Da lì, dalla base aerea NATO di Ämari decollano due F-35A italiani (in quella base operano gli F-35 provenienti dal 32° Stormo di Amendola e dal 6° Stormo di Ghedi) che intercettano i velivoli russi e li accompagnano fuori dallo spazio aereo che hanno violato. Osservando le mappe si nota che gli aeroplani russi – dei MiG su cui torneremo – sono entrati da nord-est, nelle vicinanze dell’isola di Vaindloo, per volare parallelamente al confine estone da est a ovest tenendosi cinque miglia all’interno dello spazio aereo NATO che hanno violato per un totale di 12 minuti. In tutto ciò pare che gli aerei russi avessero il transponder spento, che non fossero stati comunicati piani di volo e che non ci sia stato alcun contatto radio.

Insomma, se ci fidiamo ciecamente dell’informazione occidentale che vuole a tutti i costi trasformare la Russia di Putin nel nemico numero 1 per noi europei, pare che questo episodio sia stata l’ennesima provocazione russa nei confronti non solo dell’Europa e della NATO ma anche di una zona geografica che già da tempo vive con particolare apprensione la vicinanza e la sedicente aggressività russa.
Ora, senza entrare nei dettagli geopolitici di questo sconfinamento – l’hanno fatto apposta? Per quale motivo? Per dimostrare cosa? Vista la relativa vicinanza con il confine potrebbe esser stato un errore? L’hanno fatto davvero? – ma anche di tutta la questione inerente gli attriti con la Russia che io sinceramente, visto anche l’atteggiamento occidentale nei confronti di Israele, di capirci qualcosa ci ho un po’ rinunciato, facciamo quindi quello che sappiamo fare meglio, parliamo di aeroplani in quanto tali cercando di rimanere liberi dalle bandiere che questi portano dipinti addosso.
E qui viene il bello per noi appassionati di aviazione perché se la notizia di tre aerei russi che sconfinano e vengono intercettati da F-35 italiani di stanza in Estonia di solito mi avrebbe fatto fare spallucce, le cose sono cambiate quando ho scoperto che gli aerei in questione erano tre MiG-31.
Si, avete letto bene, tre MiG-31 Foxhound sono stati coprotagonisti di un vero e proprio incontro ravvicinato del terzo tipo sui cieli dell’Estonia, magari non ai livelli di quelli del film Countdown Dimenzione Zero che vide alcuni Tomcat impegnati in complicati e anacronistici dogfight contro degli Zero giapponesi
ma comunque un appuntamento da macchina del tempo fra un residuato della Guerra fredda e uno degli aerei da combattimento più moderni attualmente in servizio. Sono sincero, non avrei mai creduto che in un tiepido pomeriggio di fine estate del 2025 il MiG-31 sarebbe rientrato nella mia vita. Un aereo che credevo sepolto nei miei ricordi e che invece, così, con malcelata arroganza, ritornava a far capolino. Provate ad immaginare cosa può aver pensato il nostro pilota di F-35 quando, raggiunto l’aereo da intercettare, ha visto che non si trattava di un Su-35 (scomodo) ma uno di quegli aerei che forse aveva visto qualche volta in una vecchia enciclopedia. Pazzesco.
Nota: questa ultima frase è una mia fantasia. Grazie ai miei contatti altolocati so per certo che quando succedono cose di questo tipo il controllo a terra comunica al pilota quale è l’aereo che va ad intercettare rovinandogli, se così vogliamo vederla, la sorpresa. Rimane però il fatto che vedere un MiG-31 al telegiornale nel 2025 è stato… interessante.
Comunque, veniamo a noi: da appassionato di aviazione e di storia dell’aviazione e che fra poche settimane vi delizierà con l’uscita del nuovo DI BRUTTO A MANETTA, numero speciale del nostro magazine interamente dedicato alla storia e alla tecnica della propulsione a getto e che in 304 pagine vi racconterà storie a aneddoti pazzeschi (iscriviti QUI alla newsletter per non perdertelo), questo stravagante tinder date fra i nostri F-35 e tre MiG-31 sovietici russi mi regala l’assist per:
- A: parlare un po’ del MiG-31 che male non fa;
- B: vedere in che modo un aeroplano del genere se la potrebbe cavare contro il gioiello della Lockheed Martin.
Partiamo dalla A: senza stare a ritirare fuori la storia del MiG-25 e di come questo intercettore cavò il sonno ai paesi occidentali sul finire degli anni ’60 prima della celebre defezione di Belenko del 1976 – storia che potete tranquillamente trovare QUI in un nostro vecchio articolo –, l’avventura del MiG-31 nasce proprio da Belenko che, nel corso delle numerose interrogazioni a cui venne sottoposto, accennò allo sviluppo di un Super-Foxbat, una versione aggiornata dell’aereo con cui si era presentato in Giappone caratterizzato da due posti e della capacità di intercettare missili da crociera.
All’epoca in Unione Sovietica erano ben consci dei limiti operativi del MiG-25 – che era sì molto veloce ma, oltre a poter esprimere le sue massime prestazioni solo ad alta quota (dove l’aria è meno densa) per diversi limiti strutturali, mancava di manovrabilità alle velocità di intercettazione ed era difficile da pilotare a bassa quota – e, in cerca di un aereo capace di intercettare sia i missili da crociera che eventuali bombardieri supersonici compresi quelli capaci di volare molto velocemente a quote molto basse (come il Tornado), si decise di partire dalle già buone prestazioni del Foxbat per sviluppare un nuovo aeroplano decisamente migliore e, soprattutto per l’epoca, più tecnologico. Il percorso non fu facile e richiese parecchio tempo, se Belenko nel 1976 parlava di un Super-Foxbat in fase di sviluppo già da qualche anno, l’aereo entrò in servizio solo nel 1982 (primo volo nel 1975), un tempo relativamente lungo se pensiamo alla velocità con cui nascevano nuovi aeroplani all’epoca.
L’attesa tuttavia non fu vana e il nuovo aeroplano, il famigerato MiG-31 (codice NATO: Foxhound), nonostante una decisa somiglianza con il MiG-25, è un oggetto degno di nota ma più che altro un sistema d’arma decisamente più potente. Dotato di una cellula rinforzata fondamentale per volare a velocità supersoniche anche a bassa quota, capace di prestazioni esaltanti ma anche di una autonomia migliorata – questo grazie ai suoi due potenti Soloviev D-30, turboventole a basso rapporto di bypass capaci di generare oltre 15.000 kg di spinta con post inserito, motori decisamente più efficienti dei Tumanski R-15 utilizzati sul MiG-25, certo potenti ma delicati e assetati come draghi – e dotato di un potente radar con capacità look down/shoot down capace di tracciare bersagli multipli, il MiG-31 fece fare un deciso balzo in avanti alla difesa sovietica, dandole la capacità di ingaggiare i più probabili intrusi occidentali a lungo raggio, un compito fino a quel momento affidato al Tupolev Tu-128 Fiddler che era un discreto cassone, il tutto con sensori e armi molto più avanzati e un raggio d’azione quasi doppio di quello del MiG-25.
Entrato in servizio nel 1982 e costruito in oltre 500 esemplari, il MiG-31 si è dimostrato fin da subito un aeroplano decisamente avanzato (è stato uno dei primi aerei ad entrare in servizio con un moderno radar Phased Array) e che, vuoi per la capacità del suo radar di ingaggiare nemici multipli anche a grande distanza, vuoi per la possibilità di gestire il missile R-33 la cui portata era simile a quella del Phoenix, negli anni ‘80 aveva capacità paragonabili a quelle dell’F-14 nel ruolo di intercettore a lunghissimo raggio, con quest’ultimo però capace di affrontare anche un eventuale combattimento manovrato, situazione nella quale il MiG-31 si troverebbe in difficoltà e con dalla sua la possibilità di dare tutto motore ed allontanarsi rapidamente.
In tutto ciò la cosa interessante è che il MiG-31 è stato oggetto di numerosi aggiornamenti che con il tempo hanno mantenuto l’aeroplano relativamente attuale e, in certi ambiti, particolarmente ostico. Certo stiamo parlando di un grosso aeroplano figlio degli anni ’70 ma il MiG-31 non è un aereo da sottovalutare, da giudicare con superficialità fermandosi alla sola tabella tecnica o al fatto che, per quanto affascinante, sembra un residuato bellico. Sarà anche rustico e squadrato e sarà pure che la cosa più tecnologica a bordo è l’iPhone 16 del pilota ma il MiG-31, nella sua versione ammodernata BM, si è trasformato da potente intercettore in una piattaforma polivalente strategica, capace di ospitare e lanciare i più moderni missili (sia aria-aria che aria-superficie) mantenendosi a distanza di sicurezza, il tutto grazie al suo (nuovo) potente radar di bordo in grado di tracciare 24 bersagli aerei contemporaneamente a diverse centinaia di km di distanza (ovviamente qui la differenza la fa l’aereo bersaglio, faccio fatica a immaginare queste prestazioni nei confronti di un moderno caccia con caratteristiche anche solo leggermente stealth), sei dei quali possono essere attaccati simultaneamente dai missili R-33S. Dal MiG-31BM è poi derivato il MiG-31K, variante in grado di trasportare il temibile missile ipersonico Kinzhal il quale, a parte qualche dichiarazione ucraina, sarebbe capace – grazie alla sua elevatissima velocità di circa Mach 5+ – di penetrare qualunque difesa aerea occidentale senza essere intercettato.
Viene quindi da sé che il MiG-31, sebbene derivi dal MiG-25, sebbene sia oggettivamente un aereo vecchio, per certi ambiti può ancora risultare efficace e temibile, lo dimostrano anche i numerosi abbattimenti di aerei ucraini rivendicati dalla Russia all’inizio del conflitto e ottenuti proprio dai MiG-31 e dalla loro capacità di colpire da grandissima distanza.
Le cose però cambiano nel momento in cui vi è l’incontro ravvicinato fra uno di questi hooligan dei cieli e un ben più moderno F-35. Questa cosa dei MiG-31 mi ha scatenato DI BRUTTO e, indagando a dovere, ho scoperto diverse cose interessanti che però, vi preparo, sono molto simili ad aprire il rubinetto con la righina rossa nel lavandino di casa. A partire dal fatto che queste azioni di intercettazione vengono svolte dagli F-35 in configurazione ad alta visibilità perché non c’è bisogno del contrario,
quello che è emerso è che, per un moderno caccia di quinta generazione, un MiG-31 impiegato in una situazione diversa da quella per cui è nato (piattaforma di lancio a lunghissimo raggio) non rappresenta una gran minaccia. Non può affrontare un combattimento manovrato degno di questo nome, non ha alcuna caratteristica anche solo lontanamente stealth e dalla sua ha solo la possibilità di dare tutto motore e a quel punto ciao ciao F-35. Dal canto suo il Lightning II, in una eventuale situazione in cui si trovasse a volare in configurazione a bassa osservabilità, diventerebbe un cliente estremamente pericoloso, potenzialmente capace di colpire il MiG prima ancora che questo o il controllo di terra si accorgano della presenza del caccia della Lockheed. Sull’F-35 in questi anni se ne sono dette di tutti i colori spesso in maniera tendenziosa e strumentale tanto che pure la proverbiale casalinga di Voghera ha un suo parere su questo aeroplano ma quello che è vero è che parliamo di un aeroplano estremamente complicato e avanzato le cui reali capacità, un po’ come quelle dell’F-22, a noi non saranno mai note. Multiruolo stealth di 5ª generazione, progettato per operare in ambienti saturi di difese aeree, dotato di un potentissimo radar AN/APG-81 AES capace di lavorare in modalità LPI (Low Probability of Intercept) in modo da ridurre la possibilità di essere individuato dai ricevitori nemici, indipendente da un eventuale controllo da terra per trovare e ingaggiare i bersagli, dotato di sensori elettro-ottici, IRST e complessi sistemi di fusione dati, l’F-35 non è solo un aereo da combattimento capace di colpire il nemico prima ancora di essere localizzato, ma un nodo di rete che raccoglie e distribuisce informazioni ad altri aerei, droni, navi e sistemi di terra. Tutto questo all’interno di una cellula piccola, compatta e altamente manovrabile ma, e qui casca l’asino, incredibilmente costosa, da comprare, manutenere e far volare.
Insomma, rivedere i MiG-31 mi ha fatto battere forte il cuore anche perché il fascino degli aerei sovietici è unico nel suo genere ma la verità è che, con tutto il bene del mondo, nel momento in cui questi aeroplani escono dalla loro comfort zone diventano oggetti un po’ obsoleti, probabilmente utilizzati dai russi in queste “provocazioni” non perché rappresentino chissà quale minaccia nel momento in cui vengono intercettati ma solo per testare i temi di risposta della NATO in quella zona, per dimostrare presenza e deterrenza (quindi lanciare un messaggio politico-militare), per sondare fino a dove ci si può spingere senza far scattare una reazione militare forte e, infine, per gasare noi appassionati di aeroplani.
MiG-31, veloci, belli e sensuali ma… vecchi.
Articolo sempre bello e “godibile”.
Quando ci delizierai a riguardo di un bell’off-shore Cigarette motorizzato Mercury Marine da 3100 hp ? Ti implora un appassionato di nautica ! ☺️
Parmi giusto e oggetivo disquisir d’aviazion militare
In effetti i mezzi sov… hem russi sembrano residuati e forse lo sono ma sarei comunque cauto nel sottovalutarli, come ha dimostrato l’ F-117 abbatuto dai serbi con dei missili che erano di fatto residuati sovietici comprati usati d’ occasione; ma efficaci.
D’ altro canto i russi sembra sempre che adoperino dei pezzi da museo per poi scoprire che aggiornano costantemente i loro mezzi.
Un esempio la Soyuz sembra vecchia e scomoda, e lo è…
Eppure continua a funzionare effettivamente come si dice nell’ articolo i vecchi Mig 31 possono essete una provocazione ed un test delle capacitá di risposta della NATO, ma non sottovaluterei mai un qualsiasi ferrovecchio alimentato a vodka e bestemmie.
Probabilmente il radar dell’ era sovietica ha la capcitá di puntare i missili anticapitalismo…
Che poi no è vechio compagno è solo sottoposto a lungo collaudo!
Onore ai nostri piloti, sempre e comunque.
Nell’ articolo si è detta la verità. Aerei datati i Mig 31, sicuramente non corrispondenti alle tecnologie avanzate dei caccia di 5* generazione moderni, ma con un fascino che l’ F35 se lo può solo sognare. Eppoi, non lo sottovalutiamo troppo il Mig 31, come tra l’altro evidenziato nell’ articolo stesso.
Completamente d’accordo.
Sono sempre i russi a crearci preoccupazioni
E noi facciamo solo i guardoni, anche perche’ a noi non piace la guerra, ma se ci provocano cosa dobbiamo fare?
Napoleone ed un “certo pittore austriaco” dovrebbero essere un monito sufficente per non raccogliere provocazioni ne cercare di fare la voce grossa con i russi io credo che i piloti italiani non siano stati scelti a caso eh; ho avuto modo di comprendere nella vita come le nostre forze di polizia e militari rispetto a quelle di tanti altri paesi usino la testa, quindi mi viene da pensare che mettere dei piloti ammericani dal grilletto facile sarebbe una follia per intercettare aerei russi che violano lo spazio aereo.
Pienamente d’accordo
Ma dai, che sorpresa… in NATOs i grida allo scandalo per i MiG-31 che “sconfinano”. Peccato che Estonia e Finlandia da anni abbiano accorciato la zona di controllo a sole 6 miglia da 12 ‘legali internazionali’ proprio per evitare casini a chi deve volare o navigare da quelle bande. I russi quel corridoio lo usano da decenni per andare e venire da Kaliningrad, è impossibile che sia la prima volta che ‘sforano’ il limite. Solo che stavolta fa comodo alzare il polverone: o per inventarsi un casus belli o, più probabile, per tagliare pensioni e sanità e pompare la spesa militare.
E poi tutti a parlare dell’F-35 come se fosse il Santo Graal. Gran macchina, per carità, ma è nato come aereo d’attacco “economico” dopo il flop dei costi dell’F-22. Stealth davvero solo di fronte: da dietro c’è un bel panorama di turbina e postbruciatore, guardate il popò di un F-22 o un Su-57 o un J-20 e capirete la differenza.
In guerra vince quasi sempre la regola d’oro tempestata di diamanti: Keep It Simple, Stupid.
Se per un’ora di volo dell’F-35 servono 100 ore di manutenzione fatta da meccanici laureati alla Normale di Pisa, col nemico alle porte ci fai ben poco.
La storia insegna: il Tiger 1 era l’F-35 dei carri armati nella Seconda guerra mondiale, ma a Berlino ci sono arrivati i T-34/Mig31, poco fighi ma efficaci, non è successo il contrario
Sono pienamente d’accordo e aggiungo che il volo era stato comunicato alla Nato. Ha dato notizia il governo russo nell’immediato e in Italia l’ambasciata Russa.
Il nostro magnifico giornalismo parlava addirittura di abbattimento (nei titoli), segno dell’evidente volontà di mantenere una certa (strategia della) tensione.
Mig31 gran ferro comunque.
Rimane una certezza se il mig 31 apre tutto non c’è nessun aereo che gli può andar dietro (eccetto sr 71, che non è un caccia, e qualche missile, ma solo i più recenti).
Penso che sia proprio questo il motivo per cui l’hanno usato per quest’operazione…
Comunque bravi tutti ad aver gestito la situazione senza complicazioni!
SR71 che e’ da 30 anni nei musei. La versione caccia era YF12 fu costruita in 3 esemplari e mai entro’ in servizio
Bellissimo articolo
Tutto molto bello, ma prima di definire l’F35 altamente manovrabile, lo andrei a vedere in qualche air show. Temo ne resteresti deluso. A Le Bourger, dopo decollo e virata a coltello di di un Raphale, sotto i nostri occhi, è partita una vasca da bagno volante, che per fare la stessa manovra, è sparita dall’orizzonte. ops…scusa volevo dire il supercaccia americano, quello che ha volato 2 ore da solo con il pilota già eiettato perché il pc a bordo pensava di essere atterrato
Rafale, gran bel mezzo…visto in volo in alcuni airshow.
Anche il Gripen è parecchio agile.
F 35, mai visto dal vivo, ma alcuni anni fà, certi piloti ammerrigani, non ne parlavano molto bene, lo definivano inferiore all’ F 16 (altro gran bell’aereo) che dovrebbe essere sostitito dal caccia Lockheed nelle file dell’ USAF.
“il temibile missile ipersonico Kinzhal il quale, a parte qualche dichiarazione ucraina, sarebbe capace – grazie alla sua elevatissima velocità di circa Mach 5+ – di penetrare qualunque difesa aerea occidentale senza essere intercettato.”
Ma l’hai letto l’articolo che hai linkato?!?
“Sulla base dei calcoli di Wright e Tracy, appare quindi possibile che la batteria Patriot installata vicino a Kiev possa intercettare un Kinzhal in avvicinamento alla capitale. Gli abbattimenti del maggio 2023 sono stati verificati da fonti governative statunitensi. Funzionari statunitensi hanno affermato che gli ucraini hanno lanciato più missili PAC-3 da diverse angolazioni per intercettare il missile Kinzhal.”
Matteo, bentornato! Capisco l’animosità nei confronti di questo sito ma non vedo alcun problema, forse era finito lo zucchero nella macchinetta del caffè stamane? Ad ogni modo cerco di semplificare: nell’articolo linkato, esattamente come scritto da me, si parla di missili Kinzhal intercettati (e abbattuti) dall’Ucraina, notizia a quanto pare confermata dagli Stati Uniti. Sta poi a noi credere che quello che viene confermato dagli USA circa quello che succede in Ucraina, e non solo ahimé, sia vero. Rimane il fatto che Kinzhal sono delle brutte bestie. Ciao affaticato Matteo!