Meglio conosciuti con i nomi di Dora (non l’Esploratrice del cartone animato di Nickelodeon) e Schwerer Gustav, questi teneri giocattoli sono passati alla storia come i cannoni più grandi mai concepiti nell’intera cronaca dell’artiglieria.
Nel 1936 Adolf Hitler (il vero pianificatore degli armamenti, alla faccia del Ministro agli armamenti Albert Speer) visitò a Essen, paese della Renania Settentrionale-Westfalia, la fabbrica della divisione Waffenschmiede (armaioli) della Krupp. Si, proprio quella del famoso acciaio che fabbricava cannoni ferroviari (e non, tipo questa belva qui) di calibro importanti fin dai tempi della Grande Guerra.
Il Führer venne accolto dal responsabile capo progettista, il Dottor Erich Müller conosciuto fra gli amici anche come “Kanonen Müller”. Mentre facevano il classico giro “turistico” della fabbrica, scoppiò un brainstorming tra i due: Hitler, preoccupato per la Linea Maginot francese – una sorta di muraglia cinese nascosta sotto terra a diverse decine di metri, pesantemente fortificata e armata per la difesa del confine francese, completata nel 1935 e costata alla Francia la bellezza di 8 miliardi di Franchi (“Spoiler” per l’invasione della Francia i Nazi fecero il giro lungo per Belgio e Olanda) – chiese se fosse possibile fabbricare un cannone in grado di forare corazzature in acciaio dallo spessore di un metro o bunker difesi da 7 metri di cemento armato. La risposta del Dottor Müller fu: “Certo che si può, ma mi riservo di fare dei calcoli più approfonditi”. Il Führer del Terzo Reich non era di certo un ometto cui piaceva ricevere dei “Nein” e se ne tornò a Berlino aspettando notizie.
Già all’epoca esistevano diverse formule matematiche per determinare il dimensionamento corretto di un calibro a seconda dell’obiettivo da distruggere. Nel libro “Ehrenbuch der deutschen schweren Artillerie” (libro d’onore dell’artiglieria pesante tedesca) pubblicato subito dopo la Grande Guerra, c’è un capitolo dedicato ai vantaggi e gli svantaggi di un aumento “infinito” di calibro. Nello stesso capitolo veniva menzionato un immaginario calibro 84 cm i cui proiettili dovevano pesare intorno alle 7,1 tonnellate. Ora, non si sa se Kanonen Müller avesse preso spunto proprio da quel testo, fatto sta che i dati di base del progetto per il cannone “E” da 80 cm erano i medesimi. Il super cannone era stato concepito per operare dentro territorio teutonico, visto che doveva essere utilizzato per attaccare la Linea Maginot. Per gestire un calibro così fuori scala il cannone avrebbe dovuto pesare intorno alle 1.000 tonnellate e in assetto di tiro per assicurare stabilità avrebbe avuto bisogno di un doppio binario. Inoltre sarebbe stato spostato smontato su almeno un paio di treni. Tutti i dati e i progetti di bozza vennero girati all’alto comando.
Quando furono consegnati i primi dati tecnici e balistici gli artiglieri dell’ufficio armamenti dell’esercito avanzarono delle preoccupazioni e delle perplessità, ricordando a Adolf Hitler l’esperienza passata durante il primo conflitto mondiale con il Parisgeschütz (Cannone di Parigi, da non confondere con la Grande Berta): un cannone ferroviario posizionato su una base girevole, mosso da 80 marinai della Kaiserliche Marine (Marina Imperiale). Aveva un calibro speciale di 210 mm, pesava 750 tonnellate ed era in grado di sparare i suoi confetti HE (High Explosive) nella stratosfera con un parabola utile che copriva 130 km di distanza e una velocità alla volata (uscita della canna) di ben 1.640 m/s. Con i suoi scarsi risultati dal punto di vista puramente bellico, questo mostruoso cannone è ancora un esempio tangibile di una spesa sproporzionata rispetto al beneficio bellico ottenuto. Hitler come suo solito spazzò via dal “tavolo” questi argomenti scomodi, giustificando che il nuovo cannone non sarebbe stato utilizzato in territorio nemico.

La segretezza durante la progettazione finale, la produzione, lo sviluppo e il collaudo era a livelli mai visti, tanto da generare leggende che tutt’oggi resistono su questa “Wunderwaffe” (arma miracolosa). D’altronde il cannone 80cm K (E) era un vero e proprio colosso di “ferro”: pesava 1.350 tonnellate, la sua lunghezza totale era di 47,3 metri, era largo 7,10 metri e alto 11,6 metri con canna in posizione orizzontale. Il solo peso dell’enorme canna rigata era di 400.000 kg ed era lunga 32,48 metri per un calibro di 800 mm, in grado di un’elevazione massima di 65°.
Qualora vi stiate domandando quanti sono 80 cm, ecco
L’affusto poggiava su un’enorme base, era sorretto da 8 vagoni con 10 ruote dotati di motori elettrici e martinetti idraulici per effettuare correzioni e fornire stabilità sui due binari paralleli dove si muoveva. Posizionata nel posteriore era situata una “casetta blindata” che comprendeva il complesso sistema di comando e puntamento, la centrale elettrica-diesel indipendente per alimentare i motori usati per le correzioni del puntamento, le idrauliche e i due ascensori paralleli, uno per sollevare dai treni di rifornimento i proiettili e l’altro per le cariche di lancio. Per assemblarlo serviva una gran forza di lavoro specializzata, e 54 ore di lavoro di cui 16 per la sola installazione della canna, con l’utilizzo di 2 giganteschi carri ponte che correvano sue altri due binari più esterni.

– Le Panzergranate (traducibile come “proiettile corazzato”) ideate per sfondare e far crollare i bunker nemici come un martello: pesavano 7.088 kg, erano alte 6,79 metri e lo spessore del bossolo era di 18 cm mentre la quantità di carica di esplosivo era di “soli” 250kg (il 3,5% del peso totale). L’ogiva era realizzata in acciaio Cromo-Nichel e appositamente temprata per lo scopo. Venivano sparati a 708 m/s alla volata e avevano una gittata minima di 18,5 km e una massima di 37,2 km.
– Gli HE (High Explosive) erano invece ideati per creare grandi voragini nei bunker utilizzando un mix di forza cinetica e esplosivo: pesavano 4.800 kg, erano alti 8,26 metri per un totale 700kg di esplosivo (il 14,6% del peso). Inoltre il peso inferiore permetteva una maggior velocità alla volata che si traduceva in una gittata di 47 km.


Fino a prima della consegna, e durante le fasi di costruzione, il primo cannone non aveva ancora assunto un nome ufficiale, la Krupp si limitava a chiamarlo “Gerät Gustav“ (dispositivo Gustav).
Il 25 novembre 1941 presso il poligono di Rügenwalde tutto era pronto per il primo colpo: l’80cm K (E) era posizionato su due binari più un terzo centrale per l’approvvigionamento delle munizioni, con la canna nascosta da un baracchino in lamiera ondulata. Tra i presenti all’evento c’erano gerarchi nazisti, politici, militari, mancavano solo nani con piattini di cocaina in stile Freddy Mercury e ballerine (alla faccia della massima segretezza). Il gruppetto di tecnici Krupp sudava come fossero in sauna, la macchina era enormemente complessa e tutto doveva funzionare all’unisono, elettronica, idraulica, meccanica, alcuni ingegneri avevano persino il timore che il contraccolpo avrebbe potuto spingere indietro e fare deragliare le nuove locomotive.
FEUER!!!
Un colpo con il fragore del più potente dei tuoni di Thor fece tremare l’intera aerea, facendo sussultare anche i veterani della Grande Guerra e i più avvezzi. Dall’enorme bocca uscì una vampa di più di 50 metri che illumino come un lampo il sito, le fronde degli alberi vicini si incrinarono come colpiti dalla tempesta, nella caserma del poligono sita a 4 km di distanza vibrò tutto. A causa dello spostamento d’aria le porte si aprirono e alcune finestre andarono in frantumi, le coperture in lamiera posizionate per “occultare” il cannone sparirono chissà dove come carte al vento.
Quando tutta la polvere si posò, il cannone era ancora lì, in perfette condizioni operative. Applausi, abbracci e brindisi (per il momento). Per il collaudo furono sparati un totale di 8 colpi, con discreti anche se non perfetti risultati rispetto a quelle che erano le tabelle balistiche calcolate, ma i presenti ritennero i risultati più che sufficienti.
L’8 Gennaio del 1942 venne consegnato il primo 80 cm K (E). Davanti al loro nuovo “cucciolo“ gli artiglieri della 672° Divisione artiglieria pesante E (Ferroviaria) la chiamarono con l’innocente e innocuo nome di fanciulla “Dora” probabilmente un’abbreviazione dell’esclamazione tedesca “Donner und Doria” (non traducibile letteralmente, ma che indica un forte rumore/tuono). La 672° utilizzò come distintivi un martello che spacca una roccia e le lettere “DO” in stile gotico.
DORA ebbe il primo battesimo del fuoco durante l’Assedio di Sebastopoli. Dalla Germania partirono 5 treni verso la Crimea (alla faccia: “non lo useremo in territorio nemico”) carichi delle parti di cannone e tutto il materiale necessario per assemblarlo. I treni erano tutti trainati da locomotive a vapore DR-Baureihe 50 (D.R.B. Class 50) da 1.650 cavalli (le nonne pre-war delle BR-52 che trovate QUI) ed erano così suddivisi:
– Il primo treno aveva 42 vagoni, una lunghezza di 539,9 metri e un carico di 828 tonnellate;
– Il secondo treno aveva 15 vagoni, una lunghezza di 309,4 metri e un carico di 1.111,8 tonnellate.
– Il terzo treno aveva 14 vagoni, una lunghezza di 293,3 metri e un carico di 1045,5 tonnellate.
– Il quarto treno aveva 19 vagoni, una lunghezza di 362,9 metri e un carico di 1.335,5 tonnellate ( dov’era caricata la canna)
– Il quinto treno aveva 9 vagoni, una lunghezza di 149,4 metri e un carico di 604,3 tonnellate.
In totale il convoglio era lungo 1.656,9 metri per un carico di 4.925,3 tonnellate di peso, “roba da fantascienza” per un teatro di guerra. Trovata la “location” adatta a Taschlyk-Dair dove posizionare il pupo per farlo cantare furono utilizzati 5.000 uomini (adesso si che vorrei vedere le facce degli artiglieri della Heereswaffenamt: “ Te lo avevamo detto”) tra cui:
– 500 soldati della 672° Divisone artiglieria pesante (E)
– 20 ingegneri KRUPP
– 1.500 civili volontari
– 1.000 uomini dell’Organizzazione TODT (l’impresa di costruzioni edili della Germania nazista e della Wehrmacht)
– 60 pionieri ferroviari
– 300 soldati di 2 compagnie rumene per la difesa terrestre
– 40 soldati delle squadre antisabotaggio
– 400 uomini della divisione antiaerea
– 30 uomini tutti muniti di cane a guardia del sito
E un imprecisato numero di caccia aerei per la difesa (come l’FW-190 che trovate QUI), ricognitori aerei e di terra, osservatori ecc ecc…
Per la sua installazione e assemblaggio (con il clima subtropicale di maggio della Crimea) furono costruiti 2.000 metri di linea ferroviaria di cui 900 metri trincerati a “S” e con triplo binario. Tutto realizzato in soli tre giorni con turni massacranti di 18 ore. Il 5 Giugno 1942 alle 5:35 DORA sparò il primo colpo, non colpendo niente di strategico ma facendo capire a tutti di che pasta era fatto il signor “parlo io che ho la voce più grossa”.
La Dora sparò fino al 17 giugno 1942 48 colpi tra Panzergranate e HE, bersagliando i forti Stalin , Molotov, Siberia, Maxim Gorki e un deposito munizioni nel Golfo di Severnaja con una scarsa precisione media, dovuta non tanto al sistema di puntamento, ma alla polvere di carica che non bruciava correttamente e costantemente. Poi c’era il problema della canna, che sebbene fosse “garantita” dalla KRUPP per durare 100 colpi si usurava più rapidamente del dovuto.



NOTA:
Quando si parla di artiglieria con queste gittate, manca poco che devi calcolare anche il moto delle maree, oltre che vento, umidità e temperatura dell’aria, un cambiamento centesimale riportato sulle tabelle di tiro e si sbaglia di diverse decine di metri, basti pensare al Cannone di Aparigi, che obbligava gli artiglieri a considerare nei calcoli la Forza di Coriolis, causata dalla rotazione terrestre. Oltretutto dobbiamo considerare la difficoltà nel compensare, specialmente quando si utilizza un’arma non testata a sufficienza e non si hanno a disposizione molti colpi per ovviare all’errore.
Il 5 Giugno 1942, al quindicesimo colpo la complessa rigatura della canna Dora era già largamente compromessa. Grazie alla grande competenza degli artiglieri della 672°, questi riuscirono a compensare il problema e a rimanere operativi fino alla fine dell’assedio e grazie anche all’appoggio di altre divisioni di artiglieria pesante e alla fanteria che sminò 137.000 mine lasciate dai russi, l’assedio di Sebastopoli fu una vittoria anche se molto costosa.
Il 4 Luglio 1942 DORA tornò a Essen alla Krupp per essere revisionata, nel frattempo il secondo cannone 80 cm K (E) chiamato Schwerer Gustav era pronto. Gustav venne testato dall’8 al 9 agosto del 1942 nel poligono di Hillersleben e nel febbraio del 1943 al poligono di Rügenwalde si schiarì nuovamente la voce per ulteriori test, fatti con proiettili sperimentali tra cui alcuni in cemento (iniziavano già a materializzarsi seri problemi di approvvigionamento delle materie prime).
Per tali ragioni i due cannoni Dora e Schwerer Gustav rimasero smontati negli stabilimenti Krupp. Nel Maggio del 1943 Hitler, che ancora inseguiva folli manie di grandezza, ordinò alla Krupp il terzo cannone il “Langer Gustav” in calibro 520 mm, così da aumentare il raggio d’azione e colpire l’Inghilterra in specifico Londra a cannonate. La Krupp iniziò il lavoro ma nel 1944 i raid aerei alleati distrussero la fabbrica danneggiando gravemente il Langer Gustav e impendendone il completamento. Si pensò in ogni modo a come riutilizzare gli enormi 80 cm K (E), anche fargli sparare dei proiettili/razzo simili alle V2. Sul finire della guerra, tra i dissennati pensieri di Hitler c’era anche l’idea di posizionare il Dora e lo Schwerer Gustav su due sistemi cingolati come quelli delle enormi escavatrici a tazze delle miniere di carbone e dotarli di 4 motori diesel provenienti da un u-boat.

Visto che gli alleati avevano già messo i piedi in Francia e stava andando tutto a Huren, il Dora e lo Schwerer Gustav furono minati e fatti saltare dagli stessi nazisti per evitare che venissero catturati. Come se con l’avvento dei missili come le V1, le V2 e i razzi Katjusa al nemico fosse interessato un cannone costosissimo impossibile da usare. Dei grandi mostri da 80 cm sono sopravvissuti fino ai giorni nostri solo le locomotive Diesel D311, restaurate e aggiornate negli anni ’50. Furono acquistate dalla Deutsche BAHN (ferrovie federali tedesche) per 150.000 marchi e utilizzate per prestare servizio civile. Una delle D311 soprannominata durante l’Assedio di Sebastopoli “Walli” prestò servizio fino al 15 giugno 1972. Come pensava Albert Speer, gli enormi Cannoni Ferroviari 80cm K (E) furono dei costosissimi e praticamente inutili residuati della Grande Guerra, totalmente inadatti alla guerra moderna.
Ma a noi vedere tutto questo “FERRO” assieme, fa venire i brividi DI BRUTTO.
Articolo di stefano Antonello, il severo guardiano della ferramenta










Complimenti, l’articolo più completo su questo paio di pezzi d’artiglieria che abbia mai letto. Ma io ho sempre visto citato come Gustav il cannone che assediò Sebastopoli e Dora il secondogenito che venne solo schierato e poi ritirato a stalingrado, c’è qualche fonte a riguardo?
Esiste una notevole discordanza tra le diverse fonti sull’esistenza di un secondo “80 cm Kanone in Eisenbahnlafette” (questa la denominazione ufficiale del cannone). In alcuni siti si afferma che Dora e Schwerer Gustav fosse due nomignoli differenti attribuiti allo stesso cannone e che perciò non sia mai esistito un secondo esemplare. Secondo queste stesse fonti fu il personale del 672° Schwere Artillerie-Abteilung a ribattezzare Dora l’unico cannone costruito preferendo tale nome a quello di “Grande Gustav”. Alcuni autori affermano invece che è realmente esistito un secondo cannone e che questo venne impiegato nella battaglia di Stalingrado, ma non ho mai trovato libri o resoconti di tale scontro che ne facciano cenno (e la cosa è alquanto strana). Si dice ancora che il secondo esemplare costruito venne invece utilizzato esclusivamente per prove e collaudi, senza mai lasciare la Germania, e trasferito presso il poligono di Grafenwöhr dove i resti in via di smantellamento vennero rinvenuti dagli americani. Si parla anche impiego dell’80 cm. Kanone (quale dei due?) da parte dei tedeschi durante le operazioni per soffocare la rivolta di Varsavia (agosto/ottobre 1944) ma anche su questo punto non c’è concordanza tra le fonti. Insomma, le vicende riguardanti il Grande Gustav restano ancora ammantate di una certa aria di mistero, com’è giusto che sia per una realizzazione del genere.
Il testo corretto è il seguente:
Le informazioni a cui abbiamo fatto riferimento per lo studio e la stesura dell’articolo sono in parte contenute nel libro “Deutsche Eisenbahn Geschütze – Rohr-Artillerie auf Schienen” dello storico specializzato in artiglieria Gerhard Taube, nel quale, tra le altre cose, è riportata la documentazione degli archivi della Krupp e piani di battaglia ufficiali.
Ottimo articolo.
Solo un piccolo appunto:
Panzergranate non si traduce con “granata carro armato” ma semplicemente “proiettile corazzato” cioè perforante, in contrasto ( o in abbinamento…) con l’altro tipo di proiettile che in tedesco è Sprenggranate cioè “proiettile dirompente”.
Per il resto, sempre grandissimi!!
Nel dettagliato racconto di quest’ arma non si è scritto che per renderla operativa fino alla Crimea ci sono voluti qualcosa come 4 o5 mesi di tempo praticamente un arma del genere è talmente lenta da constituire lei stessa un bersaglio
Come scritto nell’articolo per il montaggio del Dora sul campo di battaglia ci sono voluti 3 giorni con turni di 18 ore, ma sicuramente ci sono voluti mesi per organizzare e spedire tutto al fronte. Consideriamo che era stato progettato per bombardare la linea Maginot ed operare su suolo tedesco. Come giustamente hai affermato era lui stesso un bersaglio infatti durante l’assedio di Sebastopoli (come descritto nell’articolo) era protetta da centinaia di soldati antisabotaggio, a difesa terrestre, sistemi antiaerei, più un numero imprecisato di aerei pronti ad intercettare bombardieri nemici.
Come la definì Albert Speer (da subito contrario alla sua fabbricazione) “un fantasma della grande guerra “.
Meraviglioso cannone. Grazie di tutte queste notizie. Un saluto. Franco
Otyme storie
Ottimo articolo, un ferro mostruoso del genere non poteva non trovare spazio su Rolling Steel! Aggiungo per la cronaca che dopo la conclusione dell’assedio di Sebastopoli il Grande Gustav venne trasferito armi e bagagli sul fronte di Leningrado, dove avrebbe dovuto partecipare all’Operazione Nordlicht, l’assalto finale alla città sovietica programmato per il 23 agosto 1942. In seguito all’annullamento dell’operazione il cannone rimase parcheggiato presso lo scalo ferroviario russo di Taizy, quindi rientrò in Germania per i lavori di revisione e rialesatura dlla canna. Il 19 marzo 1943 il Grande Gustav fece tempo ad esplodere un altro paio di tuonanti colpi di prova di fronte a un pubblico selezionato, tra cui lo stesso Adolf Hitler, Albert Speer ed Alfried Krupp, dopo di che il leviatano venne smantellato nelle sue componenti principali e accantonato in un deposito nei pressi della cittadina di Chemnitz, in Sassonia. Il 14 aprile 1945 i tedeschi procedettero alla distruzione finale dei vari elmenti del cannone per evitare che potessero cadere in mano alle truppe americane in avanzata, ma secondo alcune fonti non confermate gli ultimi rottami sparsi vennero successivamente raccolti dai sovietici e inviati in fonderia per farne scatolette di caviale con cui banchettare in onore della vittoria sul nazifascismo… Piccola chiosa finale: la costruzione del giocattolino costò qualcosa come 7 milioni di Reichsmark (munizioni escluse), equivalenti più o meno a una sessantina di carri armati Panther o a una trentina di carri Tiger che probabilmente le divisioni tedesche avrebbero gradito di più.