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Ecstasea, uno yacht diverso dal solito (e a turbina)

Opulènza s. f. [dal lat. opulentia; v. opulento], letter. – Grande ricchezza, grande abbondanza di mezzi, e il fasto o la condizione di diffuso benessere che ne è la conseguenza: l’o. delle antiche città orientali; ove … sien ministri al vivere civile L’o. e il tremore (Foscolo). Anche con i sign. fig. e scherz. di opulento e col senso generico di copiosità, dovizia: o. di stile, d’immagini; o. di forme.

Mettiamo le mani avanti:

Di fronte alla ricchezza eccessiva ed ostentata tendo a storcere automaticamente il naso, ed essendo gli yacht l’emblema della ricchezza eccessiva ed ostentata mi tocca ammettere che non li ho mai guardati con gli stessi occhi voraci di informazioni tecniche con cui guardo altri pezzi di ferro come aeroplani, moto o auto.

Dopo questa premessa potreste dunque chiedervi:

“Perché allora hai deciso di scrivere un articolo proprio su uno degli yacht più OPULENTI del nuovo millennio?”

Semplice: non sarò un estimatore degli yacht in generale, ma sono un maniaco di turbine a gas, motori a reazione e tutto ciò su cui sono montati.

-” turbina a gas? Ma non stiamo parlando di aeropl…”

Ssssssshhhhhhhh, un passo alla volta.

Signori e signore, ecco a voi la Feadship Ecstasea.

Se avete aperto l’articolo sperando di leggere qualche frivola pagina sul lusso più sfrenato mi tocca deludervi. Oggi si parlerà di cavalli, velocità, ingegneria ‘gnurante e soprattutto di pesante, grosso, POTENTE ferro galleggiante.

Ok ok, effettivamente si parlerà anche di lusso dato che é molto difficile scindere questo argomento dalla presentazione di uno yacht di una ottantina di metri e dal valore di circa 120 milioni di cucuzze, ma come avrete già intuito leggendo queste righe l’argomento principale sarà qualcosa di più interessante che alcune poltroncine ricamate e qualche bottiglia di champagne nel frigo.

Prima, però, un po di storia.

Facciamo un grosso salto temporale in Olanda, a fine anni ’40.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale l’intera industria navale civile olandese si trova in una situazione di stallo peculiare; Se da un lato l’occupazione militare tedesca è finalmente terminata da ormai 4 anni e quindi il commercio è nuovamente libero di espandersi, dall’altro lato l’economia del continente europeo si trova ben lontana dal poter permettere ai cantieri navali del paese di tornare ai fasti di un tempo.

In un caldo pomeriggio del 1949, tre esponenti delle rispettive famiglie Akerboom,Van Lent e De vries, i principali “boat builders” del paese, si trovano a sorseggiare champagne per cercare di trovare una soluzione al problema.

-“regaz la mia famiglia costruisce barche da un secolo, come è possibile che in tutto il continente europeo non ci sia nessuno che vuole uno yacht?

-”io sono messo uguale, i cantieri sono fermi da mesi…”

Passano pochi secondi quando il terzo interviene:

-“Colleghi, penso di avere un’idea. ricordatevi che se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna…”

 

* I tre uomini si guardano con complicità e alzano i propri calici in segno di approvazione *

non penso che questa conversazione sia successa davvero, ma mi piace usare l’immaginazione.

 

Tornando a noi, con il supporto del governo olandese (in disperata ricerca di ripresa) i 3 costruttori, guidati dall’architetto navale Henri de Voogt, si diedero effettivamente man forte e si unirono nella “prima associazione di cantieri navali olandesi per l’export ” ( First Export Association of  Dutch SHIPyard, Feadship per l’appunto), con in testa l’ambizioso progetto di farsi un nome oltreoceano e di riuscire a vendere quante più navi di lusso possibile a quanti più ricchi clienti americani riuscissero a trovare. Senza troppi tentennamenti, nel 1951 la cooperativa si presentò all’annuale “New York boat show” di New York rendendosi disponibile a costruire uno yacht totalmente di acciaio (decisamente meglio del legno che era consuetudine usare nel mercato americano) segnando l’inizio di una rivoluzione nonché l’inizio di un enorme successo commerciale.

Un esempio di yacht anni 50, la Feadship Istro del 1954

Durante gli anni successivi, tra un via vai continuo di cantieri navali che entravano ed uscivano dalla cooperativa, la Feadship produsse alcuni tra i più grossi yacht per i clienti più facoltosi degli Stati Uniti nonché del mondo, alcuni contraddistinti dai nomi più discutibili che possiate immaginare come “il sussurro” o “il faraone”, sino ad arrivare dopo oltre 50 anni di esperienza nel 2004 al singolare Ecstasy  Ecstasea, il protagonista di questo articolo.

Veniamo ora all’opulenza

Sfornato dai cantieri Feadship su richiesta dell’imprenditore russo Roman Abramovich ormai 20 anni fa (anche se attualmente è di proprietà dell’imprenditore Alshair Fiyaz), l’Ecstasea può sembrare ad un primo sguardo un “banalissimo” yacht di 86 metri dal valore pari al Pil di un piccolo paese.

Esteticamente non differisce molto dallo stereotipo di un comune panfilo da super ricchi: è bianco e grosso, galleggia ed ha un elicottero a bordo.

Spostandosi verso la poppa però salta all’occhio un dettaglio che anche ai più esperti può sembrare inusuale se non fuori luogo, ovvero una enorme apertura tonda dal diametro di circa 2 metri al centro della linea di galleggiamento. Se è vero che l’evoluzione ci ha dotati di pattern recognition, allora sono sicuro che quasi tutti avranno pensato subito ad una cosa soltanto

(Articolo sulla Fiat a turbina QUI)

Per tutti i ferri, una turbina!

ESATTO

Come vi avevo promesso all’inizio, ciò che rende davvero interessante questo yacht si nasconde ben al sotto alle tonnellate di lusso sfrenato e prende il nome di Codag Warp, un sistema di propulsione combinato a cui fa capo una turbina General Electric gm2500 da oltre 30.000 cv.

Ecco un'unità per la propulsione marina gm2500 tutta nuda solo per noi

Codag war… codag che?

Il Codag (in generale), acronimo di Combined Diesel And Gas engine, è un sistema di propulsione ibrido ampiamente utilizzato nella nautica militare che prevede l’accoppiamento in parallelo di normali motori diesel a turbine a gas di varie dimensioni attraverso l’utilizzo di ingranaggi riduttori e pacchi frizione, così da poter consentire ad entrambe le tipologie di propulsione di cedere contemporaneamente o singolarmente potenza alle eliche in base al contesto di navigazione.

Essendo le possibilità di accoppiamento tra motori diesel e turbine a gas praticamente infinite, esistono in realtà diverse tipologie di sistemi combinati che prendono nomi leggermente diversi.

Giusto per citarne alcuni:

Codog; Combined Diesel Or Gas engine, è tecnicamente uguale al Codag con la differenza che i due sistemi propulsivi non possono essere utilizzati insieme. L’impostazione più comune è quella di un singolo motore diesel accompagnato ad una turbina a gas con cui condivide una sola elica

Codlag; Combined Diesel Electric and Gas engine, è la versione del Codag in cui a fianco della turbina troviamo dei motori elettrici, mentre i motori diesel sono dislocati altrove e utilizzati come generatori.

IEP; Integrated Electric Propulsion, è come il Codlag ma meno figo (concedetemelo) perchè anche la turbina a gas viene utilizzata come mero generatore insieme ai motori diesel

Potrei continuare ad elencare sistemi combinati per tutta la giornata (fidatevi, la fantasia degli ingegneri non si batte in questi casi, sono davvero tanti), ma arriviamo a quello che ci interessa oggi:

Il Codag Warp

Riservato solitamente a specifiche navi militari, a differenza del Codag normale nel sistema combinato Warp che spinge l’Ecstasea la turbina a gas non è collegata alle eliche ma ad una elica intubata che trasforma il sistema in un vero e proprio enorme motore a getto d’acqua.

Giusto per farvi capire di cosa stiamo parlando, questo sistema (acronimo di Water-jet And Refined Propeller) è stato sviluppato come “optional” per le fregate militari di classe Meko niente popò di meno che dalla Blohm & Voss, nome che dovrebbe fare venire i peli rizzati agli appassionati di aeronautica e nautica militare.

Ecco la sorella (a livello tecnico) leggermente più incazzata dell'Ecstasea, una fregata classe Valour-Meko 200 della marina militare sud africana.

“ Ricapitoliamo un attimo… quindi questo yacht di 3 piani nasconde al suo interno la meccanica di una nave militare?”

Esattamente.

Giusto perchè mi piace sparare un po di numeri, i 4 motori MTU diesel da oltre 3000cv ciascuno (2 per elica) e la turbina GE LM2500 generano insieme la bellezza di quasi 45000cv, e durante il funzionamento combinato sono capaci di portare baracca e burattini ad una velocità di oltre 30 nodi (35 nodi per l’esattezza, circa 55km/h). Se vi sembrano pochi dopo la mega presentazione che vi ho fatto, ricordatevi che non stiamo parlando di un motoscafo, ma di una imbarcazione privata di quasi 600 tonnellate con un equipaggio fisso di 24 persone e capace di ospitare 2 elicotteri.

A proposito di ospiti ed elicotteri, nonostante vi avessi promesso di parlare di meccanica ‘gnurante più che lusso, è giunta l’ora di dare un occhiata a quello che questo yatch potrebbe offrirvi se aveste mai la possibilità di mettervelo in garage porto.

Sempre a patto di riuscirlo ad ormeggiare senza danni

Concediamoci ora un tour nel lusso

Gli interni, disegnati come gli esterni dalla Terence Disdale design, hanno vinto svariati premi durante il corso degli anni e si compongono di 6 camere da letto capaci di ospitare nel più totale del lusso 14 ospiti. So che non vi interessa, ma se foste a bordo e non vi lasciaste distrarre interamente dalla sala macchine avreste persino la possibilità di scegliere tra una piscina e una jacuzzi ai piani superiori.

Non so voi, ma io probabilmente sceglierei di sedermi in sala comando per avere sotto mano gli oltre 40000 cavalli disponibili.

Come se non bastasse avere un sistema codag warp nello scafo ed una intera squadra di persone pronte a fare tutto il lavoro sporco,  l’ecstasea è dotato di un vero e proprio hangar nella prua con ponte mobile capace di ospitare un piccolo elicottero privato. A questo va aggiunto lo spazio per un secondo elicottero sul Sundeck (perché non si sa mai), 3 diversi tender dai 6 ai 9 metri e circa una dozzina tra moto d’acqua, jet-surf ed overboard.

Ah gia, volete sapere le dimensioni dei serbatoi? Oltre 250.000 litri complessivi. Visti i prezzi attuali dei carburanti, lascio a voi il calcolo del costo di un singolo pieno di questo bestione.

Quando vi dicevo che 55km/h sono davvero TANTI capite perchè?

Tiriamo le somme

Avere uno yatch da 86 metri con a disposizione 4 motori, una turbina a gas, 3 tender e 2 elicotteri potrebbe sembrare uno standard molto difficile da sorpassare, giusto?

Sbagliato

Per lo stesso motivo citato nell’introduzione dell’articolo, se ci lasciassimo distrarre da ciò che questo yatch rappresenta prima ancora di avere la possibilità di conoscere la meccanica che nasconde passerebbe quasi inosservato agli occhi di chiunque, surclassato dall’immagine di yatch ancora più grossi, ancora più costosi e ancora più opulenti.

Il motivo per cui ho voluto presentarvi questo pezzo di ingegneria in primis attraverso la meccanica che nasconde è proprio per restituire un pochino di valore ad una ingegneria da fuori di testa che probabilmente sarebbe passata inosservata ai più, me compreso, se non avessi provato a cambiare modo di vedere questi barconi.

Se invece avessi dovuto partecipare indirettamente anche io questa gara a chi ce l’ha più lungo, adeguandomi al modo comune di presentare gli yacht al pubblico, allora avrei dovuto presentarvi lui, l’Azzam.

Stesso sistema Codag Warp dell’Ecstasea ma con due turbine accoppiate per un totale di 90.000 cavalli per 180 metri di lunghezza, 18.000 tonnellate,  31 nodi di velocità massima ed un costo di oltre 500 milioni di euro.

Mi perdonerete per aver dedicato solo qualche riga finale a questo “fratello maggiore” dell’Ecstasea, ma vi garantisco che per separare l’eccesso dalla meccanica in questo caso non avrei davvero saputo come fare.

 

Bonus finale, la massima del giorno.

Articolo del 17 Luglio 2024 / a cura di Edoardo Arduini

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  • Enrico

    Alla faccia del dopoguerra quando per fare uno yachtino al volo riallestivano le motosiluranti inglesi Fairmile classe A, B e D. Bei legnetti, comunque.

  • Dario

    Bellissimo 

  • roby

    francamente la pensavo piu’ veloce. circa 30 nodi e’ la velocita di una tirrenia dei primi anni 2000 che di cavalli ne ha 68000 ma e’ lunga piu’ di 200 metri.
    Ed ha le eliche

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