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Tesla Model 3, c’è altro oltre all’accelerazione?

de Mattia Limonta

Quanto conta la storia di un costruttore quando si valuta un nuovo modello? Tanto? Poco? Dipende.

Le case automobilistiche mainstream hanno generalmente una storia di almeno 50 anni, chi più, chi meno. Quest’anno l’Alfa Romeo compie ben 111 anni, la Peugeot ne compie 124 e la Volkswagen 83. Tesla invece, costruttore di auto elettriche fondata da Elon Musk, ne compie 17, non è nemmeno maggiorenne. Anzi, non è nemmeno giusto dire che Tesla è un costruttore di automobili, la sezione About sul sito recita:

Tesla’s mission is to accelerate the world’s transition to sustainable energy.

Se non vedete la parola “Auto” scritta, non dovete cambiare gli occhiali. Per Tesla e per Musk, le auto elettriche sono uno dei tanti mezzi con cui Tesla aiuterà la transizione del mondo all’energia rinnovabile. C’è da dire che per essere una delle tante attività, ci hanno messo parecchio impegno e determinazione, tanto da arrivare quasi al fallimento per l’incapacità di soddisfare le richieste dei clienti a seguito di un marketing efficacissimo e a una ricezione del pubblico molto favorevole. Nell’ormai lontano 2017 è iniziata la produzione della Tesla Model 3, berlina del segmento D e unica Tesla abbordabile anche da un comune mortale, con un prezzo di partenza di circa 50.000 euro. Mica bruscolini, ma allineata al resto del segmento.

In Italia è arrivata poco più di un anno e mezzo fa e finalmente siamo riusciti a mettere le mani su questa rivoluzionaria berlina elettrica, consapevoli che tra qualche anno tutto ciò potrebbe essere la norma.

Che abbiamo combinato con sto “ferro”?

Da amanti del profumo di miscela al 2%, del rumore dei cornetti di aspirazione che divorano centinaia di litri d’aria all’ora e dei wurstel cucinati con le fiamme dello scarico, non siamo rimasti indifferenti quando ci hanno proposto di provare una Tesla Model 3. Per la precisione, una Tesla Model 3 Long Range Dual Motor. Vi do un paio di numerini?

Potenza di picco: 351cv

Accelerazione 0-100 km/h in 4,6 secondi

Velocità massima 233 km/h

– perdonateci, se potete –

Per una berlina di questo segmento, con questo prezzo, è roba seria. Non ci sono Giulia Veloce o BMW Serie 3 che tengano, le polverizza tutte. Quanto dura la festa? Circa 450km, con un utilizzo umano, prima di dover zoommare compulsivamente sul tablettone cercando un Tesla Supercharger (oppure lasciare decidere il percorso a lei, se impostate una destinazione qualsiasi, vi porterà in automatico alle colonnine calcolando il percorso migliore e stimando l’autonomia residua all’arrivo. Intelligente, eh?).

Avvicinandosi con in mano il proprio smartphone (già, non esiste la chiave, ma una app che gestisce ogni particolare della vettura), la Tesla Model 3 ci accoglie con una maniglia difficile da interpretare, ma c’è la movenza Elon-approved per aprirla. Il tutto per migliorare l’aerodinamica.

Tra le varie chicche da “Tech-geek” c’è quella del sistema di sorveglianza, che oltre a registrare la marcia come potrebbe fare una normale dash cam, registra qualsiasi malintenzionato o curioso anche quando è parcheggiata. Ocìo eh!

– Il Grande Fratello è realtà –

Seduti al posto di guida si ha davanti uno stile iper minimale. Il volante è piuttosto ordinario, molto pulito nel look e con due pulsantoni multifunzione sulle razze. Non esiste il quadro strumenti, ma uno schermo posto centralmente da ben 15 pollici touch screen (il televisore con cui giocavo a Driven to Destruction sulla PlayStation 2 era più piccolo) permette di controllare qualsiasi aspetto della vettura, dalla ventilazione al computer di bordo, dalla navigazione alla fart mode.

Sul devioluci, a destra, troviamo il selettore della trazione elettrica, quindi “ingraniamo” laD e partiamo a tutto fuoco, letteralmente. Si può partire a bomba senza preoccuparsi della temperatura di olio e acqua, che sia inverno o estate. E ragazzi, quando dico “a fuoco” intendo qualcosa di veramente mai sentito. Una accelerazione del genere è unica ed esclusiva delle vetture elettriche, grazie alla coppia immediata dei motori elettrici e alla trazione integrale “Dual Motor” di questa Tesla Model 3, composta da due motori montati uno per asse.

– Se la vedete nello specchietto, SPOSTATEVI –

Ad ogni flessione del piede destro ti schiaccia immediatamente al sedile e la strada di fronte a te inizia a scarseggiare. I 351cv si sentono tutti, anche se dopo il calcio iniziale la spinta poderosa va via via scemando lasciando spazio solo al fruscio dell’aria attorno a noi. Per un petrolhead convinto come me, questa accelerazione è aliena, unita alla totale assenza di rumore meccanico. E’ roba da altro mondo.

Arrivano le curve, che succede?

Una volta finito di giocherellare con la accelerazione da strappo dello spazio-tempo di questa Model 3, è ora di strapazzarla un po’ sulle colline Modenesi.

La prima cosa che si nota è lo sterzo iper diretto, fin troppo, e con pochissimo feeling. Certo, ormai tutte le servoassistenze di questo mondo sono elettriche, ma nulla a che vedere con quello che abbiamo provato ad esempio sulla Subaru Impreza Diesel. Non la conoscete? Beccatevela QUI. Questo sterzo iper diretto sicuramente serve a permettere al guidatore di tenere sempre due mani sul volante, anche nelle curve più strette, ma soprattutto per dissimulare il peso di questa Teslona e delle sue batterie.

Anche se ha il baricentro bassissimo, la Tesla ferma l’ago della bilancia a milleottocento e rotti kg, al pari delle più pesanti e sofisticate tedescone. Solo che a differenza dei tedeschi, che hanno anni di esperienza nel dissimulare il peso dei loro barconi da Autobahn, la Tesla non riesce benissimo nell’intento. Il rollio è un po’ pronunciato quando si inizia a forzare e sullo sconnesso ondeggia abbastanza, è un po’ smollacciona, poco precisa e goffa. Se nel complesso sin ora mi aveva favorevolmente impressionato, ahimè qui arrivano le note dolenti che a mio avviso mostrano proprio la mancanza di storia di un costruttore, come accennavo ad inizio articolo. La Tesla Model 3 dà l’impressione di fare quello che fa con notevoli artifizi piuttosto che con la pura meccanica. E’ come quando l’amico con lo smartphone di ultima generazione ti parla mezz’ora di come l’ottimizzazione software faccia durare la batteria tantissimo pur essendo minuscola, poi ogni volta che sale in macchina ti chiede se può attaccarlo all’accendisigari.

Sicuramente non è una berlina iper sportiva, quindi non possiamo paragonarla ad una versione “Performance” delle sopracitate berline. Probabilmente grazie alla trazione e alla velocità con cui ti proietta fuori dalle curve riesce ad essere più veloce se guardiamo il cronometro ma diciamolo, dinamicamente una Giulia Veloce è anni luce avanti, ma questa è un’altra storia.

Ok vez, ma almeno li fa i traversi?

Questione spinosa. Se cercate su Youtube “Tesla Model 3 Drift” troverete solo qualche pazzo americano con la versione da barbony single motor (a trazione posteriore) che accenna qualche mezzo traverso. Questa Long Range Dual Motor non può fare nulla di tutto ciò. Non si possono disattivare i controlli di trazione né altro, per divertirsi bisogna scucire il grano e comprare la versione Performance, che ti lascia divertire in sicurezza. Peccato.

C’ho l’ansia da ricarica, come facciamo?

Nessuna paura, la Tesla da questo punto di vista è una delle poche elettriche che ha senso comprare. Partendo dal fatto che difficilmente farete più di 450km in un giorno TUTTI I GIORNI (ma quando capita, è un po’ un casino), è piuttosto brava a dissimulare la cosa. Innanzitutto va caricata ogni notte, così da partire con la giusta autonomia (funziona come un cellulare però, per preservare la vita batteria va tenuta dal 20% all’80% di carica), poi lei vi porterà automaticamente ai Supercharger che sono vicini al percorso del vostro viaggio. Inoltre, grazie all’invasivo recupero dell’energia, già solo rilasciando l’acceleratore frena piuttosto forte con i motori e ricarica sensibilmente la batteria, evitandovi di usare i freni veri e propri e permettendo il cambio pastiglie a 200.000 km. Avete letto bene, non mi è scappato uno zero.

Però ve lo devo dire… il recupero dell’energia in rilascio è assolutamente terribile. Questo sistema permette di guidare usando solo il piede destro ma non garantisce fluidità di marcia. Mi è quasi venuta la nausea da guidatore. E poi Elon, già ci hanno tolto il terzo pedale, non ci togliere pure quello di mezzo.

– Potevano impegnarsi un po’ di più… –

Quindi? Ci piace o non ci piace?

“Tesla si, Tesla no, Tesla BUMME” cantavano Elio e le Storie Tese al Festival di Sanremo 1996. Forse non era proprio così, ma va bene lo stesso.

Tesla si, per la tecnologia che ci sta dietro, per le prestazioni pure e per l’economicità. Certo, da un sistema così raffinato ti aspetteresti un’efficenza maggiore, invece si percorrono 6,2 km circa con un KWh di energia elettrica. Considerato che un KWh sulla bolletta si paga 22 centesimi più o meno, si fanno i benedetti 450km con 17 euro, poco meno di quanto si possa fare con un’auto a GPL. I Tesla Supercharger erano gratis fino a poco tempo fa, ora il costo per una ricarica iper rapida è di circa 23 euro, più la “tassa di stazionamento” se si lascia la macchina al Supercharger dopo che la ricarica è finita. D’altronde non era realistico che rimanessero gratis per sempre, Elon se li deve pure ripagare, o no?

Tesla no, per molteplici motivi. Sicuramente per le finiture, che lasciano veramente a desiderare e non siamo i soli a dirlo. Una vettura da quasi cinquantamila euro non può avere dei materiali così poveri e degli assemblaggi così scarsi. Il cofano anteriore è spesso disallineato, così come le porte su alcuni modelli. Vi sfido a prendere un migliaio di Panda appena uscite dalla linea e a misurare tutte le “luci” tra i pannelli, non ne troverete nessuna con dei problemi così evidenti. I pulsanti dei finestrini e quelli sul volante hanno un feeling terribile, spesso i possessori di Tesla trovano pelucchi nella vernice (su questo esemplare è sotto al cofano, menomale). Problema di un processo verniciatura che è fatto un po’ a cazzo di cane e tende a rendere la vernice molto “morbida” e dall’usura precoce. Il proprietario di questo esemplare ha fatto eseguire un trattamento nanotecnologico sulla carrozzeria presso la Carrozzeria Olivieri di Castelnuovo Rangone (MO), per evitare che vada tutto a ramengo e la cosa non costa poco. Se una Alfa Romeo Giulia dallo stesso prezzo avesse gli stessi difetti, ci sarebbero le orde del web sotto i palazzi del neonato gruppo Stellantis con forconi e molotov pronti a linciare i progettisti, distruggendo per sempre Alfa Romeo.

Tesla no anche per il mancato coinvolgimento nella guida, non è una vettura piacevole. Molto confortevole e silenziosa, ma non ti dà quel prestigio e quella piacevolezza che ti danno le rivali con decenni di evoluzione sulle spalle. Personalmente, quando sono sceso, non mi sono voltato a guardarla. Non bramo di guidarne una di nuovo come invece desidero ardentemente altre vetture che ho provato recentemente. La Tesla Model 3 è un po’ come uno smartphone. E non penso che nessuno di voi si sia mai innamorato follemente di uno smartphone.

Tesla BUMME, perché ok non c’è il motore con le sue complicazioni e temperature, ma ci sono le batterie che sono altrettanto delicate. Per farla breve, le batterie agli ioni di litio che fanno muovere da sempre le Tesla e miliardi di altri oggetti elettrici al mondo hanno un problema: quando vengono richieste alte prestazioni, tendono a surriscaldarsi a causa dei processi chimici di generazione dell’energia elettrica all’interno della batteria stessa. Quindi quando volete impressionare i vostri regaz con un bel giro in montagna tirando, sicuramente dopo un po’ vi apparirà un bel WARNING sul tablettone: batteria surriscaldata, potenza ridotta, fine dei giochi.

Certo, questo succede anche alle vetture a benzina, ma facendo in modo che l’impianto di raffreddamento sia perfettamente funzionante, potete potenzialmente prendere la vostra auto e continuare a girare in pista ininterrottamente finché non finite benzina, freni, gomme e anche la voglia. Con questa… meh.

– A proposito di gomme… Dove sono i pneumatici “Energy Saver Plus Iper Mileage Green Power”? –

Ah, e ogni tanto prendono fuoco… non molto frequentemente, ma è un classico delle batterie al litio, chiedetelo a chi fa modellismo dinamico. E soprattutto, quando iniziano a bruciare non si fermano più, tant’è che in giro per il mondo stanno ideando procedure speciali di spegnimento.

Diciamolo chiaramente, il successo della Tesla Model 3 è frutto dei nostri tempi. Ci si affeziona ai marchi, ai guru, ai “claim” e alle “vision” delle aziende, glorificando i prodotti anche se non sono poi così #top come il reparto marketing ci vuole far credere. Elon Musk è un personaggio pazzesco e sta facendo grandi cose, ma non sempre nella storia arrivare primi significa avere successo. Ci sono tante cose della Tesla che testimoniano che non ha storia, non ha sufficiente know how per offrire un prodotto che sia veramente spanne avanti alla concorrenza e questa cosa prima o poi si ritorcerà contro di lui. Fatico moltissimo a vedere ciò che molti fan Tesla mi dicono e non credo che i costruttori di auto che da quasi 100 anni sono sul mercato stiano lì con la bavetta alla bocca a dire “Cazzo che bravo… non ci avevo pensato” (anche se molti “grandi” riconoscono i meriti di Tesla sulla tecnologia elettrica). Già ora stanno uscendo vetture ugualmente efficienti e meglio rifinite, la rete dei Supercharger presto verrà raggiunta dai competitor e Tesla diverrà “uno dei tanti a produrre questo tipo di vetture. Quindi:

E’ la Tesla Model 3 una bella macchina? Indubbiamente sì.
Comprerei una Tesla Model 3? Indubbiamente no.

P.S. Vi lascio questo video di una Tesla Model 3 Performance al Nurburgring. Ditemi poi se il vostro sguardo va a come goffamente affronta le curve oppure va alla 911 GT3 RS (simile a quella provata dal Direttore QUI) che sguscia via lì davanti.

E questi li hai letti?

21 commenti

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damiano 31 Marzo 2021 - 11:17

… vi avviso: se provate ancora una volta un “ferrro da stiro” del genere, tolgo i vostri adesivi dalle mie macchine!

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Il direttore
Il direttore 31 Marzo 2021 - 15:03

non ti preoccupare, non succederà più, anzi, ci faremo perdonare, fidati!

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Attila 31 Marzo 2021 - 13:13

Costa quasi come una Cayman, è assemblata peggio di una Dacia.
In autobahn va meno di un 2.0 TDI.
In montagna è agile come un treno merci.
In pista dura meno di un 14enne.

E noi ci lamentavamo delle Fiat.

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Nociva Racing 31 Marzo 2021 - 13:32

Severo ma giusto!

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Bacc 31 Marzo 2021 - 22:42

A quando la prova della Tycan Turbo S?
Penso che il giudizio sarà diverso… ed anche la voglia di voltarsi…
And, believe me, the best is yet to come…

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Matteo Burroni 1 Aprile 2021 - 17:01

Infatti, sarei molto curioso del responso su un’auto elettrica con ben altro pedigree rispetto alla Tesla.
Comunque benzina, kerosene, idrazina o elettroni, continuate così ragazzi.

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Nociva Racing 31 Marzo 2021 - 13:31

Parere mio… Sti frigoriferi motorizzati, hanno senso per gente con una patente speciale “ridotta”, gente che non sa guidare ma che deve spostarsi e basta. Qui su RS non hanno senso di esistere, è come se aveste recensito un microonde…
Anche perché il piacere di guida è, oltre ovviamente alle prestazioni ed alla dinamica, rumore, vibrazioni, odori… Qui c’è solo una curva di coppia ribaltata rispetto a quella dei motori aspirati che han fatto storia….. Per carità, praticissima e gradevole in un mezzo di trasporto… Ma in in un “ferro”, NO.

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Il direttore
Il direttore 31 Marzo 2021 - 15:05

Beh, capisco che, come dici te “Qui su RS non hanno senso di esistere, è come se aveste recensito un microonde” però lo abbiamo voluto fare anche solo per sfatare un po’ di miti dietro a queste Tesla che, in fin dei conti, sono solo delle buone auto normali… elettriche, niente di più, niente di meno.

Ad ogni modo, non ti preoccupare, ti prometto che ci faremo perdonare!

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MBone 31 Marzo 2021 - 20:47

A me l’articolo è piaciuto, ed è interessante sentire l’opinione di chi ne sa di più, di me sicuramente. Proprio perché PetrolHeads sfatare “miti” di “supercars” che in realtà sono moooolto più normali e sopravvalutate di quanto vuole fare credere il.reparto Marketing…

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FRANKIE 31 Marzo 2021 - 23:53

Ho due considerazioni, una tecnica e una di feeling.
– quella tecnica: Ricordo con orrore che ad un seminario sulla mobilità elettrica ci mostrarono un filmato dei vigili del fuoco svizzeri dove si alla fine della fiera si sono avvicendate almeno 3 autobotti cariche per spegnere una Tesla che andava a fuoco (credo fosse una model X).
– quella di feeling: Ste robe da drag race dei 3 secondi per me possono andare bene negli USA (se uno pensa a come scoda una Barracuda o una Impala, in quel caso magari la tesla va meglio :D) ma l’Europa è fatta di fantastiche colline zeppe di curve. E credo che lì, se non si vuole finire annaspando sui cordoli come il ragazzo del filmato, meglio avere sotto al sedere un’elica, quattro anelli oppure un biscione. non farai il record 0-100, ma tornerai a casa sempre felice.

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Gianni 4 Aprile 2021 - 1:51

Ho sempre guardato le Tesla con diffidenza adesso grazie a questo articolo è anche giustificata, Praticamente più che una vettura è un tablet con le ruote. Complimenti a Elon Musk che riesce a venderla a 50.000 €

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gioboni 1 Aprile 2021 - 1:14

Articolo molto interessante che però credo andrebbe letto per quello che è: la prova di un modello e non di un’intera categoria.
Sarei curioso di vedere più avanti il test di qualche elettrica sportiva blasonata (tycan, etron gt rs, m3/m4 quando usciranno ecc…) per capire quante soddisfazioni possa dare una motorizzazione elettrica unita ad un assetto ed una meccanica studiati come dio comanda.
Oh rega, a scanso di equivoci: turbopompa über alles.

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Mauro Ciomei 3 Aprile 2021 - 16:21

Bellissimo articolo sulla Tesla. Devo dire uno dei migliori che abbia mai letto. Soprattutto considerando che i vari articoli che si leggono o sono aprioristicamente a favore oppure contro. Qui vergono esposti vari aspetti in modo oggettivo e le conclusioni sono più che condivisibili.

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Alessandro 7 Aprile 2021 - 23:28

Ho apprezzato parecchio questo articolo: finalmente il pompatissimo mito Tesla analizzato col metro di giudizio di chi ama ancora le auto ed apprezza davvero il piacere di guidare. Questa Model 3 è un bellissimo elettrodomestico (la incasellerei nella categoria dei “grandi bianchi”) che se non altro ha il pregio di risparmiarci le prese d’aria finte ma si rivolge ad un pubblico potenziale che con noi petrolhead non ha proprio niente a che spartire: siamo antropologicamente diversi.
Il brand Tesla in particolare è riuscito a stimolare una forma (a me incomprensibile) di idolatria verso un marchio commerciale che filosoficamente avvicina i propri sostenitori più agli adepti della Mela morsicata che alla passione con cui un tempo si contrapponevano Alfisiti e Lancisti.
Mi sembra chiaro che noialtri non saremo mai appagati da un mega-smartphone a quattro ruote (aggiornato OTA e, scommetto, con la sua bella obsolescenza programmata) che è un missile sullo 0-100 ma ha un comportamento dinamico… uhm… così così. Però per l’utenza a cui si rivolge è perfetta.
Dal mio punto di vista sarà sempre la Giulia Veloce a polverizzare qualsiasi Tesla: le emozioni non sono numerini. Ma quanti siamo rimasti a pensarla così?

P.S.
Giusto per curiosità, anche a me piacerebbe leggere in futuro la prova di qualche elettrodomestico tipo Porsche Taycan (o la parente stretta Audi e-tron GT) per vedere fino a che punto i costruttori veri riescono a conservare carattere in questi cosi silenziosi, veloci e pesantissimi. Corre voce che la Taycan, nonostante i vantaggi dinamici del baricentro bassissimo, paghi dazio in inserimento di curva perché l’incapacità di trasferire carico longitudinalmente in frenata pregiudica parecchio la precisione dell’asse anteriore. Sarà vero?

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Gibo 11 Aprile 2021 - 10:27

Personalmente non sono un Teslaro e ricerco, come credo tutti voi, una lucidità di giudizio, con la differenza che io invito gli altri a trovare i miei bias laddove troppi cercano solo simili portatori di paraocchi.
L’auto elettrica è un elettrodomestico, laddove l’auto termica è una stufa dentro un cofano.
In entrambi i casi l’equivoco è dato dal marketing, come ho giò scritto abbondantemente nel mio commento. Tuttavia il marketing è sempre quello che influisce sugli altri e non su di noi, vero? Che senso ha portare su strada oggetti che vengono elogiati per un uso in pista che: 1) non faranno mai, o quasi mai; 2) produce risultati pietosi se confrontato con qualunque oggetto nasca esclusivamente per la pista; 3) è privo di una valutazione razionale del costo al cliente.
Su strada i limiti legali sono noti, quindi il discorso della maggior parte delle testate giornalistiche sarebbe sanzionabile penalmente da due lati: quello della pubblicità occulta, che andrebbe segnalata tute le volte, stante il regolamento dell’Ordine dei Giornalisti, e quello dell’apologia di reato, perché se il limite massimo è 150km/h non dovrebbe circolare sul suolo italico nessuan vettura oltre quella velocità. Idem per le condotte stradali allegre con limiti di 50 o 70km/h. E si badi: il discorso non è quello dell’invecchiato conservatore col cappello sulla testa e la guida letargica bensì la consapevolezza dell’ipocrisia del tutto.
La diatriba tra costruttore vero e ultimo arrivato, ancora una volta, è figlia di una mitologia sapientemente creata dai brands, dove il cliente finale persuasi da simili argomenti è – scusate la mancanza di tatto – l’utile idiota, il babbeo che elogia la zappa che si dà sui piedi.
I prodotti andrebbero valutati in doppio cieco, senza il marchio. Andrebbero pesati in relazione al prezzo a cui vengono venduti al clienti. Il prodotto costoso dovrebbe essere il riflesso di una superiorità costruttiva e quindi il blasone dovebbe sempre riflettere il prodotto, di cui il marchio è coerenza. Altrimenti diventa la solita fruit di cotone che cambia enormemente di prezzo a seconda della stampa (a costo zero) del produttore impressa su di essa. Quindi il margine di profitto dovrebbe essere lineare al prezzo di produzione. Un oggetto di lusso sarebbe inaccessibile in quanto il prezzo elevato sarebbe correlato al suo costo produttivo mentre oggi la relazione è assolutamente arbitraria e dipende dalla collocabilità del prodotto in una fascia di reddito in relazione a cosa? Ma all’investimento nella percezione del marchio, per cui mercedes è meglio di (scelgo a cas) citroen sulla base del marchio e non del prodotto in sé. Insomma, la Tradizione è l’argomento principe dell’inconsistenza in quanto (giustamente per gli azionisti) più si riesce ad ottenere un cliente che compra un oggetto esosamente prezzato per via del brand, e più si guadagna in dividendi.
Ma non credo che ciascuno di coloro che si inebriano per il discorso del “costruttore blasonato” abbiano voglia di vedersi come dei sempliciotti menati per il naso mentre giocano a fare gli snob in un trip lisergico di pura irrazionalità – desiderando tra l’altro oggetti che i più mai potranno permettersi invece di richiedere i contenuti di una “Ferrari”, priva di marchio, per tutti.

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Gibo 11 Aprile 2021 - 9:09

Il problema di un artcolo come questo è la tara che si porta dietro e che esplcita senza il timore del senso del ridicolo. La storia di un marchio per spiegare la scelta di un assetto morbido (ricordiamo che la model 3 è una berlina tuttofare, accidentalmente con prestazioni da supercar a un costo frazionario: la supercar sarà la roadster) è simile a chi volesse magnificare la storia di un allevatore di cavalli con l’introduzione dell’auto termica. La tradizione è anch’essa marketing, nient’altro. Comprendo che sia difficile da accettare, ma quando si guardano ai marchi storici occorre comprendere la dimensione assoluta della fuffa che ti viene venduta. Vale per porsche, vale per le tedesche, vale per il resto. Un’auto va giudicata solo in relazione al prezzo rispetto a ciò che viene offerto. Cosa sto comprando con quella cifra? Un giornalismo che dipende dalle entrate pubblicitarie dei costruttori non ha mai (e ripeto: mai) scritto recensioni utili, bensì solo pubblicità occulta. Costruire una porsche 992 non costa molto più di una utilitaria, con le econonmie di scala attuali. Viene venduta con ricarichi “premium”, perché la maggior parte delle auto sono beni Veblen: dimunendo il prezzo al cliente verrebbe percepita come di minor valore. Tale prezzo non è funzione del costo di produzione ma solo del segmento di reddito a cui vuoi indirizzare quel propdotto. Una Chevrolet corvette che negli USA costa l’equivalente di 49000 euro (e consideriamo anche il loro maggior reddito) con telaio allumino, v8 da 500 cavalli motore centrale, prestazioni eccellenti,in europa è inconcepibile. Ma gli statunitensi in questo settore non concepiscono l’auto come uno status e nono sono disposti alla circonvenzione d’incapace che il costruttore europeo sottopone alla clientela continentale.
La maggior parte di appassionati di auto è stata meticolosamente costruita dal marketing. Anche questo articolo ne rivela l’ingenuità irrazionale del tutto. Un’auto da pista non è un’atuo da strada. Lo scimmiottamento con cui vengono prodotte le seconde per fare il verso alle prime, xon prese d’aria da ogni parte, l’abuso dell’aggettivo “sportivo e la mistica delle prestazioni, deve illudere l’impiegato che gira in città a una media di 50 km/h di potersi sentire pilota, dinamico, vitale. È marketing: è rincoglionimento.
La vera razionalità sarebbe andare in pista e pagare per il noleggio di un’auto da pista. Finito di divertirsi, come al luna park, si risale sulla propria vettura che ha lo scopo del tuttofare.
Tesla model 3 ha un pacchetto di razionalità semplicemente ottimo rispetto alla concorrenza. Prestazioni elevatissime, auto versatile per spazio e comfort, compromesso riuscito tra tenuta di strada e assorbimento, nessun superbollo o bollo, costo per km ridicolo in situazioni reali, scarsa obsolescenza del software, scarso inquinamento ambientale, zero inquinamento acustico.
L’irrazionale è quello che compra la cayman (bellissima linea, bellissima vettura): questa è un’auto totalmente inutile e viene comprata appunto perché è una scelta irrazionale. Lo scopo non è andare in pista (prestazioni ridicole rispetto a qualunque auto a ruote scoperte); non esaltarsi per la tenuta di strada; non è gognolare per il rumore dello scarico (altra categoria di vittime del marketing a cui è stato venduto il rumore per musica, quando basta bucare un collettore in modi diversi per ottenere lo stesso risultato). Lo scopo di chi compra quell’auto è farsi vedere dagli altri. Uno scopo di status symbol, condito dalla tracotanza acustica e da qualche sgasata, un mondo finito negli anni ’90, e buono solo per nostalgici, come oggi l’auto termica è l’elogio del cavallo come mezzo di locomozione. Ma allora tanto varrebbe girare con il conto corrente esibito in fronte.
Insomma, l’articolo è biased e l’errore esiziale, ingenuo nel suo candore di chi abbia scambiato per indipendenza di pensiero il portato di marketing efficaci che operano specificatamente da decenni, è l’elogio della tradizione. Non esistono più scuole e filosofie costruttive in un mondo come il nostro. Non esistono da oltre 20 anni. I materiali sono identici, per tutte: il discorso ingegneristico non viene più usato per vendere prodotti (architettura del motore? Schema sospensioni? Ricerca di materiali compositi? Elogio della leggerezza? Cx? Macché! Infotainment e brand. Null’altro). Non c’è alcuna attinenza tra storia di un marchio e prodotto costruito. Non c’è relazione tra ciò che si produceva 50 anni fa e ciò che si produce oggi. Non c’è continuità culturale, filosofica, nazionalistica, etnica in chi costruisce. E il povero sprovveduto cliente finale finisce a comprare il brand per il brand. Che grande l’Alfa Romeo: guarda che auto ha prodotto, che soluzioni tecniche ha introdotto…nel giurassico. Che qualità l’audi – come dite? Il ponte interconnesso, i tre cilindri, la gtron elettrica d 140.000 elettrica con performance inferiori alla model 3 analoga che costa quasi un terzo? Ma vuoi mettere? È un’audi! Vinse il mondiale rally ai tempi di Amenofi. Non puoi eliminare l’anima, e la trasmigrazione nel samsara, per cui tu compri oggi un cesso di berlina e ti senti parte del club. È marketing: è fuffa pura. Come fuffa sono le plastiche della porsche, le sue lamiere pesanti identiche a quelle delle utilitatarie, i suoi cerchi in cui ti chiedono 4000 euro per aumentarli di due polllici, 500 euro per verniciare dieci cm2 di paraurti, il suo margine di profitto che non ha uguali in nessun altro costruttore (e io mi guardo i bilanci, mica le impressioni: c’è scritto tutto), il suo listino optional che su una vettura da 60000 ti costa 10.000 euro solo per accessoriarla come una attuale Renault Capture di serie da 18000 euro. Ma è una Porsche, dirà lo sprovveduto circonvenuto dal marketing. È giusto che costi! È esclusiva! Questo è il potere psicagogico della Tradizione, oculatamente costruito in decenni di meticolosa persuasione attraverso il giornalismo automobilistico, longa manus del solito marketing dei marchi.
Beh, con il motore elettrico finisce il giochino: un motore elettrico è semplicissimo, anonimo, il meccanismo della fuffa storica del mio 12 cilindri contro il tuo 8 a V, i miei primati a Le mans contro i tuoi nella F1, non ha pià senso. Tutta questa ridicola manipolazione del consumatore medio che si crede esperto e compra un cesso di autovettura perché ha sul cofano il marchio di un costruttore che ha vinto altrove con tutt’altre auto, beh, finirà. Lo manipoleranno in altro modo, ma almeno per un po’ di tempo si respirerà un po’ di razionalità.
Rimarranno i nostalgici, la piacevolezza dei raduni, degli amatori. Riserve indiane che suciteranno simpatia, come i guidatori della millemiglia e le loro vetture.
Ma non si invochino argomenti non sequitur come la Tradizione per negare che un qualunque costruttore può (ovviamente) produrre la migliore delle auto possibili, pari a tutti gli altri. Il vero e unico parametro di giudizio non è un criterio tecnico del prodotto ma un fattore industriale: ovvero il prezzo a cui riesci a vendere un contenuto. Ovvero l’unico parametro che NESSUNA testata giornalistica ha mai potuto permettersi di valutare. Ebbene, noi europei siamo i peggiori del mondo. Da sempre.

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Gibo 11 Aprile 2021 - 9:21

ps
Se uno guardasse allo schema dell sospensione della Tesla model 3, si vergognerebbe di comprare qualunque prodotto europeo sotto i 100.000 euro e oltre. Si guardi l’igegnerizzazione del multilink posteriore a 5 bracci o del doppio quadrilatero all’anteriore. Poi, forse si potrà cospargersi il capo di cenere guardandosi allo specchio della propria ignoranza, ripensando a quando si blaterava dell’assetto di auto “più blasonate”.
La domanda è solo una: si riesce a raggiungere l’età adulta del pensiero e comprendere che CHIUNQUE può realizzare QUALUNQUE prodotto? Che TUTTE (non qualcuna, sottolinea) le soluzioni tecniche NON sono state inventare dai costruttori sportivi (Ferrari, Porsche…) ma dalle multinazionali generaliste da milioni di vetture prodotte all’anno? E che NESSUNA soluzione deriva dal mondo delle competizioni, anche se i giornalisti del marketing Ferrari (e non solo) hanno basato tutto su questa fola da vendere ai consumatori, che si presume abbiano l’anello al naso?

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Mattia Limonta 11 Aprile 2021 - 14:05

Leggendo i tuoi commenti (che sono quasi più lunghi dell’articolo) sono interessanti due cose:
La prima è che poni in primo luogo il carattere economico e razionale nell’acquisto di una vettura. Ma perchè? Di base e da sempre la vettura genera emozioni, batticuore, fa sognare. E’ tutto ciò che si discosta dal razionale, anche perchè dal momento esatto che l’automobile fu creata si inizò a correrci. Queste cose forse possono interessare a un neolaureato in ingegneria gestionale o in economia, ma da appassionato mi fa una tristezza assoluta vedere il tutto ridotto in questi termini.

In secundis mi parli di schemi sospensivi di Tesla Model 3 e di industrializzazione / ingegnerizzazione delle due soluzioni. Ma Mercedes W202 e CLK ormai più di 25 anni fa e Alfa Romeo Giulia suonano familiari? Forse me le sono sognate?

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Gibo 12 Aprile 2021 - 14:18

Ma lei fa benissimo a parlare come parla. E tuttavia il problema nasce quando per fare l’elogio dell’irrazionalità cerca di usare argomenti razionali. Essere appassionati, nonostante il termine “passione” sia stato distorto dal marketing, che non avendo argomenti sufficienti per far venire sete a chi ha appena bevuto tesse l’elogio dell’impulsività, del non-sense, della regressione all’infanzia, ebbene, non è un elemento positivo ma una patologia (patein). Anche all’epoca dell’introduzione delle autovetture termiche c’erano quelli come lei, che sostenevano che l’abbandono del cavallo avrebbe tolto poesia, batticuore, sogno ed emozione per abbracciare il freddo metallo, l’artficiosità del movimento, la negazione della motricità naturale e della bellezza equina, immortalata da tanti artisti di tutte le epoche.
Quando al doppio quadrilatero anteriore della tesla, non so cosa abbia a che fare con la CLK, men che meno con la Giulia (che ha un quadrilatero alto, ben meno raffinato della Tesla). Il punto è, ancora una volta, la valutazione ingegneristica di ciò che sto comprando e a quale prezzo. Si può sognare in ogni caso, ma non vedo per quale motivo si debba sognare il peggio prezzato come il meglio. Credo le sia chiaro che lei non ha le idee chiare.

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Matteo 13 Aprile 2021 - 8:07

Bell’articolo come sempre. Devo premettere che non ne ho mai provata una ma ci ho fatto un viaggio una volta come passeggero e quello che scrivete conferma l’opinione che mi ero fatto: un buono strumento per chi viaggia molto per lavoro, come lo può essere un trapano o un computer, che giustamente non ci si gira a rimirare. Fa bene il suo lavoro (portarti da A a B) senza lode e senza infamia. Chi nell’auto cerca anche qualcosina in più, non la trova sicuramente nella Tesla. Del resto in questo mare di veicoli-strumenti dei giorni nostri è comunque in buona compagnia, anche di auto con motore a scoppio. Una su tutti (sulla quale anche ho viaggiato come passeggero) una delle ultime Golf 1.0 turbo benzina. Non è elettrica ma per me è anche equiparabile ad un’aspirapolvere…
E’ notevole però, che per un buon tratto di “ring” non prende un gran distacco dal GT3RS azzurrino davanti, se si pensa alla differenza di prezzo tra i due mezzi…
Ovviamente i difetti di assemblaggio e fabbricazione sono testimoni della mancanza di storia, tradizione ed esperienza maturate con gli anni. Penso che tutti i costruttori cinesi emergenti (che qui in Europa ancora non esportano) siano confrontati con gli stessi problemi. Del resto, se a livello di filosofia aziendale non c’è nemmeno la missione di costruire auto, difficilmente vedo la volontà di migliorare determinati aspetti. E’ di ieri la notizia però che forse qualcosa si smuove: si vocifera di una partnership tecnologica con Toyota (finora restia ad andare sull’elettrico), proprio per approfittare dell’esperienza costruttiva e dell’infrastruttura del costruttore giapponese. Dal canto suo Toyota avrebbe accesso alla tecnologia elettrica di Tesla: sembra puntino a sviluppare insieme un city-SUV elettrico (= tostapane). Vedremo.
Un ultimo appunto: sono profondamente contrario alle auto elettriche attuali per via delle batterie, ma contrariamente a molti trovo positivo il fatto che RS si apra anche a questo segmento di auto e riportiate sul sito anche le esperienze in questo senso. Grandi!

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Gibo 14 Aprile 2021 - 16:16

Ma qui davvero c’è gente come lei convinta che la precisione dell’assemblaggio derivi dalla “mancanza di storia, tradizione ed esperienza maturate con gli anni”? No, dico: ma davvero ci sono persone appassionate a tal punto da bersi miti e riti del marketing ottundendo la mente a tali livelli? Ma voi avete la minima idea di dove siano costuite le auto (italiane, tedesche, etc)? Quali filiere mulitzonali sfruttino per realizzare un singolo veicolo? Questo è un ricettacolo di pregiudizi e sterotipi da ultimi giapponesi sull’isola. Bah…

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