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Alfa Romeo Giulia Veloce, c’è vita (e sgommate) oltre la Quadrifoglio?

de Il direttore

Allora, sul fatto che la Giulia Quadrifoglio sia un ferro pazzesco siamo tutti (o quasi) d’accordo. Da quando l’ho provata ci sono rimasto un po’ sotto al punto che ai miei elogi in alcuni (capre) hanno sentito il bisogno di scrivere a Rollingsteel dicendo “siete pakati da aLfa Romeoh!11!”. Io rispondo solo: MAGARI.

La verità è che invece mi sono innamorato di quell’auto. Sgarbata, viscerale, rumorosa e piena di difetti, la Giulia Quadrifoglio mi è piaciuta proprio per questo, per il suo essere italiana, imperfezioni comprese.

È da una vita (la mia) che, fra

  • crisi del mondo della ricerca
  • crisi economiche
  • crisi di mezza età
  • crisi dettate da una pandemia globale
  • varie et eventuali

molti mi dicono “ma perché non vai a vivere in Germania? Oppure, meglio, in Cina!“. Facciamo una cosa, in Germania, Cina & co. andateci voi, che io qui a Bologna, questioni lavorative e problemi intrinseci dell’Italia a parte, tutto sommato sto bene. Cosa c’entra? Niente, solo per chiedervi gentilmente di smetterla essere scioccamente esterofili, che anche all’estero hanno le loro belle gatte da pelare (e poi piove sempre e non c’è il bidet).

Quindi: partendo dal fatto che la Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio è una macchina speciale, dobbiamo anche renderci conto che, fra prezzo e scheda tecnica, ci mancherebbe che non lo fosse. In pratica è una Ferrari con 4 porte e, infatti, fra costi di acquisto, gestione e mantenimento, ha le stesse capacità di rovinarvi di una rossa di Maranello (controllo fiscale compreso).

Proprio per questo può quindi tornare interessante – da appassionati di auto e sedicenti giornalisti – domandarsi: c’è vita oltre alla Quadrifoglio? Una Giulia normale, è o non è una buona auto? Ci si possono cavare delle voglie? Ne vale la pena? Quando per strada vedo un uomo con una Giulia e penso “oh, vè, uno che ha capito qualcosa di auto, un intenditore!”, penso bene o sono solo uno con le fette di prosciutto davanti agli occhi?. (fette di prosciutto gentilmente offerte da Alfa Romeo, dicono).

Per rispondere a queste domande – e molte altre – abbiamo messo in moto l’imponente macchina organizzativa di rollingsteel.it e ci siamo procurati una scintillante Giulia Veloce in un orrend bellissimo colore Ocra GT Junior, un nome altisonante per qualche secchio di Giallo Exploit rimasto da quando nel ’93 ci coloravano le Punto (stiamo ovviamente scherzando).

Ricapitoliamo:

Per scoprire quindi se c’è vita e speranza oltre alla famigerata Quadrifoglio abbiamo, nascosta sotto una verniciatura un filo appariscente, una Alfa Romeo Giulia Veloce M.Y.2020 Q2: la lista della spesa conta un quattro cilindri in linea da 1.995 cc (alesaggio 84 mm, corsa 90 mm), singola turbina twin scroll (con picco di pressione a 1,7 bar), singolo albero a camme in testa con sistema elettroidraulico di variazione della fasatura delle valvole MultiAir, 16 valvole, iniezione diretta di benzina e, infine, un totale 280 cv e 400 Nm di coppia, tutti trasferiti alle sole ruote posteriori attraverso un cambio automatico a 8 rapporti e un differenziale autobloccante a controllo elettronico.

Questo cuore meccanico è confezionato in un’auto bella e aggressiva nei confronti della quale le aspettative – mie – sono altissime. Perché altissime? Beh, è semplice: la Giulia è nata con la strepitosa Quadrifoglio, dalla quale sono poi state derivate le versioni “normali”. Queste sono dotate dello stesso telaio, geometrie e impostazione sportiva della loro sorella più cattiva (albero di trasmissione in fibra di carbonio compreso) con cui dovrebbero condividere – in teoria, e siamo qui per scoprirlo – almeno una parte di carisma e dinamica di guida.

Pillola gialla, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio.

Quindi, arriviamo al punto: la Giulia Veloce in versione da 280 cv, trazione posteriore e differenziale autobloccante riesce a togliere – seppur un pochino-ino-ino – la voglia di Quadrifoglio?

MANI IN TASCA

C’è solo una cosa da fare, strapazziamola

Prima di tutto il motore: seppur molto potente, non lo si sente mai spingere per davvero e, per atteggiamento, non invoglia a tirare le marce o a guidare in maniera “cattiva”. La coppia di 400 Nm è a soli 2.250 giri (la potenza massima è a soli 5.250 giri) e il cambio ha gli 8 rapporti piuttosto corti e molto ravvicinati, cosa che porta a guidare la Giulia Veloce più come un kart 2 tempi (o una moto da cross, scegliete voi), piuttosto che tirando ogni marcia fino al limitatore. Si può fare, ma non serve a nulla, il motore dà il meglio di sé tra i 2.000 e i 3.500 giri e tira molto di più in basso che in alto.

– prego notare la zona rossa che inizia a 5.500 giri –

Attenzione, non sto dicendo che sia lenta, lo 0-100 si chiude in poco più di 5 secondi e se vi distraete si raggiungono velocità da patente polverizzata con una facilità imbarazzante (a bomba si pelano i 240, e ci si arriva facilmente), ma quel che manca è l’arroganza nell’erogazione, troppo lineare e rotonda per risultare veramente divertente. Accelera e va forte, ma lo fa come un treno, in maniera morbida ed educata, quasi accarezzandovi la schiena sussurrandovi alle orecchie “su su, dai, andiamo” con garbo e gentilezza mentre noi – su rollingsteel – siamo abituati ai motori in stile “mamma butta la pasta!” e poi via in impennata per arrivare a casa in orario.

Tipo questo qui

Discorso diverso per il cambio: in modalità “dynamic” le cambiate sono fulminee e il “taglio” fra una marcia e l’altra è cattivo e netto, il tutto gestibile attraverso le due bellissime sculture in alluminio solidali al piantone e che è un piacere infinito leccare accarezzare. Non capisco perché i tedeschi continuino a fare quelle sfigate levette nascoste dietro la corona, se provate queste poi non si torna più indietro.

Nonostante quindi una certa mancanza di arroganza, la grande coppia del motore e la risposta particolarmente aggressiva del pedale del gas (ovviamente siamo in modalità dynamic) rendono comunque la Giulia Veloce un’auto tutta da guidare, non solo nella vita quotidiana o in autostrada ma anche su il più classico dei passi montani. Il motore vi tira fuori dalle curve con vigore, lo sterzo è preciso e infallibile e l’intero corpo vettura si muove in maniera precisa e agile sulle sospensioni, permettendovi di dosare con precisione i trasferimenti di carico, sia longitudinali che trasversali. Potete veramente mettere la macchina dove volete mantenendo sempre elevato il controllo su cosa succede. Insomma, non è la più divertente del lotto ma, e questo è veramente notevole, il modo in cui con la Giulia Veloce potete portate i cinni a scuola, il gatto dal veterinario, la nonna alla partita di briscola per poi andare su per un passo di montagna a darci del gas a manate e guidare per davvero è semplicemente eccezionale. Questa auto è incredibilmente efficace.

Se il motore quindi non brilla per cattiveria e ghigni malefici ad ogni allungo, il vero problema della Giulia Veloce sta nel fatto che i controlli di trazione e stabilità non siano in alcun modo (che non faccia scadere la garanzia) disinseribili, cosa che limita le velleità di chi, al volante di questa bella berlina italiana dal cuore pulsante, magari voglia fare l’asino facendo qualche traverso arrogante sfruttando il tanto agognato ritorno della trazione posteriore. Anche perché, sappiatelo, complice il differenziale autobloccante Q2, la Giulia muore letteralmente dalla voglia di andare a bandiera; basta tornare sul gas nel momento giusto con le ruote anteriori girate per sentire il posteriore iniziare a pennellare la curva salvo poi far intervenire i controlli che vi tarpano le ali rimettendovi inesorabilmente dritti

– notare la colpevole mancanza di una posizione “superiore” a D di Dynamic (ma non troppo) –

Nonostante la Giulia Veloce non sia proprio un peso piuma (la bilancia segna circa 1.505 kg in ordine di marcia), il telaio è ben controllato e, seduti nei suoi comodi sedili sportivi e lanciati con il coltello fra i denti, sembra di guidare un’auto grande la metà. Il senso di compattezza è elevato e la precisione di guida ringrazia. A questo punto possiamo dire che la Giulia Veloce ha da invidiare solo due cose alla sua più emozionante e prestante sorella, il motore (e questo è ovvio, anche solo per il sound) e la possibilità di staccare del tutto i controlli. Peccato perché già basterebbe quest’ultima possibilità per rendere la Giulia Veloce non sono efficace ma anche molto più divertente.

– dimenticatevi di fare cose del genere con la Veloce, nonostante lei ne abbia più voglia di voi –

Visto però che su RS siamo seri & professionali e facciamo le cose fatte per bene, abbiamo deciso di sottoporre la Giulia Veloce alla prova del nove definitiva, portandola in pista e mettendola contro la sua più grande nemica, proprio la Giulia Quadrifoglio, metro di paragone da cui è iniziato questo test. Solo così scopriremo se “c’è vita oltre alla quadrifoglio”.

Per fare le cose fatte bene, abbiamo sfoderato le nostre mostruose e illimitate e ricchissime risorse (a cui aggiungere diverse amicizie altolocate), abbiamo ottenuto uno slot sull’asfalto dell’autodromo di Modena, abbiamo recuperato da un villaggio sperduto in Colombia l’esulo Jean Paul Mendoza e gli abbiamo chiesto di farci due hotlaps per capire, cronometro alla mano, quanto buono ci sia nella Giulia Veloce.

MA PRIMA: hai visto i nuovi adesivi prespaziati firmati ///rollingsteel?

Potrei scrivere a lungo di quello che è accaduto un tranquillo sabato mattina di questo inverno 2021 ma preferisco lasciare spazio alle immagini.

Ora, se siete arrivati a questo paragrafo i casi sono due: o vi siete lasciati ammaliare dalla promessa di un onlyfans a suon di tette & chiappe o, piuttosto, siete curiosi di vedere come abbiamo analizzato i dati ottenuti da Jean Paul Mendoza.

Intanto una precisazione importante (direi determinante): entrambe le auto (purtroppo) montavano gomme invernali, Michelin Alpin per la Giulia Veloce, Pirelli Sottozero per la Quadrifoglio. Questo ha condizionato in maniera determinate il risultato della prova, effettuata in una giornata semi primaverile con circa 17° atmosferici (possiamo quindi ipotizzare una temperatura dell’asfalto prossima ai 20°C): entrambe le auto scivolavano di brutto e, dopo un paio di giri a tutto gas, le gomme hanno iniziato a disfarsi, eliminando del tutto il grip. Se questo non ha rappresentato un grosso problema per la Giulia Veloce, lo è invece stato per la Quadrifoglio, che non riusciva a scaricare a terra correttamente la potenza.

In una condizione più opportuna – con gomme estive – non solo entrambe le auto avrebbero girato molto più veloce (possiamo ipotizzare un buon 4-6 secondi, forse anche di più), ma la forbice si sarebbe aperta. Con maggiore grip JPM avrebbe potuto frenare più tardi, più forte, sarebbe potuto tornare sul gas prima e avrebbe potuto tenere velocità di percorrenza più elevate. Quindi, non solo la Giulia Veloce sarebbe andata più forte, ma la Quadrifoglio avrebbe potuto esprimere al massimo il suo potenziale, purtroppo castrato dal poco grip offerto dalla coppia gomme invernali – asfalto caldo.

Ad ogni modo, nonostante le nostre immense risorse, ci siamo dovuti accontentare, tirando fuori il massimo da una condizione non delle migliori. In questo modo, oltre ai due giri con partenza da fermo, siamo riusciti a concludere anche due giri lanciati, con i tempi che potete vedere nel grafico qui sotto:

È molto interessante notare come – nelle condizioni della prova – le due auto hanno messo in mostra velocità di percorrenza molto simili. Se escludete i picchi di velocità raggiunti dalla Giulia Quadrifoglio, il comportamento delle due auto nel corso di tutto il giro è molto simile. La differenza di 5 secondi (circa) sul giro lanciato è quindi imputabile solo alla maggiore velocità raggiunta dalla Quadrifoglio, poi “castrata” durante il resto del giro dal poco grip a disposizione. Quello che comunque è evidente – e che è la conclusione a cui volevamo arrivare – è che sì, c’è vita oltre alla Quadrifoglio e la Giulia Veloce, pur non mettendo in mostra un carattere da killer spietata come la sorella più blasonata e costosa e pur non essendo una vettura così tanto divertente, può permettere a chiunque di tornare a casa da lavoro, fermarsi in pista a fare il tempo e poi andare tranquillamente a fare la spesa. Tutto con la stessa auto (e forse le stesse gomme).

Infine, solo un’ultima cosa: se avete a cuore rollingsteel e magari ce lo volete anche dimostrare, potete cliccare il bomber qua sotto per aiutarci a rimanere indipendenti e a martellare fortissimo!

E questi li hai letti?

2 commenti

Alessandro 22 Marzo 2021 - 0:16

Ho comprato da poco una entusiasmante Mini Cooper S R53 del 2006 che intendo tenermi a lungo. Non so perché ma immaginando quale potrebbe essere la youngtimer che potrei pensare di prendere fra una decina d’anni abbondante il mio pensiero è andato a una macchina diversissima dalla Mini, cioè proprio alla Giulia. Per esempio una Veloce 250 cv (per ovvi motivi di superbollo). La Giulia mi piace tantissimo perché, molto più delle concorrenti tedesche più quotate (ormai inclusa BMW, lo dico a malincuore), è fatta soprattutto per quell’anacronistica nicchia di automobilisti che nel XXI secolo si ostinano ancora a cercare il piacere di guida. Non mi spaventano i “difetti” se compensati con gli interessi dal carattere ed è forte il fascino della trazione posteriore (fra 10 anni nessun problema di garanzia invalidata dall’hack per disattivare i controlli elettronici) e di quello sterzo preciso e comunicativo, già leggendario. Vice versa il range di utilizzo del motore sembrerebbe meno entusiasmante anche sulla 280 cv.
Ma poi chissà, forse fra 10-15 anni la criminalizzazione del piacere di guidare potrebbe essere arrivata a definitivo compimento e il bigottismo gretino potrebbe avere spento a suon di tasse “green” ogni nostra velleità di possessori di youngtimer o storiche. Preferisco non pensare a questo futuro distopico, per ora. Invece vi faccio i complimenti per questa bellissima comparativa. RollingSteel è una garanzia: continuate così, finché sarà possibile… e magari anche oltre.

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Luciariello 9 Aprile 2021 - 12:54

Parole sante, io preferisco avere un bel feeling e guidabilità con l’auto che tecnologia e schermetti. L’unica tecnologia che voglio è uno stereo per la musica dal cell (senza minchiate varie), il clima per non morire di freddo/caldo e i sensori per non rovinare la carrozzeria (sarò fissato ma…). Il bello di sedermi nella mia umile Giulietta gasolona 2019 che metto in moto e vado, bestemmio per i 18 e l’assetto rigido ma è un gran guidare (nei limiti della macchina e del CDS).

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