Twin Dual purpose Motorcycle, ovvero motocicletta bicilindrica per un doppio uso.
Sarebbe questo il significato nascosto dietro la sigla del nome TDM, anche se non c’è scritto in nessun documento ufficiale firmato Yamaha.
Ma poco importa, perché lo spirito della moto è esattamente quello, ovvero porsi a metà tra una moto da enduro e una moto da strada.
La sua genesi è dovuta all’intuizione di Hennes Fischer, che a metà degli anni Ottanta si occupava dello sviluppo prodotto in Yamaha e che, sulla scia del successo della Yamaha XTZ 750 Super Ténéré, ebbe l’intuizione di creare una moto di grossa cilindrata, ma pensata per le strade tortuose e dall’asfalto tormentato, nulla a che vedere con le sportive dell’epoca, che peraltro erano tutte a 4 cilindri.
Qualcosa di simile era già stato fatto con la Yamaha TDR 250, che era arrivata sul mercato nel 1987. Praticamente era una supermotard ante litteram: in un telaio da enduro era stato infilato il motore 2 tempi da 50 CV della sportiva TZR 250, poi erano state installate sospensioni a lunga escursione, ma cerchi (18 pollici anteriore e 17 pollici posteriore), freni e pneumatici stradali. Il tutto per un peso inferiore ai 140 kg.
In altre parole era una moto per impennare e fare a cannone le strade di montagna, tanto che ebbe subito successo in Francia, dove già da qualche anno i motard avevano preso a modificare le proprie enduro per renderle imprendibili tra le curve.
Tornando alla TDM, il modello originale arriva nel 1991, con il bicilindrico della Super Ténéré portato a 849 cc, dotato di 5 valvole per cilindro e capace di erogare 77 CV, per un peso a secco di 199 kg.
È l’unica moto di questo tipo sul mercato europeo e per tanti anni non ha concorrenti. Di fatto ha inventato un nuovo genere, che però sarebbe diventato popolare diverso tempo dopo, con il nome di crossover.
In ogni caso la TDM si vende bene e nel 1996 è tempo di un aggiornamento sostanzioso: il motore mantiene la cilindrata ma la fasatura passa da 360° a 270°, viene installata una nuova forcella con gli steli da 43 mm, l’escursione di entrambe le sospensioni viene accorciata e ci sono altre modifiche, senza contare il nuovo design.
Vale la pena soffermarsi sui perni di manovella distanziati di 270° , che portano a una successione degli scoppi asincrona, cioè non sono ugualmente distanziati. È una soluzione che oggi usano praticamente tutti i costruttori che hanno un bicilindrico parallelo in gamma, ma che allora era una primizia assoluta. Inoltre, generava un suono molto simile a quello di un biclindrico a L, cioè Ducati.
Non ci credete? Ascoltate qui sotto.
Ora ci credete? Bene… andiamo avanti e arriviamo al 2001, quando, dopo 62.000 TDM 850 vendute in 10 anni, esce la terza e ultima generazione di Yamaha TDM, che diventa 900 e anche la mia prima moto “da grande” dopo la Cagiva Mito 125 EV che strapazzavo prima della maggiore età.
Ma prima di raccontarvi della mia TDM 900 e di quanto le abbia voluto bene, vediamo come è fatta.
Rispetto alla 850 è cambiato tutto, partendo dal telaio che abbandona l’acciaio e sceglie l’alluminio, diventando più leggero e più rigido. Al suo interno, l’inclinazione in avanti del motore viene ridotta da 40° a 30°, portando la distribuzione dei pesi sulla ruota anteriore al 49,8%. I cerchi usano la stessa tecnologia di quelli della YZF-R6 e c’è del travaso tecnologico anche dalla YZF R-1: sia il forcellone (in alluminio e collegato al monoammortizzatore tramite leveraggi progressivi) che il doppio disco anteriore derivano dalla maxi che in quegli anni è il top sul mercato.
Per quanto riguarda il motore, invece, l’aumento di cilindrata e l’uso dell’iniezione portano la potenza massima a 86,2 CV a 7.500 giri, con una coppia di 88,8 Nm a 6.000 giri, mentre il cambio guadagna una marcia e arriva a sei.
Tutto questo con un peso a secco di 190 kg, con la forcella regolabile sia nell’estensione che nel precarico (il mono anche in compressione), con un cerchio anteriore da 18 pollici e un posteriore da 17 pollici e la sella a 825 mm da terra.
Finita la teoria passiamo alla pratica e iniziamo a dire che la TDM 900 è forse una delle moto più versatili che si siano mai viste su questa Terra. La maggior parte dei proprietari sceglie di personalizzarla in chiave turistica, quindi con il tris di bauletti, il cupolino maggiorato, il cavalletto centrale, le manopole riscaldate e via dicendo. Ma c’è anche qualche matto che invece preferisce esaltarne il carattere sportivo.
Indovinate a quale delle due categorie appartenevo io?
Il fatto era che la TDM 900 andava così bene, sempre e in ogni condizione, che ti veniva voglia di chiederle qualcosa in più, con la certezza che ti avrebbe soddisfatto.
Il motore suona bene? Allora perché non liberarlo con un bello scarico? Quindi ecco i terminali LeoVince
L’assetto è un po’ seduto e la forcella un po’ morbida? Ecco i leveraggi del mono più corti, gli steli sfilati di 5 mm e il kit Ohlins per indurire l’avantreno.
Il faro anabbagliante è un po’ moscio? Mettiamo un bel kit con lampada allo xenon Gemini.
È ora di viaggiare? Arriva il tris di bauletti Givi e la maxi-borsa da serbatoio.
E poi, vabbè, altre piccole cose come il filtro aria sportivo K & N, le candele NGK Iridium, gli indicatori di direzione scuri e i paramani Storm. Senza dimenticare le gomme Dunlop Sportmax Roadsmart (prima le I e poi le II) che sembravano fatte apposta per la TDM 900.
Tutte modifiche realizzate dopo avere raccolto i pareri e le esperienze di tanti iscritti a TDMItalia, un club con cui ho condiviso qualche bel viaggio e che mi ha fatto conoscere persone fantastiche.
La TDM 900 l’ho tenuta per cinque anni, dal 2009 al 2014, e ci ho percorso quasi 55.000 km per poi sostituirla con una Yamaha Tracer che però non mi ha dato le stesse soddisfazioni.
Ma immagino che a questo punto sarete curiosi di sapere come era da guidare la TDM 900.
Iniziamo col dire che la ruota anteriore è bella lontanuccia dal pilota, ma il cerchio da 18 pollici è perfetto per il tipo di moto. Non immaginatevi di entrare nelle curve col pensiero, perché non accade. Bisogna entrare in modo progressivo, staccando anche forte, ma senza sbattere giù l’avantreno. In questo modo la Yamaha restituisce tanta stabilità e l’ingresso in curva diventa molto veloce.
I cambi di direzione sono la sua specialità: trovatevi in un bel misto stretto da seconda e terza marcia e la TDM 900 sarà lieta di danzare tra una piega e l’altra. Il controllo di trazione non c’è e francamente non se ne sente il bisogno; sulla mia non c’era nemmeno l’ABS ma devo dire che ho rischiato di bloccare solo una volta e prima di modificare l’assetto. Dopo non è mai successo.
Quanto alla stabilità, ce n’era in abbondanza e la TDM 900 non pativa nemmeno il pieno carico. Ho fatto diversi viaggi in due, con i tre bauletti carichi e la borsa da serbatoio piena, senza il minimo problema.
Infine la pista. Naturalmente questa Yamaha non è una moto da pista, ma nel 2011 volevo andarci a tutti i costi (non ci ero mai andato) e quindi mi infilai in turno per neofiti a Vallelunga, dove, se non comparivi nei registri dell’autodromo, potevi girare gratis. E così ho fatto, tra lo stupore degli astanti.
Bè, la TDM 900 se l’è cavata alla grande anche lì, sebbene Vallelunga sia una pista molto veloce dove con 86 CV stai praticamente fermo. Però in curva era molto divertente e non aveva nessun problema a frenare forte.
Infine, questa Yamaha è famosa anche per la sua affidabilità assoluta. È una moto che supera tranquillamente i 100.000 km e che era costruita con grande attenzione, come dimostrano gli assemblaggi e la qualità generale dei componenti.
Per tanti anni è stata una outsider sul mercato, ma chi l’ha avuta l’ha sempre amata e l’ha tenuta per molti anni. E, per gli amanti delle statistiche, è stata l’ultima Yamaha ad avere le 5 valvole per cilindro, mica una cosetta da poco.
Concludo con il link alla scheda tecnica, fornita dai miei vecchi amici di TDMItalia. Un lampeggio a tutti!
Mentre pensate a quanto sia bello viaggiare in moto, ricordatevi di ordinare Di Brutto vol. 7 che vi aiuterà a passare una estate piena di felicità.
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Il mono posteriore non è regolabile solo nel precarico ( molla) ma anche nell’idraulica …almeno cosí mi dicono le mie
Complimenti descrizione perfetta dell’evoluzione della TDM , ho avuto la 850 bellissima anche lei e adesso ho la 900 e sono a Km 193000 motore indistruttibile è ancora con la sua frizione originale
Lode chi possiede una TDM 900,ho anche la 850, anche io ho avuta la 850,fantastica ,adesso ho la 900, con 205,000 km. ma senza sentirli ho avuto altre moto sponda Honda,BMW,ma su questo segmento ,e un altro pianeta la TDM!!!
A 16 anni decisi che la mia prima moto doveva essere la Ténéré azzurra,la comprai nel 1998 a 27 anni. In quell’anno mi innamorai della TDM, l’ho comprata nel 2016 a 45 anni. Oggi le ho ancora tutt’e due, e sono innamorato della tracer. Cosa devo fare?
Ho il modello del 2003, 87.000 km e 22 anni di attività… Non ho ancora avuto il coraggio di sostituirla con nessun’altra… Descrizione perfetta dei pregi e dei difetti…Ho la versione senza ABS e delle pinzate forti le ho date tanto da sollevare il posteriore ed insultare l’automobilista davanti a me, ma non sono mai caduto…
Bellissimo articolo,condivido pienamente. Premetto che sono Yamahista da giovane avendo lavorato in concessionaria e nel corso degli anni tra le tante moto possedute ( Dominator,TT600W,XTZ66091,WR400,TDR250, ho anche posseduto prima 850 con cui ho fatto 75000km,poi il 900 ( altri 60.000 ) prima di schiantarlo e rompere il telaio,alchè ho optato per un Tracer900 proma serie che ho rivenduto dopo due anni perchè mai anto l’amore per ricomprare in 900. La moto della mia vita.
( terminali,codone,portatarga,luci,manubrio srt,ohlins dietro e cartucce andreani ) sono i lavori che ho fatto ad entrambe,per farti capire quanto ami la NOVECENTO.
UN ABBRACCIO FORTE DALLA SARDEGNA, CHE IL GASSSS SIA SEMPRE CON TE.
Moto stupenda ho fatto tanti viaggi. Ultimo viaggio estate 2024 nella Turchia orientale, in solitario, 6000 km. Bellissima moto nessun problema .
Ho l’850 a carburatori. Comprata nel 2002 e oggi dopo 165.000 km ancora fedele compagna tutta originale senza nessun problema. Tanta sostanza senza fronzoli. Se alzi la sella trovi la regolazione del mono: soft oppure hard fine.
Sono partpito con una xt ,passato alla xtz, possiedo una 850 del 99 ,dal 2003 e ancora non mi sono stancato. Moto stupenda.
Sono d’accordo. perfetta descrizione. Ho avuto sia la 850 che la 900.. Su quest’ultima, per la potenza della frenata, l’abs avrebbe fatto comodo.. Però, due moto di grande soddisfazione ed affidabilità
Ho avuto 3 TDM 2 850 e l’ultima 900 del 2002, che ancora ci viaggio regolarmente.
Moto per eccellenza da viaggio, nonostante l’età, parcheggiata accanto a mezzi odierni sembra una loro coetanea .
Stavo pensando infatti di prenderla e dare via la mia cbr 1000 08 che non riesco più a sfruttare ✌️
Estupendo resumen de la fantástica TDM. He tenido primero la 850 y después la 900 durante 20 años y se han portado genial.
Ahora tocaba cambio y mi elección ha sido la Moto Guzzi Stelvio y con ella una pasión total hacia la marca del águila
Ahora a preparar la salida en septiembre para concentración guzzista en Mandello del Lario.
La TDM siempre estará presente en el ❤️.
Saludos.
Ne ho avute 2…..che ricordi e quanti km!!
L’ho portata ovunque tranne pista (non è per me).
Stavo per passare alla 900 ma mi innamorai della fz1 fazer, anno 2006, che è ancora con me con 80k fatti (molti per lavoro, purtroppo…).
In questo momento pur avendo la fazer moddata (e migliorata di parecchio!) è una multi 1200 enduro il tdm mi manca!
P.S.: fz1 è 4 cilindri 10 valvole, forse la vera ultima 5 valvole/ cilindro di Yamaha.
Che bello. Che tuffo negli anni 2000.
Le descrizioni entusiastiche delle moto, i forum assolutamente obiettivi e bilanciati.
Eri su sv-italia? La sv650 era la moto perfetta.
Su V-strommers? Non ce n’era per nessuno.
Su Africatwinclub? Che ve lo dico a fare, come lei nessuna.
Non parliamo poi di Quellidellelica. Un cardano rotto o un cilindro che batteva in testa non potevano nulla contro l’inossidabile convinzione di essere i migliori.
Ah, bei tempi.
I blog, i forum, le classifiche di chi postava di più. I raduni con le maglie con i nick.
Quanto cringe.
Anzitutto complimenti per l’articolo molto piacevole da leggere!
Mi sento di condividere solo il mio personalissimo parere: è vero che la TDM è un mezzo ormai “vetusto” e la tecnologia ha fatto passi da gigante rispetto alla 900 Yamaha che ormai di lustri sulle spalle ne ha un bel po’.
Ma c’è una cosa che nessuna tecnologia potrà mai cancellare o superare ovvero il piacere di guidare una moto come la TDM. Anche io ho avuto diverse moto nella vita e ne ho provate molte di più ma la TDM è una di quelle che ti rimangono impresse. Non so come siano riusciti a pensarla e poi a realizzarla così bene ma ci sono riusciti e, per me, resta una pietra miliare delle due ruote
TDM 900 tutta la vita
bellissima moto , avevo la 850, e durante un trasferimento sono stato sorpreso da un fortissimo temporale, quasi alluvione di fine estate, a bordo avevo mia moglie, abbiamo percorso circa 10 Km sotto la pioggia battente e con 30 cm d’acqua sul manto stradale, la tdm ci ha portato in salvo, adesso ho una 900 bellisima moto.
Beh che dire….descrizione e racconto da lacrimuccia. Ripenso al mio Destriero EVO R la mia 900 che era diventata un mostro nonostante non brillasse di cavalleria. Ma tra power commander e mappature esasperate, i MIVV in carbonio, le progressive Hyperpro…e tante ma tante modifiche, aggiustamenti etc…….sto pensando di riacquistarne un’altra ed evolverla ad Superevo….con steli upsidedown…..per capirci. Vediamo se a 56 anni mi parte la scimmia. Ciao Tdmista