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Malaguti F12 Phantom, un cacciabombardiere per quattordicenni

Tra tutti gli scooter italiani, pochi modelli evocano il clima degli anni ’90 e dei primi 2000 come il Malaguti F12 Phantom.

Una specie di icona urbana con carenature scolpite, colori accesi (chi se li dimentica quel giallo e quel blu metallizzato?) e uno sguardo da bulletto di periferia.

Lo scooter bolognese è stato uno dei simboli più riconoscibili degli adolescenti di quegli anni, per lo meno di quelli cui ancora piaceva sporcarsi le mani tra getti del carburatore e rulli del variatore. Ma prima di diventare poster da cameretta o oggetto del desiderio da vetrina di concessionaria, l’F12 ha avuto una genesi che vale la pena raccontare.

Il Malaguti F12 Phantom arriva al salone di Milano a fine 1993 e nelle concessionarie a inizio ‘94, in un periodo in cui il mercato degli scooter 50 cc è in pieno fermento. Le case italiane – Aprilia, Piaggio e Italjet – si danno battaglia a colpi di design, componenti e soluzioni più o meno azzardate.

Solo l’anno prima Aprilia ha presentato lo scooter degli scooter, Sua Maestà SR 50 Replica. Malaguti, azienda fondata nel 1930 a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, vuole rispondere a tono. Dopo il buon successo dell’F10, molto più classico e compatto, arriva il momento di osare con qualcosa di più aggressivo, con una presenza scenica più importante e più… tamarro? Forse, ma aveva anche dei difetti.

Uno splendido esempio di scooter design, molto proporzionato e con i giusti dettagli. È uscito oltre 30 anni fa e non è invecchiato di un giorno.

Il nome Phantom richiama volutamente suggestioni aeronautiche (per quanto in modo solo simbolico, chiaramente) e fa il verso a un mezzo ben più famoso: il McDonnell Douglas F-4 Phantom II, cacciabombardiere americano entrato in servizio nel 1960 celebre per le sue prestazioni e la sua presenza ingombrante. Qui, ovviamente, di supersonico non c’è nulla, ma il nome funziona eccome. Basta dire “ho il Phantom” e tutti sanno di cosa si parla, con annesso pensierino al caccia americano.

Il design è curato internamente da Malaguti, con linee tese, doppi faretti tondi anteriori incassati nello scudo frontale, così come le frecce, e una silhouette che strizza l’occhio alle carene delle moto sportive. Indimenticabile il fanalino posteriore, con quella griglietta che a me ha sempre ricordato quella della Ferrari 348. Anche il logo è curatissimo: una scritta Phantom in stampatello con lettere cicciotte sormontate dalla sagoma stilizzata di un caccia. Che figata. Per gli adolescenti di metà anni ‘90, è la cosa più vicina a una superbike che si possa guidare a 14 anni, sempre dopo l’Aprilia SR.

Ma parliamo anche un po’ della tecnica che, inevitabilmente, è molto meno rivoluzionaria e personale dell’estetica. Il telaio è una struttura a culla in acciaio, abbinato a sospensioni piuttosto semplici: forcella telescopica anteriore a piastra singola e monoammortizzatore posteriore posizionato ovviamente a sinistra, lato forcellone-trasmissione.

La prima serie monta motori Minarelli raffreddati ad aria, poi anche a liquido (quest’ultimo il più prestazionale e ambito), monocilindrici a due tempi da 50 cc con carburatore Dell’Orto da 12 mm. La trasmissione, naturalmente, è automatica a variatore con frizione centrifuga. Freni? Davanti disco da 190 mm, dietro tamburo, almeno fino al 1999. Cerchi da 12 pollici, pneumatici generosi. Peso a secco attorno ai 90 kg. Non è leggerissimo, ma compensa con un’ottima tenuta di strada.

Il Phantom è pensato per i giovani, e i giovani lo prendono sul serio. È uno degli scooter prediletti per elaborazione di ogni tipo, anche solo estetiche. Non potrò mai dimenticare quello di un mio compaesano, due anni più grande di me (figuratevi che effetto può fare vedere un ragazzo di 15 anni su uno scooter super elaborato quando tu ne hai ancora 13 e giri in bici…): F12 bianco con cerchi e particolari viola metallizzato, preparato con gruppo termico Top viola, annessi e connessi, sentiste come cantava… Si narrava prendesse i 130 orari ma, in ogni caso, lui era un abilissimo impennatore. Nicola, se mi leggi, sappi che quelle penne non le dimenticherò mai.

Ad ogni modo, il Phantom è un successo: nei primi 10 anni di produzione ne vengono venduti oltre 350 mila esemplari. Nei primi anni 2000 arrivano pure le grafiche da corsa: escono la versione Foggy, ispirata alla 996 del campione SBK, la versione Capirex, ispirata alla Desmosedici del pilota imolese, e il Phantom 50 GP che celebra, tra gli altri l’ungherese Gábor Talmácsi, pilota Malaguti nella 125 GP nel 2004 (per lui un non molto lusinghiero 17° posto in classifica finale, ma sarà 3° l’anno successivo con la KTM e Campione del Mondo nel 2007 con l’Aprilia) e il grande Michele Pirro.

Questi diventano automaticamente i Phantom più racing di tutti, per lo meno tra quelli appena usciti dalla concessionaria. Una mossa semplice ed efficace, anche perché mica è Malaguti a inventarsi di dipingere lo scooter da quattordicenni con grafica replica di una moto da corsa. Ci ha già pensato Aprilia qualche anno prima, con l’SR Replica, ma questa è un’altra storia e in ogni caso ve l’abbiamo già raccontata qui.

Nel 2006 arriva il restyling più importante, con linee più spigolose, cruscotto digitale e grafiche aggressive. In quest’occasione cambia leggermente la sigla, si evolve in Phantom F12R, ma i tempi stanno già mutando, i due tempi non vedono un futuro roseo all’orizzonte e le più belle pagine della vita del Phantom e del mondo degli scooter in generale sono già state scritte, anche se nel 2009 arriva una versione replica Casey Stoner che così male non è.

Quando pensi al Phantom, tuttavia, pensi all’originale, l’F12R ti viene in mente solo dopo. Il Phantom 50 resta insomma in produzione per tutti i primi anni 2000, con aggiornamenti tecnici marginali, fino alla graduale dismissione delle versioni a due tempi con l’arrivo delle normative anti divertimento antinquinamento Euro 87634. Quelle a quattro tempi sono esistite, sì, ma qui non ci interessano: altro motore, altro spirito, altra pasta.

Oggi, nella delirante bolla speculativa in cui sono finiti tutti o quasi i mezzi youngtimer, indipendentemente dal numero di ruote, il Malaguti F12 Phantom è diventato un mezzo da collezione per appassionati, spesso restaurato e riportato all’antico splendore. Noi, ci limitiamo a ricordarlo come una delle più celebri piattaforme per elaborazioni ignoranti e arroganti, spesso indecisi tra il desiderio di correre forte e quello di farsi notare. E in fondo, in un’Italia in pieno boom di motorini, tutto quello che si potesse volere era un Phantom, magari non da Mach 2 come il McDonnell Douglas, ma comunque in grado di far volare chi lo guidava. Rigorosamente sulle note di Surfin’ Bird.

Mentre pensate a quanto era fico avere 14 anni 25 anni fa, ricordatevi di ordinare Di Brutto vol. 7 che vi aiuterà a passare una estate piena di felicità.

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Articolo del 16 Agosto 2025 / a cura di Carlo Pettinato

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  • Alberto Deriu

    Esaustivo..e molto ben scritto ..

  • Davide

    Tutto bellissimo , tutto molto nostalgico, ma vi siete dimenticati la cosa più importante: era un motorino inguidabile e pericoloso, come si toccava il freno anteriore la ruota si bloccava a causa delle geometrie completamente sbagliate del manubrio.

    • Enrico

      Ellà madoooonnaaaaa! Addirittura???? Tutti morti quelli col Phantom, tutti morti. Tutti. In 30 anni che esiste è la prima volta che sento sta storia, te l’ha detto attuocuggino o quello del paese che cccè l’aveva? Ma a parte questo è pur sempre uno scooter con tutti i limiti del caso ma definire inguidabile e pericoloso un 50ino mi pare esagerato, tra l’altro con freno a disco idraulico e gommatura generosa rispetto alla concorrenza. Pericoloso il Phantom poi magari lodate roba tipo la Vespa con sotto motori 3 volte grandi l’originale tipo il 152 Polini, quelle non sono pericolose? Cazzo hanno due tamburi ad azione meccanica, il manubrio della Vespa è meglio di quello del Phantom?

      • Emanuele Colombo

        Un mio amico in effetti ha piegato du triangoli perché in curva, frenando, gli si è chiuso lo sterzo ed è andato giù e poi contro un marciapiede pestando le forcelle. Ricordo che da fermo quando giravi lo il manubrio arrivato ad un certo punto chiudeva debbotto. Io avevo l’SR Valerossi del 98 e questo comportamento non ce l’aveva. Anche il Nitro non faceva in quel modo. 
        d ogni modo era un dei motorini più diffusi e cool dell’epoca post Fifty. 
        Se ci penso mi vengono ancora le unghie nere zozze per le carburazioni fatte per strada. 

    • Silvio

      che non fosse il migliore ok, ma sta boiata dove te la sei letta?
      Perchè solo una matto può avertela raccontata, e tu hai abboccato.

  • Alessandro

    Vi siete scordati di menzionare anche la versione 100cc. Un due tempi da 100 su un telaio da motorino doveva essere bello da guidare senza la carenza di potenza tipica dei cinquantini che in certe salite dovevi scendere e spingere. L’F12 assieme all’SR penso siano stati la punta di diamante di un’epoca di scooter per ragazzini. l’SR era piu bello all’epoca, l’unico con quel codone alto che ti faceva sembrare in sella a una moto da strada, il Phantom guardandolo adesso e mettendo da parte la nostalgia penso sia invecchiato meglio rispetto all’Aprilia.

    • Angelo morbiolo

      Felice possessore di Phantom 100 cc. Con 3.500 km. Tutto originale…..da collezione.

    • Emanuele Colombo

      C’era anche il Runner che era bello grosso! 

  • Vincenzo Masullo

    Straordinario articolo e fenomenali scooter! Grazie, mi avete fatto sognare!

  • Marco

    Posso nuovo nel 1996 blu notte rarissimo raffreddato ad aria, un cessò plastiche che si spiccavano da sole, sempre rotto,cose elettriche che dopo 3 mesi nin funzionavano più…schifo totale a differenza della concorrenza che erano fatti meglio

    • sei un coglione dai

      Ok.

  • QINGSONG

    Ne ebbi anch’io giusto 20 vent’anni fa, era un gioiello: raffreddamento a liquido, blu metallizzato ed aerografato con una fiamma sul muso (perdonatemi se non è la giusta definizione..). Ma me lo rubarono (figli di una buona donna che li ha messi al mondo..)! Avevo soltanto messo il bloccasterzo, all’epoca chi è pensava di chiuderla con un grosso catenaccio.. Tanti rimorsi nel corso di questi anni..

  • Enrico

    Vorrei ricordare le versioni aerografate che oggi a trovarle in ordine penso valgano una fortuna. Nei miei ricordi di bambino di 4a 5a elementare a fine anni 90 c’è il Phantom con testa della tigre e caccia sparsi qua e la di un ragazzo più grande, più o meno TRUCCATO come si diceva allora, che agli occhi di un bambino sembrava una cosa follemente veloce.

  • Enrico scialpi

    Io edizione limitata tribal, originale con marmitta originale,e parabrezza originale, km 80, 84 me lo chiedono in tanti , 2 freni a disco, mai un problema cambiato solo batterie

  • denis

    Non sono stati menzionati le versioni aerografate il tyger e topgun ovvero con le aerografie delle tigri su base color sabbia e il top gun era con gli aerei con un traminto sullo sfondo se non ricordo male.il phantom pure ii ero innamorato.difatti me lo comprai a 18 anni perchè in famiglia non potettero comperarmelo e coi primi soldi del mio lavoro invece della patente da auto mi presi l f12.quanti bei ricordi

  • Montagna Antonio

    Si vorrei Aquistarlo quanto costa?si può spefire in Germania?

  • Eliseo

    Voi parlate del F12,ma vi siete dimenticati dal ‘F15Firefox ancora più bello del f12. Ne posseggo uno da 30anni ed e rimasto così come quando l ‘o comprato.

  • LordKaos

    …carburatore Dell’Orto da 12 mm.. mhhhh… a me sembra fosse un 14 mm.

    Erano altri tempi e per fortuna che ci sono stati.
    50ini sono sopravvissuti alle 125. Quelli di adesso con omologazione anti-vita 8978768 boh..ce’ solo na gran tristezza.

    • Emanuele Colombo

      14/12 per la precisione. Era ovale. 

  • Roberto

    come hanno fatto a fare la pubblicità, tutto schermo verde?

  • Riccardo

    io l’ho avuto, blu metallizzato scritta gialla, tutto originale, bellissimo e mai un problema

  • C’è x caso in vendita quanto potrebbe costare sono in cerca di un motorino 50cc

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