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Objekt 279, il carro armato sovietico così avanzato (e folle) che non entrò mai in battaglia

Ormai è acclarato da tempo: il Rollingsteeler ha un feticcio per i mezzi militari di era sovietica. Ne sono un esempio lampante l’Ekranoplano (di cui trovate l’articolo sul mitico DI BRUTTO Volume Uno),  la Motosilurante Tupolev G5 (di cui trovate l’articolo QUI), il Vityaz DT-30 (di cui trovate l’articolo QUI) e il “Nuke Train” Barguzin (di cui abbiamo parlato QUI).

Oggi parleremo di un altro “FERRO” concepito oltre la Cortina di Ferro, il suo nome è Objekt 279. Può sembrare il nome scientifico di una dei tanti asteroidi monitorati dalla NASA ma non è così. Sebbene la sua storia sia molto simile a quella di una meteora, in realtà si tratta di un prototipo di carro armato pesante tra i più singolari e avanzati della sua epoca, sembra letteralmente uscito dal videogioco strategico anni ‘90 “Command & Conquer: Red Alert”.

L’Objekt 279 venne sviluppato negli anni ‘50 dalla GBTU SA (la direzione generale corazzata) delle officine Kirov note anche come LKZ, ancora oggi in attività nella produzione di trattori e macchine agricole, sita a Leningrado (l’attuale San Pietroburgo). A capo di questo progetto c’era l’ingegnere L.S. Troyanov che negli anni ’40 si era fatto le ossa con lo sviluppo di un prototipo del carro leggero T-50.

“L’OGGETTO 279” era totalmente fuori standard e in controtendenza a linee e architettura adottate per i Tank in tutto il resto del mondo.

Lo scafo aveva una caratteristica forma curvilinea a forma di ellissoide (da davanti sembra una sorte di medusa cingolata), ed era ricoperto da una sottile copertura in materiale balistico. Questo Tank lungo 11,08 metri (con cannone) e largo 3,4 ospitava un equipaggio di quattro carristi: comandante, artigliere e servente trovavano posto nella torretta, mentre il pilota era posizionato nella parte centrale anteriore nel carro (praticamente era “quasi” come guidare una McLaren F1). L’equipaggio “viveva” in soli 7,5 claustrofobici metri cubi (praticamente come stare dentro un cubo da 1,2 metri per lato a testa, probabilmente i carristi erano presi dal Grande Circo di Mosca tra i contorsionisti o i nani…). L’abitacolo del carro era a tenuta ermetica e climatizzato, dotato inoltre di filtraggio dell’aria contro agenti chimici, biologici e nucleari (bastava solo non scoreggiare emettere flautolenze).

Il “279” non era disegnato dal vento come la coppa dell’olio dell’iconica “City Chevrolet” N°46 costruita da Harry Hogge per il nostro amato Cole Trickle, ma per resistere alla “brezza” dell’onda d’urto di una esplosione nucleare nelle vicinanze, oltre a deviare e resistere facilmente colpi di tipo HEAT (High Explosive Anti-Tank).

Per stare dalla “parte del formaggio” e non rischiare, l’armatura frontale dello scafo aveva uno spessore massimo di 269mm; ricoridamo che il Panzer VI Königstiger (King Tiger) aveva una corazzatura frontale di “solo” 100mm. La torretta di forma semi-sferica, era costituita da un’unica fusione di acciaio balistico (quindi nessuna saldatura a indebolire la struttura), il che la rendeva molto complessa e costosa da realizzare ma garantiva una resistenza strutturale contro i colpi diretti, grazie anche al suo spessore che nel punto massimo raggiungeva i 305mm. Tutto questo “ferro” faceva fermare l’ago della bilancia “dell’ombrello cingolato” a 60 tonnellate.

La cupola era armata con un cannone di dimensioni spropositate per un tank dell’epoca, infatti era equipaggiata con un M-65 (da non confondere con il cannone atomico l’americano M-65 Atomic Annie di cui potremmo parlare in un altro articolo) a canna rigata da 130mm, derivazione del cannone sovietico da difesa costiera L/60, ottimo per respingere le marine militari capitaliste ma a quanto pare anche per disintegrare carri nemici.

Il cannone aveva un sistema di caricamento semi automatico per il munizionamento separato tra bossolo di carica e proiettili con cariche armour-piercing (perforanti), incendiarie ed esplosive. I proiettili potevano essere di tipo sabot come i colpi del cannone HARP (di cui potete leggere QUI). Grazie al sistema di caricamento e a un sergente allenato si poteva arrivare a una cadenza di fuoco di sette colpi al minuto, con una velocità alla volata di 1.030 m/s, per una potenza di impatto massima di 16 Megajoule, cioè una volta e mezza più potente dei cannoni moderni a canna liscia da 120mm. Tanto per fare un paragone con un calibro civile, il .308 Winchester nella sua configurazione più “incazzata” arriva a 0,0036 Megajoule.

Di contro il magazzino munizioni era limitato a soli 24 colpi (un carro armato pesante M26 Pershing da 40 tonnellate, con il suo cannone da 90mm aveva in saccoccia la bellezza di 70 colpi). Il sistema di tiro era stabilizzato con sistema elettroidraulico tipo Groza, dotato di mirino stereoscopico TPD-2S con stabilizzazione indipendente, mirino notturno TPN combinato a un grande illuminatore infrarosso IR L-2 e un sistema di aggancio del bersaglio semiautomatico, tutte tecnologie che verranno equipaggiate sui carri armati prodotti in serie solo a partire dagli anni ‘60.

Il sistema di caricamento del cannone dell'Object 279

A fianco del corpulento cannone, trovava posto una mitragliatrice pesante KPV calibro 14,5mm con movimento coassiale. La KPV aveva una cadenza di tiro di 550 colpi al minuto e poteva immagazzinarne appena 300. Come contromisure aveva equipaggiato un generatore di fumo in grado di nascondere “L’OGGETTO” non solo dall’occhio umano ma anche da missili a guida termica infrarossa.

Passiamo ora a un’altra parte al quanto singolare che caratterizza l’Objekt 279, i QUATTRO CINGOLI.

Costituiti da 81 maglie cadauno e larghi 580mm erano dotati di 4 ruote motrici posizionate posteriormente, 4 tendi cingolo anteriori, 12 piccoli rulli di sostegno e 24 rulli agganciati alle sospensioni idropneumatiche regolabili che potevano far abbassare il profilo del carro a solo 2 metri e mezzo di altezza per renderlo più difficile da intercettare e colpire. Oltre a fornire un’ottima trazione su neve e terreni soffici le due coppie di cingoli permettevano di esercitare una pressione a terra di soli 0,6 Kg/cmq, praticamente come un carro leggero PT-76 da 14 tonnellate pesando 4 volte di più.

Come se non bastasse, le “stranezze sovietiche” non si fermano qui, infatti la struttura centrale dorsale sul fondo dello scafo, tra le due coppie di cingoli era cava e faceva da serbatoio per il carburante, il massimo per diventare un flambé in puro stile “Fire Marshall Bill”, non fosse che il motore era Diesel e che il carro armato era dotato di un avanzato sistema antincendio.

Particolari dei cingoli dell'Object 279

I cingoli erano mossi da una complessissima trasmissione idromeccanica a tre velocità accoppiata a un riduttore EPICICLOIDALE automatico. Per spingere alla velocità di tutto rispetto di 55km/h le 60 tonnellate del “DUE-SETTANTANOVE”, vennero montate due motorizzazioni entrambe Diesel: prima fu impiegato un DG-1000 da 950 cavalli a 2.500 rpm, poi si passò al più performante 2DG-8M da 1.000 cavalli a 2.400 rpm. Entrambi i motori erano 16 cilindri ad “H” famosi per fare risparmiare spazio nel già angusto scafo del carro. L’autonomia era di 250-300km, sempre più di un LM-002  (di cui abbiamo parlato QUI) e dei carri americani M24 Pershing e M47 Patton che “grazie” ai loro motori a benzina non superavano i 200km di autonomia. Nonostante la sua grande complessità, l’Objekt 279 sembrava avere tutte le carte in regola per sbaragliare la concorrenza in un possibile teatro di guerra.

I test “dell’OBJEKT” iniziarono nel 1957 e finirono nel 1959; tutto sommato non si comportò malvagiamente, ma emersero diversi problemi:

  • il cannone da 130mm sporgeva dal frontale per quasi quattro metri e mezzo, che nella guida fuoristrada riduceva notevolmente l’angolo di attacco frontale con il rischio di conficcare il pezzo d’artiglieria nel terreno
  • il peso di 60 tonnellate rendeva pericoloso o impossibile attraversare alcuni ponti, quindi ne riduceva l’operabilità
  • la scelta dei quattro cingoli che secondo i progettisti doveva permettere di oltrepassare senza difficoltà barriere anticarro come i cavalli di frisia e diminuire la pressione a terra facilitandone il movimento su terreni soffici, nella realtà e in condizioni di terreni fangosi (che in Russia non mancano) quando doveva ruotare su se stesso, oltre ad essere lento in modo a dir poco imbarazzante rispetto anche al meno performante dei carri armati convenzionali, quando bloccava i cingoli interni alla rotazione il cingolo esterno pattinava, scavando un fossato e facendolo impantanare abbastanza facilmente. Inoltre la loro complessità rendeva praticamente impossibile effettuare riparazioni e manutenzione sul campo
  • il fondo dello scafo, non era sufficientemente resistente per resistere a mine o agli IED Improvised Explosive Device (ordigni esplosivi improvvisati). Inoltre a causa della bassa altezza da terra in caso di terreni particolarmente impervi lo facevano avanzare con difficoltà, diminuendo le prestazioni in fuoristrada
  • gli elevati costi di produzione e la difficile manutenzione causati dalla sua complessità uscivano dai canoni standard dei meccanici sovietici che erano abituati a risolvere i problemi con una bottiglia di vodka e a colpi di martello
  • il neosegretario generale del partito comunista dell’Unione Sovietica Nikita Sergeyevuch Krushchev insediato nel 1953 dopo la morte di Stalin, sosteneva che in futuro i carri armati sarebbero stati tutti armati con missili e non cannoni come l’Objekt 150, l’IT-1 “Dragon” (cosa rivelatasi errata)
  • la suddivisione tra carri armati medie e carri armati pesanti stava sparendo, prediligendo l’adozione di un unico mezzo in grado sia di sbaragliare le linee nemiche che penetrare in profondità in territorio ostile

Nel 1960 l’evidenza di tutti questi problemi, uniti al fatto che secondo il “leader maximo” Krushchev i carri armati con i cannoni erano destinati a scomparire fecero cancellare definitivamente il progetto. Il progetto Objekt 279 non fu di ispirazione per nessun carro moderno, anche se alcune strumentazioni vennero equipaggiate sui nuovi carri.
L’unico prototipo di Objekt 279 esistente, affettuosamente rinominato “disco volante cingolato” dai non addetti ai lavori, fu ibernato. I piccoli prof. Jones che vivono dentro ogni Rollingsteeler saranno felici di sapere che è visibile presso il museo dei mezzi corazzati di Kubinka dove può essere ammirato dal pubblico, (sebbene il periodo non sia dei migliori per visitare la Russia) pochi anni fa è stato anche messo in moto, vedi il video QUI.

L'Object 279 presso il museo russo

Per concludere l’Objekt 279 è disponibile nel videogame War Thunder con l’update 1.97 “Viking Fury” e riprodotto in diversi kit di montaggio con scale che variano dal classico 1:72 al più grande 1:35.

Mentre fantastichi pensando di abbattere la casa del tuo odiato vicino con Objekt 279 non dimenticarti di ordinare il nuovo album di figurine F.A.S.T. che ti farà concentrare su argomenti più nobili.

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Articolo del 29 Gennaio 2025 / a cura di Stefano Antonello

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  • Romeo

    Objekt 279 mega interessante la ex USSR. Con le sue produzioni e ricerche Non smette di stupire.

  • Roberto

    Ho notato un modo di scrivere a “presa in giro” per i progettisti russi.
    Certamente questo articolo lo ha scritto un genio della progettazione occidentale, le O con il bicchiere è capace di farlo?

    • Kalibandulu

      Salve Roberto,

      legga pure gli altri articoli, i progettisti – a ognuno di noi cari – vengono trattati tutti allo stesso modo (nipponici, italiani, tedeschi, russi etc.) ed è divertente così.
      Quindi sicuro dev’essere un suo difetto di fabbricazione, magari provi a chiedere di essere riprogettato in modo da smettere di masturbarsi sulla bandiera rossa e sui complottisti.

    • Leo

      Di russo questo Object non ha niente e fin qui non ci piove.
      Nell’articolo viene nominata 3 volte la Russia (terreno fangoso d’inverno e la Wehrmacht ne sa qualcosa, museo di Kubinka, periodo non direi propizio per andarci a fare un giro) e stop.
      Sottolineare difetti di progettazione o di realizzazione di questo progetto (e ne aveva, come anche ne avevano altri progetti coevi più o meno incensati) fa parte della ragion d’essere di questi articoli, farlo con un pizzico di leggerezza è un tratto distintivo di RS.
      Se poi si vuol fare i fanboy per l’armata rossa o (Dio non voglia) per la Russia odierna, liberi di inventarsi uno scenario ed indignarsi per lo stesso, ma non si è diversi da e si verrà trattati come un qualsiasi wehraboo.

  • ALESSANDRO LANDI

    Articolo molto dettagliato ed interessante !

  • mauro

    Senza metterla sul politico, ogni nazione ha i suoi progetti di carro armato che mi fanno chiedere che ‘roba buona’ avessero fumato iprogettisti.
    Per esempio, quando parliamo di MBT-70 a un carrista tedesco o statunitense quello cerca subito la bottiglia di whisky o schnaps per cercare di dimenticare quell’aborto meccanico (guggulate in giro, ne vedrete delle belle)

  • paolo

    infatti nn smette di stupire soprattutto invadendo i paesi limitrofi e massacrandone gl’abitanti

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