Aprilia SR Replica, beati i quattordicenni degli anni ‘90

de Vittorio Sanesi

È il 1992, hai appena compiuto quattordici anni. Un traguardo importante per tutti noi, che segna il passaggio tra l’età dello spostarsi in bicicletta a quella della libertà vera: il primo motorino. Poco importa che si tratti di un Ciao, di un cinquantino da enduro, di una Vespa o di un arrogantissimo Fifty. L’importante è sentirsi grandi e liberi. Che poi alla fine, in tanti casi, non cambia molto. Con il motorino vai esattamente negli stessi posti in cui andavi in bicicletta: a scuola, al ritrovo con gli amici al pomeriggio, in piazza la sera. Però ti senti adulto, anche se hai la stessa testa di minchia che avevi l’altro ieri, quando di anni ne avevi ancora 13. Solo qualcuno di più coraggioso si spinge un po’ più in là e sfrutta il cinquantino anche per le medie percorrenze.

La scelta del mezzo è spesso obbligata. Prendi quello che passa il convento, e in questi casi il convento prende la forma del fratello maggiore, del nonno che ha deciso di dismettere quel cadavere con cui si muoveva tra i suoi campi, oppure semplicemente del garage di papà e di quello che sopravvive nella penombra sotto strati di polvere millenaria. Una pulita al carburo, miscela nuova, botta di compressore alle gomme e via andare. Di elaborazioni se ne parlerà forse più avanti, in base a quante paghette entreranno. Però sognare non costa nulla, e i poster degli oggetti dei desideri non te li può negare nessuno.

No non lei… vabbè, anche lei, ma facciamo i seri dai

È il 1992, e il tuo mondo di quattordicenne assetato di gnocca miscela sta per essere sconvolto perché arriva lui, come la cometa di Hale-Bop (che illuminerà i nostri cieli solo nel 1995), a stravolgere un equilibrio consolidato.

Il mitico Aprilia SR 50

Fino a poco prima gli scooter erano qualcosa di una bruttezza rara, con pochissime eccezioni.

– Honda Vision. Ok ok, calmi, questo particolare esemplare guidato da Ayrton fa discorso a sé, ma lo scooter di partenza non si può certo definire attraente. –

– Yamaha Beluga, ‘sti brot! –

Nello stesso anno arrivano il mitologico Zip (ancora ad aria, l’SP arriverà dopo) e il Malaguti F10, ma a paragone con l’SR sono già roba del decennio scorso.

L’SR di fatto introduce un nuovo segmento, quello degli scooter sportivi. Già il nome è tutto un programma: stesse lettere delle vere sportive RS, ma capovolte. L’SR non è più alla stregua di un elettrodomestico, non ti porta solo da A a B. L’SR è figo, dannatamente figo, e vede la luce in corrispondenza dell’inizio di un periodo glorioso per Aprilia: il primo titolo mondiale in velocità della casa di Noale è proprio del 1992, con Alex Gramigni che conquista la classifica della ottavo di litro. Si apre un’era, gli anni ’90, in cui Aprilia con le sue piccole e medie due tempi vince di tutto e di più. E il successo commerciale dell’SR non si fa attendere: dal 1992 al 2004 si parla di qualcosa come 800.000 pezzi venduti.

Le soluzioni tecniche introdotte sull’SR sono avanti rispetto la concorrenza. Una su tutte, il freno a disco anteriore da 190 mm, che già da solo vale il prezzo del biglietto. Voi con i vostri mezzi elaborati fate i fighi in accelerazione? Io invece evito di schiantarmi fermandomi nella metà dello spazio. (No, non ci credo nemmeno io a questa cosa che ho scritto, ma facciamo finta che qualcuno lo abbia pensato almeno una volta).

Il primo SR è mosso da un monocilindrico Minarelli da 49,3 cc verticale raffreddato ad aria alimentato da un carburatore da ben 12 mm che all’epoca abbiamo provato a elaborarne qualcuno con pochissimo successo, tirando fuori più bestemmie che cavalli. Ben altra cosa il motore che arriverà poco più avanti, sempre con la prima serie, con cilindro orizzontale e, volendo, anche il raffreddamento a liquido con tanto di vistosa presa d’aria in stile NACA sul muso dello scooter. Rimane per ora la configurazione freno a disco anteriore-tamburo posteriore. La ciclistica si sviluppa attorno ad un telaio mono culla in acciaio, la forcella è un’unità teleidraulica con perno avanzato, mentre al posteriore c’è un mono ammortizzatore che si appoggia come forcellone al gruppo della trasmissione.

Ma al di là di tutto, quello che colpisce è il design. Quel becco affilato frontale con incastonati i due fanali di forma vagamente romboidale posizionati in basso, quando l’usanza fino ad allora era per lo più di posizionare il faro sul manubrio, segnano immediatamente un punto di svolta. L’SR è veramente uno scooter dalle forme sportive. E le livree con cui mamma Aprilia decide di agghindarlo vanno di pari passo. Le più desiderabili sono da subito le versioni Replica, che portano i colori delle varie RS impegnate nel motomondiale con Gramigni e Reggiani, poi Biaggi e Romboni. Tutte, chi più chi meno, rimaste nella storia per qualche motivo.

Per me la regina è lei: livrea rosso-viola-grigio metallizzato, rubata direttamente dalla moto di Reggiani. Qui ragazzi, rispetto alla concorrenza, siamo davvero su un altro pianeta. È una specie di ciclomotore da GP, uno scaldabagno che però ispira corse e velocità e strafottenza.

La colorazione del 1996-97 ripresa dalla moto di Doriano Romboni ci dà lo spunto per parlare di un inciso interessante. La moto in questione era una RSW-2 500. Niente più 125 o 250, nel 1994 Aprilia aveva deciso di scontrarsi coi pesi massimi. Jan Witteveen, ingegnere olandese conosciuto da alcuni per essere una specie di mago del due tempi, in effetti il numero uno degli ultimi 40 anni, aveva partorito una riflessione per cui le 250 GP avevano velocità di percorrenza in curve superiori a quelle delle coeve 500. Se, teoricamente, le 250 avessero in qualche modo potuto colmare il gap di potenza sui rettilinei, avrebbero potuto battersi ad armi pari con le 500. Frutto di tale malsana riflessione fu la suddetta RSW-2, bicilindrica che nella prima versione non era altro che una 250 maggiorata a 410 cc. Poi 430, poi 460. Il punto della questione era che per regolamento le bicilindriche dovevano rispettare un peso minimo di 105 kg contro i 130 delle quattro cilindri. C’era quindi un bel 25 kg di scarto in favore di queste moto meno frazionate. L’Aprilia di kg alla fine ne pesava circa 110, ma i pur 20 di vantaggio non furono mai sufficienti a colmare il divario di potenza che nella migliore delle ipotesi (quando la cilindrata fu portata effettivamente a 500 cc) era di 60 cavalli (140 contro 200). Morale della favola: la RSW-2 nella sua carriera conquistò appena quattro podi, il primo proprio con Romboni ad Assen nel ’97, e dopo il 2000 Aprilia traslò i suoi sforzi sul futuro progetto MotoGP e sulla RS Cube.

Fine dell’inciso, torniamo a parlare dell’SR.

La livrea più vincente però è indubbiamente questa, pace all’anima di Romboni.

Max Biaggi con Aprilia vinse tre mondiali della 250 in fila tra il ’94 e il ’96, e quale modo migliore per vendere ALTRI SR se non quello di approfittare dei successi del romano e della sua RSV nera e gialla Chesterfield? La colorazione era riprodotta in maniera più fedele sulla RS 50, con annessi loghi del tabaccaio, ma l’SR non voleva essere da meno.

Il 1997 vede il cambio generazionale e l’arrivo della seconda serie di SR. A mio modestissimo parere, questo secondo SR è stilisticamente avanti tanto quanto il fratello maggiore, quindi nulla da invidiare. Il doppio faro diventa un gruppo ottico singolo, con un vago richiamo a quello dell’ammiraglia RSV Mille che sarebbe arrivata solo l’anno successivo. A livello tecnico arrivano altre novità come il freno a disco posteriore sulla versione con raffreddamento a liquido e la forcella che da quest’anno è marchiata nientemeno che Showa.

È poi del 2000 l’introduzione del famigerato sistema d’alimentazione a iniezione DiTech che si poteva secondo alcune leggende metropolitane rimappare con il GameBoy, ma questa è un’altra storia e ve la raccontiamo QUI.

Ora torniamo a parlare di livree da corsa e arroganza a badilate. La seconda serie di SR porta in dote i colori di altri piloti ancora: Valentino Rossi, Tetsuya Harada, Loris Capirossi, Noriyuki Haga, Troy Corser, Marco Melandri, Manuel Poggiali dal 1997 appunto fino al 2002/2003.

Nel 2004 viene presentata la quarta e di fatto ultima serie, in produzione fino al 2020 e poi abbandonata all’introduzione della normativa Euro 5. Probabilmente perché noi ragazzetti degli anni ’90 iniziavamo ad essere un po’ cresciuti, quest’ultima versione non ha mai raggiunto i livelli di fascino delle precedenti. Complice fu anche il fatto che tra il 2004 e il 2009 Aprilia continuò sì a vincere nei GP, ma lo fece per lo più con piloti stranieri e ci fu di conseguenza molta meno affezione a loghi di sponsor e livree, oltre che verso i piloti stessi. Giusto nel 2010 torna a rivivere la Replica, in questo caso di Max Biaggi che sale sul tetto del mondo della Superbike con la missilistica RSV4.

Poi qualche anno di anonimato, certamente anche per via del cambio della moda che per tanti quattordicenni spostò l’attenzione dal motorino allo smartphone, e l’anticipata fine nel 2020.

Aprilia SR non è stato solo uno scooter. È più corretto affermare che sia stato il simbolo della mobilità degli adolescenti italiani per un decennio abbondante. Forse addirittura dell’ultima generazione genuinamente interessata a sporcarsi le mani e a rimanere a piedi per aver bruciato la candela o rotto il filo del gas. Ora, tra normative anti divertimento antinquinamento e annesso lavaggio del cervello, per queste cose qui di posto ce n’è poco e ce ne sarà sempre meno. E quindi, con un futuro che per i malati di miscela si prospetta tutt’altro che roseo, non ci resta che guardare indietro ai nostri quattordici anni e a ciò che ci migliorava i pomeriggi quando non avevamo voglia di studiare.

Aridaje…

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6 commenti

Flavio 4 Ottobre 2022 - 19:48

Ce l ho avuto!!!!!con marmitta polini, pistone da 80cc, e mi sentivo valentino!bei tempi ragazzi…

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Emanuele C. 4 Ottobre 2022 - 22:34

Anche io ho avuto il Valerossi ‘98. Elaborato con le mie manine e i soldi raccolti tra compleanni e Natale. Testa/pistone/cilindro Top Performance 2Plus (monofascia ciaooo) + espansione Nardò, trasmissione ibrida sempre Top+Polini e un ignorantissimo 21 Dell’Orto. Ricordo che in compagnia si cercava sempre l’amico per smezzare 10.000 lire di benza perché il serbatoio era da 7,5 litri e con un deca se ne facevano una decina.
Che tempi ragazzi… avevo sempre le mani nere…

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Alessandro 5 Ottobre 2022 - 22:46

Io avevo 14 anni quando usci la replica Reggiani, la prima e vi assicuro che era assolutamente vero, a guardarlo si provavano le stesse emozioni che si provavano a guardare una ragazza per la quale avevi perso la testa. l’ F10 era carino, anche lo Zip, ma l’SR faceva categoria a se. Poi nel 94 i miei mi regalarono la prima versione raffreddata a liquido, la mia colorazione era la piu bella, Chesterfield ma con sella monoposto e filini portatarga gialli e non verdi come nella foto dell’articolo, bellissimo, secondo solo al primo Reggiano. Il codone era ripresa paro paro dalla Af1 Futura del 91/92, assolutamente identico e riadattato nelle proporzioni. Un’ultimo appunto, i primi 3 a motore verticale avevano il musetto leggermente piu basso a sfiorare il parafango anteriore e li faceva sembrare ancora piu assettati (si vede nel vostro articolo dove c’e il reggiani di profilo e poso sopra la coppia della serie successiva con l’altezza fra parafango e musetto inferiore, erano oltre al Reggiani, quello nero (Viper forse) e Urban Kid.

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Faniele 8 Ottobre 2022 - 8:13

Le colorazioni della primissima serie erano quelle che hai descritto tu, c’era anche la colorazione Europe, il modello che avevo io.

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NocivaRacing 10 Ottobre 2022 - 0:41

Io dico solo che, se avessi dovuto prendere lo scooter….avrei voluto l’sr…lo sognavo la notte. Nero, Chesterfield. Non lo ho avuto perché uscì proprio in quell’anno la seconda serie, ed i miei mi presero un http://Www... Elaborato in qualsiasi modo, dalla classica espansione Arrow finendo col forcellone completo del Runner 180…. Passando per tutti i gruppi termici esistenti… Polini, Malossi,Top…. il simonini monofascia comprato direttamente allo stand al motorshow di Bologna…trasformato da aria a liquido, col disco anche posteriore…verniciato tutto come le Suzuki corona extra…..ceduto a mia sorella e poi venduto… E poi, alla soglia dei quaranta… Alla fine me ne sono ricomprato uno, proprio come quello dell’articolo!

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Matteo 11 Ottobre 2022 - 17:02

Io avevo il Phantom, coi suoi bei due radiatori laterali…

Per me, come design, non c’è storia.

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