Nelle cuffie Elettrochoc dei Matia Bazar.
Elettrochoc perché
Guarda come sei
Un altro choc
Per quello che non sarai
Elettrochoc perché
Non impari mai
Un altro choc
Per quello che non farai
Uno scossone. Mi aggrappo ad una barra. Il finestrino sporco dove qualcuno prima di me ha appoggiato la testa. Di la da quel sottile strato di untume la città. Calda, viva e vibrante in questo insicuro avvio di primavera.
Ha piovuto ininterrottamente da ottobre. Piove ancora.
Mi guardo attorno, osservo il mondo come fosse un film, spesso noioso, a volte banale, mai avaro di spunti. Sono sull’autobus, da qualche settimana ho deciso che, per quanto mi riguarda, il traffico i lavori il limite a 30 ma la gente fa i 10 20 30 40 50 60 70 80 90 che tanto sono tutti più furbi e alla fine non si capisce un cazzo io la macchina, salvo necessità non la uso più. Non in città. Ho la fermata dell’autobus a poche centinaia di metri da casa e mi scarica praticamente davanti al capannone. Sono 7 km che in autobus ci metto tra i 12 e i 17 minuti, in macchina sono arrivato a metterci un’ora. Un’ora di bestemmie, stress, sorpassi azzardati e incazzature ma guarda quello come guida-vecchia maledetta-le freccia perdio!
Torno a casa in autobus e sono sereno, felice, rilassato. Risolto.
Curioso pensare a come sono arrivato a San Lazzaro stamattina.
Elettrochoc perché
Tu non parli più
Un altro choc
Se agli altri non vai giù
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In un mondo che
Non ci vuole più
Il mio canto libero sei tu
E l’immensità
Si apre intorno a me…
La soave voce della Ruggiero lascia spazio a Battisti.
E allora, al termine di una giornata che più che una giornata è un’ossimoro, iniziata su una Lamborghini Revuelto Azzurra fluo e conclusa a bordo dello spostapovery per eccellenza, linea 19C, Casteldebole, non posso non cedere ai ricordi, alle emozioni, al racconto di ciò che è stato.
Ad un V12 in piena, alla neve, all’aria fresca, all’odore del legno.
Nel 2013 ho passato un periodo abbastanza lungo in Val di Fassa. Non fu un’esperienza piacevole – non per il luogo in sé quanto per la situazione in cui mi ero infilato – ma ricordo bene che, mentre mi divertivo a guidare lungo la statale e i passi lì attorno la mia modestissima Ibiza 1.4 tdi, un giorno incrociai una Aston Martin, non so bene che modello fosse ma rimasi colpito. Così, una mattina, dentro di me si instillò il desiderio di, sicuramente non in questa vita, certamente non quando per vivere lavoravo part time in un noleggio di sci, percorrere quelle strade con una vera auto sportiva, diciamo pure di lusso.
Dio quanto avrei dato.
Poi le cose sono cambiate. Tanto.
Ecco allora che, mentre con la mia Revuelto scendo verso Bologna dal Brennero dopo una spiacevole improvvisata con la polizia degli Asburgo, metto la freccia a destra e mi infilo in Val Gardena, direzione Canazei per incontrarmi con il fotografo
e, già che ci sono, togliermi una voglia che alberga dentro di me da una buona decina di anni. Che poi l’ho già fatto eh. Non solo con la mia Toyota GR86 ma anche con la Giulia Quadrifoglio e pure con la Ferrari 458 Speciale che trovate in DI BRUTTO Volume 4 ma oggi siamo su un altro livello. Dietro di me c’è un V12 da 6 litri e mezzo capace di girare fino alla soglia dei 10.000 giri al minuto.
Il bianco della neve inizia a lasciare spazio al verde dei prati, la combinazione di colori è degna di un quadro. Gli hotel chiusi, le strade deserte, una funivia ferma appesa al cavo. Un V12 che sbraita spingendo fuori da una galleria un fulmine azzurro.
Stringo il volante, apro gli occhi, respiro.
Mi concentro. Lo stereo è spento che poi, se proprio vogliamo trovare un difetto a questa auto – forse a questo esemplare in particolare, destinato alla stampa – è la qualità del suo impianto stereo, decisamente inferiore rispetto alle sonorità del motore. Meglio così.
La strada si snoda davanti a me, un rettilineo, appoggio il gas ma è inutile, oltre ad essere abbondantemente fuori legge, non c’è spazio per tirare una marcia. Ogni rettilineo viene sbriciolato, i tornanti vengono stritolati l’uno contro l’altro, questa auto è troppo per queste stradine, soverchiate dalla furibonda potenza degli oltre 1000 cv che hanno bisogno di un maneggio decisamente più grande. Allora mi metto in modalità turismo veloce e, senza altra velleità che non quella di godermela e di sentire l’eco del cuore meccanico che pompa alle mie spalle rimbalzare sulle montagne per tornarmi indietro amplificato, semplicemente Guido.
Semplicemente, Guido. Senza esagerare, senza rischi e, spiace per i dinosauri, se posso scegliendo una marcia inferiore rispetto a quella richiesta solo per il gusto di far rumore.
Attraverso Ortisei, passo Selva di Val Gardena e al bivio metto la freccia – strumento sconosciuto ai più – verso destra per puntare verso il Passo Sella. La strada è particolarmente dissestata e i lavori si susseguono ma poco conta, ci sono davvero solo io, il mio che mio non è V12 e, di là dal parabrezza, un panorama fra i più belli che si possano incorniciare tra due montanti. Così, nonostante le strade strette e le numerose buche e avvallamenti, nonostante la macchina sia in modalità sport e quindi con le sospensioni irrigidite, la Revuelto si comporta in maniera esemplare. Rigida come una tavola, la macchina copia bene l’asfalto, non salta e non ti spacca la schiena, rimane sempre a contatto con il terreno lasciando sempre la sensazione di aver tutto sotto controllo. Proprio qui si nasconde uno degli assi nella macchina di questo capolavoro tutto bolognese, la sua incredibile semplicità di guida. Fin tanto che si guida rispettosi dei limiti e senza rischi, la macchina rimane sempre affabile, leggera e facile. Nonostante sia lunga più di cinque metri e pesante oltre 1770 kg, una volta chiusa la portiera e infilata la cintura ci si trova per le mani una macchina incredibilmente piccola, che si chiude attorno a chi guida mettendolo al centro dell’azione. Visibilità, ergonomia, posizione di guida, è tutto semplicemente perfetto. Non cerca di ucciderti, vuole farti godere. Farti vivere il tuo sogno.
Allungo una marcia, non pesto tutto se no mi trasformo in un razzo missile e poi come bomba dentro montagna, semplicemente accompagno il pedale del gas, superati i 3000 giri il grosso V12 alle mie spalle cambia voce, invade l’abitacolo con la sua voce grossa e gutturale, le sonorità sono infinite, c’è una nota di base grave a cui man mano che i giri salgono si susseguono una lunga serie di strumenti secondari che diventano sempre più acuti. Superati i 7000 giri e lanciati verso il limitatore posto a 9.500 giri al minuto (!) la Revuelto si lascia dietro un scia di folle musica orchestrale, non un urlo acuto come quelli tipici delle macchine di Modena ma più tonico, sporco, violento, quasi come il vociare di un drago. Mi ricorda il rumore che fa il V12 BMW della McLaren F1, un latrato grave, melodico, se dovessi scegliere un colore da associare a questa musica direi arancione. Tirare al limitatore un motore del genere è un’esperienza di quelle che ci si ricorda, sia per il folle vociare che esce dal vano motore ma più che altro per le velocità che si raggiungono e per la spinta nella schiena, furibonda, infinita, commovente. Non so quanto faccia in prima ma vi garantisco che nel codice della strada italiano non è concepito l’allungare una seconda della Revuelto. La strada si addrizza, alla mia sinistra una distesa innevata sale verso l’alto, a destra gli alberi, in mezzo io. Allungo due dita, tiro la leva di destro e il cambio tira dentro un’altra marcia alla velocità della luce. Potenziale d’azione, Hodgkin-Huxley, e il V12 scende di giri giusto un istante prima di riprendere la sua corsa.
Tornante, freni che fischiano, trasferimento di carico inesistente, sguardo a sinistra e la macchina mi segue. Penso, agisco, guido. Io e lei siamo la stessa cosa, prezioso azzurro esoscheletro di fibra di carbonio.
Udito ch’ebbe | Mercurio, ad esseguir tosto s’accinse | i precetti del padre; e prima a’ piedi | i talari adattossi. Ali son queste | con penne d’oro, ond’ei l’aria trattando, | sostenuto da’ venti, ovunque il corso | volga, o sopra la terra, o sopra al mare, | va per lo ciel rapidamente a volo.
Se Mercurio vedesse questo ferro tirerebbe i suoi sdozzi sandali alati dentro ad un bidone del rusco. Molto meglio caricarsi sulle spalle un V12 aspirato capace di 830 cv, ve lo dico io.
Raggiungo l’apice del Passo Sella, vorrei fermarmi ma sono di fretta a causa dei poliziotti austriaci citati poco sopra, tiro dritto, inizio la discesa. Si sa, ad andare alla bassa tutti i santi danno una mano e qui, benché non ce ne sia affatto bisogno, se prima le strade erano troppo strette, ora lo sono di più. Confermo i miei intenti, godermela. Allora vado giù trotterellando, allungando nel limite del possibile i rettilinei che poi se esagero da valle mi sentono arrivare e li trovo che mi aspettano ma, più che altro, assaporando ogni istante che scorre sotto le ruote, cercando di farlo mio per ricordarmi di quella volta che Lamborghini mi diede una Revuelto per andare a Francoforte.
I tornanti si susseguono, la neve e le rocce lasciano spazio agli alberi e al verde. Il Pordoi. Dal parabrezza non vedo il cielo, solo le punte degli alberi e un muro di roccia dolomitica, amo questo posto.
Il volante è leggero ma comunicativo, riesco a mettere le ruote dove voglio. Demoltiplicato alla perfezione, anche nelle curve più strette non si staccano mai le mani dal volante ticchete e tacchete. Ogni volta che guido un ferro del genere rimango sconvolto da quanto, dimenticati il lusso lo status symbol le fighette e tutto quello che queste automobili purtroppo significano al di fuori del loro essere automobili, siano ottime auto sportive. Larga, pesante e ingombrante, il livello di potenza e tecnologia finalizzata alla prestazione fa sì che non ci sia differenza fra salire e scendere da questi passi con come una GR86, una MX-5, una Clio RS o una Subaru Impreza WRX o una Revuelto che come queste auto costa 10 volte tanto ma anche 20. Cambiano le prestazioni che sono semplicemente folli ma la qualità della guida, le sensazioni e il piacere che si prova uscendo dai tornanti è lo stesso. Certo, amplificato dall’uragano stretto fra i duomi posteriori ma queste auto, destinate a gente che non è come noi sono fatte da gente come noi per gente come noi. E tutto questo è assurdo. E tutto questo è bellissimo.
Ha la modalità ibrida, può andare in elettrico e l’ho fatto – rega, zero vergogna, nel bordello di Bologna ci si muove meglio veleggiando in silenzio che come goffi e rumorosi draghi preistorici con la schiena in fiamme -, è perfetta per far parte di una collezione attaccata al muro con il suo mantenitore di carica, è l’ideale per la sfilata lungo il corso ma no, fanculo, dentro di me c’è ancora un ragazzino di provincia.
L’ho sognata, l’ho bramata, l’ho desiderata e l’ho ottenuta.
Pesto forte sul freno, le cinture mi tengono a posto. Due dita della mano sinistra, scalo una marcia facciamo due, il motore sale, ruggisce ribellandosi contro le pareti di roccia. In appoggio veloce, fili d’erba gialla volano allo spostamento d’aria e appena con gli occhi vedo l’uscita del tornante torno sul gas. Vengo schiantato contro lo schienale del sedile, tiro una marcia, follia, c’è spazio, si, ne sbatto dentro un’altra e sbom, il tornante mi arriva nei denti e il gioco ricomincia.
È un ballo proibito, siamo solo io e lei, nessuno ci ha visto, qualcuno forse ci ha sentiti, non lo dimenticherò mai.
Spero che nessuna raccomandata con bollo austriaco mi aiuti a rafforzare questo tiepido ricordo.
Passo davanti al negozio in cui lavoravo, l’albergo nel quale avevo una stanza nei sotterranei vicino alla lavanderia.
Quante cose che sono cambiate. Sono ancora qui, sono ancora vivo.
Si può fare.
Nuove sensazioni
Giovani emozioni
Si esprimono purissime in noi
La veste dei fantasmi del passato
Cadendo lascia il quadro immacolato
E s’alza un vento tiepido d’amore
Di vero amore
E riscopro te
Foto di Davide Bianchet, QUI trovate il suo Instagram.
Letti tutti e tre d’un fiato, mi sono commosso…
Gran bella macchina….e belle le foto pure.
Se in Lamborghini c’è gente col cervello, il Direttore non lo dimenticheranno, anzi
Direttore, se non ci fosse , bisognerebbe inventarla…
Grazie
“sempre qui, comunque vada, sempre sulla mia strada…” (Liga) Direttore, scrivi da dio, làsciatelo dire
<3 <3
Fammi lavorare GLS hub Santa Palomba sono Marco Mazzarella di Roma Italia
Come bomba dentro montagna mi suona conosciuto
Conosciuto… ma solo se gommo no tiene! 😀