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Honda S2000, ancora tu, purtroppo l’unica

La strada scorre veloce sotto le mie ruote.

Esco dagli alberi, il sole invade la strada. Sento il caldo sulla pelle. Finalmente.

Un inverno che di così lunghi non ne ricordo. L’assaggio di primavera a Key West, le palme, gli F-18 in decollo al tramonto. L’Oceano.

Torno in Italia, non sono pronto, non voglio rimettermi addosso i vestiti pesanti. Mi bloccano nei movimenti, mi limitano, mi impediscono, mi appesantiscono. La vita, la giornata, il semplice piacere di passeggiare.

Poi, alla fine Godot è arrivato, e me la Godot di brutto, purtroppo pagandola cara.

La strada, scaldata da questi primi slanci di primavera mi accoglie, mi tiene, mi istiga a spingere di più.

L’odore del bosco mi riempe le narici, attorno a me l’aria è piena di profumi. Di vita, di benzina bruciata come si deve.

Istanti fugaci di piacere puro che scorrono sulla pelle fra una curva e l’altra ma che riesco a fare miei come se potessi, per pochi istanti soltanto, fermare il tempo per godere appieno di cosa sto vivendo.

Una curva si avvicina, scalo, il posteriore si alleggerisce, punto lo sterzo verso la corda a lì, come sui binari, resto allargando un po’ l’uscita senza, ovviamente, andare di là dalla linea di mezzeria che in giro di gente che guida di merda ce n’è già abbastanza, non allunghiamo la conta.

Le curve si snocciolano una dietro l’altra mentre la strada sale ripida e vellutata sotto di me e, concentrato e sereno, riesco a ripercorrere i 10 anni che mi hanno portato, di nuovo, qui con lei. 10 anni da quando nel febbraio 2016 Rollingsteel andò online. 10 anni, pochi ma evidentemente non così pochi, nei quali il mondo è cambiato, noi siamo cambiati, qualcosa è successo e nemmeno la Bugatti – dove incontrai questa seducente S2000 la prima volta – è più la Bugatti, presa recentemente d’assalto da un gruppo di pazzi scatenati che l’hanno profanata nel corso di un folle rave.

10 anni nel corso dei quali ho veramente dato fondo alle mie passioni. Ho cercato auto, fotografato auto e raccontato auto. Ho mandato migliaia di messaggi, organizzato centinaia di servizi, sopportato proprietari che non si presentavano, fatto amicizia con persone che ancora costellano la mia vita. Chilometri sdraiato nei bauli per fare le foto in movimento, Isabella che mi accompagna, sempre paziente e quasi sempre sorridente, non ti ringrazierò mai abbastanza. Il sito che fin da subito prende quota, le collaborazioni che iniziano ad arrivare alla spicciolata, Vroom prima e tutti gli altri dietro, spesso fastidiosamente dietro di me. Poi ci fu Motorsport.com, con cui feci l’inviato per la SBK per un anno, esperienza bellissima, ricordo ancora il folle mal di testa che mi accompagnò nella domenica di Portimao dopo una tremenda notte insonne in pensiero per mio padre, a casa con un infarto. La richiesta di aiuto in sala stampa e l’invito ad andare in clinica mobile, dove mi ritrovai seduto accanto a Xavi Fores dopo che aveva tirato la sua Ducati nel ghiaione e si trovava lì per i giusti accertamenti. 

Il cielo di Portimao, mai visto un azzurro così azzurro, nemmeno Bob Ross potrebbe far di meglio.

Le due autostoppiste a cui diedi un passaggio a Portimao, che figata. Vivere la vita, abbracciare la vita, aprirsi alla vita non come quelli là, quelli con tutte le grate alle finestre perché abbiamo paura degli zingari, è chiaro, quelli chiusi, imbronciati, che vivono la vita digrignando i denti, aggrappati al volante, bisognosi di 20 quintali di plastica e lamiera attorno a sé per sapere chi sono o, almeno, chi credono di essere.

Un’avventura lunghissima, spesso straziante, spesso estasiante, mai noiosa. E alla fine, dieci anni dopo, siamo ancora qui, a raccontare bielle e bulloni, in barba ad algoritmo e business plan (mai fatto uno), in barba a questo mondo che vuole tutto veloce, breve, immediato e superficiale, che vuole un video dell’XB-70 in 30 secondi se no poi l’algoritmo te lo penalizza. Penalizza stocazzo, stronzo.

E allora, mentre il mondo moderno assomiglia sempre di più all’incipit del film La Haine, “Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene”, mentre attorno a noi tutto sembra andare a pezzi, io, disilluso, un po’ ingrigito, stanco a volte esausto, conscio del fatto che siamo arrivati qui un po’ a caso, senza un piano strategico ma solamente, giorno dopo giorno, un passo dopo l’altro, seguendo il mio istinto sono arrivato a festeggiare un traguardo importante, i 10 anni di Rollingsteel. Un progetto ingenuo ma genuino, casinista, nato per gioco e cresciuto per caso, creato da uno come voi per gente come voi, un traguardo che festeggeremo a Bologna il prossimo 26 settembre in occasione del BURNOUT, un mega evento che sto organizzando in questi giorni trovate tutte le info QUI. RS, da sempre gratis e per sempre gratis. Un progetto partito da una Honda S2000 e che oggi, con quella stessa Honda S2000 torna a voi per una cara vecchia prova vecchio stile.

E allora iniziamo subito con i problemi e questa S2000 ne ha uno grosso. È azzurro, ha lo stemma Toyota i cerchi bianchi e un motore che tutti dicono essere un chiodo ma in giro di gente che non capisce un cazzo (di macchine ma anche in generale) ce n’è sempre tanta. Certo la GR86 non ti strappa le orecchie ma averne di macchine così.

Sì, fin dai primi momenti pensavo di poter affrontare la S2000 con lo stesso metro di giudizio con cui misuro la mia GR86 ma i problemi sono venuti fuori fin da subito per, infine, sfociare in quella che arrivo a definire delusione per poi, in extremis, aprirsi come uno squarcio nel cielo grigio fino al raggiungimento dell’epifania. Ma andiamo con della calma.

Tralasciando il mio amore per questa auto – che, a parte tutto, trovo dannatamente bella e sexy –, dobbiamo tornare un attimo al 2016, quando la bolla delle youngtimer e delle auto JDM era ancora sotto controllo e una macchina come questa la si trovata tranquillamente intorno ai 12.000 €. Ecco, all’epoca la Honda S2000 era fuori produzione già da circa 6 anni (le ultime S2000 (sia AP1 che AP2, prodotte per il solo mercato USA e JDM e con motore F22C da 2,2 litri) lasciavano gli stabilimenti Honda nel 2009) quindi era una macchina già vecchiotta ma che, in QUEL panorama automobilistico ancora non obeso e viziato da numeri senza senso, aveva il suo perché.

Non era la più veloce, non era la più cattiva ma, fra una raffinatezza meccanica degna di nota – su tutto il suo motore F20C, un superquadro (86 x 84 mm) da 2 litri e 240 cv; fino all’uscita della 458 Speciale questo motore era lo stradale aspirato con la più alta potenza specifica mai prodotto, 120 cv/litro –, e un atteggiamento abbastanza deciso, nessuno si sarebbe sognato di definire la S2000 un’auto lenta o poco emozionante. Aiutava anche internet, che era un posto decisamente diverso da oggi, ziobò.

Poi da quel 2016 sono passati 10 anni e oggi, quando anche la nuova Aygo ibrida ha 120 cv (116 ma ci siamo capiti, dai) e fa da zero a cento in poco più di 9 secondi viene da sé che mi trovo ad approcciarmi alle auto che provo con un po’ di bias cognitivo.

(Bias, termine di origine francese che si utilizza per descrivere distorsioni, pregiudizi o scorciatoie mentali inconsapevoli che influenzano il pensiero, le decisioni e le valutazioni quotidiane.)

E poi, bias o non bias, succede che ci rimango male.

Perché mentre la strada scorre veloce sotto le mie ruote. Mentre esco dagli alberi, il sole invade la strada. Sento il caldo sulla pelle e blablabla, mi trovo per le mani una macchina che torno sul gas deciso in terza e, semplicemente, non succede quasi niente. Nessuna botta di coppia, nessuna spinta contro il sedile, nessuna pressione sul petto; il motore prende giri bello rotondo, lineare, piatto. Allunga ma lo fa senza strafare, accelera ma senza strattonare, spinge ma senza esagerare. Supera 6000 giri, entra il VTEC e la spinta cambia ma, nonostante questo, tutto resta molto tranquillo e pacato. Il rumore è quello giusto e i numeri sul tachimetro (altra foto ricordo) sono quelli giusti ma, a mancare, sono alcune sensazioni a cui, oggi, non riesco a rinunciare. Abituato alla mia GR86, che non ti strappa le orecchie ma chiunque l’abbia provata sa benissimo quanto il suo motore sia scattante e vigoroso nel prendere i giri fin da poco sopra il minimo, ci rimango un po’ male. Mi sento in colpa, questa non è l’S2000 che ricordavo quando la incontrai la prima volta, se non fosse che all’epoca scendevo da una Seat Ibiza 1.4 tdi.

I rapporti lunghi non aiutano ma niente toglie che la curva di potenza di questo motore sia decisamente lineare, forse un po’ troppo.
Stesso grafico ma per la GR86. Guardate come la curva di coppia salga più rapidamente raggiungendo il suo picco a circa 3.500 giri per poi rimanere quasi costante. È interessante perchè questi due motori – F20C e FA24 – hanno potenze molto simili, 240 cv contro 238, ma caratteri COMPLETAMENTE diversi. Ricordate: i numeri dicono molto ma non tutto.

Certo, è divertente e godibile e SE (cosa non scontata, soprattutto su strada aperta al traffico) la si riesce a tenere in quei 2.000 giri in cui tutto la magia della tecnologia VTEC esce sbraitando dal doppio scarico le cose cambiano parecchio. Lì, nella zona del VTEC non solo tutta l’auto si ravviva scrollandosi di dosso la polvere e le ragnatele che sembravano rallentarla nei 6.000 giri precedenti ma anche il motore diventa più reattivo e cazzuto anche se, c’è poco da fare, siamo in un range di giri compreso fra i 6.000 e i 9.000 fottutissimi giri, di certo non possiamo parlare di coppia, con il picco massimo, 208 Nm (tanti ma non tantissimi), che viene raggiunto a 7.500 giri, un valore che fa tanto figo leggendolo ma che all’atto pratico, se si vuole guidare velocemente ma non come dei pazzi scatenati, è totalmente inutile.

Figo eh? 9000 giri! Sì, su strada è insfruttabile a meno di esser dei pazzi, per sé e per gli altri.

Sia chiaro, non la sto criticando. Rimane un gioiello ma, non si scappa, un gioiello dei suoi tempi che però, a differenza di molte sue concorrenti dell’epoca (BMW Z3, Mercedes SLK, Toyota MR2 W30, Porsche Boxster), è riuscita ad arrivare al giorno d’oggi con quotazioni fuori di testa (siamo tranquillamente oltre i 30.000 euro) e un’aura (parola che va molto di moda fra i giovani) che, mi spiace, è più giustificata dal suo essere giapponese e VTEC che dalla sua reale efficacia, il tutto per una macchina che qualunque ragazzino/chiacchierone moderno, persone per cui qualunque cosa che non sia FORGIATAHH e TURBOHHH e non abbia 6.500 cv è ferma… terribilmente ferma.

Ed ecco allora il vero senso di esistere di questa auto OGGI. La S2000, auto che vedo molto più vicina, per approccio e prestazioni, ad una MX-5 NBFL 1.800 (mi ha ricordato molto, per dimensioni, rumori e feeling di guida la mia vecchia NBFL 1.600 che però era vivida e godibile anche a velocità ridicole o andando a passeggio, viceversa la S2000 o le tiri il collo o, purtroppo, è un po’ frigida) o al di più una MX-5 NC piuttosto che alla mia GR86, è un’auto non da debosciati con le tasche piene di soldi ma da veri intenditori. Sì sì VTEC kick’d in yo e altre cazzate, dalla S2000 non aspettatevi che vi strappi fuori dalle curve. Sei TU che devi tu lanciarla dentro e cercare di perdere la minor velocità possibile. Non ti regala niente ma se tu, con concentrazione e pulizia, riesci a tenerla in quei fatidici 2.000 giri di delizia meccanica, lei ti ricambierà con un telaio vivo e vibrante (non che vibra, ma che rivela un’appassionata intensità di sentimenti) pronto a farti conoscere la vera essenza della guida. Quella con la capote abbassata e lo stereo spento, con il motore imballato e gli occhi che spazzano la strada, con la bocca semichiusa e la concentrazione ai massimi livelli. Certo, dovete guidarla come se voleste romperla ma lei, non solo (in teoria) non si rompe ma, anzi, si sveglia e ti dà tutta sé stessa. Non una macchina facile ma una macchina viscerale, non un giocattolo per giornalai e bimbi scemi con più ambizione che talento ma un oggetto meccanico con le sue caratteristiche, i suoi difetti, le sue peculiarità e il suo carattere.

Vero concentrato di tecnica e meccanica, la S2000 non ti farà godere solo grazie al suo strepitoso motore o al suo sublime cambio a 6 rapporti con una leva corta, decisa e piacevolmente contrastata ma anche grazie ad un differenziale autobloccante, di serie sulla S2000 e, all’epoca della sua presentazione, una chicca non da tutti.

Auto così non ne fanno più e, forse, non ne faranno mai più. Nessuno, oggi, nell’epoca dello streaming video e della vita on demand perennemente connessa nel quale non c’è più spazio per pensare, concentrarsi, emozionarsi, aspettare, annoiarsi, chiedere, amare, pazientare, godere, fermarsi, osservare, ascoltare, capire, approfondire, dubitare, sbagliare, riprovare, imparare, ricordare, scegliere, rinunciare, costruire, custodire, immaginare, desiderare, rischiare, perdersi, ritrovarsi, cambiare idea, restare in silenzio, resistere, insistere, insistere davvero, sopportare, tollerare, metabolizzare, decantare, sedimentare, crescere, potrebbe sopportare un’auto come la S2000, un’auto che ad un semaforo le prenderebbe da una Aygo ibrida, un’auto che non ha schermi, che sei seduto così in basso che se dimentichi di toglierti il telefono dalle tasche col cazzo che lo fai da seduto, un’auto che non nemmeno il posto per il tuo telefono di merda, un’auto nata per guidare e che, a modo suo, sa fare solo quello, farsi guidare per davvero. Un’auto, infine, semplicemente bella, sensuale, bassa, leggera, tecnica e curata.

Per tutto il resto c’è la GR86, che fa tutto il resto… e (almeno sembra) va il doppio :p

Grazie Andrea, grazie Honda, grazie e basta.

Viva Rollingsteel, viva le Honda S2000, via la strada libera, viva le persone felici, le persone civili, educate e sorridenti. Quelli che mettono la freccia, quelli che ti tengono aperta la porta del bar, che salutano, che giocano, che non sono ancora diventati come quelli là, dai, quelli che quelli come me li mandano affanculo.

Articolo del 29 Aprile 2026 / a cura di Il direttore

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  • Michele

    Caro Dir, qui hai attinto alla poesia. Quella che nasce dalla passione. Chapeau!!

  • Simone Oddo

    Molto bella e ahimè attuale la parte sentimentale sul mondo che va troppo di corsa…s2000…mi grande rimpianto che ormai è fuori portata.

  • Paolo Nannetti

    Possiedo una S2000 da poco tempo e trovo che l’articolo le renda giustizia, anche se è stata un po’tralasciata la componente “fascino”, e lei ne ha da vendere.
    Una linea ancora modernissima e una eccezionale distribuzione dei pesi. Sono soddisfattissimo!

  • Marco Gallusi

    Macchina bellissima

  • Matteo

    E’ iniziata la metamorfosi del direttore in Max Pezzali, ma quello malinconico de’ “Gli anni”

    Con un pizzico di “Buttati nel cesso”

  • Luigi

    Condivido molto di quanto detto/scritto, e x lo stesso motivo, mi piacerebbe vedere descritte, vissute, decantate anche le auto ormai sessantenni. Possiedo una Mercedes del 69 che mi da sensazioni e piacere di guida sconosciuti alle auto moderne, x avendo pochi cv e tanti kg.

  • Michele Barbiero

    Stavo pensando se farti una critica qui, o su IG… Ho pensato che fosse meglio fartela qui.

    Leggerti è un piacere. Riuscire a fare immaginare quello che scrivi non è da tutti, compresi gli odori. Non ti ricorderò di sbattertene dei perbenisti di questo mondo, no, non lo farò qui.

    Grazie. E basta.

  • Marco

    Mi chiamo Marco. Ex possessore di un s2000 Ap1 del 2001 e attuale e felice possessore di una restyling del 2005 ultima con acceleratore a cavo e farfalla meccanica , ma con gli aggiornamenti giusti! Che dire … il vostro giudizio è corretto in tutto e per tutto, niente da aggiungere. Oggi una perla rara , da intenditori , non per tutti. Anzi… per pochi! Va amata e apprezzata per ciò che è… grandi! 

  • Ciao Dir, come sempre ceselli parole motoristiche sublimi e pensieri centrati e affilati come lame.
    Io, che ti seguo dagli albori, vivo lo stesso smarrimento e la stesa mancanza di ferri che facciano battere il cuore meccanico di noialtri appassionati.
    Ad ogni auto che cambio, perdo qualche pezzo; anche la BMW M340i G20 che ho appena dato via era un’auto molto veloce, molto efficace, ma con troppo peso di mille ammennicoli e troppo poco brivido umano.
    Ne ho scritto anche io su linkedin, qualche tempo fa, sforzandomi di vederlo con gli occhi del mio mestiere, il pubblicitario (per chi volesse, è qui: https://www.linkedin.com/pulse/lauto-da-oggetto-del-desiderio-device-su-ruote-cosa-resta-cabras-u4huf)

  • MotoMedonte

    Che figo il Direttore in posa, con qualche ritocco potrebbe essere la copertina del boss del sixth stage di Initial D 😀
    Per quanto riguarda la S2000, voglio rileggere la stessa prova ma per i vent’anni di Rolling Steel, per vedere quanto cambiamo noi rispetto a lei, che resta sempre se stessa.

  • Enrico

    Che macchina inutile. Trazione posteriore che se nevica non ti muovi e se piove devi stare attento a non girarti! Solo due posti, capacità di carico inesistente. Dove la metto la bici? E l’attrezzatura da sub? In cascina non ci posso andare perché è troppo bassa per fare lo sterrato. Consuma, costa da mantenere. Quindi a cosa serve? Se me la lasci per il passaggio ed è ASI posso considerarla per andarci al mare ogni tanto in estate, più di quello non può fare. Il resto è per chi ha giocato troppo a Gran Turismo

  • Fabio

    Se ti piace un motore con questa curva così lineare ma il doppio della potenza….pensa all elettrico.
    Termico bello per le orecchie, ma per andare forte….

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