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Grand Slam e Tallboy le bombe più devastanti prima dell’atomica

Veniamo bombardati da milioni di input fin dalla nascita. Solo alcuni di questi, però, fanno scattare in noi qualcosa che ci incuriosisce, ci spinge ad approfondire e ad appassionarci, fino a diventare quasi una dipendenza.

Forse siamo già programmati dalla nascita, e nel nostro DNA ci sono dei micro-interruttori che scattano solo in presenza di un dato stimolo. Altrimenti non si spiega come per quanto siamo tutti uguali fisicamente siamo così diversi “umanamente”. C’è a chi piace il rock, chi adora la classica, chi preferisce il mare chi la montagna etc. Potrei farvi milioni di esempi, una cosa però è certa: se siete in questo gruppo avrete di certo l’interruttore “a tutta benza” su ON.

SGOMMAAAAAA

Queste “selezioni” ci portano poi a socializzare con chi è affine a noi e a rivaleggiare con chi invece si trova in posizioni opposte. Ecco spiegata in soldoni la rivalità tra Alfisti e Vaggari: è proprio una cosa genetica.

Ma lasciamo perdere i discorsi religiosi che poi si finisce sempre male e andiamo avanti. Come dicevo pocanzi, è fin da bambini che veniamo attratti da qualcosa in particolare, io per esempio, oltre alle auto e a tante altre cose, sono sempre stato affascinato dagli esplosivi.

Sin da piccolo guardavo ai fuochi d’artificio con meraviglia e invece di aver paura del rumore che facevano, ne rimanevo affascinato e più il botto mi sconquassava meglio era. Crescendo ho potuto approfondire l’argomento come ogni sano adolescente: con i petardi.

Mi divertivo a disassemblarli e a modificarli raddoppiando o triplicando le cariche…lo so che non si fa, ma all’epoca vederne poi gli effetti era troppo divertente. Dato che ancora riesco a scrivere con tutte e dieci le dita e guardare da entrambi gli occhi, suppongo che lo abbia fatto con cognizione di causa, ma non vi incoraggio certo a improvvisarvi artisti della pirotecnica.

Con certe cose meglio non scherzarci

È ovvio poi che, se hai il pallino per certa roba e cresci con telefilm come A-Team o film d’azione spettacolarizzati al massimo, non puoi non adorare le esplosioni. Peccato che per quel tipo di botti ci sia bisogno di qualcosa di più della polvere pirica e difficilmente lo trovate al negozietto sotto casa. Immaginate quindi la mia gioia quando durante il servizio militare (eh sono vecchio lo so) e potuto mettere le mani su qualcosa di più sostanzioso. Un bel giorno infatti, dopo qualche cassa di “allegre” granate SRCM, dovetti fare l’abilitazione al missile M.I.L.A.N. e sparare un petardo filoguidato a carica piena che all’epoca costava, solo lui, mi pare sui 100 milioni di lire. Semmai vi interessasse praticare l’argomento, dovete avere delle buoni basi di chimica e poi cercare lavoro nell’industria militare o nell’affascinante mondo delle demolizioni senza ovviamente dimenticare l’arte dei fuochi d’artificio.

Io durante la naja mi sono divertito parecchio!

Disclaimer: mi piacciono le armi e storia, non la guerra in quanto portatrice di morte e distruzione. Ma è da ipocriti non pensare che senza la guerra non saremo la civiltà tecnologicamente avanzata che siamo oggi. Le guerre fanno parte della nostra storia e siamo tutti d’accordo che sono un brutto affare. Per questo qui non pensiamo alle armi per il loro fine primario, ma per il loro lato scientifico e tecnologico. Se anche voi condividete questa visione ok, e se diciamo cavolate correggeteci pure, ma se volete far polemiche umanitarie chiudete la pagina e andate a pascolare altrove (ad esempio su YouPorn è pieno di altre bombe, sono sempre a due a due e molto interessanti)  che ci guadagnate in salute.

Quindi patti chiari e amicizia lunga.

Torniamo a noi: vi siete mai chiesti, per esempio, quale fosse la bomba convenzionale più grande mai sganciata durante la guerra (e anche dopo) prima dell’avvento di quelle nucleari? Io si, e oggi voglio parlarvene.

Siamo agli inizi degli anni Quaranta e la guerra già imperversa da tempo in Europa. Da entrambe le parti si effettuano massicci bombardamenti aerei che radono al suolo intere città cercando di fiaccare il nemico e minarne la produttività degli armamenti. Queste operazioni vengono effettuati da ondate di bombardieri che sganciano sugli obiettivi migliaia di ordigni dalle 250 alle 2000 libbre ognuno.

maledette talpe!

Gli inglesi studiando i risultati, si rendono conto che per quanto efficaci, questi bombardamenti non possono nulla contro le costruzioni fortificate, come ad esempio le basi dei sottomarini e delle V1/V2, protette sotto terra da metri cubi di cemento armato. Bisogna quindi trovare una soluzione al più presto. Guarda caso al RAF Bomber Command c’era l’uomo giusto! Un ingegnere che già si era fatto notare per avere inventato le Bouncing Bombs: Barnes Wallis.

Dalla sua esperienza Wallis si rese conto che le normali bombe, per massimizzare la portata di esplosivo, avevano pareti molto sottili, all’impatto si frantumavano e il danno dell’esplosione rimaneva in superficie facendo relativamente pochi danni.

Capì, quindi, che c’era bisogno che la bomba colpisse in profondità, facendo in modo che l’onda d’urto sotterranea rendesse inagibili le strutture o comunque le bloccasse per lunghe riparazioni.

Sir Barnes Wallis

Si rifece quindi alla fisica dei terremoti, che con le loro vibrazioni riescono a “lavorare” in profondità danneggiando le strutture alle fondamenta. Ora doveva puntare a tre obiettivi:

  • Creare una bomba che fosse talmente potente da creare terremoti a domicilio
  • Creare una bomba che penetrasse il terreno senza distruggersi
  • Creare una bomba che fosse precisa e sganciabile da un aereo già esistente

Per il punto uno decise che l’ordigno doveva utilizzare il TORPEX, una miscela esplosiva usata nei siluri 50% più potente del tritolo e composta dal 42% di RDX (un esplosivo in cristalli molto stabile che ci è più familiare nella composizione C4, più volgarmente detta esplosivo plastico e non “al plastico”), 40% di TNT (quello di Willy il coyote) e 18% di polvere di alluminio in polvere micrometrica che ha l’effetto di rendere l’impulso esplosivo più lungo. Quanto ce ne voleva? Il saggio dice: per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande.  Fatti due calcoli si stimò che 9500 libbre (4,3 tonnellate) di “pozione magica” era la misura giusta.

Spaccato di una bomba Tallboy, la Grand Slam era uguale, solo più grande. Notare l'elevato spessore dell'involucro in punta.

Per risolvere il punto due gli bastò giocare con la fisica e la metallurgia. Il nostro bravo ingegnere calcolò che l’ordigno doveva avere una corazza molto spessa e in uno speciale acciaio indurito (se non sapete quanto può essere duro un acciaio, leggetevi gli articoli del direttore sull’argomento! Parte 1, Parte 2) per non sbriciolarsi all’impatto contro le strutture di cemento armato. In più doveva essere dannatamente veloce, ed essendo una bomba “stupida” ovvero senza propulsione propria, doveva offrire la minor resistenza possibile all’aria. Per questo fu disegnata con una punta molto affusolata e le fu aggiunta una lunga coda provvista di alette stabilizzatrici inclinate per darle un effetto giroscopico stabilizzante. Lo spessore delle pareti era tale che solo l’involucro fermava la bilancia a 10.500 libbre per un totale di 22000 libbre di ordigno. Sganciata da un’altitudine di circa 40000 piedi, avrebbe raggiunto una velocità supersonica con un’energia all’impatto immensa per farla penetrare nel terreno come una trivella, poi delle spolette a ritardo variabile avrebbero acceso la carica e tanti saluti.

Wallis però fece i conti senza l’oste, a quei tempi infatti non c’era nessun aereo capace di poter portare un siffatto aggeggio, per cui dovette rivedere tutto il progetto riducendolo in scala.

In pratica dimezzò le dosi e nacque quella che fu chiamata Tallboy, secondogenita della famiglia delle EARTHQUAKE BOMBS (la prima fu la bouncing bomb).

Con un peso totale di 12000 libbre (di cui 5200 libbre di esplosivo) era lunga 6,5 metri, di cui metà erano rappresentati dalla coda stabilizzatrice, e aveva un diametro di quasi 1 metro. A portarla in quota fu incaricato lo 617 Squadron della RAF, quello dei Dam Buster che venne convertito al bombardamento di precisione ad alta quota. Avevano a disposizione il nuovo bombardiere pesante Avro Lancaster, a cui si dovettero modificare i portelli e rafforzare la struttura per accogliere la nuova bomba.

Durante il test dopo un paio di lanci di prova,  fu sganciata da 18000 piedi e dopo circa 37 secondi arrivò a terra a circa 750 miglia orarie (più di 1200 km/h) penetrò nel terreno ed esplose creando un cratere di 30 metri di diametro e profondo 24 (più o meno come un palazzo di 7/8 piani…).

Visto il positivissimo risultato, gli inglesi non persero tempo e fu subito progettato un raid. Durante la notte dell’8 giugno 1944 fu sganciata la prima Tallboy del conflitto, causando ingenti danni al tunnel ferroviario di Saumur (Francia), impedendo ai rinforzi nemici, tra cui unità corazzate, di raggiungere le spiagge della Normandia. Anche se non penetravano nel bersaglio, le vibrazioni dovute all’esplosione creavano comunque frane sotterranee e ingenti danni. Molte delle missioni contro le basi corazzate degli u-boot e delle V1 -V2 furono un vero successo e alla fine della guerra si contarono ben 854 Tallboy sganciate.

Il tunnel di Saumur dopo il bombardamento si notano gli enormi crateri lasciati dalle Tallboy

Ma l’impresa più grande di questa bomba fu l’affondamento della Tirpitz.

La Tirpitz era come la Bismark, ma molto più sfigata.

Cominciò a subire attacchi ancor prima di essere terminata e questo indusse il comando della marina tedesca a tenerla al riparo tra i fiordi norvegesi. Era più che altro un’arma psicologica. Anche la sola presenza di una tale nave imponeva agli alleati di impegnare parecchie unità e metteva a repentaglio qualsiasi convoglio che navigasse in quelle acque.

Ovviamente i suoi movimenti e i suoi porti erano noti all’intelligence alleata, ma un efficiente copertura antiaerea e un sistema di cortine fumogene la misero per parecchio a riparo dai raid aerei. Ma nulla poterono contro quelli subacquei.

 

La Tirpitz in una foto aerea si notano le reti protettive anti siluro e sommergibile

Furono necessarie parecchie missioni prima di mettere a segno un buon colpo. Durante l’operazione Source nel settembre del 1943, dei minisommergibili inglesi riuscirono a penetrare nel fiordo di Alta dove era ancorata la Tirpitz, superarono le reti di sbarramento e depositarono un paio di grosse cariche sullo scafo. Quando l’attacco fu scoperto, il comandante della corazzata, Hans Meyer, decise di spostare la nave in acque più profonde, per far si che l’onda d’urto di una eventuale carica esplosiva si potesse disperdere invece che rimbalzare sul fondale e danneggiare la struttura, ma non fece in tempo. Le mine esplosero in tutta la loro potenza provocando gravissimi danni: le torri dei cannoni da 380 mm si staccarono dai basamenti, uno di quelli più piccoli andò completamente fuori uso, si bloccò anche la propulsione di babordo e nello scafo si aprirono varie falle e un certo numero di intelaiature fu spezzato. Ma la nave era così solida che seppur danneggiata poteva ancora navigare e fu spostata nel fiordo di Kaa per le riparazioni.

La Tirpitz sotto attacco

Ovviamente ora la caccia alla preda ferita era aperta. Il 15 settembre del 1944, partendo da una base russa, una squadriglia di venti Lancaster armati con le Tallboy e sei con 12 mine JW furono pronti ad attaccare la Tirpitz nel fiordo di Kaa. Delle 16 bombe sganciate una solo andò a segno, colpì la prua trapassandola da parte a parte e quando esplose sul fondo deformò tutta la struttura anteriore creando uno squarcio di 15 metri e allagandola con oltre 2000 tonnellate di acqua. La nave si reggeva ancora a galla ma era ormai compromessa.

La marina tedesca decise quindi di portare la corazzata nel fiordo di Tromsø per sfruttarla come batteria costiera data l’impossibilità di navigare in mare aperto. Gli inglesi però non erano al corrente dei danni inflitti alla corazzata, detta anche “la bestia”, e la ritenevano ancora una minaccia. Per questo programmarono un ulteriore e definitivo attacco.

Il 12 Novembre 1944 a mezzanotte, 30 Lancaster alleggeriti delle torrette medio alte e equipaggiati con serbatoi extra, decollarono dalla Scozia diretti a nord volando ad un’altitudine di 1000 piedi per evitare di essere intercettati.

Incredibilmente quel giorno il cielo era limpido come un bicchiere di buon gin, la confusione nelle file nemiche aveva fatto si che nessuna caccia di scorta si fosse alzata in volo, non è ben chiaro perché, ma anche il sistema di cortina fumogena quel giorno non funzionò. Impossibilitata a muoversi e con pochissima difesa era come sparare a uno che sta cagando  la Tirpiz era un bersaglio facile.

Le prime bombe mancarono di poco il bersaglio, ma poi un grande lampo giallo esplose sul ponte di prua e la Tirpitz fu vista tremare mentre veniva colpita da altre due Tallboy. Queste si schiantarono contro il ponte corazzato della loro vittima. A causa della forza dell’esplosione, una delle torrette della batteria principale, del peso di 700 tonnellate, si staccò e volò per diverse decine di metri. Cadendo in acqua, travolse i marinai che stavano già nuotando verso la riva. Una colonna di vapore e fumo si alzò fino a circa 100 metri e nel giro di pochi minuti la nave aveva iniziato a inclinarsi. Poi subì una tremenda esplosione quando venne colpito il deposito delle munizioni. Si inclinò a sinistra e si capovolse. Circa 10 minuti dopo che la prima bomba andò a segno, la Tirpitz si era completamente girata con lo scafo all’aria. Circa 1000 dei 1700 membri del suo equipaggio furono uccisi. Nessuno degli aerei attaccanti subì danni significativi e tutti tornarono sani e salvi alla base.

Bambini che giocano sul ciglio del cratere (visibile ancora oggi) di una Tallboy con sullo sfondo la Tirpitz semi affondata e in smantellamento

La Tirpitz rimase li, fu poi “rivendicata” dal governo norvegese che finita la guerra la smantellò e la rivendette al peso del ferrovecchio. Di lei oggi rimane una stele fatta con un pezzo arrugginito ed una targa commemorativa e pochi altri “souvenir” in qualche museo.

Tutto quello che rimane oggi della corazzata tedesca

Dato il successo delle Tallboy e complice lo sviluppo di motori più potent,i Wallis ebbe luce verde per dare vita a quello che era il suo progetto iniziale: la GRAND SLAM.

Il nuovo “petardone” era lungo 8 metri compresa la coda e aveva un diametro di 1,20 metri circa. Al suo interno erano state versate, un secchio alla volta, 4.3 tonnellate di Torpex. Creare queste bombe non era facile, la fase di fusione della bomba infatti richiedeva molta maestria e soprattutto tempo. La produzione fu divisa tra Inghilterra e America. Una volta fuso, l’involucro forgiato(h) doveva prima raffreddarsi e poi essere sottoposto a test di stress per evitare che ci fossero cricche che ne avrebbero compromesso l’uso.

Per poterla sganciare si usava sempre l’Avro Lancaster ma in una versione modificata denominata Lancaster B.Mk 1 Special. Questa volta, dato l’ingombro della bomba, fu totalmente privato dei portelli di sgancio, di quasi tutto l’armamento difensivo e anche l’equipaggio era ridotto per alleggerirlo al massimo. Anche il carrello dovette essere rinforzato parecchio e come motori vennero installati quattro recenti e potenti Rolls-Royce Merlin Mk 24. L’aereo fu dotato anche di serbatoi supplementari necessari a compensare il maggior consumo e per potergli permettere di ampliare il raggio d’azione. Dovete sapere che, al contrario del normale carico di bombe, che se non venivano usate in missione andavano abbandonate durante la strada del ritorno (il che causava parecchi danni collaterali) la Grand Slam, come pure la Tallboy, non erano “sacrificabili”, se non venivano sganciate dovevano essere riportate alla base. Immaginate quindi lo stress all’atterraggio subito dalla struttura dell’aereo con quel carico e le preghiere dei piloti sperando che tutto andasse bene. Di Lancaster Special in tutto ne furono prodotti circa 30.

Il peso della bomba era molto critico per l’aereo, la corsa di decollo era molto più lunga, le ali si piegavano al limite e all’atto dello sgancio l’aereo, così alleggerito, faceva un balzo verso l’alto di quasi 30 metri. Portarla a spasso non era certo una passeggiata.

Secondo i rapporti le Grand Slam sganciate durante la guerra ammontano a 40-42.

La prima missione che le vide protagoniste fu il raid contro il viadotto ferroviario di Bielefeld (Germania) il 14 Marzo del 45. Il viadotto, che era già scampato a diversi attacchi, fu preso di mira da una squadriglia di Lancaster armati con Tallboy e Grand Slam. Il bombardamento fu devastante, un paio di Tallboy centrarono il bersaglio provocando il crollo di una parte della ferrovia, una Grand Slam arrivò a velocità quasi supersonica a pochi metri dai pilastri, penetrò nel terreno e lasciò allo scoppio un cratere di oltre 30 metri. L’onda d’urto sotterranea e gli smottamenti che ne conseguirono resero inagibile il viadotto. Una sola bomba aveva fatto più danni di 54 attacchi e 3500 tonnellate di bombe sganciate fino ad allora.

Un altro famoso raid delle Grand Slam fu quello al bunker dei sottomarini di Farge. Una struttura imponente destinata alla costruzione dei nuovi sottomarini Typ XXI. Le pareti e il tetto erano realizzati in cemento armato con capriate ad arco sulle pareti, riempite di cemento. Il tetto era spesso 4,5 metri e rinforzato fino a 7. Due Grand Slam riuscirono a centrare il bersaglio penetrando la spessa corazzatura, pare che ne esplose una sola ma sufficiente a rendere inservibile l’impianto.

Un soldato esamina il foro d'ingresso di una Grand Slam sul tetto del bunker

Ci furono altri attacchi e altre vittorie ma la guerra era ormai agli sgoccioli e le bombe atomiche indicarono la nuova strada. Per questo la Grand Slam rimane la più grande bomba mai sganciata in azione. Oggi se ne volete ammirare una potete per esempio andare al Royal Air Force Museum di Londra.

Ho detto mai sganciata in azione, perché agli americani, si sa, piace esagerare e visto il successo delle Earthquake bomb gli rodeva che la bomba più grossa non fosse la loro. Allora svilupparono la T-12 Cloudamaker. Praticamente una Grand Slam grossa il doppio, il peso totale arrivò a 43000 libbre, quasi 20 tonnellate di cui poco meno della metà era costituita dalla carica di esplosivo. Fu progettata per il essere sganciata dal B-36 Peacemaker che ne poteva portare ben due ma per i test fu utilizzato un B-29 modificato. Di fatto non venne mai usata.

Poi sempre gli USA crearono pure la GBU-43  MOAB (Massive Ordnance Air Blast bomb ma per gli addetti ai lavori Mother of all Bomb ) pesante poco meno di 10 tonnellate (21.700 libbre) e ripiena di 8500 kg di esplosivo H6, pari a 11 tonnellate di TNT. Fu usata per la prima volta in Afghanistan e siccome è relativamente poco costosa e più semplice di un ordigno nucleare, rimane a tutt’oggi la bomba convenzionale più grande in servizio.

Immagino che vi sarà venuta la curiosità di sapere quali sono state le esplosioni nuke-free più potenti mai fatte dall’uomo. Posso dirvene alcune.

La più grossa è stata l’operazione Big Bang e già qui si capisce tutto. Finita la guerra, gli inglesi ammucchiarono presso il bunker di Helgoland nel Mare del nord, circa 4.000 testate di siluro, quasi 9.000 bombe di profondità e oltre 91.000 proiettili di vari calibri, per un totale di 7400 tonnellate. La carica fu fatta esplodere da una distanza di 17km, giusto per stare tranquilli: il botto si sentì fino a 70 km di distanza ed ebbe una potenza pari a 3.4 kilotoni. Oggi è ben visibile il cratere creatosi.

quasi non si nota....

Ci fu poi quella nel porto di Halifax in Nuova Scozia nel 1917 dove, per una somma di sfortunati eventi, ci fu un’esplosione pari a 2.9 kilotoni. Anche quella della battaglia di Messines in Belgio durante la prima guerra mondiale non è male: gli inglesi minarono delle gallerie con oltre 430 tonnellate di esplosivo (AMMONAL) con cariche dalle 8 alle 40 tonnellate.

Nell’esplosione un enorme muro di fuoco si portò via simultaneamente circa 8000-10000 fanti tedeschi. Non tutte le mine deflagrarono e pare che due rimasero inesplose e sepolte. Una di certo scoppiò, a causa dell’elettricità statica, nel 1955 creando un cratere largo 60 metri e profondo circa 20, fortunosamente uccidendo solo una mucca. L’altra, la mina non la mucca, è ancora li viva e vegeta e se vi meravigliate che le case in quelle zone costino poco ora sapete perché.

In un altro incidente bellico, in questa occasione durante la Seconda guerra mondiale, un deposito sotterraneo di munizioni presso Fauld, in Inghilterra, vide 3.700 tonnellate di bombe saltare per aria, lasciando un cratere profondo circa 30 metri e largo quasi  300 metri, la propaganda tedesca se ne attribuì il merito ma molto probabilmente si trattò solo di un incidente.

In tempi recenti, rimanendo in tema di grandi esplosioni, non possiamo non citare quella devastante (stimata in 1.1 kilotoni poco meno del 10% della bomba sganciata su Hiroshima) nel porto di Beirut nel 2020, di cui potete trovare molti filmati in rete dove si può vedere da parecchie angolazioni.

Prima di infilare le scarpe per andare a comprare i Magnum, ricordati di ordinare il nuovo album di figurine F.A.S.T. che non fa il botto ma sicuramente ti farà girare la testa.

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Articolo del 6 Marzo 2025 / a cura di Roberto Orsini

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  • Desantisgianfranco

    Fantastico.
    Sia l’argomento che la stesura dell’articolo

  • Fabio

    Articolo SPLENDIDO, molto interessante e ben scritto.

  • Fabio

    Ciao, mi sono ricordato dell FOAB Russa. Aviatsionnaya vakuumnaya bomba povyshennoy moshchnosti (AVBPM). Un po’ più grossa della MOAB

  • NSU

    Tra le grandi esplosioni una poco nota a casa nostra. Nella “buca” c’è stato costruito un quartierino
    https://www.facebook.com/groups/68820068744/posts/10161742877788745/

  • Francesco Sergi

    Articolo apprezzatissimo. Certo che, progettare la bomba per scoprire di non poterla trasportare, qualche dubbio sulla comunicazione e comprensione dei requisiti ti viene.

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