Home / / Ford Escort RS Turbo, la mini Sierra Cosworth

Ford Escort RS Turbo, la mini Sierra Cosworth

Leggera, divertente, reattiva. Abbiamo provato una Ford Escort RS Turbo e ci siamo innamorati, tanto da battezzarla “mini Sierra Cosworth”. Ma cos’ha di speciale? Vediamolo insieme!

E’ un giorno d’Estate, le cicale assordano, l’afa della pianura padana è insopportabile, soprattutto quando stai guidando un Iveco Daily allestito a carro attrezzi, per di più senza aria condizionata e stai andando a recuperare qualche Audi col DSG inchiodato sfortunato guidatore rimasto a piedi. Ad un certo punto la visione mistica: bassa, con un colore già visto da qualche parte, fari supplementari, inusuale e con dei meravigliosi cerchi Cromodora bianchi, che stonano forse un po’ ma calzano divinamente. Che cosa ha visto il nostro Luca a bordo del suo Daily? Questa.

Una Escort RS Turbo non è facile da avvistare, soprattutto in un giorno qualunque. Luca parte immediatamente all’inseguimento del ferro, grazie alle incredibili qualità sportive del Daily (che ha il cambio dog-leg eh!) intercetta il proprietario: “Questa DEVE finire su RollingSteel, sentiamoci”. Qualche tempo dopo siamo sulle colline Reggiane per scoprire questo mezzaccio, ma prima un po’ di storia.

[adinserter block=”1″]

La terza serie della celeberrima Escort fu lanciata nel 1980 e, viste le profonde differenze con le versioni precedenti (una tra tutte, la trazione anteriore anzichè posteriore), doveva addirittura chiamarsi con un altro nome, “Erika”, ma alla fine fu lasciato Escort sia per la fidelizzazione del modello tra i clienti Ford sia perché Erika era già preso, un altro costruttore lo aveva registrato per una nuova piattaforma in costruzione, peggio che “hotmail” nel 2006. La Escort nacque come vettura del popolo, in quella strana categoria di piccole berline che accomunava la Peugeot 309, la Renault 11 (e successivamente la Renault 19), la Opel Kadett e la Alfa Romeo 33. Fu quindi commercializzata in parecchie varianti e versioni, da quella a tre porte alla station wagon, con motori dal 1.100cc alla 1.600cc per quanto riguarda i motori benzina, con anche la possibilità di un 1.8 diesel da ben 58cv… un fulmine.

Tra la lineup della Escort spuntavano anche le versioni sportive, come da tradizione delle “Fast Fords”. Equipaggiata da un 1.6 da 103cv, la “XR3i” è il modello più sportivo al lancio. Nel 1985 arriva, come tipico degli anni ’80, la versione definitiva, la versione TURBO. La Escort RS Turbo sfruttava il 1.6 della “XR3i”, dopato con una stupenda Garret T3, capace di far sviluppare al piccolo millesei ben 136 rabbiosissimi cavalli, tutti a spingere poco più di 950 kg. Grazie al peso piuma, riusciva a coprire lo 0-100 in 8,7 secondi e raggiungeva 206 km/h di velocità massima. Una piccola bomba capace di giocarsela con le rivali turbizzate dell’epoca.

Nel 1986 arriva il restyling della Escort terza serie e, oltre alla nuova “XR3i” con il 1.6 a iniezione, arriva anche la nuova versione della Escort RS Turbo, sempre con il 1.6 turbocompresso, ora però da 133cv. La seconda serie si presenta aggressiva, con assetto ribassato, spoiler anteriore, alettone posteriore, ruote in lega specifiche (non quelle che ha questo esemplare, ma QUESTE), griglie di uscita per l’aria calda sul cofano motore, bandelle sottoporta, codolini passaruota, abbaglianti supplementari circolari (meravigliosi) e fantastici sedili anteriori Recaro. E direttamente dal 1989, quasi alla fine della produzione, ecco l’esemplare che abbiamo provato.

Come va quindi sto ferro?

Beh, che dire, è tremendamente anni ’80. Dal feeling alla guida agli interni, ti riporta indietro come una musicassetta del “Best of Sabrina Salerno”. Una volta girata la chiave ci si accorge subito che suona da paura, come da tradizione dei millesei Ford e come io personalmente non mi aspettavo da uno scarico completamente originale. Il piccolo 1.6 turbocompresso spinge bene, alimentato dalla classica (per l’epoca) iniezione elettronica KE-Jetronic Bosch. Il turbo attacca a circa 2500 giri e soffia a 0,5 bar, quindi soprattutto ai bassi regimi e in ripresa ti dà un bel calcio tipico dei turbo di una volta. Sopra i 4500 giri però la spinta perde di grinta, facendoti rimpiangere i precedenti 5 secondi di euforia. La frizione è incredibilmente morbida e ben modulabile, il cambio è ben rapportato e si riescono a sfruttare tutti i 133cv di questa Escort, con una quarta e una quinta però molto lunghe, da riposo, che non permettono al motore di dare il meglio di sè. Non sono un fan dei turbo, ma il fischio della turbina e la pop-off in rilascio sono davvero inebrianti, ad ogni cambiata il durell sorrisone parte in automatico.

Non lasciano delusi invece l’assetto e il comportamento su strada. Strano per una macchina di 30 e più anni fa, dove la scena era dominata da assetti morbidoni e gomme a spalla alta. Si ha infatti in mano una macchina composta, precisa e che sotto il culo dà un bel feeling ad ogni curva. C’è da dire che questa Escort RS Turbo monta un assetto Koni dell’epoca e si vede: è bassissima, si viaggia con il culo quasi per terra e anche la prontezza nella risposta ne giova parecchio. Ciò che lascia l’amaro in bocca (ed è probabilmente il difetto più grande della macchina) è lo sterzo. Da una vettura con un motore e un comportamento così ti aspetti uno sterzo altrettanto pronto ed accordato al resto della macchina… invece no.

Lo sterzo è senza alcuna servoassistenza, preso direttamente dalle versioni base della Escort senza alcun adattamento alla potenza o al carattere dalla macchina. E’ eccessivamente demoltiplicato e in manovra distruttivo per le braccia. Ai fighetti col risvoltino bisognerebbe consigliare di andare all’Ipercoop di Domenica con la Escort RS Turbo anzichè farsi le foto in palestra #nopainnogain. Certo, in velocità diventa più preciso e la demoltiplicazione si sente meno, ma sulle colline Reggiane si è dimostrato un vero limite nello stretto e smorza molto l’esperienza di guida. Peccato.

Altre chicche di questa Escort RS sono l’ABS meccanico e il giunto viscoso Ferguson all’anteriore. L’impianto frenante è misto, con dischi all’anteriore e tamburi al posteriore. Per tornare al passo con i tempi e competere con l’Antiskid Fiat (annamo bene…) questa RS Turbo ha un sistema ABS completamente meccanico, che agisce solo sui freni anteriori. Meglio non frenare MAI con lo sterzo anche solo leggermente girato, pena testacoda spettacolari. Riguardo al giunto viscoso, è lo stesso sistema che contraddistingue la Fiat Coupè 20V Turbo. Noi l’abbiamo anche provata, cliccate qua!

Fiat Coupè 20V Turbo – Va forte anche da originale?

Dicevamo, la Escort RS Turbo è stata la prima hatchback a montare un giunto viscoso Ferguson, posizionato all’uscita del differenziale e che regola la coppia sull’asse anteriore. Certo, con 133cv è sicuramente più efficace che sulla Coupè o su altri modelli più potenti e nella guida non se ne sente particolarmente il bisogno.

Cullati dai fantastici sedili Recaro, contenitivi al massimo e stupendi nel look, e con il soffio della Turbina Garrett nelle orecchie solo una cosa ci veniva in mente: “Ecco, abbiamo per le mani una mini Sierra Cosworth“. Perchè è questo che trasmette la Escort RS Turbo, forse per il colore (lo stesso Mercury Gray che si poteva scegliere sulla Sierra Cosworth), forse per la linea o forse per come va, ricorda proprio la leggendaria berlina sua sorella maggiore, la preferita dei Joyriders. Certo, questa è a trazione anteriore, però il feeling e la cattiveria da Fast Ford (ovviamente ridimensionata al segmento di appartenenza) ci sono e una volta scesi ti fanno dire “Beh… veramente una figata, mi piace”. Quindi, cari amici con la Fiesta ST Line da 100cv e lo scarico aperto, se vedete dietro di voi quattro fari che si fanno avanti nello specchietto bassi e minacciosi, lasciate strada, non reggereste il confronto.

[adinserter block=”1″]

A proposito di Fiesta ST Line, beccatevi questo “Dietro le quinte” dal nostro Luca:

Mentre tornavano giù dal “set” abbiamo incrociato un ragazzino che a momenti finiva contro un palo della luce proprio con una Fiesta ST Line per guardare la Escort. Tutto questo mi ha dato uno spunto di riflessione sul progresso dell’automobilismo (un altro?):

Oggi abbiamo a disposizione delle auto che devono fare più o meno le stesse cose che faceva questa Escort negli anni ’80. Una vettura moderna però deve essere comoda, consumare poco, non inquinare ed avere più gadget dell’Enterprise, il tutto rimanendo comunque divertente. Obbiettivo non facile, vero?  Forse ciò che è cambiato negli anni non è ciò che vuole l’appassionato, ma quello che possiamo avere a disposizione in un’auto. Quindi la morale è sempre quella, fai merenda con una Ford! Le due auto in questione sono come due rette parallele che non si incroceranno mai, come è giusto che sia, ma nessuna in realtà esclude l’altra. La Fiesta rappresenta la naturale evoluzione della Escort, anche se alla fine ciò che conta adesso è l’apparenza, sia che tu abbia un 3 cilindri Ecoboost o una Ford vecchia scuola. Probabilmente quel giovane sbarbatello si sarà chiesto per un secondo se avesse sbagliato macchina prima di cambiare una canzone con il comando vocale su Spotify. I tempi cambiano ma per fortuna la Ford pensa ancora ai giovincelli più allegri. Meno male.

Beccatevi la super foto Gallery qui! -> https://rollingsteel.it/gallery/ford-escort-rs-turbo-gallery/

Articolo del 23 Settembre 2020 / a cura di Mattia Limonta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  • Giovanni

    Dai ma che figata! Ci parli meglio del funzionamento di un ABS meccanico?

  • Lele

    Menzione d’onore per la targa.

  • La fiesta c’era già anche all’epoca, il parallelo odierno della escort è la focus…

  • Bell’articolo. Grazie per aver condiviso con noi.

  • Massimiliano

    Bellissimo articolo! Se non ricordo male lo stesso motore lo montava la fiesta Turbo, altro ferro di tutto rispetto! Comunque non me ne vogliate male, ma non vivro’ mai la mia vita senza un cilindro…!!!! I tre cilindri lasciamoli alle moto…

Altre cose da leggere