Home Storie Quella volta che la Lotus Omega venne dichiarata illegale

Quella volta che la Lotus Omega venne dichiarata illegale

by Luca Maini

Vi raccontiamo di quando dei simpatici ragazzotti inglesi rubarono la berlina più veloce al mondo per farci le rapine. Cosa mai sarebbe potuto andare storto?

L’altro giorno vado a far aperitivo con la morosa e vedo, davanti al classico bar fighettoso, una Lotus Omega. Subito penso: “cosa ci farà mai una macchina del genere in un luogo così abbottonato e da influencer?”. A parte la targa “MI” che sa di Milano da bere con i Weather Report in sottofondo, trovo la sua presenza alquanto simpatica perché mi ha fatto venire in mente la curiosa storia che sto per raccontarvi che ne vide una per protagonista in Inghilterra.

Prima però, vediamo in breve il ferro

Ve l’abbiamo già raccontata QUA ma è giusto rinfrescarvi la memoria: alla fine degli anni ottanta in GM si erano messi in testa di entrare e ribaltare i tavoli nell’esclusivo club delle quattroporte con prestazioni da supercar: club all’epoca frequentato da M5 E34, W124 500 E, e Lancia Thema 8.32. Per fare questo, bussarono alla porta di Lotus che, facendo spesa nel catalogo ricambi del gruppo, tentò inizialmente di montare un V8 della Corvette ma alla fine però si “accontentò” di mettere mani al 6 in linea 24 v della Carlton di serie, rifacendolo tutto da zero e più grosso per poter sopportare la pressione di due turbine Garrett T25. Il cambio era il 6 marce della ZR1 e il differenziale era della Holden Commodore. Rivisto e stravolto il telaio a partire dalle sospensioni autolivellanti della Senator, aggiunsero freni maggiorati AP racing e per finire cerchi Ronal con gomme Goodyear a mescola specifica.

Esattamente 30 anni fa a Ginevra, alla sua presentazione, la gente se la rideva per il suo aspetto da RobocCop, ma una volta in strada l’effetto missile era immeddiato: 377 CV a 5,200 giri e 568 N/m di coppia a 4200 giri. 283 chilometri orari in quinta, da zero a cento in 5,2 secondi con 1660 kg in ordine di marcia. Poi all’interno, pelle Connolly, inserti in radica, ed un unico colore disponibile per la carrozzeria: l’Imperial Green, una tonalità che richiamava molto il classico British Racing Green ma più incazzato. Ah e ovviamente l’unico controllo di trazione erano i larghissimi copertoni posteriori. Era il 1990, sbarby.

La Lotus Carlton/Omega passava in testa alle tedesche che erano limitate a 250 km/h (155 miglia), sorpassava la Ferrari 348, la Honda NSX, e la Porsche 911 Turbo lanciandosi nella zona di caccia della Ferrari Testarossa. Una berlina mezza accozzaglia di roba inglese, tedesca, americana e australiana egregiamente mescolata a dovere da Lotus che è solo 3 kilometri orari più lenta di una supercar v12 che sfiora i 290?

Ma torniamo alla nostra storiella…

Ricordate l’Audi RS4 gialla targata svizzera inafferrabile dalla pula un paio di anni fa? Molti anni prima di quel tuorlo a 8 cilindri che seminava il panico sulle nostre autostrade, avvenne un fatto eclatante che è diventato leggendario per la sua epicità e per ciò che causò in seguito.

Nell’Inghilterra di inizio anni ’90 era diffuso il fenomeno dei “Joyriders”, termine coniato per indicare dei regaz che si divertivano a prendere in prestito auto all’epoca facilissime da rubare (pensate alle nostre Uno Turbo) per andarci in giro a fare casino. Ci giravano fino a seccarci la benza, tirandole fino a rompergli il motore, abbandonandole in un fosso dopo un incidente o persino dandogli fuoco per fare perdere le proprie tracce. In quel periodo i prezzi delle assicurazioni richiesti per le auto sportive erano alle stelle proprio a causa dell’incremento dei furti di auto e di crimini commessi con le stesse, dimezzandone vendite e mercato. Ciò all’epoca rappresentò un problema serio in UK, poiché a qualcuno bastava solo un cacciavite piatto e ti faceva sparire la macchina.

Stando ai tabloid, il 26 Novembre 1993 venne commesso nel West Midlands l’ennesimo furto di Vauxhall Lotus Carlton (la nostra Opel Omega Lotus, per questo ne abbiamo parlato), un esemplare targato 40 RA. Nei mesi successivi però le cose non sarebbero state più le stesse, perché i boys che la rubarono ne fecero di tutti i colori con lei, nascondendola di giorno e svaligiandoci da mezzanotte alle 5 del mattino diversi esercizi commerciali, per un totale di 20.000 sterline tra alcool e sigarette. Tutto questo seminando il panico e la pula.

Ecco, questo era prevedibile, perché le forze dell’ordine di sua Maestà al tempo pattugliavano con mezzi del calibro di Rover Metro che a malapena superavano la Delorean di Marty McFly a quasi 90 miglia all’ora. L’incubo costante nei rapporti della Polizia era questo Hooligan verde scuro targato 40 RA che scappava agevolmente dalle volanti, viaggiando al doppio della velocità. Un Poliziotto locale una volta dichiarò apertamente:

“…semplicemente non siamo stati in grado di avvicinarci a lei e sembra che probabilmente che non lo faremo mai..”

Una leggenda metropolitana narra che la veloce quattroporte riuscì a farla franca addirittura con l’elicottero della polizia delle West Midlands sull’autostrada M6, ma nessuno è stato mai in grado di confermare questa affermazione.

GO – BABY – GO

A causa di questa serie di violente rapine che coinvolsero la Lotus Carlton, su pressione della stampa indinniata per la faccenda, il governo britannico tenne una seduta con la quale decretò che l’auto era “insicura” e “irragionevole”. Venne definita “un oltraggioso invito alla velocità per chiunque avesse bisogno di possedere una berlina che potesse arrivare a 177 miglia all’ora”. Un po’ come l’Isis che veniva rifornito di armi dall’Occidente. Nonostante la forte adesione, la campagna per la messa al bando della Lotus Carlton alla fine fallì. Inoltre, l’auto era già uscita dalla produzione nel 1992 con poco meno di 1.000 unità costruite, di cui solo 400 erano Carlton con guida a destra.

Fino ad oggi nessun rapporto della polizia ha dimostrato che la Vauxhall targata 40 RA sia mai stata mai recuperata e nessuno sa chi siano i joyriders che si divertirono con lei. C’è chi dice che potrebbe essere in fondo ad un lago, o che sia stata ridotta ad un cubetto di lamiera o persino che sia marcita in un granaio da qualche parte. Nessuno probabilmente saprà mai il suo destino e neppure quello della banda, di cui si sono perse le tracce.

Guardate questo filmato di 19 anni fa della Polizia Svedese che tenta di avvicinarsi ad una Omega Lotus prima che parta al galoppo seminandola. TOO FAST FOR MUNICIPALE.

Scritto da Luca Maini, illustrazione de nostro Filippo “pop the hood” Roccio

E questi li hai letti?

2 comments

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Marchett 24 Maggio 2019 - 18:35

Potrebbero farci un film su sta storia…!!

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Marco Gallusi 8 Giugno 2020 - 23:25

Ce l’aveva mio padre, cambiata con un’Omega B 3000 sw quando è nata mia sorella perché ‘serviva la familiare’…

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