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È in vendita una Mitsubishi come non ne fanno da un po’…

I soldi fanno la felicità?

Questa è una di quelle domande a trabocchetto, perché verrebbe subito da dire di sì, poi però si inizia a pensare a tutte le magagne che i soldi si portano dietro, partendo da chi ti fa la questua e arrivando a chi ti vuole circuire, rapire, ricattare eccetera. Quindi forse la risposta giusta sarebbe “Sì, ma non troppi”.

E come si fa a stabilire quando sono troppi?

Quello dipende dalle passioni di ognuno, perché un conto è se il proprio hobby è collezionare fumetti, un altro se si vuole comprare una squadra di calcio e giocare a Football Manager nella realtà. Insomma, anche questa è un’altra domanda difficile. Personalmente mi basterebbe avere qualche milioncino ogni anno per riempire il garage con le auto (anche le moto) dei miei sogni e portarle in pista almeno un paio di volte al mese.

Tuttavia, rinuncerei volentieri a qualche supercar per mettere da parte cinque milioni di dollari e comprare questo meraviglioso Nakajima A6M-2 Zero del 1942 (OCIO, il famoso Zero venne prodotto sia dalla Mitsubishi che dalla Nakajima… e questo è un Nakajima). Certo, poi dovrei anche prendere il brevetto e imparare a pilotarlo, ma per ora non ci voglio pensare.

Iniziamo col dire che questo è uno dei pochissimi Zero al mondo in grado di volare e che per questo è sempre molto richiesto negli airshow. Da quando il suo restauro è stato completato ha volato solo per 362,6 ore, praticamente è nuovo di pacca. Se siete molto appassionati di questo genere di velivoli, vi consiglio di NON guardare il sito Platinum Fighters for Sales, perché nel migliore dei casi potreste chiudervici per diverse ore di fila e nel peggiore potreste iniziare a maledire la vostra condizione socio-economica.

Meglio che continuiate a leggere la storia di questo Zero, il cui relitto fu recuperato nel 1965 all’interno della giungla tropicale delle Isole Salomone (Pacifico). Secondo la documentazione storica l’aereo – codice di coda A1-1-129 – fu abbattuto sopra l’Isola Russell il 4 febbraio 1943, dunque non è chiaro come mai sia stato ritrovato nell’Isola di Ballale. Forse qualcuno ha fatto confusione, oppure ha usato lo Zero come un canotto per 22 anni, anche se le due isole distano qualche centinaio di miglia. Non potremo mai saperlo. Ad ogni modo il restauro iniziò nel 1994 ad opera della Blayd Corporation of Canada e non fu una passeggiata. Fu interpellata anche la Mitsubishi Corporation, che fornì i piani e i progetti originali, insieme ad alcuni studenti di ingegneria per tradurre tutto in inglese. Servirono oltre 60.000 ore di lavoro e circa 14.000 parti prodotte ex-novo, tra cui un’avionica moderna, per riportare in vita lo Zero. Per vederlo volare ancora, invece, toccò aspettare il 2000, quando un consorzio guidato da Gerry Back completò l’opera installando l’impianto idraulico e montando un motore radiale Pratt & Whitney R-1830 di fabbricazione americana (ORRORE!) per avere maggiore affidabilità e reperire più facilmente i pezzi di ricambio.

Se vi state chiedendo chi fosse Gerry Back, sappiate che ci ha lasciato nel 2007, mentre pilotava il suo P-51 Mustang durante uno show. Era uno dei massimi esperti nel restauro dei P-51, nonché un pilota professionista di aviazione agricola, che aveva dato un grande contributo a questa industria attraverso alcune invenzioni.

Tornando al nostro Zero da five million dollars, si tratta di un Model 21, che venne costruito in circa 750 esemplari dalla Mitsubishi e in circa 800 dalla Nakajima. Per chi non lo sapesse, la Nakajima è stata la prima azienda aeronautica giapponese ma la sua storia si concluse con la sconfitta del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale. Ancora più interessante è sottolineare che dalle sue ceneri nacquero le Fuji Heavy Industries e di conseguenza la Subaru. Pensateci ogni volta che ascoltate il suono di un boxer made in Japan.

Qui sopra una rara foto del direttore con la sua Toyota Nakajima GR86.

Sempre a proposito di auto, invece, evitate di andare a vedere il sito italiano della Mitsubishi alla ricerca di qualche nostalgica connessione con lo Zero. Vi imbattereste in due Renault con la mascherina modificata e disegnata da Stevie Wonder che potrebbero causarvi degli incubi, oppure il desiderio di bombardare la Francia, magari usando proprio un Mitsubishi G4M giusto per dare all’operazione un sapore heritage, come direbbero i geni del marketing e dello storytelling. Insomma, ci troviamo di fronte a una di quelle situazioni in cui è meglio vivere di ricordi, ripetendo tra sé e sé parole chiave come Lancer Evo e Pajero.

Come va?

Volete bombardare?

Il G4M è pronto

Dopo aver recuperato la serenità mentale, facciamo un altro salto nel passato e ricordiamo come mai lo Zero veniva prodotto sia dalla Nakajima che dalla Mitsubishi.

Parte tutto dal fatto che l’aereo era stato sviluppato per soddisfare requisiti precisi stabiliti dalla della Marina imperiale giapponese: velocità massima di 270 nodi (310 mph, 500 km/h) e la capacità di salire a 3.000 metri (9.800 piedi) in 9 minuti e trenta secondi. Questi requisiti erano stati condivisi con entrambe le aziende, ma quelli della Nakajima mollarono quasi subito asserendo che fossero impossibili da soddisfare. Ma il capo dei progettisti della Mitsubishi, Jiro Horikoshi (la cui storia è raccontata nel magistrale “Si alza il vento” del Maestro Miyazaki), la pensava diversamente e disegnò un aereo leggerissimo, privo di armatura protettiva e senza serbatoi di carburante auto-sigillanti. Sebbene la Nakajima Aircraft Company avesse rinunciato al progetto, venne comunque coinvolta per fornire il motore, ovvero un Nakajima NK1C Sakae-12 radiale raffreddato ad aria con due file di 7 cilindri sfalsati, 14 cilindri in totale, con una cilindrata di 27,9 litri e una potenza iniziale di 940 CV, poi saliti a oltre 1.130 CV verso la fine della guerra.

Ufficialmente denominato Mitsubishi Navy Type 0 carrier fighter, divenne noto come Zero perché questa era l’ultima cifra dell’anno imperiale giapponese 2600 (1940 sul nostro calendario), ovvero l’anno in cui entrò in servizio, anche se i primi voli erano stati effettuati nel 1937. In tutto ne furono costruiti quasi 11.000, un numero che lo rende l’aereo da combattimento più prodotto della Seconda Guerra Mondiale. Fino al 1943 era praticamente imbattibile, grazie alla sua agilità, però era fragile e non aveva un sistema di controllo idraulico, quindi diventava meno governabile al crescere della velocità. Inoltre la sua velocità di rollio verso il lato destro era più lenta che verso sinistra a causa del motore radiale. Così negli ultimi due anni del conflitto venne superato dal punto di vista tecnico, mentre i piloti rivali avevano imparato a sfruttare le sue debolezze – qui vi abbiamo già raccontato una bella storia in merito – riuscendo a sconfiggerlo sempre più facilmente. Dunque verso la fine delle ostilità venne utilizzato sempre di più per le missioni kamikaze. Probabilmente sarebbe anche il modo più corretto di usare la Asx e la Colt…

Articolo del 13 Settembre 2024 / a cura di Alessandro Vai

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  • Sandro Zampi

    C’è un inesattezza , l’ aereo da combattimento con più esemplari prodotti è l’ IL 2 sturmovik.
    Sia della 2GM che in assoluto.

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