Ciao Bombe!
La statistica non mente, quindi qualcuno tra di voi non solo sogna un rapporto sessuale completo con un’ascella, ma anche un’auto elettrica.
No. Comment.
Ma prendete lo scottex, perché oggi vi racconto di una “Ferrari Colani” con aerodinamica super sexy e turbo grossi come una lavatrice d’albergo.
Tanto per gradire, sapete chi è Lutz “Luigi” Colani?
Ok, qualcuno si, qualcuno no… vabbè, sappiamo cosa direbbe Sgarbi..

Prologo: alcuni giorni fa, mentre cercavo su Catawiki l’affare della vita, mi è apparsa un’asta di modelli/prototipi di Lutz Colani, e subito mi sono ricordato di quando una quindicina d’anni fa beccai su eBay un suo prototipo statico “Colani Le Mans” su mezza meccanica Lamborghini Miura, offerto a poche migliaia di euro. (una bella scultura per chi ha spazio)
Bisogna ammettere – aiutati da questa Colani Miura LeMans – che a tutt’oggi Colani non è il designer di auto più digeribile per il grande pubblico, ma questo eccesso di amnesia nei suoi confronti è ingiusto.
Infatti Lutz, o “Luigi” – come si fece chiamare già dagli anni ’50 – è stato un artista e designer eccezionale, fuori dagli schemi, eccessivo e con un carattere estetico davvero impressionante ed innovativo, considerato infatti l’inventore del Bio-Design.
Classe 1928, compì studi di Belle Arti a Berlino, sua città natale, poi alla Sorbona di Parigi studierà i corsi di aerodinamica che lo renderanno fuoriclasse – pensate che già nel 1957 ebbe incarico da Abarth di carrozzare una Giulietta 1300 (su telaio Spider che sarà completato nel 1959) in grado di convogliare i flussi d’aria in maniera soprannaturale, ed essere così la prima gt a completare un giro dell’anello nord del Nurburgring in meno di 10 minuti (fate caso al culo incredibilmente innovativo per essere fatto a manoni); per il nuovo record dovremo attendere una Giulia Sprint GtA con De Adamich nel 1966 .


Ma ora arriviamo al dunque con la misteriosa creatura carrozzata da Colani, la Colani Testa d’Oro: l’opera nasce su un telaio di Ferrari Testarossa F110 ZFF 5651711M 0087557, che dal calcolo alfanumerico risulta prodotto nel 1991 (strano, perché si dice che Colani stesse lavorando già dal 1989 alla sua nuova scultura con l’obiettivo di battere un record su lago salato di Bonneville). La leggenda narra che Colani volesse battere il record fatto segnare nel 1938 dal pilota tedesco-napoletano Rudolf Caracciola, che raggiunse i 432,7 km/h a bordo di una Mercedes W125 Rekordwagen con 736 cv.
Il motore della Colani Testa d’Oro è il Ferrari V12 di 180°- non boxer – modificato dalla Lotec di Ferdinand Pietz (oggi ttp Automotive, e vi consiglio di dare un occhio perché fa dei bei lavorini). Non confondetela con la Lotec di Kurt Lotterschmid.
Questo V12 ha due accessori interessanti, due turbine che soffiano a 1.25 bar (18 psi) portando la potenza della scultura a 750cv/6400 giri. La coppia passa dai 451 Nm a 4000 giri fino ai 900 Nm (come una McLaren P1). Per queste ovvie ragioni il cambio non è il 5 marce dogleg standard, ma un oggetto in grado di trasferire la coppia alle ruote posteriori senza dichiarare guerra alla Polonia.
Gli pneumatici? Anteriore 235/40 (come sulla 512 TR), posteriori 335/35.
Degli interni Ferrari rimangono solo le leve frecce/luci e il pomello del cambio; invece il quadro strumentazione è in fibra di carbonio con un bel tachimetro firmato Lotec con fondoscala a 400km/h. Il cruscotto molto Deutsche in pelle rossa (quindi non in pelle umana) che era presente sul prototipo è stato sostituito nel tempo da plastiche scure e seggiolini azzurri, forse più digeribili (e da un tachimetro con fondoscala a 500 km/h, così).
I collettori di aspirazione sono stati verniciati in un sobrio color “oro”, così da poterla chiamare Testa d’Oro e indossarla in pendant con la canottiera a maniche lunghe di qualsiasi tedesco miliardario.


Lasciando per adesso un punto interrogativo sull’autenticità del numero di telaio, sul quale aleggia un mistero da puntata dell’Ispettore Colombo, sappiamo per certo che la vettura (con alcune leggere modifiche, vennero eliminate le famose linee portiera della testarossa) tentò nel 1991 il record a Bonneville per la categoria auto con catalizzatore, con Mike Strasburg al volante (uno dei famosi fratelli Strasburg che detengono il record di velocità su terra). Quando Mike aprì il paracadute per frenare, la velocità era di 351 Km/h, cosa che gli valse il record (poi demolito nel 1993 dalla McLaren F1 con 371,8 km/h prima e 391,4 km/h poi).

Per apprezzare questi record, e quindi l’incredibile lavoro aerodinamico di Colani, bisogna sapere che il deserto di sale non è un piano levigato comodo per gli esperimenti di moto uniformemente accelerato, infatti ci sono attriti molto superiori all’asfalto (come quando siete sulla neve leggera e consumate come una petroliera anche a passo d’uomo). In tutto questo, notare la foto sopra, le grosse gomme della Testa d’Oro non aiutano.



Quindi conoscendo i record della Testa d’Oro possiamo facilmente immaginare che in Autostrada avremmo superato il record di Bonneville; alcuni dicono che l’auto avrebbe potuto anche raggiungere agevolmente i 450 Km/h, facendo attenzione a non sbagliare a regolare l’ala anteriore del paraurti, pena il trasformarsi in una missione Apollo.
Solo per mettere i puntini sulla U di Wurstel: la Colani Testa d’Oro poteva circolare su strada con omologazione tedesca.
La storia potrebbe concludersi così, ma succede dell’altro, perché Colani, nel 1993, prende il suo ferro rovinato dal sale e ne modifica le forme; aggiunge morbide linee bioniche ancora più eccentriche e dedicate all’aerodinamica, inserisce porte ad ali di gabbiano (simili a quelle dell’Alfa tipo 33 stradale del 1967, quella che usarono per convincervi che la Montreal fosse un bel ferro), ed elimina la grande piastra dorata che copriva parzialmente i collettori di aspirazione. A qualcuno piacerà di più, a qualcuno piacerà di meno, ma sta di fatto che con queste modifiche l’auto riuscirà a guadagnarsi l’esposizione in Galleria Ferrari a Maranello nel 2014, con tanto di logo del cavallino sul muso – il record più ambito – la Colani Testa d’Oro è infine diventata una Ferrari Testa d’Oro.

P.S. A questo punto rimangono 4 misteri irrisolti.
- Mistero 1: alcune voci dicono che i telai e i motori Testarossa utilizzati da Colani sarebbero stati due – e questo spiegherebbe l’incongruenza tra il telaio conosciuto del 1991 e l’inizio del suo lavoro sulla Testa d’Oro attestato già dal 1989.
- Mistero 2: dopo l’esposizione in Galleria Ferrari l’auto venne depositata presso un noto concessionario di supercar e girò la voce che fosse in vendita per una cifra superiore al milione e 500mila (estate 2015), ma la società di Colani denunciò il furto del veicolo esprimendo disappunto perché l’auto era sparita dal capannone dove era rimessata… poi il nulla.
- Mistero 3: voci raccontano che Lotec dopo il record mancato del 1991, agendo sulle turbine, avesse portato la potenza da 750cv a 1000cv per tentare di nuovo il record 1992. Chissà.
- Mistero 4: come fate ad eccitarvi con un’ascella ?
Il vecchio Colani ci ha lasciati pochi mesi fa, il 16 settembre 2019, e il mistero sull’autentico numero delle Testa d’Oro costruite su telai Ferrari sembra destinato a rimanere mistero, almeno ancora per un po’. Amen. Andate a pascolare.







Interessante questa storia! Conoscevo un po’ di roba di Colani, camion aerei e auto tutte strane ma questa/e mi mancava. Grazie
La Testa D’oro ce l’ho nelle TOP Card degli anni 90 in un mazzo “Record di Pazzia”. I dati sono:
– Cilindrata: 4996cc
– Cilindri: 12
– Potenza: 551kW/750CV
– N. di giri: 6400
– Peso: 1580kg
E sotto alla foto il testo: Il più veloce mezzo con car. (351km/h).
Non l’avevo mai vista da altre angolazioni che non fosse il 3/4 posteriore della foto sulla carta. Sono felice.
Non pote’ chiamarsi Luigi perche’ il governo nazista non poteva registrare nomi stranieri..finita la guerra torno’ al nome originale .Comunque il padre era svizzero dei Grigioni (Madulain)