Dopo aver finito di leggere l’articolo di Diego Nardelli, pubblicato su DI BRUTTO Volume 6, sulla sua Rover 114 GT mi sono ricordato che cosa significa amare un’auto.
Avevo chiuso la porta a questo sentimento lo sciagurato giorno che vendetti la mia MX5 NB 1.8 del ’99 per pochi spicci. Quell’auto mi aveva portato divertimento e nuovi amici. La mia ragazza (e poi moglie), totalmente indifferente alla meccanica, l’adorava. Poteva addormentarcisi strozzata dalla cintura sotto il sole cocente mentre viaggiavo in un turbine d’aria e rumore a velocità “disinvolta”.
Ma soprattutto sulla vecchia NB ci siamo sposati e abbiamo attraversato la città con i camionisti che ci suonavano e i passanti che ci applaudivano. Momenti indimenticabili.
Poi è arrivato il primo figlio e con lui la razionalità: un diesel via l’altro, una tonalità di grigio dopo l’altra, mentre da giovane adulto facevo convivere le esigenze di budget con quelle di spazio per la famiglia che si allargava. Per carità, la passione c’era ancora e ho cercato di scegliere il meglio, ma la MX-5 era un’altra cosa.
Di usato in usato, ho aggiunto un piccolo gettone ogni volta, cercando di comprare bene vetture giovani e venderle dignitosamente qualche anno dopo. La strategia della formichina ha pagato e alla fine sono riuscito a sfruttare un momento favorevole (pieno lockdown) per portarmi a casa L’Alfa Romeo Giulia Veloce 210 CV Diesel di cui abbiamo parlato qui, un articolo che vi consiglio di leggere per avere i giusti riferimenti.
Il salto rispetto a tutto quello che avevo guidato prima era quantico, ho voluto davvero bene a quella macchina. Eppure, per restare nella metafora, era un amore platonico. Anche se le toccavo il culo prima di salutarla, mancava sempre quel qualcosa in più, quella sensazione peccaminosa che il Diesel non poteva darmi.
Sono comunque stati cinque anni meravigliosi: la Giulia è un discreto bolide alla bisogna, una lince fra i tornanti e ha consumi irrisori rispetto alle prestazioni.
Solo che nel frattempo l’amministrazione milanese ha deciso che il Diesel era il male assoluto. Fine dei giochi nel 2026, poi prorogato al 2028 per il la Giulia Diesel Euro 6b.
Col terrore di trovarmi in mano un ferro senza mercato, mi sono attivato per tempo. Le quotazioni della mia sembravano ancora alte e c’era margine per ragionare su altra ferraglia dignitosa, tuttavia al primo giro sui siti specializzati ho sudato freddo.
Tutte le quotazioni erano fuori di testa: i benzina di tre anni costavano l’80% del prezzo di listino, mentre le quotazioni dei Diesel erano ampiamente sovrastimate. Panico.
E poi non sapevo che cosa scegliere: ibrida, plug-in, Diesel o benza?
Arrivando dalla Giulia 210 CV mi sono imposto di averne almeno altrettanti e questo ha sfrondato parecchio la lista. Per un certo periodo mi sono messo in testa di passare a un BMW 330e: benza, plug-in, consumi urbani irrisori, prestazioni importanti e prezzi inferiori ai 330i.
Ho visto molte prove delle 330e, tutti i commentatori abili nell’accennare appena i “300kg in più”, qualcuno ammettendo che si sentono, qualcun altro cercando di minimizzarlo. Tutti solo sul dritto.
“E’ finita”, continuavo a ripetermi. “Ho assistito all’apice dell’automobile e ora passo nella metà calante della parabola”, anagraficamente ci stava anche, quindi mi sono rassegnato. Poi una nuova vocina: “300kg sono 4/5 persone in macchina, sempre”. E io ne sento distintamente già una.
Così ho deciso: un ultima corsa a benzina, un’ultima cavalcata convertendo combustibile fossile in calore e movimento (rigorosamente in quest’ordine), respirando (spesso) finalmente a pieni polmoni dal benzinaio.
Il 330e è diventato un 330i e in mezzo si sono aggiunti Classe A 250, 123i e, saltuariamente, la Golf GTI, tutto usato ovviamente. E poi ogni tanto un occhio a lei: Alfa Giulia 280 CV benza, esemplare rarissimo rispetto ai Diesel, con quotazioni uguali o superiori al 330i del quale ci sono più esemplari e direi anche una migliore garanzia sulla tenuta dei prezzi.
Mesi a guardare e segnare gli annunci con stelline e cuoricini, intanto nessuno chiamava per la mia seminuova e in perfetto stato. Finché è passato il suo annuncio: Giulia 280 benza, due anni, rossa, tettuccio apribile, una manciata di km, prezzo sensato. L’unica in sei mesi. Foto orrende, per fortuna, perché mi hanno dato 24h ore di vantaggio su tutti gli altri.
Due minuti dopo eccomi lì: occhio scintillante alla moglie, giro di tutte le auto simili per dimostrare che il prezzo era imperdibile e la sera stessa l’avevo già prenotata. Una settimana dopo era mia (grazie Mario!).
Avevo due Giulie e il conto in banca assai triste.
Alla fine la 210, tagliando il prezzo di qualche euro, è andata a un commerciante a una cifra lontana dalle aspettative iniziali, ma non troppo lontana dal prezzo corrente tra privati. Un po’ di dolore superato in fretta, sapete quella del chiodo schiaccia chiodo no?
L’ho portata a casa da Torino in punta di piedi, più che altro giocando con gli ADAS e (finalmente) Android Auto. Poi l’ho tenuta qualche settimana a fare la muffa per non assicurarne due.
Alla fine ne ho preso l’agognato possesso e, alla prima rotonda umida, ho sparato un sovrasterzino di potenza con il Q4 con controlli non disinseribili. Un sorriso incontrollabile mi si è aperto in faccia.
Il rumore e la fame di giri, almeno rispetto al diesel, erano una goduria e poi c’era tutto il resto: la berlina più bella da guidare di questo decennio e di quello scorso. Senza se e senza ma.
Quando sono sceso ero innamorato e lo sono ancora. Mia moglie ogni tanto mi sgrida che la chiamo con nomignoli simili ai suoi… tanto per capirci.
Prima di raccontarci se vale la pena di fare switch dal naftone parliamo un po’ di questo motore: il GME (Global Medium Engine) della ex compianta FCA. Nome più orrendo probabilmente non si poteva trovare, ma questo abbiamo e ce lo teniamo.
Il 280 CV è un 2000 turbo benza multiair 2 interamente in alluminio; ha tutte quelle chicche che una volta andavano di moda e che oggi non caga più nessuno.
A parte l’iniezione diretta, la caratteristica principale del multiair è di non avere la farfalla, ma di lavorare direttamente sull’alzata della camma di aspirazione tramite un sistema di valvole idrauliche. La farfalla introduce infatti inefficienze di aspirazione che riducono il rendimento. Anni fa sembrava una tecnologia fantascientifica, oggi è superata.
La seconda cosa degna di nota è che si tratta di un turbo twin scroll: i flussi dei cilindri 1-4 e 2-3 arrivano alla turbina separati, uno più grande che impatta la parte esterna della turbina e uno più stretto che va a lavorare sulla parte più centrale, ma con un angolo più marcato.
Il primo flusso è ottimizzato per le prestazioni massime mentre il secondo per i transitori. Si ottiene così una performance simile (non uguale) a un geometria variabile, con in più un vantaggio fondamentale per consumi e inquinamento: separando i flussi di scarico dei cilindri, si riesce anche a lavorare meglio nella fase di scarico e si possono ottimizzare le aperture delle valvole incrementando l’overlap tra aspirazione e scarico.
Meraviglioso, quindi tra eliminazione della farfalla, iniezione diretta e twin scroll consumerà come una Yaris ibrida no? Eh no.
Al primo giro in autostrada ho preso atto di quel che già sapevo: fare meglio di 10 l/100km è dura, il fondo scala del consumo istantaneo a 15 l/100 km sembra così basso proprio per graziarti dal vedere numeretti tipo 20, 30, 40…
Se il dieselone poteva essere spremuto quasi a cuor leggero, qui la carta di credito in tasca diventa rapidamente calda aprendo il gas; in città si sta sugli 8, in autostrada sui 9,5 e in statale sui 13 (molto a spanne). Che per inciso mi pare fossero praticamente i consumi della MX5 1.8 NB con la metà dei cavalli e 600kg in meno, quindi qualche progresso in venti anni e passa lo abbiamo fatto.
Sì ok, direte voi, ma vuoi mettere rispetto al naftone? Parliamone, non è detto.
Nell’uso urbano la coppia del 2.2 diesel (470 nm a 1750 rpm) era una gran coccola, il benza non sarebbe malaccio con 400 nm da 2250 a 4500 giri, ma lì in basso, nell’uso di tutti i giorni, l’invenzione di Rudolf Diesel è irraggiungibile (anche per i 200 cc in più) e ho la sensazione che la turbina a geometria variabile fosse più brava a nascondere il turbo lag rispetto al twin scroll.
A regimi medi le cose cambiano: il 280 inizia con un sommesso ringhio, il lag scompare e si avverte la sensazione che stia per succedere qualcosa di meraviglioso. Il sound, altrimenti un po’ sopito, si fa finalmente presente: è un ringhio da turbo-benza, ma è comunque un ringhio, c’è cattiveria, non solo impegno.
A 3500 rpm l’ago schizza in alto con facilità sino a 5200-5300 circa, poi non vale la pena di insistere. Tuttavia, c’è la sensazione che a 3.500 rpm si stia preparando un (calcio in culo) che invece non arriva mai.
Il dato cronometrico dichiarato dello 0-100 km/h in 5,2 secondi è un tantino ottimista, ma la spinta c’è tutta. E allora dov’è il calcio in culo?
Il calcio in culo non lo senti perché arriva in progressione, non è una Maserati biturbo, il grosso piede ti si appoggia con garbo al culo e poi ti spinge con forza. Basta alzare il piede dal gas a 3000 giri e riaffondarlo per sentirlo tutto come si deve.
Dinamicamente benza e Diesel sono simili, anche se ho notato una maggiore vivacità del benzina, non so se dipenda da:
- taratura ammortizzatori/molle diversa (dubito)
- angoli caratteristici (possibile)
- cerchi meno progressivi da 19 in luogo dei 18 (probabile)
- minor peso sull’anteriore (ballano 50-60kg circa, quindi propendo per quest’opzione)
- il tetto panoramico sposta un po’ più in alto il baricentro (un fatto, ma “l’Internet” non converge sul peso 30, 50 kg?)
Fatto sta che l’ingresso disinibito in rotonda (che provoca un pendolo) viene facilmente ricompensato con un bello sbandieramento, alla faccia dei controlli non disinseribili.
Il controllo è facile grazie alla velocità dello sterzo, ma comunque mi sono portato a casa una sensazione di maggiore incisività a scapito della stabilità.
A proposito di sterzo vanno dette due parole visto che dal My22 si è perso il famoso angolo di Ackermann. Si tratta di un accorgimento che differenzia l’angolo di sterzata delle ruote interne (maggiore) ed esterne (minore) per avere un unico centro di rotazione. L’intervento sciagurato è stato fatto perché qualcuno si lamentava di saltellamenti in manovra. Il problema era assolutamente marginale, mentre certamente la perdita di precisione è avvertibile.
O almeno lo era. Quando ho cambiato avrei giurato su un 20% in meno di precisione dello sterzo (tantissimo -20% fa comunque tanto), poi ho avuto la sensazione di notarlo solo a grandi angoli di sterzo (tipo i tornanti)… poi francamente ho smesso di farci caso. Era meglio prima? Sì. Si può vivere l’auto senza perderci? Nell’uso stradale, sì.
Insomma Paolì, ce stai dire che:
- consumavi meno prima
- le prestazioni anche spingendo non sono così tanto superiori (non l’ho detto, ve lo dico ora)
- lo sterzo ha perso qualcosa
- il turbo lag si sente un po’
- la coppia del diesel era un’altra roba
- il sound è un po’ moscio (difetto noto)
- è meno stabile (ma si legge anche “più agile”)
E allora com’è che quello di prima era un amore platonico e qui continui a cercare un buco che non sia a 300°?
Perché quest’auto incarna il concetto di Gran Turismo.
Innanzitutto c’è sempre quel capolavoro del telaio Giorgio.
Poi di potenza ce n’è finalmente abbastanza ed è sempre lì, solo che per goderla al meglio si devono usare finalmente i palettoni in alluminio dietro al volante. Sul Diesel erano relegati all’uso in montagna, mai davvero indispensabili. Sul benza, invece, un click qui o là viene sempre da darlo, lo ZF è ottimo, ma non ti legge ancora nel pensiero. Per godere davvero della machina si deve usare il cambio, si deve adeguare il regime del motore a quel che si vuole fare. In altre parole si deve finalmente guidarla, interpretarla, viverla.
Il sound forse non sarà il top, ma in basso gorgoglia e dà l’impressione di essere una magnifica sleeper, salendo di giri il suono arriva, non rauco, non sfacciato, ma elegante e cattivo il giusto.
E poi c’è quella riserva di agilità guadagnata, la precisione di risposta del gas, quei 1500-2000 giri veri in alto… si ha la sensazione di portare a passeggio una tigre pronta ad attaccare a un tuo comando.
E come la tigre è elegante, bella, e sembra ammantata di velluto nelle sue reazioni. Un sound ricco e contenuto, una coppia morbida e poderosa, una spinta che aspetta solo una scalata per inchiodarti allo splendido sedile.
Parafrasando Clarkson sulla Giulia Quadrifoglio (provata dal Direttore QUI): non è tanto importante usarla al limite, ma sapere cosa può fare se ce la porti. Questo è sempre stato il mio spirito in auto: potenzialità altissime, guida disinvolta, ma senza torcere il collo all’auto (e a me). Moderati sul dritto, decisi in curva, godendosi la strada.
Ecco questo è quello che mi ha fatto innamorare: la classe delle linee da urlo finalmente si parla con un cuore all’altezza. È come stare con una gran figa che non se la tira troppo e che a letto si rivela un’interessante sorpresa. E poi è rossa.
Probabilmente la Quadrifoglio sarebbe più simile a una pornostar top model, tutti ne vorremo una in camera nel box, ma poi andarci in giro non è sempre facile, non è buona per tutte le occasioni. E poi devi mantenerla.
Ho in camera in box uno dei canti del cigno del termico (escludiamo le supercar ovviamente) e potete giurare che finché il portafoglio reggerà, me la terrò stretta.
Se poi vorrai aiutarmi a pagare il superbollo ti ricordo che qui trovi i miei libri di fantascienza. Non ferrosi come quelli del Direttore, ma ingegneria e fisica non mancano.
E già che sei in modalità shopping per la felicità, ricordati di ordinare il nuovo album di figurine F.A.S.T. che ti regalerà sorrisi a pioggia!
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Quando ho letto delle due Giulia in garage, perché quella rossa non si poteva perdere, ho riso parecchio. Ho fatto lo stesso con una Ducati Monster 695 nera che si è ritrovata a fianco una Monster 821 tutta rossa. Poi la 695 ha trovato un acquirente piuttosto rapidamente, e spero che stia ancora facendo chiasso sulle curve della costiera.
Tanto fa anche il pack performance, cambia radicalmente la risposta della macchina
Ho la 200 cv a benzina dal 2016 e la adoro. Hai interpretato benissimo gran parte di quello che penso anche io.❤️
L unica auto a listino per la quale farei follie. Unico difetto: nata in ritardo, in un periodo in cui i suv erano gia padroni del mercato
Congratulazioni per la tirata, disinvoltamente scritta come pochi, agile, veloce, lunga e molto piacevole alla lettura.
La passione è Alfa Romeo Giulia veloce!
La chimera nei miei sogni più turpi? Una rara (l’ennesimo sentito ringraziamento alla dirigenza FCA) Giulia Veloce Q2 benzina. Ma sto facendo casa, pertanto mi tengo stretta la Giulietta Multiair!
Eja 😀
Giulia Veloce MY 2021 2.0T 280 RWD Q2
Ottima descrizione di questo splendore! Io sono ancora al 2.2 180 ( 238) nafta. Ma continuo ad esserne innamorato perso. Per non parlare dell’assetto delle 2017 e dei fari ineguagliati.
articolo fantastico. Rende l’idea alla perfezione. Vai così che vai bene.
Condivido tutto
Di elettrico sopporto solo il phon, e sono calvo
Dimentichi la batteria di avviamento 😉
Fortunato possessore di una Giulia Veloce 280CV benzina…
Innamorato di questa meravigliosa creatura che unisce fascino, eleganza e…. cattiveria ❤️
Innanzitutto complimenti per l’ acquisto, ma anche un po’ per l’ articolo 😀
Se permetti, ti faccio 2 appunti da proprietario di Giulia Veloce MY 2021 2.0T 280 RWD Q2 🙂
L’ angolo di ackermann è stato modificato dal MY 2020 in poi e non quindi dal MY 2022 🙂
A parità di allestimento e di tipo di trazione (controlla tu stesso il LUM) l’ alimentazione diesel porta con sè un aggravio di peso di 50kg (non 70) rispetto all’ alimentazione benzina. Il problema della versione AWD Q4 è l’ aggravio di peso (altri 70kg circa) in più sul muso dovuto alla scatola di rinvio + annessi e connessi per avere la coppia motrice anche all’ anteriore, su una vettura nata con motore longitudinale e trazione posteriore. Poi ci sarebbe il tetto in vetro ad appesantire di ulteriori 70kg circa una vettura nata per essere la più “leggera” della sua categoria. Giulia infatti pesa quasi 100 kg in meno rispetto alle teutoniche rivali 🙂
E buon divertimento con la Giuliona Benza 🙂
P.S. Lo farai un video prossimamente?
Ciao, grazie. Il riferimento al tetto a dire la verità c’era in una prima stesura, non so che fine abbia fatto, sicuro che pesi così tanto? Perchè questo spiegherebbe davvero la dinamica di molte cose. I pesi li avevo trovati non ricordo dove, ma li ricontrollo.
È una leggenda metropolitana il peso del tetto in vetro della Giulia. Ci vorrebbe davvero un cristiano operoso che si metta lì a smontarlo e a pesare tutto l’ ambaradan 😀
e faccia il deta rispetto alla lamiera.
Secondo me 30 kg sono realistici, semplicemente sono molto in alto
bellissima auto.
una delle poche termiche per cui valuterei ancora l’acquisto.
peccato che non abbiano fatto una versione 3 porte, che avrei scambiato volentieri con mia madre, ma ormai hanno il coraggio di chiamare “coupé” della roba con troppe porte quindi è proprio il mondo che è diventato un brutto posto.
alla fine non l’ho mai considerata per l’acquisto perchè ha il solito problema di ogni Alfa (e ogni fiat, ex fiat, ex fca, ex quello che vi pare): le fanno e pensano di aver finito di lavorare.
la Giulia con tutto il pianale Giorgio è un progetto di 15 anni fa, presentata 10.
e di lì in poi hanno cambiato la forma dei fari.
mi spiace ma no.
la serie 3, la serie 5, la 911… non sono diventate la serie 3 in una stagione.
c’hanno messo decenni di affinamenti, progressi, migliorie, una presenza sul mercato costante, un post vendita degno di questo nome.
in Alfa, cioè in FCA, è dalla 156 che ce la menano con l'”auto del rilancio”.
la 156 è l’auto del rilancio! eccola! bene, e poi? vende bene un anno e poi si smoscia.
e tutti a chiedersi ma com’è che non ci rilanciamo…
aspe’ di nuovo: la 159 è l’auto del rilancio! ecco qua!
e poi…?
la Giulia è l’auto del rilancio!
oh, bellissima eh, ma nel frattempo il resto del mondo va avanti.
che è poi la ragione per cui tutti le cercano usate…
quindi niente: ormai sono passato (definitivamente) all’elettrico, ma dovessi farmi un ultimo valzer a benzina andrei senza dubbio per una delle ultime 718 prodotte.
“una delle ultime 718 prodotte”: chiosa saggia! Per onorare i miei 70, mi sono comprato una delle ultimissime Cayman T, full optional in Arctic grey. Un gokart da 20″, fantastica sul misto. Vettura insuperabile, in primis per il motore centrale.
Piacevolissimo e magnetico l’ articolo, naturalmente perché molto interessato. Ho appreso anche dettagli tecnici che non conoscevo.
Interessato perché la mia storia, nell’ inseguimento del sogno da 280 CV , è simile.
Poi si è concretizzato, non senza difficoltà, perché me la sono tirata a volere una Q2, con almeno il pacchetto performance.
Dopo mesi di ricerche negli anfratti del mercato europeo ne trovo una, curiosamente il giorno del compleanno del mio povero babbo, che ho interpretato come un segno, …vai, che aspetti, è quello che cercavi…
È ad Amburgo, in una concessionaria Alfa, ha pochissimi km , iperstrafull optional , anche se mi interessava solo l’autobloccante, il prezzo “sopportabile”.
Poi rosso tristrato, carbon pack.
Se tra me e lei ci fosse stata una top model l’avrei fatta spostare…(Momentaneamente)
Ora è nel mio garage, me la gusto come i cappelletti la domenica, il vestito nuovo da indossare solo in certe occasioni, un piacere difficile da spiegare, ma che, chi sale con me, percepisce perfettamente
Grazie
Ahaha, anche io avevo cercato all’estero, ma non avevo trovato questa convenienza alla fine del percorso. A me serviva la trazione integrale e l’autobloccante per quanto figo ha meno senso. Mi manca invece un assetto più rigido, ma alla fine il 99% del tempo si va tranquilli.
Ho il 2.0 benzina 200 CV Q2 . Tanta roba!
Grande Paolo, oltre alla competenza e alla precisione a cui ci hai abituati non è da tutti saper motivare una scelta che di razionale sembra in effetti avere poco, senza arrampicarsi sugli specchi.
Non cerchi di convincerci che sia stata la scelta giusta ma, col cuore in mano, ci racconti come PER TE questo passaggio è stato appagante al di là dei numeri e dei calcoli.
Comprare senza prima aver venduto sembra altrettanto folle ma immagino che molti tra i lettori ci siano passati almeno una volta nella vita…
Commento letto e apprezzato 😉
Articolo stupendo!! Cercavo proprio le differenze e le sensazioni tra quei due modelli di Giulia!
Quindi alla fine cosa consigli, il 280 benzina o il 210 diesel? Premesso che sono per principio fortemente contrario al superbollo…
Se non abiti in città e non hai problemi di normative il diesel.
Grazie!
Ottima recensione. Utile, dato che ho appena venduto la mia (amatissima) 180 cv, e a fine mese arrivera’ la 280 cv (con quei brutti fari). Ma segretamente sono gia’ innamorato anche di questa. Credo.
Bella recensione! Cmq oltre alla quadrifoglio ci avrei visto bene un 3.2 busso aspirato e cambio manuale! Il 2.0 turbo spinge anch’esso ma nella guida tranquilla un 6 aspirato ha un erogazione completamente diversa!