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Fiat Cinquecento Sporting da trackday Parte 1

by Mattia Limonta

Tre ragazzi, una piccola scatoletta gialla e tanta voglia di sporcarsi le mani ed andare sempre più forte. Eccovi la storia (a puntate) di un piccolo progetto che regala grandi soddisfazioni!

No, non sono i postumi della vostra ultima sbronza, avete letto bene. Questa è una di quelle storie di cui non si sente più parlare, anche perchè internet ci ha tenuto troppo impegnati a guardare ex compagne di classe che sembrano modelle su Instagram e su YouTube o a guardare gli esperimenti sociali e i vlog di figli di papà che si sono fatti comprare la passione per le macchine. Questa è una storia di passione, più che di passione di simpatia, che nel senso greco del termine, significa condividere la sofferenza altrui. Guardatevi La meglio gioventù, sbarbati.

Perché sofferenza? Un’auto da corsa non dovrebbe dare gioie? Non esattamente, perché avere un auto del genere non significa fare benzina, portarla in pista, consumare le gomme e i freni e tornare a casa sudati ma consapevoli di aver preso la paga da chi aveva più soldi da spendere di te. Significa dare sfogo e libertà alle proprie idee e fantasie, a volte perverse, su come un auto dovrebbe correre e non portare in giro il vostro culo pigro in città o in qualche ritrovo da fighetto, tipo Cars & Coffee e quelle robazze lì.

Questa è la storia di un “Ingegnere” di nome e di fatto, di un “ragioniere” per i modi calcolati e apparentemente da secchione e di un “meccanico” per ultima spiaggia, dato che era la cosa più vicina alle auto. In ordine Saverio, Mattia e Luca. La storia di tre qualunque con la condanna delle auto da così tanto tempo che non saprebbero neanche quantificarlo, tre ragazzi con due anni di differenza l’un l’altro, con vite diverse, occupazioni diverse, che si sono conosciuti tra i banchi di scuola come tutte le grandi rock band. Come in tutte le grandi rock band c’è quella voglia di emergere ed esprimersi in una società piatta e come sempre c’è un progetto extra-scolastico che internamente riunisce tutti i ragazzi interessati a qualcosa, invece di perdere diottrie a casa da soli, una alla volta con una mano sola.

Ed è proprio in uno di questi ambienti che si forma l’amicizia tra questi tre individui ancora molto giovani ma con già le idee molto chiare su cosa hanno in testa tutto il giorno, non parlo di gnocca ma di motorsport.

Ma il motorsport costa e i genitori non ci pensano proprio a sganciare, così quando a scuola di sente parlare di un progetto per costruire una  macchina a bassi consumi per partecipare a una competizione Europea con altri istituti tecnici o università chiamata “Eco-Marathon”,  l’interesse è altissimo.

Tutti e tre i nostri protagonisti decidono di farsi vedere agli incontri anche solo per respirare un po’ di quella aria frizzante che si respira nei paddock. Anche se si tratta di prototipi fatti per consumare il meno possibile, montati su ruote di bicicletta, già vedere scocche in carbonio o cinture con omologazione FIA fa già sognare i tre ragazzi che, conoscendosi meglio, scoprono di avere la stessa malattia e iniziano a frequentarsi anche fuori dalla scuola.

Guardate qua che Ferro, è il progetto dell’ITIS Leonardo da Vinci di Carpi: Escorpio!

Nonostante le compagnie diverse i tre condividono la sofferenza di non aver nulla per correre se non le gambe, cercando di sfogarsi con tutto quello a disposizione e sputtanando già i primi soldi (scooter truccati, kart a noleggio, videogiochi e simulatori di giuda etc.) ma col passare degli anni la voglia andava aumentando sempre più. Anche solo andare a fare i bragheri ai raduni o gare storiche non era più sufficiente. Tra i tanti discorsi durante serate passate in garage o a giocare e sognare gli sfavillanti ferri poligonali sulla Playstation, veleggia la voglia di mettersi alla prova con qualcosa di vero, reale.

E allora iniziano a cercare auto di tutti i tipi a prezzo da rottamazione, la cosa sembra non avere né un principio né una fine, perciò l’dea di farsi da soli un ferro degno del termine rimane in alto mare. I soldi – per molti ma non per tutti –  si sa che a quell’età non sono molti e così, quando ormai sembrava tramontato il sogno, ecco che accade un colpo di scena.

Siamo a Natale 2016, ad un pranzo tra madre e figlio. Parlando del più e del meno salta fuori che la lei potrebbe avere la macchina adatta al sogno del figlio Saverio, cosa di cui lui era all’oscuro fino a quel momento. C’è una scatoletta gialla parcheggiata fuori alle intemperie da un paio di anni che, alla scadenza dell’assicurazione, verrà schiacciata. La macchina, una Fiat Cinquecento Sporting, è stata scambiata tempo prima con un cucina, ad accettare lo scambio un signore che tratta auto d’epoca e che di una cosa gialla sbiadita non se ne fa nulla. Forse è fusa? Forse non gira perché ha qualche problema grosso? No, la macchina gira eccome e dopo un periodo come auto di servizio viene parcheggiata nello spazio per cui è stata scambiata, usata come tieniposto per evitare che altri condomini vi parcheggino. Una storia pazzesca.

Mandato di traverso il pranzo di Natale agli altri due che davano già per sepolto il progetto, increduli assistono alla scoperta di Saverio che va ad ispezionarla, assieme alla paziente morosa che lo segue con rinnovato entusiasmo in ogni avventura e che sa già che da lì in poi la parola “Sporting” sarà messa in ogni frase e che spesso il fidanzato potrebbe sparire per giorni interi proprio per colpa di questo macinino.

Questa panarazza gialla appare in foto sul gruppo di Whatsapp dei tre scalmanati. “Ma nooo dai, una Cinquecento Sporting?! Non ci credo!” hanno esclamato in coro gli altri due increduli, dopo aver abbandonato il pranzo con i parenti per concentrarsi su quella roba Giallo Ginestra, con il viso appoggiato allo schermo del telefono. Passata l’euforia generale, viene immediatamente indetta una riunione straordinaria del “team”, dove si parlerà della sorte di quella  Cinquecento Sporting randagia. I dubbi si accavallano, la perplessità appare sui volti dei ragazzi che, valutata la situazione in due millesimi di secondo, prendono la fatidica decisione:

FACCIAMOLA DA PISTA

Non prima però senza aver considerato l’organizzazione del piano di attacco: “Dove la mettiamo?”. Mattia subito risponde: “Ci metto il garage, tanto c’è dentro solo qualche paio di sci e mobili di mio nonno ferroviere”, Saverio è già euforico da due giorni e ha già tartassato Luca, che sembra quello meno convinto, chiedendogli cosa fare considerato che avrebbe a disposizione il carro attrezzi dell’officina per i trasporti. In conclusione la povera Sporting, usata come tieniposto, con oltre SETTE precedenti proprietari, sarebbe finita sotto la pressa e trasformata in un cubetto di lamiera.  Probabilmente si sarebbe reincarnata in un lamierato di una Audi A1, per evitare questa immonda fine che non auguro nemmeno alla peggiore delle auto, è stata adottata dai nostri tre simpatici ragazzotti con in mente un progettino mica da ridere. Per rimetterla almeno in strada aveva bisogno di un impianto frenante nuovo, di revisionare l’impianto di raffreddamento, di una leva del cambio nuova e di tanto amore e coccole.

Riusciranno i nostri eroi a rimettere in sesto questo povero macinino? Lo scopriremo presto nella seconda parte!

P.s. grazie ai miei compari Luca Maini e Saverio Sacchi che mi hanno aiutato moltissimo a spiegarvi in questa prima parte il progetto e cosa significa per noi!

NELL’ ATTESA, FATEVI UN GIRO NELLO SHOP, I NOSTRI PATACCHI SONO PRONTI PER I VOSTRI FERRACCI DA COMBATTIMENTO URBANO!

 

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