Home Storie Quella volta che Porsche insegnò veneto a tutta Le Mans

Quella volta che Porsche insegnò veneto a tutta Le Mans

by Il direttore

Il Motorsport insegna moltissimo. A vincere, a perdere, ad essere persone migliori. Nuove e fantasiose parolacce? Si, anche quelle. Conoscete il “Corso Avanzato di Veneto” fatto dai tedeschi di Porsche tra il 1996 e il 1998? No? Ve lo racconto.

Stoccarda 1995. Nel quartier generale di Porsche, i grandi capi decidono di tornare a fare la voce grossa nelle competizioni. Il cambio di regolamento per la categoria GT1 a Le Mans permette dal 1996 di correre con qualsiasi cosa sia anche solo lontanamente omologata per utilizzo stradale. Il progettista Norbert Singer ne approfitta: prende il musetto ed i fari anteriori della 993 per accontentare quelli del Marketing e costruisce tutto il resto col metodo “cazzodurissimein”. Kevlar come se piovesse, nuovo motore 3.2 flat-six turbo in posizione centrale e freni in carbonio. Il risultato fa paura: 1050kg, 600cv a 7200giri ed estetica da bullo di quartiere. Per sentirsi a posto con la coscienza ne omologarono due per uso stradale, in vendita alla modica cifra di 750.000 dollaroni.

Nonostante abbiano progettato una bestia si insinua un dubbio tra i tecnici: “Non è che la nuova auto ci farà fare brutta figura? In fondo è  costruita da zero, mai testata. Che facciamo, ci teniamo un piano B nel caso la 911 si rivelasse delicata?” Insomma, a Stoccarda sono colti da insicurezze che nemmeno i Troiani davanti ai regali di Natale dei Greci.

Il buon Singer guarda quindi nell’agendina e trova il numero della Tom Walkinshaw Racing, TWR per chi ha problemi con la dentiera. Per chi non lo sapesse TWR costruisce prototipi e figate varie. La telefonata va più o meno così:

“Ohi Tom, tutt’apposto? Seeeeeenti…Hai un prototipino, una robina da spender poco, da mandarci giù a Stoccarda? Budget zero che tanto abbiamo la macchina DEFINITIVA pronta in casa.”

Tom manda uno stagista in cantina a cercare qualcosa da dare via. Cercando bene dietro le gomme invernali delle Panda aziendali, trova un paio di telai con carrozzeria che TWR ha creato per le Jaguar XJR-14 nel 1991 e che sono rimasti invenduti. Anzi, in verità li hanno venduti a Mazda negli anni precedenti ma sono tornati indietro, inutilizzati. In pratica i telai hanno più proprietari di una Punto Sole del ‘94. Incartano tutto, Paccocelere3 e via a Stoccarda.

La Porsche riceve il malloppo, taglia via il tetto e monta un motore trovato in soffitta. Si tratta del vecchio 3.0lt turbo da 540cv a 7700 giri della 956 appena pensionato dal nuovo 3.2lt. Aggiornano un po’ la carrozzeria e basta: si tratta solo di un piano B, nulla di troppo importante. Hanno la GT1, no? Per testare le nuove barchette fatte di fondi di magazzino e avanzi del pranzo decidono di iscriverla alla 24h di Daytona, ma vengono escluse per motivi regolamentari. Tornati a Stoccarda mollano i due prototipi senza nome in un angolo e vanno a limonare con le 911GT1, pregustando la vittoria alla prossima 24h di Le Mans.

– minacciosa eh –

In Porsche sono tutti gasatissimi. La 911 durante i test dimostra di essere abbastanza veloce da battere i prototipi (anche perché, diciamolo, è un prototipo). In un angolo impolverato del capannone dove tengono i doberman imperfetti ci sono ancora le due barchette Frankenstein, coperte di polvere. Dall’altra parte, illuminate dalla luce divina, le 911GT1. Ai nostri ragazzoni tedeschi iniziano nuovamente a venire dei ripensamenti. Si chiedono: “Perché sprecare soldi portando alla 24h anche quegli ammassi di pezzi vecchi? Abbiamo la GT1! Non portiamocele che ci fanno fare la figura dei barboni!”. Sono spavaldi come un ragazzino delle medie alto uno e novanta che tira sberle ai compagni.

A febbraio, pochi mesi prima della 24h di Le Mans 1996, bussa alla porta della Porsche il Sig. Joest, dell’omonima squadra corse Joest Racing. Intravede le due barchette defecate dai cani nell’angolo dell’officina, ne annusa il posteriore, le picchietta come si fa con i meloni e poi chiede a Singer di poterle usare per la prossima Le Mans. Visto e considerato che Porsche non ha più alcuna intenzione di portarle in gara, Singer accetta ridacchiando sotto i baffi. Joest si impegna inoltre a pagare le eventuali modifiche e parte dei costi sostenuti per lo sviluppo della barchetta. Agli uomini Porsche non sembra vero: appena Joest gira l’angolo si stappano bottiglie di birra e si festeggia fino a tardi.

Durante i test pre-Le Mans le 911GT1 vanno benino. Le  nostre barchette fatte di pezzi raccattati? Tanto per iniziare anche loro adesso hanno un nome. Ufficialmente è TWR-Porsche WSC-95, ma tutti le chiamano semplicemente TWR-Joest. Durante le prove fanno segnare tempi migliori delle 911GT1: I tecnici Porsche si guardano nervosamente tra loro, ma alla fine si sbronzano e non ci pensano più. D’altronde le due barchette sono state un po’ affinate ma valgono meno di 100 Punti Fragola dell’Esselunghen. Giusto?

Siamo arrivati alla 24h di Le Mans, 64° edizione. 15 e 16 Giugno 1996, per essere precisi. Porsche porta due 911GT1, che se la vedranno con i prototipi motorizzati Porsche Courage e Kremer e con le dominatrici dell’anno prima, le McLaren F1GTR unte evolute. Per essere ancora più sicuri di dominare, il team di Stoccarda affida le due 911GT1 a gente come Hans-Joachim Stuck (2 volte vincitore della 24h) e Yannick Dalmas (4 vittorie). Le vetture del Team Joest vengono iscritte in categoria LMP1, rispettivamente con il n°8 e il n°7. La n°8 ha un equipaggio esperto (Alboreto e Martini) mentre la n°7 viene affidata e ragazzi con  il foglio rosa. Durante le qualifiche le 911GT1 riescono a centrare degli ottimi piazzamenti, mettendosi dietro quasi tutti i prototipi, come da programma BlitzKrieg Porsche. La 911 n° 26 partirà infatti seconda, mentre la n°25 partirà quarta. Chissà che felicità al box! Eh no, c’è qualcosa che disturba, tipo colichetta renale. In pole, infatti, partirà la bianca TWR-Joest n°8 con un tempone fatto segnare dal nostrano Pierluigi Martini. L’altra TWR-Joest, la n°7 verniciata nero e rosso, partirà settima. Nel team Porsche regna comunque l’ottimismo: “La gara è lunga, siamo l’auto più evoluta, siamo biondi e davanti a noi c’è solo un’auto fatta con le croste del Taleggio. Keine problem!”

Al via le 911GT1 partono benissimo e prendono la testa con sicurezza, allungando da subito sulle inseguitrici. La TWR-Joest in pole parte col freno a mano tirato e viene sorpassata da una Ferrari 333Sp e da una Courage. Al box Porsche iniziano a tirare fuori i sandali da mettere sulle calze di spugna per potersi godere la gara senza stress. Ma il relax dura poco: già al quinto giro le due TWR prima sopravanzano la Ferrari e la Courage e portandosi in coda alle 911, per poi sorpassarle di prepotenza con tanto di gomito fuori e musica a tutto volume.

La colichetta al box Porsche aumenta, ma è ancora sotto controllo. Intanto, l’F40LM azzurra n°56 va in testacoda.  Le 911GT1 tengono botta e dopo 5 ore di corsa le TWR-Joest occupano la prima e la terza posizione, con le Porsche ufficiali rispettivamente seconda e quarta. Preoccupante per Porsche il fatto che tra la barchetta Joest in testa e la 911GT1 n°25 seconda ci sia già un minuto e quaranta secondi. Come può essere? Beh, oltre al passo decisamente veloce tenuto dalle TWR-Joest, il vecchio e meno potente motore Porsche consuma poco e obbliga a minori soste per il rifornimento. Le 911 GT1 invece bevono come un russo che fa aperitivo a Pordenone. La GT1 n°26 nel frattempo non riesce a tenere il passo e scende in nona posizione, dietro ad uno sciame di McLaren GTR. La colichetta obbliga molti al box Porsche a tenersi il fianco, ma senza dare troppo nell’occhio. Intanto, l’F40 azzurra n°56 va in testacoda. Durante le ore successive, sosta dopo sosta, le due TWR-Joest prendono saldamente il comando e allungano. In casa Porsche, all’alba, si inizia a gufare a livello PRO, tanto da far chiamare una fattucchiera zingara dal vicino Luna Park. E’ oramai chiaro che le TWR-Joest  hanno un passo inarrivabile, quindi si spera in un inconveniente che le rallenti. La fattucchiera sa il fatto suo: la TWR n° 8 sbaglia alla prima chicane e finisce sulla sabbia. Riesce a ripartire, ma perde secondi. La 911 n°25 adesso è seconda, mentre la zingara viene sollevata e portata in trionfo come la Coppa Uefa.

A 19 ore dal termine, la TWR-Joest n°7 continua a girare sui binari come se fosse costruita dalla Polistil. Al secondo posto la 911 n°25 si porta a meno di 4 minuti dalla testa. Dietro, La McLaren GTR Gulf precede l’altra TWR-Joest. Alla prima chicane, di nuovo, l’F40 azzurra n°56 va in testacoda. Quando rientra ai box, il pilota francese alla guida dichiara: “Non so quale sia il problema, qua a Monza sono sempre andato forte”.

Come va la 911 n°26, i cui piloti vedranno spedite le proprie mogli a Rimini per tre mesi se non recuperano? Al momento è sesta, a “soli” 12 giri dalla testa. I bagnini della Romagna iniziano a depilarsi cantando Casadei e pregustando la pelush nordica. Per loro sfortuna (dei bagnini), le due McLaren si toccano tra di loro (e tra cugini non si fa) durante un doppiaggio e si girano. Poco dopo il colpo di scena: a sole quattro ore dalla fine la TWR-Joest n°8 rompe il cambio ed è costretta al ritiro. La  zingara oramai ricchissima ha comprato il Luna Park. La classifica dice: prima la TWR-Joest n°7, seconda la 911GT1 n°25 a meno di un giro e terza l’altra 911, la miracolata n°26. Dietro di loro tre McLaren GTR. Nonostante le ulteriori gufate, finisce proprio così, con la n°7 che fa una gara perfetta e le nuovissime 911GT1 obbligate ad “accontentarsi” del secondo e del terzo posto. La colica adesso fa piegare tutti in due tutti quanti al box Porsche. Un giapponese che passa di là ci mette quindici minuti a capire che non lo stavano salutando.

– La TWR-Joest n°7, vincitrice a Le Mans nel 1996 –

Il meglio del meglio della progettazione Porsche 1996 perde contro un telaio Jaguar del 1991, un vecchio motore Porsche 956 ed un team privato. Il tutto messo assieme proprio a Stoccarda. Per imparare nuovi improperi arrivano dal Veneto sedici volumi dell’Enciclopedia Bestemmielli Editore.

Dopo la sconfitta alla 24h del 1996 gli uomini Porsche si chiudono in officina con il loro orgoglio ferito. L’eco delle pernacchie dal box Joest è ancora vivo nei loro pensieri, così tornano a lavorare duro. Prendono la GT1 e la dopano, sfoderando la denominazione che nel settore auto è una dichiarazione di celodurismo: EVO. Pompano la 911 GT1 grazie ad un motore rivisto, una nuova elettronica , la carreggiata anteriore allargata, un’aerodinamica migliorata e un odore più fresco (i tedeschi ci tengono ai dettagli). Per zittire i soliti del marketing mettono su anche il muso della nuova 996. 

Durante l’anno, purtroppo, la EVO prende scoppole sonore nel FIA GT dalla neonata Mercedes CLK GTR. Per fortuna di Porsche, la CLK GTR non parteciperà alla 24h francese del 1997. Non importa: gli uomini del reparto Porsche Motorsport attendono in silenzio e al buio la 24h di Le Mans 1997 per rifarsi.

Che fa nel frattempo Joest? Inizialmente aveva in programma di correre con le barchette a Le Mans solo nel 1996, ma dopo l’inaspettata vittoria decide di partecipare anche nel 1997. Porterà però una sola auto, quella con il telaio 001 campione in carica. Poche settimane prima della 24h di Le Mans, tanto per tenersi in allenamento, la TWR-Joest distrugge la concorrenza alla 24h di Donington. Ahia…

In casa Porsche sono di nuovo ottimisti, tipo pubblicità dell’Unieuro. La 911GT1 è stata migliorata proprio in funzione della Le Mans ed inoltre il nuovo regolamento permette alle GT1 di avere oltre 600cv, 950kg di peso minimo ed un serbatoio da 100lt. La classe LMP1, quella della nostra TWR-Joest, deve ridurre la potenza massima, aumentare il peso minimo ma soprattutto limitare il serbatoio a soli 80lt, vedendo così annullare il vantaggio avuto nel 1996 dato dal minor consumo.

Oltre a questo, l’ottimismo Porsche nasce anche dallo schieramento di forze che mette in campo. Alla Le Mans 1997 la casa di Stoccarda iscrive due 911 GT1 EVO, n° 25 e n°26, stessi numeri dell’anno prima, al diavolo la scaramanzia. Visto inoltre quanto successo nel 1996, Porsche fornisce altre otto (8) 911 GT1 non EVO a diversi team privati, tanto per stare sicuri.

Dopo le qualifiche la 911GT1 Evo n°25 partirà seconda e la n°26 ottava. L’incubo TWR-Joest? Che ve lo dico a fare? Conquista la prima posizione con un giro pazzesco di Alboreto. TWR prima in qualifica guidata da un pilota italiano? Al muretto Porsche buttano giù un ansiolitico e continuano a lavorare.

Alla partenza la 911 n°25 prende la testa, come l’anno prima. E come l’anno prima, la TWR-Joest parte maluccio e perde anche la seconda posizione, sorpassata da una Nissan R390. Al box Porsche nessuno fiata né osa muoversi. Fanno bene. In pochi giri la TWR-Joest guidata da Alboreto sorpassa la Nissan, si mette in scia della 911Evo, saluta e se ne va. Il deja-vu per gli uomini Porsche è un brivido lungo la schiena. C’è chi sbatte la fronte sui tavolini, ma attendono i primi pit-stop: con il nuovo regolamento la 911 con il serbatoio tipo Scania dovrebbe riportarsi in testa. La TWR-Joest si ferma al 43° giro e al box decidono di tenere Alboreto in auto, visto che guida come se avesse appena rubato la macchina a Van Damme. La 911 GT1 si ferma al 45° giro, quasi otto minuti dopo. Quando riparte è dietro alla TWR-Joest di 1,6sec: Alboreto sta facendo la differenza, girando come un invasato. Al box Porsche la prendono bene: un meccanico si cosparge di benzina ma viene fermato in tempo. Le  due 911 ora sono seconda e terza e c’è ancora speranza, ma comunque si cerca la zingara dell’anno prima. Le McLaren GTR vanno forte e tengono botta, assieme alle GT1 non EVO. Anzi, una delle 911 meno evolute, della scuderia italiana BRM, si appiccica alla GT1Evo n°26. E le altre 911GT1 private? Due si sono già ritirate. Le Nissan invece tra errori dei piloti e scambiatori di calore capricciosi perdono terreno e vanno per prati.

Al tramonto finalmente le due EVO ufficiali prendono la testa della gara approfittando delle soste rifornimento. In parata le 911 veleggiano verso la notte e torna a scorrere il sangue nelle vene dei meccanici Porsche. La zingara per ora viene messa in cassa integrazione. La TWR-Joest durante gli stint di guida con Johansson non è abbastanza veloce per tenere la testa ed è terza a un minuto e mezzo, seguita da lontano da tre F1 GTR. In queste ore si assiste ad una sosta strana al box Nissan: fermano tutte e tre le auto contemporaneamente e riposizionano al volo il radiatore per il raffreddamento del cambio con fil di ferro e fascette. Qualcuno in Giappone inizia a salutare i mignoli.

La notte passa tranquilla per quasi tutti. Le 911GT1 EVO mantengono saldamente la prima e la seconda posizione, la TWR-Joest è terza a due giri e le McLaren si danno battaglia tra di loro tra la quarta e la sesta posizione. Chi ha avuto la notte peggiore? Nissan, ovvio. Nel buio dei box sono intervenuti di nuovo su tutte e tre le vetture per continui problemini. In Giappone gli ingegneri Nismo cercano di lanciarsi da un palazzo ma litigano per la traiettoria di volo corretta.

Al mattino nel box Porsche sono tutti sorrisi e pacche sulle spalle. Iniziano a scongelare i wurstel Gran Riserva che tengono per le grandi occasioni quando succede l’impensabile: la 911GT1EVO al comando, la n°25, sbatte e si ritira. Ma le sfighe non arrivano mai da sole: poco dopo la TWR-Joest si prende la testa sverniciando la 911GT1EVO superstite. Come è stato possibile? Primo, la n°26 ha fatto un sosta ai box per cambiare i dischi freno in carbonio. Secondo, alla guida della TWR-Joest c’è di nuovo Alboreto che riprende a guidare come se avesse il gelato che si scioglie sul sedile passeggero. Finite le brutte notizie per Porsche? No. La 911 GT1 privata meglio piazzata, la n°29, cuoce il motore. Ah, la 911GT2 saldamente in testa alla propria categoria perde una ruota. J.J. Letho, che corre con la McLaren GTR F1 Fina, vede tutti gli incidenti, pensa che sia finalmente arrivato il momento di divertirsi e si lancia contro un muretto.

Il box Porsche richiama a lavoro la zingara, offrendole un rinnovo di contratto. Funziona: Johansson, il più amato dagli italiani che si chiamano Alboreto, rompe il musetto e obbliga la TWR-Joest ad un sosta non prevista perdendo più di un minuto. Alla diciottesima, e per le tre ore successive, la 911GT1EVO n°26 prende la testa della gara. Ma al Dio delle corse, evidentemente, non è andato giù il corso Bestemmielli dell’anno precedente. Alla ventunesima ora esplode uno scambiatore di calore e la GT1EVO n°26 saldamente in testa va in fiamme in pieno rettilineo. Al muretto Porsche ci si guarda e in silenzio si brinda con l’eroina, tipo Ragazzi dello Zoo di Stoccarda. La zingara dà le dimissioni e scappa in Messico. Torna al comando la gufatissima TWR-Joest, seguita a breve distanza da due McLaren GTR. Le speranze Porsche sono appese ad un (non EVO) filo: in quinta posizione c’è la GT1 privata n°33 del Team Schubel. Niente da fare, anche quest’anno la TWR-Joest taglia il traguardo della 24h con Alboreto (e chi altro?) alla guida, vincendo per il secondo anno di fila. Porsche si deve accontentare del quinto posto della 911GT1 privata n°33. Seconda e terza la McLaren con le sue GTR Longtail. Per chi se lo stesse chiedendo, la migliore delle Nissan, completamente diversa da quando è partita, chiude dodicesima.

Riparte il corso di improperi al box Porsche, migliore dell’anno prima: questa volta i rappresentanti della Bestemmielli Editore si presentano con delle slide PowerPoint.

La storia non finisce così. Appena tornati in sede, Singer chiama Joest e si riprende le barchette. Sì, avete capito bene, se le riprende. Ma non per bruciarle e ballarci nudo attorno, no. Porsche decide che oltre alla 911GT1 ulteriormente EVOluta (telaio in carbonio, tra le  altre migliorie) alla Le Mans 1998 schiererà due “nuovi” prototipi, chiamati Porsche LMP1-98. Che altro non sono che le TWR-Joest riacquisite dalla Porsche, riverniciate con la scritta “PORSCHE” ben in vista e ulteriormente affinate.

Il risultato? Che ci crediate o no, alla Le Mans 1998 le 911GT1EVO(2) trovano una spettacolare doppietta, chiudendo prima e seconda (n°25 e 26, ovviamente). Questo nonostante la concorrenza più agguerrita degli ultimi anni.

Le ex imbattibili TWR-Joest? Si ritirarono ambedue per noie meccaniche, senza essere mai veramente veloci: giusto per rovinare la festa a chi non aveva creduto in una vettura fatta con telai usati, motori obsoleti e riti voodoo più potenti di qualunque zingara.

Le due barchette adesso si riposano. Trovate la 001 n°7 due volte vincitrice alla 24h di Le Mans nella collezione privata di Joest. La 002 n°8, invece, presso il museo Porsche: quest’ultima pare che non si accenda mai se c’è vicino un meccanico di Stoccarda…

Testo di Marco Carito, il nostro esperto di storie di Motorsport

Ehi ehi, appiccicate un prespaziato sulla vostra Porsche!

E questi li hai letti?

19 comments

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Lorenzo 8 Luglio 2020 - 12:58

Bellissimo racconto
Bravi

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Marco Carito 9 Luglio 2020 - 0:00

Grazie mille!

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Itto 8 Luglio 2020 - 21:29

Da quanto aspettavo di leggere storie di questo tipo?
Dovreste fare un’enciclopedia.

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Marco Carito 9 Luglio 2020 - 0:01

Abbiamo già avviato i contatti con la Bestemmielli Editore!

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Roberto 8 Luglio 2020 - 21:35

Spassosissimo

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Marco Carito 9 Luglio 2020 - 0:01

Grazie Robbe’

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Ag 8 Luglio 2020 - 22:48

In realtà, il team joest fu pesantemente supportato da Porsche, raccontala giusta la storia.

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Marco 9 Luglio 2020 - 0:00

Beh si, io l’ho palesemente romanzata. Ti svelo anche un altro segreto: non chiamarono una zingara!

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Alessandro 29 Agosto 2020 - 15:30

Dipende sempre dal punto di vista da cui guardi questa storia: per l’azienda Porsche è stato un trionfo completo, vittoria assoluta con il prototipo e vittoria di classe in GT1, altra vittoria assoluta l’anno successivo, difficile chiedere di più. Se invece pensi alla squadra corse ufficiale spernacchiata da un prototipo fatto con pezzi vecchi che aveva in casa e che ha consapevolmente ceduto ad altri,BEH…il corso Bestemmielli ci sta tutto

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Marco 9 Luglio 2020 - 9:59

Se tu facessi un racconto live tipo Federico Buffa, ti chiederei il bis COMPLETO. Spero di incontrarti presto, per offrirti una tazza di WD-40. Con affetto.

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Umberto 9 Luglio 2020 - 17:37

Riletto due volte: troppo bello e divertente. Giusto mix di sacro e profano. Per favore, ancora articoli così.

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Vezza 9 Luglio 2020 - 21:22

Che spettacolo sto racconto! Da buon veneto mi ha fatto ridere un sacco pensando alle due tre bestemmielle… Bravo!

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Moreno 11 Luglio 2020 - 16:54

Racconto fantastico, complimenti!!

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Matteo Cavallari 12 Luglio 2020 - 10:31

Gran pezzo!

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Samuel 29 Luglio 2020 - 12:13

Bellissimo articolo!!! Meravigliose storie di motorsport con una sana dose di ironia!
Continuate così

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Jarno 12 Luglio 2020 - 23:47

Capolavoro assoluto, spassosissimo!

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Alberto Angonese 21 Luglio 2020 - 11:45

Articolo fantastico, ci ho messo un pò a leggerlo, perché ho dovuto fare dei pit stop causa piegamento del telaio a forza di ridere.

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Carlo Burti 1 Agosto 2020 - 13:13

Grande articolo, sembrava di vederle girare quelle macchine!

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Luigi Ceccon 11 Agosto 2020 - 14:45

… e pure la Bestemmielli è sospetta…

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