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Servizio Stampa: la leggenda dei trasportatori di bugie

Viviamo in un mondo frenetico, che ci ha plagiato in un continuo bisogno di stimoli, ci ha azzerato la soglia dell’attenzione e che ci rende dipendenti da cuoricini, clickbait e hype. Ovunque titoli sempre più estremi per notizie insulse.

Ma non è sempre stato così, ovviamente.

Per centinaia di anni la carta stampata ha dominato la scena dell’informazione, seguendo la crescente domanda di conoscenza che l’umanità ha richiesto. C’era trepidazione davanti alle edicole la mattina presto, con la gente in fila per ritirare il quotidiano di fiducia capace di aprire una finestra sul mondo.

Proprio davanti a queste edicole la mattina presto, a partire da metà degli anni 70, iniziano a comparire vetture station wagon con motori diesel, i sedili posteriori rimossi e la scritta “Servizio Stampa” sul portellone. In questa storia sono le protagoniste, assieme agli impavidi corrieri della notte che le spingevano sempre alla velocità massima, carichi oltremisura di giornali, in qualsiasi condizione climatica e stradale.

Facciamo un piccolo passo indietro però, torniamo brevemente al 1965, un anno determinante per il mondo del trasporto veloce, segnato dall’arrivo sul mercato della nuova serie del Ford Transit. L’innovativo furgone, nato dallo sforzo congiunto di Ford GB e Ford Germania, poteva vantare spettacolari doti di guida e soluzioni molto raffinate per l’epoca nel mondo dei furgoni di derivazione automobilistica.

I corrieri europei che si occupano di trasporti veloci si ritrovano in mano un mezzo sì con ottime doti di carico ma con una guidabilità e una comodità da berlina. Montava un motore V4 benzina con cilindrata fino a 2000 cc dai consumi spropositati e un superpolmone a gasolio da 41cv.

Il settore dell’editoria quotidiana ebbe invece in quegli anni un boom incredibile. In Italia iniziano i movimenti studenteschi, gli anni di piombo, nel mondo imperversa la crisi petrolifera di inizio anni ’70 causata dalla guerra del Kippur.

La domanda di informazione da parte dei cittadini cresce molto perciò gli editori necessitano di un trasporto velocissimo dei quotidiani verso le edicole, per poter consegnare in tempo per l’apertura mattutina le tirature sempre più elevate dei giornali. Viste le velocità medie dei camion in quel periodo e la necessità di consegnare capillarmente sul territorio, i TIR sono sicuramente da escludere. Allo stesso tempo i furgoni leggeri, nonostante l’avvento del Transit e di altri modelli analoghi, offrivano ancora prestazioni velocistiche e di consumo assolutamente non adeguate per tratte lunghe, perciò l’unica soluzione sono le vetture station wagon.

Queste auto erano acquistate da dei “padroncini” che lavoravano per conto degli editori e si occupavano della consegna espressa dei quotidiani subito dopo la stampa, fino ai centri di distribuzione locali. Ovviamente bisognava guardare i costi di esercizio per massimizzare il guadagno, perciò la scelta doveva tassativamente ricadere su vetture con motore diesel, all’epoca però principalmente aspirate e dai consumi non bassissimi, ma che grazie al bassissimo costo del carburante avevano un costo di gestione ridotto.

Il mercato delle station wagon capienti e prestazionali (nei limiti del possibile) all’inizio degli anni ’70 propone modelli come le Volvo serie 240, le Mercedes W123 con motori diesel a 5 cilindri, mentre scendendo a livello di prestazioni si trovano la Opel Rekord Caravan e la Peugeot 504 Break, entrambe con tristissimi motori da a malapena 70cv.

Nel 1975 si affaccia sul mercato delle papabili vetture da “Servizio Stampa” quella che diventerà la vettura simbolo di questa epoca e di questo mestiere, ovvero la Citroen CX Break (denominazione tipicamente francese per le vetture station wagon, così come per la Peugeot 504). Inizialmente motorizzata con il 2.2 Douvrin diesel da 66cv, nel 1978 viene introdotto il 2.5 diesel aspirato da 75cv, che unito all’ottima aerodinamica della CX la spinge a quasi 150 km/h, un risultato, per l’epoca ovviamente, notevole.

La CX viene scelta dai corrieri soprattutto però per il comfort di marcia superiore, grazie all’ottima ergonomia e alle sospensioni idropneumatiche, ma anche per la dotazione tecnica che queste ultime portavano alla vettura.

Grazie a queste sospensioni (se non le conoscete, andatevi a leggere il nostro articolo QUI), le CX Break potevano caricare fino a 700 kg di giornali, rimanendo perfettamente livellate rispetto alla strada, mantenendo quindi una tenuta e una guidabilità eccezionale, oltre a poter contare su una frenata potentissima con quattro freni a disco e servoassistita idraulicamente. In breve tempo la CX diventa la regina del servizio stampa.

Ovviamente la concorrenza non rimane a guardare e nel 1981 Mercedes potenzia la 300 TD a 88cv, sempre con motore aspirato, mentre nel 1983 Audi lancia la 100 Station wagon con motore 2.0 Turbo diesel da 87cv, capace di 164 km/h.

Sempre nel 1983 però Citroen immette sul mercato la versione Turbo Diesel, con ben 95cv di potenza e 174 km/h di velocità massima. La pubblicità poneva una domanda quasi esistenziale: “Quante auto a benzina si mangerà oggi?”

L’evoluzione di queste vetture continua, raggiungendo e superando i 100cv con motori diesel turbocompressi, con BMW che segna il record nel 1984 con la 524td e 115cv di potenza.

La rivoluzione arriva però nel 1987, con la CX 25 D Turbo 2 Break che, con 120cv, l’intercooler e 195km/h di velocità massima, diventa la vettura diesel di grande produzione più veloce al mondo.

Qui si raggiunge l’apice delle vetture diesel prestazionali per il “Servizio stampa”, che vive il massimo splendore con il picco assoluto della carta stampata di fine anni ’80 e inizio anni ’90.

Le autostrade Italiane e straniere si riempiono di vetture del “Servizio stampa” lanciate sempre al massimo della velocità, soprattutto sulle tratte più trafficate come Milano-Roma o Torino-Roma sono frequenti le battaglie tra i corrieri con vetture cariche all’inverosimile. Le aree di servizio al mattino presto sono popolate dai guerrieri notturni che si riposano dopo una notte intera di battaglia contro il tempo.

D’obbligo era anche il CB, ovvero le radio “Citizen’s Band” spesso usate dai camionisti o per comunicare tra loro. I corrieri del servizio stampa le usavano per avvertirsi su pattuglie della stradale, blocchi, lavori, traffico o magari per intavolare sfide con qualche corriere rivale.

Ognuno aveva il suo nome di battaglia: Diabolik, DoppiaVela, Vagabondo, Giaguaro, Principe della notte, Caimano, Pennellone. C’era un senso di appartenenza assoluto, la consegna delle informazioni era una missione, una sfida continua. Si definivano i “trasportatori di bugie”. C’era chi faceva tutte le notti Milano-Barcellona per consegnare i giornali Italiani richiesti dai vacanzieri delle isole Baleari, chi da Napoli risaliva la penisola per consegnare “Il Mattino” o al contrario scendeva per portare “La Stampa” da Torino in tutto il paese. I ragazzini volenterosi di avventura avevano iniziato a chiedere passaggi notturni fuori dalle sedi dei quotidiani per andare a trovare amici e amori giovanili nelle principali città Italiane, vivendo avventure incredibili.

Dalle gomme forate cambiate alla svelta mettendo come supporto una pila di giornali, alle copie regalate ai casellanti per non pagare il pedaggio, si doveva inventare ogni escamotage per ridurre costi e tempi di percorrenza.

Si facevano tratte sempre al limite della stanchezza fisica assoluta, fronteggiando condizioni climatiche avverse ed eventuali guasti o imprevisti. Molti non sono tornati a casa, coinvolti in incidenti dalle tristissime conseguenze. La ricompensa per il rischio erano ovviamente dei bei milioni delle vecchie lire, si dice fino a quattro mensili, equivalenti a 4500€ odierni.

Queste distanze e velocità erano implacabili anche sulla meccanica, che veniva esasperata da carichi massimi e velocità medie altissime. Ogni settimana era necessario fare il cambio olio e anche le pastiglie dei freni andavano sostituite una volta al mese. I treni di gomme duravano quanto quelle di un’auto da corsa. C’erano alcune officine che davano assistenza 24h ai corrieri notturni, effettuando le riparazioni durante le pause e mentre i guidatori schiacciavano un pisolino. D’altronde c’era chi faceva anche 1600 km dalla sera alla mattina, sempre spingendo al massimo e spremendo ogni singolo cavallo da queste vetture e accumulando centinaia di migliaia di chilometri. Anche all’estero coloro che si occupavano di consegna giornali si dotarono addirittura di Citroen CX con sei ruote, realizzate da carrozzerie specializzate, per massimizzare i carichi e ridurre la frequenza dei viaggi di trasporto.

A metà degli anni ’80 il settore della carta stampata vide una fortissima competizione da parte della TV ora libera dalle grinfie del monopolio statale e alcuni di questi corrieri si spostarono verso la consegna espressa delle cassette dei programmi di Mediaset alle TV locali, definiti “pizzoni”, oppure alla consegna di farmaci urgenti, alternandola sempre al giro dei giornali.

Con l’avvento di Internet a metà degli anni ’90, con la conseguente riduzione delle tirature dei quotidiani e l’introduzione sul mercato dei furgoni veloci come il Ducato 2.5 e 2.8 Turbodiesel, il Renault Master e il Transit entrambi turbo diesel, è stato possibile usare furgoni molto capienti e comunque mantenere velocità medie accettabili, potendo diminuire la frequenza dei viaggi e rendendo non più necessarie le folli corse a 200 km/h dei corrieri notturni del “Servizio Stampa”.

Il ricordo nitido però è rimasto, sia nella mente di chi questo mestiere lo ha fatto, sia di chi, viaggiando tanto, spesso incrociava questi missili su strada. I meme si sprecano, come quelli degli amici di Paride Cedroni Draiv Espirienz!

Grazie a Luca Maini per l’aiuto nella stesura, al gruppo FaceBook “Quelli della Notte” e al Citroen Club Italia per il materiale originale!

Articolo del 7 Luglio 2026 / a cura di Mattia Limonta

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  • Marco Monteverde

    Granda articolo, mi ha sbloccato un sacco di ricordi…

  • LUIGI

    buon giorno,
    articolo come sempre interessante e curioso…volevo fare se possibile una richiesta…potreste fare un articolo sulla citroen CX?

  • LordKaos

    Porca vacca boia che ricordi pazzeschi!
    Neanche a farlo apposta,il mio vicino,Ducato se lo è fatti parecchi anni di giornali..ma gli andava di culo perché portava in giro il Carlino per cui,niente viaggi infiniti.
    Grazie per questa finestra sul passato e per i dettagli, tipo il mitico baracchino in auto, che sgamavi quando vedevi antenne lunghe un braccio nastrate nei punti più improbabili.

  • claudio reggiani

    Negli anni 80, avevo appena comprato una 127 diesel panorama 4 marcie, e per arrotondare, 16.000 lire lorde al giorno per il giro delle edicole di Genova, 36 esercenti, per lo più fuori mano, portavo i giornali ricevuti dai corrieri, che già usavano grossi furgoni, fiat 238, e straordinariamente la cx, ricordo che una mattina, lavoravo tutti i giorni dalle 4 per preparare i pacchi dei giornali raggruppati per edicola per poi consegnarli, e’ arrivata una cx con tuttosport da Torino, che aveva avuto un testa coda in autostrada ma il corriere era riuscito a completare la consegna pur con la vettura decisamente conciata, facevamo tutti una vita di merda, soprattutto perché non si faceva mai festa, solo il primo maggio, lo ho fatto per 3/4 mesi poi ho smesso, il guadagno era risibile.

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