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Nuova Supra manuale, in nome del piacere di guida

Disclaimer: questo articolo è come Innuendo dei Queen, è stato scritto in un momento particolare.

“Si è sempre fatto così”
– tipica frase del cazzo –

INTRODUZIONE

Se c’è una cosa che non tollero è il pressappochismo, è il fare le coseacasoᵀᴹ, è il fare le cose senza anima, ricerca, voglia di osare e andare oltre quanto sia già stato detto, fatto, pensato. Mal digerisco i dogmi, odio fare le cose perché “fanno tutti così”, odio il condominio in cui vivo, con un tossico maledetto che riga le macchine in giardino (le mie comprese), e una situazione generale al limite del grottesco con gli altri condomini che alle mie richieste rispondono, “ah, qua è sempre stato così”.

Dio che rabbia il mondo degli adulti.

No, a me piacciono le cose fatte bene, mi piacciono i dettagli succulenti, mi piacciono quegli angolini nascosti che a volte si celano dietro un’automobile o un aeroplano, quelli che ti fanno capire che lì, il progettista o chi per lui, ha pensato veramente a tutto. Mi piacciono i mezzi specifici, magari scomodi per andarci in giro ma ottimi per risalire un passo montano con la lingua di fuori come Fantossi, non sopporto le cose fatte per fare bene tutto e alla fine fanno male l’unica cosa che dovrebbero fare, emozionare.

– quelle piccole alette in fila presenti sulla semiala sinistra di questo Harrier si chiamano turbolatori e, sebbene sembrino piccole e inutili, hanno un’importanza determinante nell’efficienza dell’ala, ritardando la separazione del flusso d’aria e quindi lo stallo aerodinamico del profilo a cui sono attaccati  –

E allora, mentre da tipo dieci minuti un uomo griffato Toyota mi mostra delle slide con grafici, numeri e mappe di forze G, non posso non provare un leggero senso di eccitazione nel constatare che Toyota ha perso settimane di lavoro solo per capire quale sarebbe stata la massa giusta per il pomello del cambio della nuova Supra manuale, in cerca del miglior peso per ottimizzare l’inerzia della leva nei vari passaggi di marcia, tutto non in nome della performance ma in nome del più grande mistero irrisolto del mondo delle automobili, quello che le tedesche cercano di riempire con lucine e cavalli scaricati sulle ruote sbagliate e che, invece, è figlio di parametri che, peggio per loro, poco hanno a che fare con le schede tecniche e i numeroni dietro a cui molti, troppi, corrono: il piacere di guida.

Un piacere di guida che, come ho sempre sostenuto, non è quantificabile in numeri, sigle o schede tecniche ma invece passa attraverso vibrazioni, odori, suoni e sensazioni difficili da spiegare a parole e che trascendono dal secco tempo sul giro.

Dio, amo le cose fatte come si deve, con passione e cura dei dettagli. Insomma, un po’ come DI BRUTTO.

FINE INTRODUZIONE

ARTICOLO

Ci sono domande a cui l’uomo non saprà mai rispondere. Chi siamo? Da dove veniamo? Cosa c’è dopo la morte? Che problema hanno quelli con le Golf?

Ma non solo. A parità di auto e motore, è meglio il cambio manuale o quello automatico?

Ecco, questa domanda in realtà è estremamente semplice e, per quanto mi riguarda, la risposta è che esistono auto nate per avere l’automatico (utilitarie, auto comode da uso quotidiano) e altre nate per avere il manuale (sportive pure, Lotus, MX-5, GR86 e compagnia cantante). Ma non solo, ci sono situazioni nelle quali l’automatico è meglio e altre nelle quali invece è meglio il manuale. A parità di auto, volete fare il tempone sul giro? Di sicuro è meglio un bel doppia frizione che tira dentro le marce come fucilate mentre se invece volete guidare leccandovi i baffi, godendo e instaurando un rapporto fisico e intimo con la vostra auto, beh, forse il manuale è meglio. Inoltre c’è un’altra grande verità che vi farà gridare “thanks to the dick!”: così come uno intelligente può fare lo stupido ma uno stupido non può fare l’intelligente, un automatico può fare il manuale (con le palette, è vero, e pur sempre con un pedale in meno) ma un manuale non potrà mai fare l’automatico.

E poi c’è da dire una cosa (secondo thanks to the dick del giorno), ci sono domande che non troveranno mai una risposta e quel che è meglio per me magari è peggio per te e probabilmente è vero il contrario. Quindi, per non sapere né leggere né scrivere e per portare la nuova Supra verso un livello di piacere di guida superiore e attirare l’attenzione dei talebani delle vecchie auto sportive e della guida pura, Toyota ha accoppiato il sei cilindri B58 da 340 cv di provenienza BMW ad un nuovo cambio manuale a sei rapporti prodotto dalla ZF e sviluppato specificatamente per questa auto, con rapporti delle singole marce specifici per questa versione e un finale più corto (3,46:1 rispetto a 3,15:1).

A guadagnare da questa scelta è anche la bilancia: solo il cambio pesa 17 kg in meno, a cui si aggiunge l’opzione di avere la Supra in allestimento “lightweight” che, facendo a meno di ulteriori dettagli (come i sedili a regolazione elettrica), permette un risparmio di peso complessivo di ben 38 kg, fermando così il romano della stadera a poco più di 1.450 kg (la versione standard gira sui 1.495 kg).

Disponibile a partire dal 2023 sulla sportiva Toyota e solo sulla versione con il 6 cilindri da 3 litri, questo cambio manuale lancia la Supra verso un territorio inesplorato, dal quale molte auto della sua stessa categoria (quelle poche che sono rimaste) da anni si tengono a debita distanza, trasformando completamente l’esperienza di guida della macchina e rendendo un po’ più noiosetta la versione a cambio automatico.

– la nuova Supra manuale si riconosce da due cose: dalla leva giusta nel posto giusto, dai tre pedali e dalla scritta Supra rossa fiammante –

La nuova Supra infatti – la provai alla presentazione ufficiale a Jarama con accanto Trulli che mi dava indicazioni per poterci tirare come un cane – è un’auto estremamente veloce ed efficace ma anche, specialmente al limite, impegnativa e complessa, che corre tanto ma che potrebbe parlarti di più. Grazie infatti proprio al cambio automatico (un 8 rapporti con convertitore di coppia) che solleva il pilota/guidatore da parecchio carico di lavoro anche in modalità manuale con le palette dietro al volante, si riesce ad avvicinarsi con più facilità e immediatezza al limite della vettura, incontrando così un sottosopra nel quale quella che fino a pochi minuti prima era una comoda e veloce gran turismo si rivela una sportiva vera, da prendere per i capelli e domare, sfruttando i trasferimenti di carico e un assetto al limite dell’eccezionale per far lavorare al meglio le gomme e il telaio e godendo a pieno di un motore sempre esuberante, sonoro e pronto a spingere con forza. Girando a lungo sull’asfalto di Jarama mi sono ritrovato a bordo di una macchina nella quale, devo ammetterlo, il vero limite ero io: su quella pista il cui record appartiene ancora a Gilles Villeneuve, ho provato (grazie anche, lo ripeto, a Jarno Trulli che mi seguiva dicendomi cosa fare) sensazioni che raramente avevo provato a bordo di un’auto, con la bocca asciutta, il cervello completamente sgombro e la concentrazione al massimo. Ho guidato, punto.

– Jarama, Maggio 2019, uno dei miei primi lavori come giornalista, non male questo rollingsteel –

Il tutto grazie (anche) al cambio automatico che ha proprio questo compito: alleggerire il guidatore che può guidare senza troppe rotture di palle tutti i giorni per strada o, in pista, metterlo nella condizione di pensare solo alla performance e lasciando al computer e a della raffinata meccanica il compito di far lavorare al massimo il motore e la trasmissione. Non ci sono dubbi, se il vostro target è il tempo sul giro, l’automatico è la scelta migliore, è stato così in Formula 1, è così sulle auto per noi comuni mortali.

Però le auto possono ancora essere oggetti da guidare e assaporare, con cui litigare e lottare, con cui sentirsi vivi e machi in un mondo noioso, benpensante e menate varie che mi viene il voltastomaco. E allora, in un mondo sempre più digitale, connesso, atrofizzato e atrofizzante, nel quale non so più bene nemmeno con che razza di vocale devo finire di scrivere le parol*, Toyota cala il Big Stick e presenta la nuova Supra con cambio manuale, un inno alla guida vera, pura, sentita, vissuta, leccata. Quella che piace a noi insomma.

– il nuovo tunnel della Supra manuale, con i comandi ridisposti per ospitare la leva del piacere –

L’ho guidata, ci ho tirato ho sbagliato e l’ho ripresa, ho fatto curve a bomba con il posteriore che allargava e altri più lente godendo della spinta del motore, ho goduto nel fare dei cambi marcia perfetti e, è capitato anche questo, nel rendermi conto che avevo innestato la marcia sbagliata. Perché a volte è bello sbagliare, per rendersi conto che siamo vivi e che, per quanto facciamo di tutto per rifugiarci nelle noiose certezze e sicurezze che il mondo ci offre in comode rate mensili beh, siamo ancora esseri fallibili e, semplicemente, vivi. E adesso, al termine di due turni in pista, quello che mi sento è vivo. Mi sento di aver guidato per davvero, fino in fondo. Non c’è dubbio, con l’automatico sarei stato più veloce ma, anche su questo sono sicuro al limone, con il manuale mi sono divertito di più, e non c’è nemmeno bisogno che ve lo spiego ma ci provo lo stesso. In questa configurazione mi sono sentito attivo, nella guida e nella prestazione, non più passeggero/pilota ma pilota e basta, con il compito di far quadrare i conti e di far andare d’accordo il motore con le ruote di dietro. Mi sono sentito coinvolto nel gioco, più impegnato e più partecipe del tutto. Semplicemente ho assaporato di più la macchina e l’esperienza di guida, in breve, ho provato cosa vuol dire “piacere di guida”. Su auto di questo tipo, mi spiace, ma il manuale ci sta come il Parmigiano sulla pasta, rende una cosa buona perfetta.

– riassumendo tutto quanto scritto, con questo nuovo “vecchio” cambio ci si sente la macchina in pugno (mi serve un manista migliore) –

Con il cambio manuale l’intera esperienza di guida diventa più “maschia”, gli innesti sono ben contrastati e buttare dentro le marce, specialmente ad alto numero di giri, richiede un certo sforzo. La corsa della leva è meno corta di quello che ci si potrebbe aspettare (e come infatti è sulla GR86) e il comando non è dei più precisi, dando così la sensazione di non digerire troppo bene i maltrattamenti ma, anzi, obbligando a guidare sempre concentrati gustandosi ogni singolo cambio marcia cercando il rev-matching perfetto, che potete farlo voi con le orecchie e il piede destro o facendovi aiutare dal sistema iMT (disattivabile), lo stesso presente sulla Yaris GR che, sia in scalata che in salita (nelle sole prime tre marce), dà una sgasatina per centrare il numero di giri perfetto.

Insomma, non è solo “una macchina sportiva con il cambio manuale”, no, è un regalo (regalo… siamo sui 70.000 €) che Toyota ha fatto a tutti gli appassionati di guida, concedendo loro i privilegio, sempre più raro oramai, di entrare in un mondo parallelo, nel quale le parole e i numeroni contano il giusto e nel quale, invece, conta solo Guidare.

Viviamo in un’epoca strana, nella quale sentiamo l’obbligo di spiegare tutto a tutti, nella quale ogni singola parola e concetto può venire travisata e usata contro di noi. Fate caso quante volte, negli ultimi tempi, sentite dire dalle persone “nel senso che“, fastidioso (se usato troppo) intercalare usato per spiegare, approfondire, cercare di rendere chiaro ed inequivocabile ogni singolo pensiero onde evitare fraintendimenti in un’epoca nella quale si parla un po’ troppo, un’epoca nella quale mi devo sentire in colpa di essere un maschio bianco eterosessuale e nella quale dobbiamo stare qui a spiegare perché un’auto con cambio manuale può essere più divertente e goduriosa di una con un’automatico.

Il problema è che ci sono cose che non si possono spiegare, come il motivo per cui se mi date una Tesla, anche con 2.000 cv, il mio istinto sarà di tirarla giù da un burrone.

Chiudendo il cerchio, assieme alla trasmissione manuale, sulla Supra model year 2023 arrivano anche diversi aggiornamenti tra cui il più importante è una leggera ritaratura delle sospensioni per migliorane il rendimento oltre al miglioramento di altri piccoli dettagli di contorno tra cui un irrigidimento dei tamponi di fine corsa e dei bushings delle barre antirollio. Restano invariati i freni, buoni per un utilizzo sportivo ma che in pista tendono ad alzare bandiera bianca un po’ troppo presto. Non cambia nulla invece per quanto riguarda gli interni, un po’ troppo simili a quelli della BMW Z4 ma su questo argomento si è già detto fin troppo e rimangono, ahimé, le prese d’aria finte, una cosa che mi fa fare la cresta come i gatti ma almeno qui le marmitte sono vere. Grazie.

A questo punto però sorge un problema, dopo aver provato la Supra è toccato alla GR86 e, per quanto con circa 100 cv in meno, ho trovato quest’ultima molto più divertente, comunicativa, precisa e piacevole… il tutto a circa la metà del prezzo. Insomma, la coppia GR86 – Supra rischia di dare vita ad un conflitto interno tipo quello che nel lontano 2006-2007 si generò in casa Porsche fra la nuova arrivata Cayman e la classica 911 (997), con la prima più simile per approccio, prestazioni e semplicità a quello che era una volta la 911 rispetto a quello che la 911 era diventata. Vedremo con il tempo anche se, a giudicare dal putiferio che è successo, la GR86 ha già avuto ragione.

E smettetela con sta cazzata menata che la Supra è una Z4, averne di macchine così. Meno commenti e più sgommate per favore.

Ho bisogno di ferie.

Ah, importante: ho iniziato a lavorare su DI BRUTTO Volume Due, prevendite aperte a ottobre 2022, sei pront*?

Articolo del 7 Giugno 2022 / a cura di Il direttore

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  • Carlo

    Perfetto. Uno dei più bei pezzi di RS.

  • Matteo

    Maschio, bianco, eterosessuale e forse anche carnivoro… :-))

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