MBK Booster, per 30 anni il più zarro di tutti

de Vittorio Sanesi

Per la corretta lettura dell’articolo, suggeriamo la colonna sonora giusta: https://youtu.be/QAtklxdqnps

Florida, fine anni ’80. Sullo sfondo un viale di palme che si affaccia sulla spiaggia e poi sull’Atlantico. Mullet d’ordinanza, insegne dei locali di neon fluorescenti e bustina di bamba appena requisita ad uno spaccino nel cassetto portaoggetti. L’automobile, possibilmente una Testarossa bianca. Tu però non sei Don Johnson, e la vita vera non è il set di Miami Vice. Della Testarossa al massimo hai il poster appeso in camera e l’unica bamba a cui puoi aspirare sono questi inquietanti snack al burro d’arachidi. Che poi magari sono pure buoni ma di sicuro sono veleno.

 

Per fortuna, però, c’è chi ha pensato a qualcosa per tirarti su di morale e farti passare di mente la costante discrepanza tra i tuoi obiettivi e i mezzi che possiedi per raggiungerli. Non è il tuo migliore amico né la tua ragazza, che no, non ha acquistato quel nuovo costume fluo che non ti sarebbe dispiaciuto vederle addosso. Mannaggia a lei.

Chi ha pensato a te non è proprio il tuo tipo, al 99% ha gli occhi a mandorla, e sta in Giappone, a non meno di 17 ore di volo di distanza. Per la precisione a Iwata, dentro ad un ufficio della principale sede Yamaha.

Qualcuno ha deciso di chiamarlo Zuma, come l’album di Neil Young, anche se tu ora come ora sei più tipo da Kenny Loggins. È un mezzo decisamente meno pretenzioso della Testarossa che avresti desiderato, ma forse, dall’alto delle sue ruote da 10”, è destinato a rivoluzionare il suo segmento più di quanto abbia fatto la pur iconica Ferrari motorizzata da quel 12 cilindri piatto a V di 180° (che se lo chiamate boxer vuol dire che non siete stati attenti).

È un dannatissimo scooter, altro che Testarossa. Appartenente alla categoria dei plasticoni, così come venivano soprannominati in effetti in quegli anni, ma anche molto dopo, tutti gli scooter moderni, in un mondo che di questo genere conosceva solo la Vespa con la sua scocca in lamiera stampata o i famigerati tuboni con il Malanca a 4 marce. Ruote ciccione con pneumatici leggermente tassellati, doppio faro tondo (che in realtà solo in alcune versioni è un gruppo ottico unico coperto da una mascherina ma vabbè), zarrissima livrea bianca, pure i cerchi, con particolari rossi oppure blu e grande luce a terra. È un mezzo da spiaggia, o almeno vorrebbe esserlo, che prende chiara ispirazione dall’ignoranza dilagante degli ATV tipo Honda US90, Honda Big Red e similari. Viene presentato al salone di Tokyo del 1987, e il mercato cui Yamaha punta, oltre a quello interno giapponese, è proprio quello delle bianche spiagge americane, tra Florida e California, dove le ruote grasse non sono solo un vezzo ma servono per galleggiare sulla sabbia.

La descrizione ha iniziato a farti ronzare qualcosa nell’orecchio, lo sappiamo, ma il nome Zuma non ti dice ancora niente. Forse cambierebbe qualcosa se lo chiamassimo con la sigla del modello Yamaha per come si è chiamato in Europa per tre decenni: BW’S, per Big Wheels, ruote grandi.

Se ancora avete qualche dubbio, ve li toglierà l’appellativo che lo ha reso leggenda qui da noi: Booster.

Breve spiega sui diversi nomi con cui questo mezzo è conosciuto: come detto, nasce per Giappone e Stati Uniti, dove si chiama appunto Zuma, ma l’accoglienza da parte di questi mercati non è calorosa come preventivato. Va molto meglio in Europa, dove si vede per la prima volta due stagioni più tardi, al salone di Parigi del 1989. BW’S e Booster sono i due nomi con cui lo scooter diventa celebre nel vecchio continente, il primo per gli esemplari a marchio Yamaha e il secondo per quelli a marchio MBK (azienda francese nata come Motobecane negli anni ’20 e parte del gruppo Yamaha dal 1986, per la quale è tuttora uno degli stabilimenti produttivi in Europa).

Noi, lo chiameremo semplicemente Booster.

A livello meccanico non presenta novità particolari rispetto a quanto di già esistente, ma lo stile è tutto un programma. Arrogante, ignorante, strafottente, del tipo che anche se è un 50 cc se potesse prenderebbe a ceffoni le moto con il doppio dei cilindri per affermare la propria superiorità nel quartiere. “A me non serve andare forte, io sono più figo e anche se non c’è tanto spazio le ragazzette vengono via con me”. Che poi, ragazza o non ragazza, con un Booster sotto le chiappe, a fine anni ’80, ma anche una decade più tardi, sei il più figo in ogni caso, perché nella peggiore delle ipotesi sei comunque quello con lo scooter che s’impenna meglio, che basta un po’ di pratica e viene su con il pensiero, poco meno che col Ciao. Poi gas, colpetto di freno posteriore, ancora gas-freno-gas-freno e via così per chilometri fino a che a che non c’è più nessuno ad ammirare le tue gesta.

Sì, discorso valido anche se ti chiami Luca Cadalora. Da notare la trovata dei benpensanti del team Yamaha, che applicarono il logo dello sponsor anche sul fondo sapendo già come sarebbe andata a finire.

Tipo che passi davanti a casa degli amici su una ruota, con le loro madri che prendono la mira con la ciabatta perché dai il cattivo esempio, e con la suddetta ragazzetta che maledetta lei non se l’è sentita di salire perché le sembravi spericolato, ma ora che ne ha la certezza un po’ pentita lo è (game over fratello, ancora una volta, ma almeno hai il Booster che ti tira su).

Sotto i pannelli di plasticon ehm della carrozzeria, niente soluzioni raffinate, ma ghisa, ferro e materia indistruttibile. Forcella a steli rovesciati (sì, avete letto bene, steli rovesciati a tripla regolazione… seh vabbè), freni a tamburo, ruote come detto da 10”, monocilindrico raffreddato ad aria prodotto da Minarelli su licenza Yamaha, carburatore da 12 mm, peso a secco di 69 kg. Ricetta semplice ed efficace, ma il Booster punta tutto sulla presenza scenica. In Italia fa il botto, il primo anno ne arrivano poco più di 4.000 e vengono tutti bruciati, non in senso letterale, ma nel senso che nei magazzini e nei concessionari non ne rimane nemmeno uno.

DI BRUTTO Volume Zero sta tornando, in un formato più piccolo 23×16 e cazzuto, con titolo dorato ed errori corretti, siete avvisati. –

Nel 1994 arrivano le prime migliorie, tra cui il freno a disco anteriore. Poco dopo Yamaha lancia il suo successore, il Next Generation, che si rinnova nelle forme diventando più grosso e futuristico, ma non a tutti va giù. La pressione degli importatori per riavere il Booster originale è tale che nel ’96 viene riproposto e prende il leggendario nome di Booster Spirit, mentre il Next Generation rimane e lo affianca in gamma. Booster e BW’S, nelle loro diverse versioni, continuano a fare fuoco, tanto che al 1999 le vendite complessive sforano il milione di esemplari (MILIONE); per la sola Italia si parla di qualcosa come 350.000 pezzi circolanti. La carriera del Booster continua come BW’S fino al 2017 sostanzialmente invariato, almeno nella linea.

Booster Rocket, con tanto di alettonazzo posteriore

Booster Track

1987-2017, 30 anni di storia che sanciscono quello che di fatto è un mito e che ha mosso tra casa, scuola e la piazzetta (tutti hanno una ‘piazzetta’ di riferimento, dai) tre generazioni di quattordicenni con una carriera sostanzialmente immortale. Una militanza sulle strade delle città italiane interrotta solo di recente dalle sempre più stringenti normative antinquinamento, che sono riuscite a uccidere il Booster (ma anche l’SR) e che un po’ alla volta stanno uccidendo tutte le nostre fonti di divertimento. Maledette anche loro, ma la nostra passione non morirà.

Il Booster va bene anche per andare al mercato

E anche se ti chiami Luciano Pavarotti e giri con un paio di ciabatte bianche

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6 commenti

martino 15 Novembre 2022 - 11:26

Mio nipote ne ha sistemato uno o lo usa per andare a scuola (logicamente Istituto Tecnico Professionale), prendendo “a schiaffi” i risvoltinati col monopattino!
Orgoglio di Zio!!!

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Flavio 15 Novembre 2022 - 12:11

Ricordo un tizio che aveva il booster a specchio, non so se era una versione speciale, sapete darmi info?

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Emanuele Colombo 15 Novembre 2022 - 20:39

Quando facevi provare il motorino a qualcuno gli dicevi: “se cadi, carene a specchio…” eheheh
Erano un upgrade aftermarket a memoria e costicchiavano. Andavano a ruba, nel senso che se le fregavano alla grande.

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Flavio 16 Novembre 2022 - 13:04

Grazie!!no perche su internet non trovo notizie a riguardo, ma quel booster a specchio lo ricordo eccome!

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Matteo Blasi 1 Dicembre 2022 - 2:07

Questo articolo è uscito, ironia della sorte, il giorno che ho messo in strada il mio con 70 tpr, rodaggio anche con temperature prossime allo zero e anche se ormai ho passato i 31, in giro col bomber nero in quartiere a comandare.

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Emanuele 15 Novembre 2022 - 20:41

Aspettavo la parentesi sul lancio del booster a San Siro nel 2001 e invece niente. Direi che fa pedigree…

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