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Recensione Italeri Macchi M.C.205 Veltro 1/72

de Il direttore

Una delle domande che mi sento fare più spesso da persone che scoprono la mia passione per il modellismo e vedono i risultati delle mie bestemm ore zen è “ma per un principiante? cosa mi consigli?”. Bene, in tutti i casi la mia risposta è sempre e solo una: Italeri. Sarà che sono cresciuto a meno di un km da questa azienda, sarà che da bambino alla festa della parrocchia andavo alla pesca solo per vincere uno degli aeroplani che l’azienda forniva al prete, sarà che il mio primo modellino fu un Tornado IDS in scala 1/72, sarà quel che sarà, il punto è che sono particolarmente affezionato a questo marchio.

Tralasciando però le mie opinioni personali e cercando di essere più professionali, il motivo per cui consiglio Italeri è perché nel suo sconfinato catalogo è possibile trovare innumerevoli kit ad un prezzo abbordabile (sull’ordine dei 10 euro), grazie ai quali è possibile fare numerose cose, dal costruire l’aereo “da scatola” migliorando le proprie abilità e scontrandosi con le prime difficoltà che il modellismo pone (stuccature e altre cose noiose che però fanno parte del percorso) al lanciarsi in esperimenti e personalizzazioni senza il rischio di buttare via kit costosi e preziosi (che comunque Italeri propone eh, ultimo in ordine di tempo uno straordinario Tornado in 1/32 che presto costruirò).

Comunque, per la serie “kit economici da strapazzare e con cui fare esperimenti” voglio introdurre il Macchi che vado a recensire oggi, un aeroplano comprato per caso in centro a Bologna in un famosissimo negozio di modellismo – meta di tutte le mie fughe ai tempi delle superiori, anche perché di fronte c’era il bowling – per circa 11-12 euri e che ho acquistato proprio per fare un po’ di esperimenti e migliorare le mie doti da modellista.

Magari un giorno riuscirò a fare cose del genere

– la strada per arrivare a questi risultati (non miei, non ancora) è lunga e piena di aeroplani rovinati –

Quindi, via con il Macchi ma, prima, un po’ di introduction:

Nonostante l’aviazione italiana si fosse presentata all’inizio della guerra piuttosto scalcagnata, nel corso del conflitto anche in Italia vennero costruiti aeroplani degni di nota e capaci di reggere il confronto con quanto veniva proposto sia dagli alleati quanto dai nemici (che nel 1943 si invertirono i ruoli). Fra questi merita una menzione d’onore il bel Macchi M.C.202 Folgore: figlio del genio dell’ingegner Castoldi (che già aveva fatto vedere di che pasta era fatto negli anni della Coppa Schneider), il Folgore può essere considerato il primo caccia “moderno” costruito in Italia. Grazie a lui e alle prestazioni del motore Daimler DB601 – costruito a su licenza dalla Alfa Romeo a Napoli – i piloti italiani erano finalmente capaci di stare al passo con i coevi Bf.109 della serie E e i primi Spitfire. E poi era bello, elegante e anche un po’ losco, tutte peculiarità che in un caccia ci piacciono.

Interamente metallico sia nella struttura che nel rivestimento, con la semiala sinistra più lunga di 21 cm rispetto a quella destra per limitare gli effetti della coppia dell’elica, con carrello retrattile, ipersostentatori, radio di bordo ed elica a passo variabile, il Macchi M.C.202 fu oggetto di una pesante evoluzione che nel 1942 portò al Macchi M.C. 205 Veltro, non solo uno dei migliori caccia italiani dell’epoca ma – a mio avviso – uno degli aeroplani più belli ed eleganti che abbiano mai volato. Partendo dalla buona base del Folgore, il Veltro ne migliorava tutte le caratteristiche, grazie sopratutto al nuovo motore Fiat (che altro non era se non un Daimler DB605 come quello del 109 G-6 costruito su licenza in Italia) che era capace di tirare l’aeroplano fino a ben 640 km/h di velocità massima, pari – se non meglio – a molti aerei dell’epoca. Non solo potente e veloce ma anche manovrabile e ben armato, il Veltro fu una grande sorpresa per amici e nemici e anche un ottimo esempio di cosa poteva fare l’industria italiana se ben supportata al punto che, probabilmente è una leggenda metropolitana ma mi piace l’idea di riportarla, c’è chi dice che, dopo l’armistizio del 1943, qualcuno dell’aviazione statunitense disse “ah bene, finalmente abbiamo questo aereo come alleato”.

– sembra una bella auto da corsa –

La cosa curiosa circa il Veltro – e il precednete Folgore – è che, nonostante sia stato un grande aereo ed è tutt’ora un gran bel pezzo di meccanica e storia dell’aviazione, il mondo del modellismo ha sempre snobbato questo bell’apparecchio. A differenza di quanto avviene con gli onnipresenti Messerschmitt o Spitfire, se vi volete cimentare nella costruzione di un bel Macchi le scelte sono molto poche e, al giorno d’oggi, in 1/72 lo fanno solo la Italeri e la Hobby 2000, nuova casa costruttrice di kit che ha reinscatolato il vecchio (e più costoso) Hasegawa (in passato lo facevano anche la Frog e la Supermodel, roba introvabile).

Come accennato prima, il kit Italeri che ho comprato io è di quelli super economici, si trova in commercio a poco più di 10 euro e permette di ottenere buoni risultati anche “da scatola”, a patto però, come vedremo, di aver a portata di mano stucco, cazzuola, carta abrasiva e un po’ di buona documentazione con foto e schemi, cose che nel modellismo non guastano mai

– uno schema come questo è molto utile per verificare le corrette proporzioni del modello –

La scatola, classica Italeri con la scomoda apertura laterale, rappresenta un Veltro in volo al tramonto con la colorazione tipica dell’aviazione “repubblichina”. Dopo l’armistizio del settembre 1943, quella che fino a pochi giorni prima era la Regia Areonautica si trovò infatti spaccata in due: da un lato (nel Regno del Sud) venne istituita l’Areonautica Cobelligerante Italiana che operava assieme agli alleati, dall’altro (al Nord con l’istituzione della Repubblica di Salò) nacque invece la ANR, Areonautica Nazionale Repubblicana, che invece operava accanto alle forze tedesche. Nel kit Italeri, come riportato sulla scatola con la dicitura “Decal for 3 versions”, sarà quindi possibile ricreare un Veltro dell’Areonautica Cobelligerante – con le coccarde tonde verde-bianco-rosse – o due diversi aeroplani appartenuti all’ANR, caratterizzati dal fascio sulle ali e dal tricolore in fusoliera e deriva.

Ora, come potete notare dalle immagini qui sopra, quando inizierete questo aeroplano vi si presenteranno due diverse opzioni: da un lato potete verniciare l’aereo in maniera più “standard” come quello riportato in copertina oppure, e qui viene il difficile, cimentarvi nella classica colorazione italiana con la base color sabbia e le famigerate amebe sparse qua e la su tutta la fusoliera. Certo, quest’ultima scelta è quella più difficile e che richiede più pazienza ma il bello del modellismo è proprio questo, cimentarsi in cose via via sempre più difficili e, anche a costo di buttare via tempo e moccoli, togliersi qualche bella soddisfazione. Quindi, nel mio caso, ho optato per la colorazione più difficile, con l’intento di ricreare il Macchi M.C.205 del 6° stormo, 1a squadriglia “Asso di bastoni”, matricola 92272 e di base a Campoformido (FVG) nei primi mesi del 1944.

La vera difficoltà nel ricreare questa colorazione sta nei numerosi anelli di fumo – chiamati anche amebe – difficilissimi da ricreare a mano libera, sia a pennello che ad aerografo. Le opzioni sono quindi due: farsi degli stencils o, visto che il kit Italeri non vi fornirà le decal per ricrearle, rivolgersi ad altre aziende che forniscono le decal delle amebe. Per questo io mi sono rivolto alla Tauro Model di Torino, che produce dei bellissimo foglio pieno zeppo di amebe, tutte in scala 1/72 e pronte per venir ritagliare UNA AD UNA e attaccate sul nostro aeroplano una volta terminata la base.

Preparatevi allo sconforto:

– purtroppo non ho riferimenti, ma i quadrati sulla mia tovaglia hanno un lato di pochi mm –

Ma andiamo con ordine: aperta la scatola Italeri ci troveremo di fronte a tre alberi di colata, due classici in polistirene grigio, uno in plastica trasparente e ad un piccolo foglio di decal. I dettagli superficiali dei singoli pezzi sono buoni, le linee di pannellatura sono in negativo e i pezzi sono pochi (una cinquantina). Analizzando bene i vari pezzi iniziano però a venire fuori le magagne: i dettagli all’interno dell’abitacolo sono pochi e ci sono i segni degli espulsori degli stampi proprio nei pannelli accanto al pilota. A questo si aggiunge lo scarno cruscotto, ricreato utilizzando una misera decal. Le possibilità per pompare al massimo i dettagli di questo piccolo aeroplano ci sono (ci sono diversi kit aftermarket sia di fotoincisioni che di pezzi in resina) ma nel mio caso non ho voluto lanciarmi in altri acquisti se non il foglio con le amebe, cercando di tirare fuori il mio massimo da quanto proposto dalla Italeri.

– si vede il dettaglio delle microscopiche cinture di sicurezza –

Oltre quindi a pulire l’abitacolo e a ricreare le cinture di sicurezza con del nastro Tamiya, gran parte del lavoro svolto su questo kit è stato impegnato per la corretta ricostruzione dei pozzetti dei carrelli: nell’aereo vero lo spazio che viene occupato dai carrelli quando retratti non è “tappato” come nel modellino ma è aperto, e da esso è possibile accedere alla parte posteriore del motore e a tutti i tubi idraulici e pneumatici che governano i sistemi di bordo. Nel kit Italeri i pozzetti sono tappati, obbligando quindi ad un fine lavoro di “taglia e cuci” se si vuole aumentare il realismo del modello finito.

– a sinistra il pozzetto “chiuso” come da kit, a destra il pozzetto aperto a botte di lametta e lima –

Per procedere alla corretta ricostruzione dei pozzetti mi sono armato di foto dell’aereo originale, di pazienza e di un piattino di plastica (che è in polistirene, stesso tipo di plastica utilizzata negli aeroplanini) da cui ho ritagliato i vari pezzi che mi sono serviti per l’operazione. In questo modo ho ricreato diversi tubi del telaio a traliccio dell’aeroplano, due paratie e due piastre metalliche di rinforzo (che mi sono venute un po’ fuori scala). Infine ho aggiunto diversi tubi e tubicini con del fil di ferro.

Completato l’affaire pozzetti, la costruzione dell’aeroplano è proceduta in maniera lineare ma non senza problemi. Il kit Italeri purtroppo è vittima di accoppiamenti poco precisi che lasciano spazio a grossi buchi e che richiedono il costante intervento di lima, stucco e pazienza. In questo modo si potrà ottenere un buon risultato ma, c’è poco da dire, questo è un kit che non regala niente. È piccolo, economico e sembra innocuo ma le sfide che pone sono numerose. Se le due semifusoliere vanno infatti assieme molto facilmente (e altrettanto facilmente si rimuovono le linee di giunzione con poco stucco), discorso diverso per la cofanatura del motore e per l’accoppiamento con le ali, che richiede molto lavoro per chiudere le fessure alla radice alare e per dare alle due semiali il corretto angolo di diedro.

– e vai di spatolone –

Anche il radiatore installato sotto la parte posteriore della fusoliera richiede un po’ di lavoro ma alla fine va assieme senza troppe proteste. Discorso diverso per i trasparenti: il mio kit in particolare aveva un brutto ritiro della plastica da un lato del parabrezza nel raccordo con la fusoliera. Ho provato a sistemare il problema con un po’ di stucco ma non sono riuscito… e alla fine mi sono arreso. C’è da dire che Italeri offre un buon servizio ricambi, basta chiamare (o scrivere) indicando il pezzo che serve e con pochi eurini si potrà avere il ricambio spedito a casa.

– qui si nota bene il problemino alla base del parabrezza che non si raccorda con la fusoliera –

Altra cosa a cui bisogna stare un po’ attenti (e che io ho sbagliato) è la questione antenne: sulla parte posteriore dell’aereo dietro l’abitacolo c’è la piccola gobba del dipolo così come era presente sui vecchi M.C.202. Nei Veltro “puri” questa gobbetta non c’era e anche l’antenna principale era molto più tozza. A voler quindi essere pignoli il dipolo andrebbe rimosso e l’antenna andrebbe ricostruita. Tutto questo discorso non è però del tutto vero perché alcuni M.C.205 venivano costruiti convertendo pezzi e fusoliere da vecchi M.C. 202 (in perfetto stile italiano), mantenendo quindi la conformazione originale delle antenne. Come potete vedere nella foto qui sopra io ho montato l’aereo con la conformazione “vecchia” che andrebbe anche bene… se solo che l’aereo che ho ricreato io aveva invece la conformazione nuova. MEA CULPA.

Per fortuna non siamo su un forum di modellisti ma sul rilassatissimo Rollingsteel, altrimenti…

Comunque, chiuso l’aereo, ho proceduto alla sua verniciatura: per la colorazione della fusoliera ho optato per una vecchia boccetta di smalto Model Master Dark Tan Flat che avevo in casa da anni, completamente raggrumato e mezzo secco. Con un po’ di diluente l’ho recuperata ma, abituato agli eccellenti acrilici Gunze o Tamiya, il risultato non mi ha soddisfatto per niente. A parte la nuvola tossica che ho generato nella mia stanza del modellismo e per la quale probabilmente finirò nel polmone d’acciaio a breve (sconsiglio vivamente l’utilizzo di smalti ad aerografo in ambienti chiusi, nel caso aprite tutto e usate una mascherina) e l’aver intasato irrimediabilmente un aerografo, il risultato non mi piace: il colore è molto – troppo – denso e spesso e per asciugarsi ci ha messo quasi tre giorni nonostante io utilizzi una stufetta per accelerare l’asciugamento delle vernici. La prossima volta alzo il culo e vado dal mio spaccino a comprare l’acrilico giusto che è meglio.

– la stufetta è uno scatolone con stagnola e lampadina ad incandescenza: 40/42° costanti e via andare –

Conclusa la verniciatura è iniziato l’affaire amebe, un lavoretto per il quale sono stato giustamente accompagnato e controllato dalla mia regina.

– le amebe: UNA AD UNA. In queste imagini si nota la bassa qualità superficiale della verniciatura a smalto –

Sebbene attaccare le amebe non sia particolarmente difficile e sia richiesta solo una gigantesca dose di pazienza e tempo, bisogna stare attenti a far aderire le piccole decal all’aeroplano “spingendole” con un cotton fioc dentro le fessure presenti sulla fusoliera, magari aiutandosi con una soluzione di acido acetico utile per ammorbidirle (io ho le soluzioni della Microsol). Completata la livrea ho dato una bella mano di opaco e ho proceduto all’invecchiamento, fatto utilizzando le trousse Tamiya Weathering Set e il panel liner, facendo venire a galla altri problemi della maledetta verniciatura a smalto. I panel liner infatti sono anche loro smalti e, nonostante io abbia “sigillato” l’aeroplano con due mani di trasparente acrilico, un po’ del solvente del panel liner ha reagito con la vernice sottostante, portandola via in alcuni punti. Niente di irrecuperabile, ma mi ha dato noia.

L’aereo poi è stato finito con una mano leggera leggera di color sabbia molto diluito per dare una “ingiallita” al tutto e con gli ultimi dettagli rimanenti come i carrelli e i fili dell’antenna. Da notare l’effetto del peso sulle gomme, ottenuto scaldando le ruote e schiacciandole sul fianco della lama di un coltello, azione pericolosissima – che mi è andata di culo – perché il polistirene ha una certa inerzia nell’assorbimento del calore (in termodinamica si parla di inerzia termica) e quindi si rischia di sciogliere tutto in un batter d’occhio.

Quindi, concludendo, il kit Italeri dedicato al “nostro” Macchi è sicuramente una bella avventura, sia per i principianti che si troveranno per le mani un kit economico con cui impratichirsi sia per i più esperti, che potranno dare sfoggio delle proprie abilità di modellisti portando a casa un modello capace di rendere giustamente onore ad uno degli aeroplani più belli che abbiano mai volato. Anzi, personalmente credo proprio che in futuro ne farò un altro, anche solo per il gusto di verniciarlo come si deve e, perché no, tirare ancora più sui dettagli.

EDIT: mi hanno fatto notare che ho applicato le bandiere sul lato destro al contrario, se qualcuno ha qualche informazione certa in merito e magari conosce il motivo per cui sul lato destro degli aeroplani il tricolore veniva disegnato rosso-bianco-verde beh, ce lo faccia sapere!

Voglio infine ringraziare Enrico Chiambalero, mio guru nel campo del modellismo, sempre pronto a dispensare consigli e suggerimenti e autore del bellissimo Folgore che vedete qui sotto, decisamente migliore del mio.

E questi li hai letti?

8 commenti

Kiodo 30 Gennaio 2021 - 13:37

Ciao, le bandiere te le devi immaginare sempre tese nel flusso del vento. Quella italiana ha il Verde vicino all’asta, da cui la disposizione.
Complimenti e grazie per il sito, che mi diverte molto!

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Il direttore
Il direttore 30 Gennaio 2021 - 13:45

Grazie mille! Ora è tutto chiaro, la volta prossima presterò attenzione anche a questo dettaglio, che pollo!

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Marco Gallusi 30 Gennaio 2021 - 14:05

Ottimo lavoro… bellissimo esemplare… a questo punto aspettiamo il Tornado…

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Marco Gallusi 30 Gennaio 2021 - 14:06

Ottimo lavoro… bellissimo esemplare… a questo punto aspettiamo il Tornado…

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MaxWell 1 Febbraio 2021 - 21:38

Molto bello, giusta osservazione per la bandiera ma pochi lo sanno.

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Enrico 30 Gennaio 2021 - 15:24

Fai Direttore, complimenti, io però ho trovato anche un Veltro della Ilaleri 1:48 fatto decisamente bene (ex Tamiya) con ben 6 mimetiche tra cui Regia areonautica del luglio 43 con foglio di amebe già incluso.

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Il direttore
Il direttore 30 Gennaio 2021 - 15:30

È un ex Hasegawa, un ottimo kit dal quale è possibile tirare fuori robe veramente toste. Nel mio articolo però parlo della scala 1/72, per la quale la scelta è molto limitata

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Claudio Pederiva 31 Gennaio 2021 - 22:10

Bel modello, ben fatto e verniciato, riguardo le bandiere confermo, su velivoli, mezzi delle forze armate etc si mettono “al vento”, ovvero come fossero sventolanti. Forse il filo dell’antenna sembra un po’ grosso, ma sono dettagli che anche io non reputo fondamentali.

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