Spunteremo fuori a bassa quota dal sole che sorge e a un miglio di distanza gli spariamo la musica!
Musica?
Sì, io uso Wagner! Quei selvaggi si cagano sotto e i miei ragazzi si gasano!

Così, con un dialogo al limite del surreale, inizia una delle scene più famose ed iconiche della storia del cinema, quella che è uno dei simboli stessi del film Apocalypse Now, strepitoso racconto della follia che fu la Guerra del Vietnam e ricco di citazioni, immagini e momenti che da un lato potrebbero far sorridere ma che dall’altro raccontano bene il paradosso di quel conflitto. Se lo avete visto sapete di cosa parlo, se non lo avete mai visto avete trovato cosa guardare stasera, bestie.
Ad ogni modo, fra musiche indimenticabili “Si, dunque… Apocalypse Now, regia di Francis Ford Coppola, musica dei Doors” e immagini da brividi, il protagonista indiscusso tanto di quel film quanto dell’impegno statunitense nel Sud-est asiatico è senza dubbio il Bell Uh-1 “Huey” Iroquois. Portatore del nome di una tribù indiana come tutti gli elicotteri USA (QUI una storia interessante sul perché di questa scelta), l’UH-1 è uno degli elicotteri più famosi, longevi, polivalenti ed utilizzati del mondo. Abbiamo già scritto un Bell’articolo su di lui, l’abbiamo definito “il coltellino svizzero dell’aria”, lo trovate qui andatevelo a leggere subito che oggi invece parliamo di modellismo ciao.
Ah, a proposito, da qualche mese ho iniziato a collaborare con Tamiya, trovate una bella selezione di kit nello shop di Rollingsteel, un buon modo per mettere le mani su una (o più) copie di DI BRUTTO e per sostenere questo progetto editoriale che lo so che vi piace.
Ad ogni modo, da grande appassionato di quella che fu la Guerra del Vietnam, nella mia personale pile of shame – la pila della vergogna, termine con cui si indica la colonna, sempre più alta a dire il vero, di kit che i modellisti tendono a comprare e ammucchiare ma che, per questioni di tempo o altri problemi mentali tipo accumulazione compulsiva, difficilmente costruiranno – ci sono tre kit dedicati a quel conflitto:
Ecco i kit tra cui ho dovuto scegliere quando, un mesetto fa, ho visto per la seimillesima volta Full Metal Jacket, filmone imperdibile e che mi ha lasciato con una gran voglia di amole lungo lungo, voglia che ho sfogato sulla scatola della Kitty Hawk.
Prodotto a partire dal 2017 dalla casa cinese, questo bel kit si porta dietro tutti i pregi ma anche tutti i difetti tipici di questo marchio. La scatola è certo piena di pezzi e si ha la possibilità di costruire l’UH-1D definitivo, forse il migliore attualmente in commercio in scala 1/48 ma, d’altro canto, la costruzione è un po’ macchinosa ma, peggio, le istruzioni sono un campo minato di inesattezze e imprecisioni e, infine, i pochi riferimenti presenti – profili, colori, immagini varie – non solo non sono d’aiuto ma anzi tendono a mettere in difficoltà il modellista meno esperto.
Insomma, con questo kit si può tirare fuori un Huey veramente bello e ben fatto, sia in termini di proporzioni che di livello di dettaglio ma, d’altro canto, a differenza di altre case produttrici di kit come la mia amata Tamiya, la Kitty Hawk vi obbligherà a intense sessioni di ricerche su internet o nei libri per ottenere foto dell’elicottero reale e capire in che modo erano messi i pezzi e di che colore vanno colorati.
Tuttavia, a parte qualche problema e diverse incongruenze un po’ stronze, quello che ci si trova davanti aprendo la scatola è un kit moderno, ben fatto, con stampate di qualità e che offrirà ai modellisti più esperti la possibilità di ricavare tantissimi dettagli, sia all’interno (motore compreso) dell’elicottero che all’esterno. Quel che voglio però sottolineare, visto che spesso mi scrivete per chiedermi se “esiste un kit per principianti” è che questo, come molti altri elicotteri che di per sé non sono i kit più semplici in circolazione, non è un kit banale e non lo consiglierei a chi è alle prime armi, vuoi per i tanti pezzi, spesso piccoli e delicati, vuoi perché il kit della Kitty Hawk, con le sue istruzioni labirintiche e uno schema di montaggio a tratti macchinoso, rischia di mandare in crisi i neofiti
Qui sopra le tre stampate principali del nostro UH-1, se andiamo a vedere kit di case concorrenti e della stessa scala (ovviamente) si nota subito quanti pezzi in più ci siano. Qui sotto ad esempio le due stampate principali dello stesso elicottero prodotto dalla Italeri di Calderara di Reno (come me!), un kit più semplice, più indicato per i principianti (questo anche grazie alle stampate già di un bel verde oliva, potete montare l’elicottero senza verniciarlo per ottenere qualcosa di verosimile) e anche più economico, oltre al fatto che se qualcosa dovesse andare storto potete contattare la Italeri che sarà ben contenta di farvi avere eventuali pezzi di ricambio.
Degno di nota infine è il ricco foglio decal che permette di realizzare numerosi elicotteri tra cui quattro appartenenti alla US ARMY e risalenti ai tempi della Guerra in Vietnam più altre tre, una della Luftwaffe, una della Taiwan Air Force ed una della Japan Army.
Per quanto mi riguarda, ho scelto di realizzare un’unità del 117th AHC (Assault Helicopter Company): attivata nel 1964, questa compagnia era di stanza principalmente negli Altipiani Centrali del Vietnam svolgendo missioni di assalto aereo, trasporto truppe, lanci di rifornimenti e operazioni di evacuazione medica il tutto, visto che spesso si trovava a sorvolare aree ostili sotto un fuoco pesante, con elicotteri spesso equipaggiati (vedi anche: armati) per il supporto aereo ravvicinato. Caratteristica principale degli UH-1 del 117th sono gli sgargianti “nose art” presenti sui suoi elicotteri e, fra questi, spiccano di sicuro quelli caratterizzati dalla prosperosa Little Annie Fanny, la protagonista di una serie a fumetti che negli ’70 veniva pubblicata su Playboy.
Detto questo, esaurita questa doverosa e fin troppo lunga premessa e con la voglia di andare al dunque, vi lascio al risultato di circa un mesetto di lavoro (ovviamente non full-time, parliamo di circa un’oretta al giorno dopo cena e i qualche pomeriggio nei weekend), un arrogante UH-1D pronto per sfogare la furia dei suoi occupanti su qualche VietCong con in prima fila le belle tettone di Fanny.
Degno di nota il vano motore: la Kitty Hawk lascia la possibilità di mettere in mostra il turboalbero Lycoming T53, una buona occasione per andare a vedersi infinite foto del motore reale e, nel limite del possibile, cercare di arricchire il vano motore (altrimenti un po’ spoglio) aggiungendo l’intricata rete di tubi e cavi che avvolgono il caldo cuore di questo elicottero. Mi rendo tuttavia conto solo ora di aver dimenticato di aggiungere la stecchetta che tiene aperta la cofanatura posteriore. In foto non la vedete, adesso l’ho aggiunta.
Complimenti direttore per la recensione modellistica…ma di’ la verità: la frase “Si, dunque… Apocalypse Now, regia di Francis Ford Coppola, musica dei Doors” l’hai presa pari pari da GIORNO di Andrea Pazienza? Ottima citazione comunque…
in effetti il discorso dei nomi da pellerosse è pittoresco ma tipicamente wasp, troviamo una spiegazione anche in https://sobchak.wordpress.com/2024/10/27/usarmyaircraftnames/