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50 anni di cazzutaggine: F-16 Block 60

Nella lunga ed affascinante storia dell’aviazione ci sono stati numerosi aeroplani che sono usciti dalla loro dimensione per diventare nazional popolari mentre altri, vuoi perché brutti, vuoi perché prodotti in un numero ridicolo di esemplari, vuoi perché non lo so, invece sono rimasti confinati all’interno del loro piccolo circolo riservato.

Se l’F-14 è la star incontrastata dei cieli grazie non solo alle sue apparizioni cinematografiche ma anche al fatto che il gattone è oggettivamente bello e a modo suo elegante, se l’F-117 probabilmente lo riconoscerebbe anche la più svampita delle casalinghe di Voghera, se il B-52 non può non trasmettere nulla anche al più ignorante in tema aeronautico… beh ci sono tanti altri aeroplani che invece sono oggetti un po’ più da intenditori.

Ora, senza stare a tirare fuori aggeggi strani come il Fairey Gannet o aeroplani sconosciuti ai più come  l’F4D Skyray, ci sono molti altri aeroplani che, detta in soldoni, gli appassionati della domenica – e non i nerd scassapalle – tendono non dico ad ignorare ma a considerare un po’ di meno.

Uno di questi è senza dubbio l’F-16 che, oltre a compiere 50 anni proprio nel 2024, fin dal suo primo volo nel 1974 ha segnato un prima e un dopo nella storia dell’aviazione e nel modo di costruire e concepire aeroplani tanto che, senza esagerare, possiamo considerare l’F-16 come il “papà” della quarta generazione di aerei da caccia, quella che ancora oggi va per la maggiore (nella sua evoluzione Gen. 4+) e che in molte situazioni risulta ancora preferibile rispetto alla quinta, composta da aeroplani (un esempio su tutti, l’F-22) sicuramente efficaci ma d’altro canto troppo costosi, delicati e impegnativi da mantenere operativi e da mettere a rischio.

Nonostante una carriera operativa da primo della classe, nonostante sia un aeroplano estremamente efficace e – così mi dicono i miei soliti contatti altolocati – godurioso da pilotare, nonostante non abbia più nulla da dimostrare… beh l’F-16 è uno di quegli aerei che suo malgrado fa un po’ fatica a procacciarsi i like sui social. Ho studiato la situazione e, vuoi per una presenza scenica forse un po’ troppo educata, vuoi perché è piccolino, vuoi perché manca un po’ di arroganza, l’F-16 non riesce a far saltare la gente sulle seggiole come altrimenti farebbe la foto di un bel F-14 al decollo con i suoi due dannati TF-30 ad eruttare fuoco e potenza.

mani in alto!

Ora, tutto questo per dire due cose:

1 – L’F-16 merita un posto nella storia dell’aviazione. È un grandissimo aeroplano con alcune caratteristiche tecniche e costruttive che ancora oggi lo rendono unico ed inimitabile. Se l’argomento vi interessa parliamo della sua grandissima manovrabilità e di come sia stata ottenuta in questo video qui sotto.

2 – Oggi parliamo di modellismo e in particolar modo vi darò due dritte per mettervi sulla scrivania un moderno – e finalmente arrogante anche se un po’ sgraziato – F-16 Block 60, sì uno di quelli moderni con mille appendici e i serbatoi conformi sopra le radici alari che tanto mi piace proprio perché con questo modello il Fighting Falcon si lascia definitivamente alle spalle il suo aspetto da ragazzino (specialmente rispetto ad altri aerei della sua epoca come l’F-15) per diventare un vero bullo di periferia.

Bello carico

A questo proposito voglio farvi un micropippone sulla storia dell’F-16F Block 60 perché è una figata:

La prima volta che la designazione “Block 60” venne tirata in ballo fu quando, nel 1989, venne proposta una particolare versione dell’F-16 destinata – in teoria – a sostituire l’intramontabile A-10 Warthog (articolo su aereo + cannone micidiale QUI) e quindi dotata di un grosso cannone da 30 mm al posto del classico Vulcan da 20 mm ma, più che altro, di una innovativa struttura alare rinforzata utile per portarsi dietro armi anticarro e tutto quel che serve per seminare un po’ di terrore a terra:

 

Di questo aeroplano alla fine non se ne fece nulla se non qualche disegno e del prototipo del Block 60 “originale” ci rimangono solo qualche modellino in scala come quello della foto qui sopra costruito dalla stessa LMATS (Lockheed Martin Tactical Aircraft Systems).

L’idea però di fare un F-16 destinato all’attacco al suolo idoneo per essere venduto anche a clienti esteri non è mai finita nel dimenticatoio (ricordiamo che l’A-10, come l’F-22, è uno dei pochi aerei di produzione USA a non essere mai stato esportato. L’hanno fatto loro, se lo tengono loro, lo usano loro) e la designazione Block 60 tornò fuori quando gli Emirati Arabi Uniti firmarono un bel blocco di assegni per avere la “loro” personale versione dell’F-16, sviluppata a partire dai nuovi F-16 C/D (o Block 50/52) e quindi dotata un turbofan General Electric F110, ma senza stare a fare grossi cambiamenti come ali a delta o stramberie varie. L’F-16 è già di suo un ottimo aereo, gli UAE (United Arab Emirates) chiesero agli USA di svilupparne una versione utile per i loro propositi senza stare a sprecare denaro in strani esperimenti.

Il risultato fu il nuovo F-16 E/F Block 60, un aereo che se da un lato è sempre il nostro caro vecchio F-16, dall’altro presenta una lunga serie di novità che permettono al vecchietto di rimanere forte e cazzuto come un ragazzino di 19 anni con gli ormoni a mille. Oltre a vedere la propria autonomia migliorata grazie all’utilizzo dei serbatoi montati sulla fusoliera (si chiamano CFT, Conformal Fuel Tanks, simili a quelli che l’F-15E monta ai lati dei condotti delle prese d’aria e che sono presenti anche sugli F-16 Block 50/52 Plus), l’aeroplano è dotato di una lunga serie di sensori che di sicuro ne sporcano la linea originale ma che, d’altro canto, ne migliorano di gran lunga le capacità. Proprio per il Block 60 la Northrop Grumman sviluppò un’innovativo pod (Northrop Grumman AN/ASQ-28 IFTS, dove IFTS significa Internal FLIR and Targeting System) che contiene al suo interno un sistema di puntamento e disegnazione di bersagli multifunzionale molto più leggero e compatto di altri sistemi simili. Oltre a questo, il Block 60 contiene una lunga serie si sistemi e sensori perfettamente integrati con il sistema di contromisure elettroniche Northrop Grumman ‘Falcon Edge’ tra cui un Northrop Grumman AN/APG-80 “Agile Beam Radar” dotato di AESA (Active Electronically Scanned Array), un complesso gruppo di sensori e sistemi ottimizzati per la guerra elettronica, avionica dotata di bus in fibra ottica, otto distributori di chaff/flare e, infine, un moderno sistema di tipo IFF (Identification Friend of Foe, identificazione amico/nemico).

La “palla” presente sul muso degli F-16 arabi è parte del sistema di puntamento/visione FLIR. Ciò che viene “visto” dal sensore viene trasmesso in tempo reale  all’HUD del pilota dell’F-16E/F e può anche essere visualizzato sui display presenti nella cabina di pilotaggio posteriore del modello F in modo da migliorare di gran lunga la visuale dell’equipaggio specialmente nelle condizioni di maltempo o volo notturno.

Già negli anni '80 la Texas Instruments aveva proposto il "Falcon Eye", un sensore sferico montato sul muso degli F-16 simile a quello presente sul muso degli elicotteri Apache. Era stato pensato per finire sugli A-16 da attacco al suolo poi non se ne fece nulla.

Ma non è finita: il Block 60 è dotato di un sistema di contromisure elettroniche ALQ-165, noto anche come Airborne Self-Protection Jammer (ASPJ), un sofisticato sistema di jamming ad alta potenza sviluppato per soddisfare i requisiti sia della US Navy che dell’Air Force (anche se pare che l’USAF abbia abbandonato il programma già da un po’ di tempo). I sistemi di allerta missilistica (sia attivi che passivi) sul Block 60 forniscono un avviso anticipato di missili in avvicinamento, in modo che il pilota possa attivare le contromisure in tempo. L’aeroplano inoltre è stato sviluppato in modo che possa interfacciarsi non solo con molte armi “vecchie” (come il classico Sidewinder) ma anche con gli ultimi missili di nuova generazione come gli AIM-132 Advanced Short Range Air-to-Air Missile (ASRAAM), l’AGM-154 Joint Standoff Weapon (JSOW) e l’AGM-84E Standoff Land Attack Missile (SLAM).

Insomma, mi pare ovvio ed evidente che sebbene quest’anno l’F-16 compia 50 anni e quindi non è proprio l’aereo più innovativo del mondo, con il Block 60 – pensato anche in modo che possa subire ulteriori sviluppi -, non c’è da scherzare e ci dimostra, una volta di più, che razza di aeroplano sia l’F-16.

Ora possiamo parlare un po’ di modellismo.

Quando deciderete di costruire un F-16 vi troverete di fronte a voi decine e decine di possibilità diverse. Un po’ come l’onnipresente Bf-109, ogni marca di modellismo ha nel suo catalogo una o più versioni di F-16 nelle più svariate scale, dai piccoli 1/72 prodotti da quasi tutti fino ai bellissimi F-16 in scala 1/32 prodotti da mamma Tamiya.

Quale F-16 costruire a questo punto dipende da voi e da alcuni fattori:

  • In che scala lo volete fare?
  • Quante bestemmie volete dire?
  • Quale versione volete fare?

Andiamo con ordine:

1+2 – la questione scala e la questione bestemmie.

Personalmente non sono un amante della scala 1/72: gli aeroplani vengono piccoli e, una volta finiti, mi ricordano troppo degli inutili soprammobili. Discorso diverso per la scala 1/48 che (in genere) permette il raggiungimento di un livello di dettaglio molto maggiore e i kit, una volta finiti, hanno una presenza scenica molto maggiore, sia nel caso di vecchi aerei della seconda guerra mondiale che nel caso degli aeroplani più moderni.

D’altro canto un aeroplano in scala 1/72 – vuoi per il costo, vuoi per le dimensioni e la complessità generale del montaggio – è maggiormente indicato per un pubblico alle prime armi che potrà concentrarsi sul montaggio e la verniciatura senza perdere la pazienza dietro a dettagli e “inezie” che solo i più esperti sanno maneggiare ed apprezzare.

Insomma, se siete agli inizi vi consiglio di evitare di paciugare con kit complessi e costosi ma di sgranchirvi le dita su oggetti più economici e semplici così, oltre a non buttare via del denaro, eviterete di rovinarvi il percorso di crescita scontrandovi subito con qualcosa di troppo complesso e frustrante. Potete scegliere un bel kit in scala 1/72, magari composto da pochi pezzi ma, sopratutto, fatto in modo da non scoraggiare il novello modellista voglioso di approcciare questo mondo. Sono kit in genere economici (Italeri, Airfix, Tamiya e Revell qui la fanno da padrone, si riesce tranquillamente a prenderne uno entro i 20 €) e semplici da montare. Fra gli aeroplani in scala 1/72 possiamo fare una ulteriore suddivisione:

  • Aeroplani moderni, in genere facili da montare, non troppo grandi una volta finiti (a meno che non prendiate un B-52 che anche in scala 1/72 ha una apertura alare di quasi 80 cm) e, anche qui dipende dall’aereo, in genere facili da verniciare grazie al fatto che spesso hanno una tinta unica opaca, tipo di vernice molto più semplice da utilizzare rispetto alla lucida. Ocio al fatto che gli aerei moderni spesso richiedono l’aggiunta di un peso di qualche grammo nel muso per far sì che possano stare appoggiati sul carrello triciclo e non in impennata;
  • Aeroplani della Seconda guerra mondiale. Piccolini, composti da pochi pezzi e anche loro relativamente semplici da montare, questi aerei sono ottimi per chi è alle prime armi. Anche in questo caso, a meno di mimetiche fantasiose (tipo quelle dei Macchi italiani o di molti aerei tedeschi dell’epoca) la verniciatura è relativamente semplice.

Oppure, se siete esperti o se vi sentite pronti e cazzuti, potete optare per kit di maggiori dimensioni non solo più costosi ma, più che altro, composti da molti più pezzi, cosa che richiede organizzazione e capacità di immaginare il percorso di costruzione con un po’ di anticipo. Ocio ad una cosa: a parte il kit in sé, renderlo facile, medio o difficile sta anche nella vostra voglia di complicarvi la vita; diciamo che complicarsi la vita su un F-4 della Tamiya in scala 1/48 darà più soddisfazione che farlo con lo stesso aereo in scala 1/72 magari pagato 14 €.

In generale possiamo affermare che gli rispetto a quelli in scala 1/72 gli aeroplani in scala 1/48 iniziano ad essere kit più costosi (per i più economici almeno un 50-60€ ci vogliono) ma sopratutto più grandi e, spesso complessi. Certo, si possono trovare kit in 1/48 composti da pochi pezzi che costano relativamente poco ma anche altri estremamente complessi e dettagliati che costano una fucilata. Un buon kit per chi è alle prime armi potrebbe essere un qualunque Italeri in scala 1/48 (sia moderno che della Seconda guerra mondiale) mentre se iniziate ad essere più smaliziati potete concedervi un Tamiya o un Eduard, magari quest’ultimo già dotato delle sue belle fotoincisioni (poi ne parleremo). Ocio a non farvi ammaliare da roba troppo costosa ed evidentemente preziosa che poi vi mangiate i gomiti, per quanto mi riguarda ci sono kit che sono fatti per restare belli chiusi nella loro scatola, li vedremo fra poco.

Attenzione anche ad un altra cosa: quando si costruiscono aeroplani moderni – e la cosa diventa più evidente nelle scale più grandi – ci si scontra con una delle caratteristiche più fastidiose di questo tipo di aeroplani: le prese d’aria. Queste sono dei grossi condotti che vanno dal muso (o dai lati) dell’aeroplano fino alla faccia del compressore del motore. Sono condotti lunghi, molto levigati che contribuiscono a dare una faccia all’aereo e quindi richiedono molta cura nella loro costruzione e nella loro verniciatura e spesso richiedono abbondanti mani di stucco per eliminare fessure o angoli che nella realtà non sono presenti. Quasi tutte le case costruttrici di kit rendono la costruzione e la preparazione dei condotti delle prese d’aria particolarmente difficile e l’F-16 oggetto di questo articolo non fa eccezione, fra poco vedremo perché e come risolvere la cosa.

Quindi, infine, il mio consiglio è il seguente: valutate bene le vostre capacità e, se possibile, spendete un po’ di più per un kit per cui valga la pena spendere tanto tempo e pazienza. Come dice un mio amico, “il risparmio non è mai un guadagno”. Preferisco perdere gli occhi su un kit coi fiocchi che diventare scemo a stuccare due semifusoliere di un kit da 20 €. Se devo perdere del tempo voglio perderlo per ottenere un risultato degno di nota, non per sistemare dei macroerrori del costruttore del kit.

A-7 Corsair in scala 1/72, modellino da meno di 15 € che mi ha fatto diventare stronzo per aprire la presa d'aria (altrimenti chiusa) e ricostruire tutto il condotto interno. Alla fine l'aereo è venuto bene, ma che fatica...

Domanda 3: quale versione?

Qui viene il bello: dell’F-16 sono state prodotte 600 versioni differenti, ognina con le sue caratteristiche, ognina con le sue particolarità. Io volevo a tutti i costi fare un F-16 moderno, uno di quelli con mille appendici, con i serbatoi supplementari nella parte alta della fusoliera e con addosso quella bella dose di arroganza che, per quanto l’aereo sia certamente meno “pulito”, sinceramente ho sempre trovato mancante nell’F-16 originario. Le mie volontà si sonò però presto scontrate con il fatto che il mondo del modellismo è piuttosto avaro nei confronti degli F-16 più moderni tanto che, alla fine, ho dovuto ripiegare su Vinted, con la sciagurata Isabella che si è ritrovata nel carrello, fra un paio di Birkenstock, un occhiale e qualche altra cazzata, un kit della Hasegawa dedicato ad un F-16 Block 60 appartenente all’aeronautica degli Emirati Arabi Uniti (UAE), per i quali questo aeroplano è stato costruito appositamente dalla Lockheed-Martin dopo aver acquistato la General Dynamics nel 1993.

Certo, qui qualcuno potrebbe suggerirmi che avrei potuto cercare un F-16 I-SUFA (oggettivamente bellissimi) ma, per quanto mi riguarda e senza stare a fare polemica, un aeroplano con le insegne israeliane in casa mia non entrerà mai.

Per quanto vecchio – il kit originale della Hasegawa risale al 1983, quando l’F-16 aveva appena compiuto 9 anni – il kit in questione è di ottima fattura, come lecito aspettarsi dalla casa giapponese. Nel corso degli anni il kit è stato costantemente aggiornato con nuove parti, nuove scatole e nuovi fogli decal in modo da adattare il vecchio stampo a circa tutte le versioni dell’F-16, comprese quelle più strane e particolari:

Il kit del Block 60 risale quindi al 2009 quando il modello originale degli anni ’80 venne arricchito di tutta una lunga serie di dettagli utili ad ottenere l’aereo nella sua configurazione finale, dotato quindi non solo dei lunghi serbatoi conformi (CFT, conformal fuel tank, esiste anche il kit dedicato all’F-16 che venne usato per testarli)

ma anche di tutti gli accessori esterni – sensori, antenne ecc – presenti sull’aereo reale compresa la presa d’aria con la bocca grande, caratteristica di tutti gli F-16 dotati di motore General Electric F-110, lo stesso usato anche sui Block 60. Nonostante quindi l’età del kit, le linee di pannellatura sono tutte in negativo, i dettagli sono soddisfacenti e il montaggio procede con facilità senza grosse e fastidiose sorprese. Questo però non toglie che io abbia voluto spendere qualche eurino per migliorare un kit di suo già buono e, nella fattispecie, sono andato a fare la spesa dal mio solito spaccino e mi sono procurato:

  • sedili in resina, molto migliori di quelli (un po’ banali) presenti nel kit, una scelta ovvia se consideriamo l’ampio cupolino del Viper.
  • ruote in resina, stessa motivazione di cui sopra
  • vani carrelli in resina, enormemente più ricchi di dettagli e particolari rispetto ai vani di serie presenti nel kit, spogli e ridicolmente vuoti.
  • maschere di verniciatura per il cupolino, utili ma che dico utilissime.

Come detto, nonostante l’età la qualità del kit è sorprendentemente buona. Certo non siamo ai livelli dei kit più moderni come potrebbe essere l’ultimo F-35 in scala 1/48 della Tamiya ma l’F-16 della Hasegawa si sa ancora difendere benissimo e permette di ottenere un modellino di tutto rispetto. Le uniche sorprese negative, come accennato, sono arrivate dalla presa d’aria, croce e delizia di tutti i kit dedicati al Falcon/Viper tanto che in commercio si trovano diverse prese d’aria sostitutive stampate in 3d o prodotte in resina proprio per ovviare al problema. Sul kit Hasegawa infatti la presa d’aria è molto basilare, composta da due metà e da una banale rampa interna e, nel dubbio, la presa d’aria si “schianta” contro una paratia di plastica laddove invece il lungo condotto dovrebbe portare al compressore del motore.

Dettaglio delle istruzioni, con i pezzi T9 e T10 a comporre le due metà della presa d'aria mentre T11 è la rampa interna.

Avrei potuto benissimo fregarmene della presa d’aria, tanto in un F-16 è là in basso e non si vede ma si alla fine proprio non ce l’ho fatta, non posso pensare di “chiudere” un aereo con la consapevolezza di aver lasciato indietro un particolare così importante quindi, analizza, studia, ragione, pensa, elucubra mi sono dotato di stucco e santa pazienza e, non senza un po’ di difficoltà ho stuccato le pareti della paratia T11 laddove incontra le due metà (T10 e T9) in modo da raccordare il tutto creando così un condotto simile a quello reale. Come potete vedere dalle immagini qui sopra, si è sera necessaria anche una lunga operazione di raccordo tra la “bocca” della presa e la successiva rampa.

Qui sotto potete vedere, in ordine:

  • La parte alta della presa d’aria, si nota bene la “rampa” che all’interno del condotto formava due brutti e irrealistici angoli.
  • Il davanti della presa, già verniciato e con le stuccature sistemate.

In tutto ciò nella prima foto si notano due distanziali di plastica che ho aggiunto ai lati della presa per allargarla e portarla a misura del resto della fusoliera in modo da non lasciare fastidiosi “gradini”.

Sistemata la presa d’aria, la costruzione è proceduta in maniera semplice e lineare. Finito l’aereo ho mascherato le parti da mascherare (vani carrelli, il grande cupolino e l’interno della presa precedentemente verniciato) e dopo una mano di primer per preparare le superfici e verificare l’assenza di eventuali problemi è toccato alla particolare mimetica di questi aeroplani, ottenuta con due particolari tonalità di grigio (grigio FS36320 + FS36495, rispettivamente Mr.Hobby 307 e 338) più alcuni dettagli (come il radome) in FS36270 (Mr.Hobby 306). A questo punto però sono sorti alcuni problemi perché, osservando diverse foto dell’aereo reale, ho notato che le macchie del grigio più scuro, oltre ad essere sfumate, sono circondate da una leggera mano di un grigio più scuro, non indicato nelle istruzioni e quindi molto difficile da indovinare.

Dopo diversi tentativi andati male, ho pensato di ripassare i bordi della mimetica “di base” con una delle trousse prodotte dalla Tamiya per l’invecchiamento dei modelli, nella fattispecie ho utilizzato questa qui -> https://amzn.to/3MW5w4P

Completata la verniciatura della mimetica, l’aereo è stato coperto da una abbondante mano di trasparente lucido sul quale ho applicato le decal (infinite!) per poi lasciare spazio ad una mano di trasparente opaco con cui sigillare tutto per, infine, stendere un leggero velo di filtro sabbia (https://www.megahobby.com/products/dust-dirt-deposits-sand-yellow-35ml-enamel-ak-interactive.html) per dare all’aereo un aspetto più fedele al nomignolo con cui l’F-16 Block 60 è conosciuto, ovvero “Desert falcon”.

Di seguito il risultato di tutto questo lavoro, la smetto di parlare e lascio spazio alle foto, ciao ragaz.

PS. Dopo aver parlato con diversi piloti che hanno avuto modo di testare anche gli F-16 dei blocchi 50/52, ho scoperto che a terra le idrauliche che gestiscono i piani orizzontali si “rilassano”, ecco spiegato perché ho fatto l’aereo con i due “tailerons” in quella posizione.

Articolo del 26 Settembre 2024 / a cura di Il direttore

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  • Innanzitutto i miei complimenti per la sua realizzazione di questa magnifica versione. La sua passione per l’aviazione e in modo specifico per questo aereo che mi entusiasma ogni volta che li vedo in volo, ha reso il suo modello reale, contrariamente a chi ancora alle prime armi, realizza modelli giocattolosi.
    La descrizione in cui si è adoperato la ritengo molto utile e motivante per realizzazioni similari. Un caro saluto.

  • Flavio

    Chiedo umilmente scusa x la domanda che ai più esperti sembrerà banale: ma quindi quei “rigonfiamenti” ai lati del cupolino, sono serbatoi ausiliari?

  • Mib

    “Un aereo con le insegne israeliane non entrerà mai a casa mia”…da ciò si denota quanto tu dia un coglione.
    Io ho dei modellini della Luftwaffe della 2GM, ma ciò non vuol dire che io sia un filonazista. A differenza di te.

    • Attila

      Dare del filonazista a tutti quelli che non hanno simpatia per israele sicuramente farà cambiar loro idea e non farà per nulla passare il messaggio che i nazisti non avevano sempre torto, giusto? Mi sa che il coglione qui non è il direttore

    • Loris

      Eh, che dire, caro Mib, hai ragione. Certo è che per fare entrare l’antisemitismo anche discorrendo di modellismo significa che stiamo vivendo momenti terribili, che evocano un passato atroce e spaventoso.
      L’ unica consolazione è che proprio in questi giorni l’aviazione militare israeliana sta dimostrando di essere la più cazzuta del mondo. C’è speranza.

      • Attila

        Ecco un altro genio della comunicazione. Siete andati a scuola assieme?

        • Loris

          Grandi argomenti, i tuoi. Si vede subito che hai cultura e moralità superiori. Che onore.

          • Attila

            Mi piace vincere facile.

  • Tommaso

    Cosa diavolo sono quei missili che porta l’esemplare emiratino nella foto “bello carico”?!

    • Paulo

      Dovrebbero essere dei simulacri, di bombe plananti / guidate GBU-15 della Rockwell.

  • Alessandro

    Dissento, il Falcon é bello originale, quei due serbatoio altre ad essere sgraziati sembrano posticci. Dissento anche sul discorso Israele, prendendo spunto da un’altro utente posso dire che le uniformi dei bippisti tedeschi erano qualcosa di inarrivabile come bellezza e portanza, la indosserei se si potesse pur essendo schifato dal vomitevole comportamento che hanno avuto durante la WWII.

  • Massimo

    A me piaceva fin dal prototipo…

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