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La famigerata Pardo Push

“Ragiona con la tua testa!”
– mio padre –

“Non ho un euro in tasca”
– io dopo aver passato 35 anni a ragionare con la mia testa deciso come non mai a piegarmi a un modo di intendere la vita in cui non credo –

Quando ero sbarbo avevo uno scooter – piuttosto elaborato a dire il vero – che consumava miscela peggio di una Mazda RX-7. Quel trabiccolo possente mezzo con cui scorrazzavo tutto il giorno seminando il panico, però, non aveva la lancetta della benzina. C’era solo una spia – nemmeno troppo affidabile, sopratutto in strade con molte curve – che sorniona si accendeva illuminandomi i denti dicendo: “trova un benzinaio, stronzo”.

Sì, perché la riserva di quello Zip durava giusto il tempo che separava il pensiero “ecco, oggi resto a piedi” da quando poi tiravo fuori dal marsupio il Nokia 3210 per chiamare un amico supplicandogli una bottiglia di broda o una spintarella. Non posso contare le volte che sono arrivato al distributore spinto da qualche buon samaritano (grazie ragazzi!). Grazie anche a quelli che, quando eravamo fuori in balotta e mi vedevano rimanere indietro con il motore che faceva BUOOOOOOOO-OO-O, se ne andavano ridendo abbandonandomi per strada.

Un spintarella non si nega a nessuno, è risaputo. Specialmente ad un amico in difficoltà. Il problema può però diventare insormontabile quando l’amico in questione è ai comandi di un McDonnell Douglas F-4 Phantom e tu, sul tuo di Phantom (sempre F-4 eh, non F-12), devi trovare un modo per farlo tornare alla base per cena. Mi sono drogato? No, allacciatevi le cinture, oggi vi racconto della famigerata Pardo Push, una delle manovre più assurde della moderna storia dell’aviazione

10 Marzo 1967, Vietnam. 30 miglia a nord di Hanoi, Thai Nguyen.

In quella che oggi è una zona molto rinomata per la qualità dei suoi the, negli anni 60 era situata un’importante acciaieria che riforniva di prezioso metallo (anche noto come il RE dei metalli) il Vietnam del Nord, all’epoca impegnato in una feroce e sanguinosa guerra contro gli Stati Uniti. Proprio per questo, in quel marzo del 1967, alcune unità di F-4 Phantom II e F-105 Thunderchief (i famosi “Thud”, raccontiamo un po’ della storia di questo bidone aeroplano QUI) vennero assegnate ad una fondamentale missione di bombardamento, necessaria per mettere fuori gioco la suddetta acciaieria e infliggere un grosso danno al nemico.

Per unirsi a questo importante attacco, quel giorno decollarono dalla base Thailandese di Ubon – che in quel periodo  ospitava l’8th Tactical Fighter Wing – anche l’F-4 pilotato dal Capitano Bob Pardo (a bordo con il WSO Steve Wayne) e il suo gregario Earl Aman (seduto davanti al WSO Robert Houghton), anche lui pilota di F-4. Il ruolo di Pardo e del suo gregario era di difendere gli aerei da attacco da eventuali incursioni di Mig nemici o, qualora non ce ne fosse stato bisogno, unirsi  all’attacco all’acciaieria.

La missione era stata ritardata di nove giorni a causa del meteo e nonostante l’addestramento e l’utilizzo di aerei molto potenti e ben armati, quel 10 marzo del 1967 il nervosismo dei piloti era piuttosto elevato: proprio perché senza metalli di alta qualità diventa difficile fare la guerra, quella acciaieria era pesantemente difesa da numerose batterie di contraerea e la possibilità di non tornare a casa era alta, altissima. Per quanto ci si aspettasse una violenta reazione della contraerea, la realtà dei fatti superò di gran lunga le peggiori paure dei piloti americani.

Mancano 75 miglia all’obiettivo e un incredibile fuoco di sbarramento inizia a martellare il cielo, cercando di fermare l’avanzata degli aeroplani americani. Pardo e il suo gregario Aman continuano a puntare verso il target, volando ad alta velocità in mezzo ai fiocchi neri della FlaK e alle schegge di metallo che saettano impazzite attorno agli aeroplani.

– erano cieli tosti quelli –

Il primo ad essere colpito è il Phantom di Earl Aman. Nonostante i fori sulla fusoliera, l’aereo rimane controllabile e il suo pilota continua a puntare deciso sull’obiettivo. Le cose peggiorano quando un altro colpo prende in pieno l’aereo, questa volta danneggiandolo seriamente e colpendo alcuni tubi di carburante, che inizia a sgorgare copioso dall’aereo. Nel frattempo la faccenda si fa seria anche per Pardo, anche lui colpito numerose volte e con l’aereo gravemente danneggiato. Entrambi i velivoli continuano ad essere ben governabili ma quello di Aman perde carburante troppo rapidamente, troppo per pensare di raggiungere il confine e, solo a quel punto, lanciarsi con il paracadute. Solo un pazzo – o uno ridotto veramente male -, si lancerebbe sul Vietnam: gli autoctoni non hanno mai mostrato di aver particolare cura dei prigionieri americani (se avete visto Rambo 2 sapete di cosa sto parlando, in caso contrario avete appena trovato cosa guardare stasera).

Bene (si fa per dire): entrambi i Phantom sono gravemente danneggiati e molto probabilmente non hanno abbastanza carburante per portare in salvo i loro piloti. Per cercare di allungare il più possibile il volo dei due aerei, Pardo ordina di portarsi a 30.000 piedi di quota in modo che, una volta con i motori fuori uso, la quota si possa trasformare in energia cinetica permettendo agli aerei di planare il più lontano possibile. Ad ogni modo, notando la rapidità con cui il carburante viene spargugliato, Pardo si rende conto che l’aereo del suo gregario non ne ha comunque abbastanza per uscire dal Vietnam (anche perché il Phantom non era sto gran aliante).

Il tempo stringe, urge un’idea, un’idea fuori dagli schemi.

“Mio padre mi ha insegnato che se un tuo amico ha bisogno di aiuto, tu lo aiuti. Mentre salivamo verso i 30.000 piedi ho iniziato a pensare, ‘cosa posso fare per portare questo ragazzo fuori dal Vietnam del Nord?'” Fu in quel momento che a Pardo venne l’idea che lo rese celebre, decidendo che avrebbe spinto il suo gregario.

Nasceva così la famigerata Pardo Push.

Pardo chiama via radio Aman dicendogli di espellere il suo paracadute (che nei Phantom era posizionato nel cono di coda e utilizzato per diminuire la corsa di atterraggio), in modo da poter posizionare il muso del suo Phantom nel cono di coda vuoto e quindi spingere l’aereo del gregario. Follia. Non so se avete mai visto un Phantom dal vivo ma, nel caso ve lo dico io, è un oggetto MOLTO grosso, molto più di quanto possa sembrare. Pensare di fare una manovra del genere con un aggeggio di quelle dimensioni è pura poesia, roba che Maverick che riattacca per andare a prendere Cougar spostati proprio.

Ovviamente il tentativo fallisce, a causa delle forti turbolenze generate dall’aereo e dai due turbogetti di Aman che impediscono a Pardo di posizionare – e di mantenere – nella posizione corretta il suo F-4. Dopo questa prima prova Pardo pensa in grande, provando a mettersi direttamente sotto al Phantom del suo gregario e di “sostenerlo” usando la sua fusoliera. Anche questa volta nada. Visto però che non c’è due senza tre e che Pardo oramai ha deciso che ce l’avrebbe fatta, chiama Aman via radio dicendogli di estendere il gancio di coda e di bloccarlo in posizione. In questo modo, tenendosi un po’ più distante dall’aereo del gregario, Pardo riesce a posizionare il suo parabrezza (blindato e dello spessore di un pollice, due centimetri e mezzo) contro il gancio di Aman, dando gradualmente manetta e riuscendo finalmente a spingere l’amico. Ovviamente però le cose fanno in tempo a complicarsi: il parabrezza di Pardo inizia a creparsi, obbligando il pilota a scegliere una posizione diversa da cui spingere l’amico, facendo ricadere la scelta sulla piastra metallica che separa l’abitacolo del Phanom dal radome (che è in materiale plastico). Proprio in quel momento i J79 di Aman perdono alimentazione e si spengono, riducendo così il flusso di aria turbolenta su Pardo e lasciando a quest’ultimo maggior tranquillità nel portare avanti la sua stramba manovra. Manovra che sembra funzionare: se prima della spintarella il variometro di Aman segnava  3.000 piedi al minuto a scendere, ora ne segna solo 1.000, triplicando di fatto la distanza di planata del gregario.

– questa è una ricostruzione, eh –

Tutto sembra a posto, quando a Pardo si incendia uno dei due J79, che per sicurezza viene spento. Nel frattempo però, dimostrando la qualità di quel grosso e goffo aeroplano, i due F-4, danneggiati, senza motore e con uno che cuccia l’altro, riescono ad uscire dal territorio Vietnamita entrando nel Laos, molto più user friendly per gli equipaggi USA. In quel momento, un po’ più sereni circa il trattamento che avrebbero ottenuto una volta a terra, i due equipaggi decisero che era arrivato il momento di lanciarsi, dopo oltre 58 miglia percorse grazie alla famigerata Pardo Push, la spintarella di Pardo. Il primo fu Aman, che si lanciò vicino alle rive del fiume nero mentre Pardo proseguì il volo per circa un minuto in direzione nord-ovest nella speranza di raggiungere una base americana top secret e atterrare di pancia, portando così a casa uno dei due Phantom. Il carburante tuttavia si esaurì del tutto prima dell’arrivo alla base e anche Pardo dovette lanciarsi, sacrificando l’aeroplano ma portando comunque a casa per cena sia lui stesso che il suo WSO.

– Pardo a sinistra, Wayne a destra, fate caso alle dimensioni dell’apparecchio –

I problemi per Pardo tuttavia non erano ancora finiti, anzi: una volta riportato alla sua base, il coraggioso pilota si beccò un cazziatone enorme dai suoi superiori. Il compito di Pardo era di riportare a casa un aereo del valore di diversi milioni di dollari, non di preoccuparsi della vita del suo gregario: per questo il coraggioso pilota venne mandato davanti alla Corte Marziale ma in quel momento il comandante del suo gruppo, il Colonnello Robin Olds, rifiutò di appoggiare la Corte Marziale e di accusare il suo pilota per la manovra compiuta in volo, arrivando così ad un compromesso: Pardo non sarebbe stato accusato e la faccenda sarebbe stata lasciata cadere nel nulla, a patto che Pardo non ricevesse nessuna onorificenza per la sua famosa spintarella.

Le cose cambiarono poi nel corso degli anni ’80 quando il senatore John Tower venne a sapere della famosa Pardo Push scoprendo che Pardo non era mai stato premiato per il coraggio e la determinazione dimostrati in quella circostanza. Nonostante non si fossero dimenticati dei due Phantom andati distrutti in quel marzo del 1967, l’Air Force statunitense cedette alle spinte del senatùr e consegnò a Pardo la stella d’argento per l’eroismo mostrato in battaglia. Per il pilota non cambiava niente ma, come dirà egli stesso: “questa medaglia significa molto, posso garantirvi che mi fa sentire meglio con me stesso e con quello che ho fatto”.

Discordo diverso per Aman che, dopo aver portato a casa la pellaccia, nel 1994 venne colpito dalla SLA (una brutta malattia, brutta per davvero), che lo rese inabile al lavoro fino a paralizzarlo completamente. Seguendo il consiglio di suo padre, lo stesso consiglio che lo portò a spingere il collega fuori dal territorio Vietnamita nel 1967, Pardo istituì la “fondazione Earl Aman”, raccogliendo così donazioni per pagare le spese mediche necessarie a mantenere in vita il suo amico (un malato di SLA, in Italia, può arrivare a costare 10k al mese tranquillo tranquillo) e gli comprò un sintetizzatore vocale (simile a quello che aveva Stephen Hawking). La SLA è incurabile e, inevitabilmente, porta alla morte; il punto è cercare di far passare il meglio possibile gli ultimi momenti di vita ai poveretti che la contraggono: Aman morirà nel 1998 ma, ne siamo sicuri, gli aiuti di Pardo sono stati utili, ancora una volta.

NOTA A MARGINE

Una leggenda metropolitana narra che il Capitano Chesley Sullenberger, il pilota che riuscì ad ammarare con successo sul fiume Hudson con il suo A320 messo fuori uso da un grave episodio di bird strike, fosse un allievo di Pardo, il quale gli avrebbe insegnato a ragionare fuori dagli schemi.

Sully infatti fu pilota di F-4 Phantom ma, dopo alcune ricerche su un losco gruppo FB di veterani del Vietnam (tutto vero) sono giunto alla conclusione che, per quanto suoni affascinante, Pardo non c’entra nulla con Sully: quest’ultimo completava l’Undergraduate Pilot Training nel 1975 quindi non è mai stato in Vietnam. Inoltre è difficile che, per quanto Sully fosse bravo, questo potesse portarlo ai comandi di un Phantom già nel 1975 appena finito l”UPT. Ad ogni modo a questo si aggiunge che Pardo si ritirò dall’Air Force nel 1974, eliminando del tutto la possibilità che i due piloti si siano incrociati.

Articolo del 12 Ottobre 2020 / a cura di Il direttore

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  • Giacomo

    Manico-level over 10.000

  • Paolo

    E pensare che mi sentivo io un manico eccezionale quando spingevo il socio di scorribande spingendo col piede la sua vespa mentre aprivo a manetta il gas della mia.. grazie della storia. Veramente incredibile!!!!!

  • Mattia Grassi

    c’era anche un episodio di JAG in cui Arm spingeva un altro F14 facendo appoggiare il gancio di coda alla sua calotta

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