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Sali sulla Harley-Davidson Fat Boy, dai gas e sei subito Terminator

Qualche mese fa avevo fatto un sondaggio sulla pagina Instagram di RollingSteel, pubblicando la foto di una Harley-Davidson Street Glide e chiedendo a tutti voi se avreste gradito un articolo su di lei.

Prevalsero i sì, con una percentuale del 67%.

Da questo risultato si può dedurre che tendenzialmente due rollingsteeler su tre apprezzano le motociclette americane.

Quindi eccoci qui, ma nel frattempo ho deciso di cambiare il soggetto di questa prova: non più la Street Glide, bensì la Fat Boy.

Colore delicato, scarico delicatissimo... 40.000 euro ed è tua!

Potrei annoiarvi per diverse righe, spiegandovi il perché di questa sostituzione, ma le motivazioni che vi darei sarebbero tutte di importanza trascurabile. La verità è una e una soltanto: la Fat Boy mi piace e mi piace pure parecchio, quindi ho scelto lei.

Questa scelta, tuttavia, ha generato diversi pensieri nella mia testa, perché non riuscivo a capire come mai la Fat Boy mi piacesse così tanto. Poteva forse dipendere dall’età? Dalla crisi del quarantesimo anno? In effetti una Harley-Davidson non ha molto a che vedere con le moto che solitamente mi piacciono e tantomeno con la mia verdona.

Insomma, ci ho pensato per giorni senza trovare risposta, poi, a un certo punto e in maniera del tutto casuale, ho capito! E, come spesso accade, la risposta era nella mia infanzia e precisamente all’interno di un film.

Sono sicuro che molti di voi avranno già intuito che si tratta di Terminator 2 – Il giorno del giudizio

Per quelli che invece brancolano ancora nel buio, metto un bel video qui sotto, così sarà più semplice capire come si fa a conquistare un bel posto a tempo indeterminato nella memoria e nelle emozioni di un bambino di dieci anni.

Avete visto che ficata? Avete visto con quale facilità il grande Arnold sposta di peso il futuro capo della resistenza (John Connor), trasferendolo dalla sua motina da cross alla gigantesca Harley-Davidson?

E pensare che questa scena è stata girata per davvero, senza nessun aiuto da parte dei computer. Del resto non c’è nessun software che riuscirà mai a riprodurre perfettamente la realtà, con tutte le sue sfaccettature e imprevedibilità.

A questo proposito, se non avete mai visto quello che secondo me è l’inseguimento più bello e realistico della storia del cinema, ve lo metto qui sotto: in questo caso il film è il leggendario Ronin e in realtà gli inseguimenti sono due.

Chiusa questa dissertazione cinematografica, torniamo alla Fat Boy.

Il modello 2025 che ho avuto l’opportunità di provare è un po’ diverso da quello del 1991 maltrattato dal Terminator, ma trovo che abbia un’estetica davvero favolosa, proporzionata ed equilibrata. Se chiudo gli occhi e penso a una Harley-Davidson, la Fat Boy è la prima immagine che mi viene in mente.

Tutto questo immaginario e queste emozioni di cui vi parlo sono fondamentali per inquadrare e per capire questa motocicletta, perché una Harley si compra per tanti motivi ma non certo per le prestazioni e per la tecnologia.

I circa 27.000 euro necessari per una Fat Boy sembrano una bestemmia se consideriamo che una Ducati Panigale V4 costa più o meno la stessa cifra. Quest’ultima è colma di materiali leggeri e nobili, ha un’elettronica da MotoGP e va così forte che la maggior parte dei pistaioli della domenica non riesce nemmeno a sfruttarla tutta e a far ballare il contagiri oltre i 14.000 giri.

L'unica moto con cui ero più preoccupato dei rettilinei che delle curve. Una spinta davvero incredibile

La Fat Boy arriva a fatica a 5.000 giri, visto che a 4.800 giri ha già erogato i 104 CV di cui è accreditato il suo V2, mentre i 171 Nm erano già stati espressi a 3.000 giri. Non, non è un errore di battitura, sì, questa Harley ha la stessa coppia di un’auto a benzina di media cilindrata e la ragione è semplice: i due cilindroni cromati attorno a cui è costruita la moto totalizzano ben 1.923 centimetri cubici (117 pollici cubici per gli americani).

Il telaio è una doppia culla in acciaio e nello stesso materiale è realizzato anche il forcellone. La ricerca della leggerezza qui non è una priorità e infatti la Fat Boy supera di slancio i 300 kg, fermando la bilancia a 315 kg in ordine di marcia. Non è poco e infatti la sella si trova a 675 mm da terra, aiutando anche i più bassi ad appoggiare bene i piedi nelle manovre da fermo.

Io ho altri problemi, tipo le ginocchia che si avvicinano troppo al manubrio nelle svolte più strette, ma questo dipende dalla mia altezza non proprio comune di 201 cm. Ad ogni modo sulla Fat Boy sto abbastanza comodo, cosa che non posso dire di alcune altre Harley che ho provato: anche se le motociclette sono grandi e grosse, infatti, quello che fa la differenza è la triangolazione tra sella, manubrio e pedane.

A proposito di pedane, quelle della Fat Boy sono grandi e comode, ma sono anche molto avanzate e posizionate in basso, con la conseguenza che grattano terra alla prima curva presa con lieve allegria. Naturalmente curvare non è proprio l’attività in cui questa Harley è specializzata, ma devo dire che se la cava bene. Il baricentro basso e i fianchi stretti la trasformano in una bicicletta non appena si innesta la prima e si percorre qualche metro. Sembra un miracolo della fisica, ma il peso quasi sparisce.

La Fat Boy va guidata usando le marce lunghe: mettete la quarta o la quinta prima che potete e poi aprite… sentirete una spinta poderosa e inarrestabile. Il motore sale di giri sornione, con le sue pulsazioni che animano tutta la moto, che nel frattempo fa parecchia strada. Siccome non c’è il contagiri, bisogna affidarsi all’orecchio e anticipare un bel po’ il momento in cui il V2 è arrivato al massimo del suo regime di rotazione. Tanto non conviene raggiungerlo.

Così facendo ci vuole poco a trovarsi anche oltre i 150 km/h, ma poi arriva il momento di frenare. Qui la Fat Boy se la cava abbastanza bene, anche se il disco singolo non è un mostro di potenza. In realtà con questa Harley bisogna proprio scordarsi tirare la staccata, anzi è controproducente, perché si sbilancia tutta la moto e si rallenta. Molto meglio adottare una guida fluida e rotonda, anche perché l’angolo di piega raggiungibile prima di grattare è di soli 25,6°. Un conto è grattare piegando con gradualità, un conto è toccare forte sbattendo la moto in piega: nel secondo caso si può anche rimbalzare e perdere il controllo.

Niente di piacevole, insomma.

Quello che è piacevole con la Fat Boy, invece, è adottare un’andatura da passeggiata allegra, godendosi la spinta poderosa del Milwaukee-Eight e dondolando tra una curva e l’altra. In questa situazione è impossibile dimenticarsi dei gommoni calettati sugli splendidi cerchi da 18 pollici: davanti la misura è 160/60 e dietro 240/40. Naturalmente non ci sarebbero motivi tecnici per mettere pneumatici così grossi, che hanno ragione di esistere solo per la loro estetica. In ogni caso, dopo un po’ ci si fa l’abitudine e anche le rotonde scorrono via lisce.

Un’altra cosa che mi piace di questa Harley è la sua coerenza. Estetica, meccanica e sensazioni di guida sono tutte perfettamente allineate e non c’è nulla fuori posto. Se la Fat Boy vi piace vista da fuori, sicuramente vi piacerà anche guidarla. Se vi avanzano 30.000 euro (il motorone merita uno scarico più aperto e voi meritata una giacca di pelle nuova) compratela senza indugio. Va piano, ma lo fa a modo suo e con tanto stile.

Infine una nota sul nome, perché è ora di sfatare una leggenda metropolitana: molti pensano che derivi da Fat Man e Little Boy, ovvero le due bombe che il 6 e il 9 agosto 1945, distrussero Hiroshima e Nagasaki. Sarebbe, quindi, una specie di insulto alle moto giapponesi. Ma in realtà non è così e la dirigenza americana lo ha spiegato più volte: Fat Boy è solo un nome descrittivo, perché l’estetica della moto ricordava quella di un ragazzo ciccione. Con buona pace del body shaming.

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Articolo del 10 Aprile 2025 / a cura di Alessandro Vai

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  • luigi

    Ronin film stupendo con cast stellare

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