Che cosa c’è di più fico di una Ferrari F40?
Facile: una Ferrari F40 LM!
Se l’ultima Ferrari voluta e deliberata da Enzo Ferrari è già un mito di per sé, i diciannove esemplari in cui è stata costruita la LM, o Competizione, a seconda delle interpretazioni più o meno fiscali, entrano direttamente nella leggenda.
Intanto, se non avete mai visto questo video d’epoca con Jacques Laffitte al Paul Ricard, dobbiamo fermarci un attimo.
A questo punto possiamo riprendere e dare la notizia che una Ferrari F40 LM andrà all’incanto il prossimo 16 di agosto, naturalmente a Monterey in un’asta organizzata da RM Sotheby’s. Il prezzo stimato è di circa 9 milioni di dollari, quindi la maggior parte di voi (come me, del resto), continuerà a leggere questo articolo solo per fantasticare, per stare nel mondo dei sogni.
Un po’ come quando guardavamo Baywatch negli anni Novanta per vedere Pamela Anderson: mica speravamo davvero di farci un giro o addirittura di possederla.
(Naturalmente si scherza. Se qualcuno si sente turbato dal parallelismo tra auto e donne, si rilassi con una tisana alla Sobacha, al Lapacho o al pappatacio).
Noi, invece, torniamo a parlare della F40 LM e iniziamo a riportarne la descrizione ufficiale fornita dalla Ferrari stessa.
“La versione elaborata della F40 è nata due anni dopo la presentazione del modello originale su richiesta del concessionario francese che desiderava farla partecipare alla 24 ore di Le Mans. Infatti i due primi esemplari ebbero la sigla F40 LM e avevano il motore potenziato, sospensioni modificate e dettagli particolari di aerodinamica. Poi anche altri clienti hanno richiesto questa versione di cui sono stati costruiti una decina di esemplari in totale e siccome la definizione Le Mans era troppo restrittiva venne quindi deciso di chiamarla Competizione”
Il “concessionario francese” era in realtà Daniel Marin, che ai tempi era l’amministratore delegato della Charles Pozzi SA, lo storico importatore di Ferrari in Francia. Una volta ottenuta l’autorizzazione da Maranello, Marin chiese a Giuliano Michelotto, e al suo omonimo studio di consulenza, di sviluppare una versione da corsa della F40.
Questi aveva già una certa esperienza nello sviluppo di Ferrari da gara (308 e 288 GTO) e ne avrebbe poi maturata altra negli anni a venire con la 333 SP e con le “piccole” otto cilindri, dalla 348 fino alla 458 Italia.
Michelotto si basò sui regolamenti IMSA e FIA, che limitavano la riduzione del peso; dunque le modifiche più significative furono apportate al motore, che aveva intercooler Behr più grandi, alberi a camme rivisti, un sistema di gestione del carburante modificato e un aumento della pressione di sovralimentazione dei due turbo, per un risultato finale di 700 CV (partendo dai 478 della versione di serie). Quanto bastava per farla volare a 370 km/h.
Naturalmente furono effettuate anche altre modifiche, anche se risalire alle specifiche originali è quasi impossibile. Ad ogni modo si parla di assetto, cerchi, pneumatici e freni, ma anche di aerodinamica, dunque prese d’aria, spoiler e sottoscocca, oltre alla tipica ala posteriore. Più, ovviamente, tutti i dispositivi di sicurezza necessari per le corse, a partire dalla cinture a 6 punti.
Ah, per gli stessi motivi venivano rimossi anche i fari a scomparsa.
Inoltre, questo esemplare di F40 venne costruito secondo le specifiche “GTC” per le gare del campionato europeo FIA-GT. Gli air restrictor erano più grandi, dunque questa versione raggiungeva i 760 CV in configurazione standard; va specificato, perché durante le qualifiche, alzando la pressione del turbo, si poteva arrivare tranquillamente a 900 CV.
Vale anche la pena notare che, sebbene le successive versioni da corsa della F40, come la F40 GT e la GTE, possano essere state più sviluppate sotto alcuni aspetti, nessuna di esse era così brutalmente potente come la F40 LM GTC-spec.
Secondo le informazioni combinate dei fogli di produzione di fabbrica, di una fattura di fabbrica, dei resoconti storici di Marcel Massini e Rosso Corsa Consulting e della certificazione di Ferrari Classiche, il telaio numero 95448 è il 14° esemplare preparato da Michelotto, che lo verniciò in tinta Rosso Corsa e montò anche i finestrini laterali scorrevoli in Lexan.
Dopo il completamento in fabbrica nel dicembre 1992, questa F40 LM fu consegnata all’acquirente, il defunto collezionista Walter Hagmann di St. Moritz, che possedeva anche una 275 GTB/4 e una F50. Nel maggio 1993, durante una prova al Mugello, qualcuno si mise per cappello la F40 LM che dovette tornare da Michelotto per essere ripristinata.
Poi Hagmann vendette la LM a un altro svizzero nel 2002, per poi riacquistarla e rivenderla nel 2007 a un finanziere di Monaco di Baviera che lavorava per Ferrari Financial Services. Nell’aprile 2009 la F40 LM è stata certificata da Ferrari Classiche, autenticando la presenza di motore, cambio e carrozzeria con numeri corrispondenti. L’unica modifica è stata la sostituzione dei cerchi originali con degli OZ in magnesio, che sono quelli visibili in foto.
Nello stesso anno e poi nel 2014, la F40 LM è tornata da Michelotto per un paio di revisioni complete e nel 2015 fu acquistata da un promotore immobiliare di Las Vegas, che la tenne per cinque anni prima di venderla a un concessionario tedesco, da cui in seguito passò a un collezionista austriaco.
L’attuale proprietario l’ha sottoposta a un importante intervento di manutenzione da parte di Rosso Corsa Inc. di Jupiter, in Florida, completato nel giugno 2025. Sono stati sostituiti i serbatoi della benzina (120 litri totali), le cinghie di distribuzione e dei servizi, le candele e i filtri della benzina. È stata installata una batteria nuova e sono stati sostituiti i pneumatici con un bel treno di Michelin Pilot Sport GT Slick S7M.
Costo totale? 67.000 dollari. (Sempre meno dei 200.000 richiesti da Officine Fioravanti per montare il loro kit sulla F40)
Se pensate che la richiesta di 9 milioni di dollari sia esosa, considerate che nel 2019 era andata all’asta la terza F40 LM prodotta da Michelotto (telaio 74045) per 4.842.500 euro.
In sei anni un po’ di inflazione ci sta, dai.
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Pignoleria: il circuitino è il Mas du Clos, non il Paul Ricard
Bravo. Ero sicuro non si trattasse del Paul Ricard (ci ho corso) ma non sapevo quale fosse.