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Toyota GT86 – Forse non tutto è perduto

by Il direttore

Vediamo la Toyota GT86, ultimo baluardo della guida vera ma accessibile a tutti ormai quasi scomparsa. Sicuramente non per tutti ma chi ancora è in cerca di qualcosa di autentico saprà apprezzarla quanto merita.

Toyota GT86, una delle macchine più prese per il culo degli ultimi tempi, specialmente da chi guida una Audi A1 e di auto capisce spesso poco o niente. Ma la realtà è ben diversa da come certe persone ci vogliono raccontare, nella GT86 c’è molto di più di quello che i numeri (ah questa mania per i numeri!) ci dicono. C’è talmente di più che non avrei mai potuto arrivarci facendoci un giro in mezzo al traffico, non è un ferro che ti da tutto subito, è una macchina che va assaporata, vissuta e capita. Perché, in fin dei conti, una macchina deve essere anche una esperienza, non solo uno stupido pezzo di ferro con cui correre fortissimo da un semaforo rosso a quello successivo sulle rotaie del proprio fottuto ego.

Per parlare per davvero della GT86 però ci vuole tempo, è una macchina che va assaporata e gustata, leccata e annusata, ed è per questo che ho deciso di farmela (e farvela) raccontare da chi la possiede, la conosce e la guida abitualmente, spesso scontrandosi con i commenti del tipo “eh ma non ha il turbo”. Chi meglio di lui quindi potrà farci capire cosa abbia di così speciale questa meravigliosa macchina.

ps. Prima che arrivi il fenomeno a scrivermi “e della BRZ non parli?!1?!1” ci tengo a precisare che tutto quanto segue, ovviamente, lo si può traslare alla sorella gemella Subaru BRZ.

Toyota GT86, forse non tutto è perduto.

Chi mi conosce sa bene che sono un irriducibile appassionato di automobili. 
Da sempre ho un debole per tutto ciò che è mosso da un motore con dei pistoni; appassionato di automobili piuttosto che di brand automobilistici, ho sempre preferito le Classiche alle Supersportive moderne, i Rally ai circuiti e le auto belle da guidare piuttosto che quelle belle da guardare. 

Fino a poco fa sono stato uno dei last heroes che guidava giornalmente un’auto degli anni 80. Perché? Perché ero fermamente convinto che per assaporare un guida pura ed autentica non esistessero valide alternative moderne.

Nella fattispecie ero quello con la macchina color oro:

Ed era vero. Il mercato moderno propone miriadi di elettrodomestici ad alte prestazioni, farciti all’esasperazione di orpelli elettronici atti perlopiù a mascherare dinamiche degne di un’autobotte piena d’acqua. In mezzo a questo mare di grigiore ristagnante non sarei mai riuscito a trovare un’automobile degna della mia vocazione di autentico petrolhead, se non spendendo fior di quattrini per mettermi in garage qualcosa di radicale.

Questo sino al 2012, anno nel quale è uscita una macchina che ha immediatamente attirato la mia attenzione. 
Un marchio generalista dalla vocazione all’ibrido è insolitamente riuscito a tirar fuori dal cilindro qualcosa che mancava da tempo.
 Una semplice aspirata dalla manutenzione e consumi abbordabili, alla faccia di chi oggigiorno aggiunge il turbo anche alla macchina del caffè. Essenziale, leggera, con la trazione posteriore, con un autobloccante di serie, con un volante che è un volante, con un cambio che è un cambio e con un telaio che è un telaio, anche e soprattutto senza controlli attivati.
 Un’auto che ha la pretesa di riassumere tre cose che nessuno al giorno d’oggi sembra più capace di mettere assieme: leggerezza, eleganza e divertimento puro.

E ci riesce. 

Nel 2016 ho ceduto e mi sono portato a casa a scatola chiusa una GT86 in un giorno quasi impossibile, il 29 febbraio. Dopo un mese e mezzo di assuefazione io e l’ultima arrivata come previsto stiamo diventando grandi amici. Ed ogni volta che salgo, allungo i tragitti come facevo 20 anni fa, per il puro piacere di guidare, e come un bimbo su una giostra, ogni volta non vorrei più scendere.

Un anno dopo...

Un anno di GT86. 
Un anno di divertimento, appagato ad ogni curva, ad ogni rotonda e perfino dal benzinaio. 
Un anno col sorriso, ogni volta che salgo e soprattutto quando scendo.

 Meno grip, meno peso, meno potenza, auto focalizzate su chi le guida come fossero una loro estensione naturale. Auto realizzate riuscendo a dare forma all’intrinseco piacere di guidare piuttosto che limitate dalla loro forma stessa. 
Le piccole sportive secondo me dovrebbero (tornare ad) essere tutte così, indispensabili ed essenziali. 

E buona pace a chi continua a rinunciare al piacere della guida vera per il solito piatto di minestra riscaldata, sedotto dalla moda e dal blasone di un marchio, dai listini gonfiati, dagli inutili gingilli e da superflue prestazioni assolute stampate su carta lucida. 

Io la GT86 la ricompererei oggi stesso. 
Ne compererei perfino una seconda, da chiudere in una cripta e da riportare alla luce fra 30 anni, quando probabilmente l’essenza della guida sportiva sarà andata completamente persa.

Al giorno d’oggi la maggior parte dei fan delle auto sportive purtroppo non sa mediamente guidare, tantomeno è interessata ad imparare, credendo di saperlo già fare. Assuefatti da palette al volante, assistenze alla guida degne di un’astronave e cascate di pulsanti che promettono modalità dinamiche dalle sportività più disparate, tanti neofiti della guida confinano l’idea di auto sportiva a qualcosa che deve avere prestazioni da capogiro stampate su carta lucida e che al semaforo riesca ad accelerare più forte di quella del vicino di casa.
Peccato che il terreno ideale dove godere di un’auto sportiva dovrebbero essere le curve, per i più diligenti i circuiti, e tanti giovani d’oggi fingono di non saperlo, probabilmente per paura di misurarsi con la propria incompetenza, preferendo rimanere confinati in un confortevole “eh, però la mia da 0 a 100”, approccio perfettamente compatibile con la pigrizia mentale di chi crede che la guida e le sensazioni che ne scaturiscono si possano comprare in concessionario.

Due anni dopo…

Dopo due anni esatti al volante della GT86, sono sempre convinto che è e resta una delle poche piccole Sportive che rappresentano l’essenza della guida autentica, riuscendo ad appagarti ad ogni curva; a lei non frega una cazzo del ‘quanto’, ma le frega eccome del ‘come’, e di conseguenza la prima cosa che ti sbatte in faccia è se sai o non sai guidare. Avvolgendoti come in un guanto, il suo sedile ti inghiotte trasformandoti in un tutt’uno con lei. Nessun orpello tecnologico a distrarti, il tutto talmente giusto ed al posto giusto che l’insieme dell’abitacolo sembra una scultura anacronistica, viva, gustosamente studiata per ricordarti che il piacere per la guida in fondo è tutto lì.

Ulteriore menzione non trascurabile va sicuramente alla spettacolare leva del freno a mano, talmente arrogante che non si capisce se il suo compito sia quello di prendere per il culo i ridicoli ‘freni a dito’ elettrici tanto in voga oggi, o quello di cercare di insinuarti al più presto l’irrefrenabile voglia di tirarla al primo tornante. Impossibile non sorridere a cotanti richiami a vocazioni funamboliche ancora prima di mettere in moto.

Focalizzata su chi la guida come fosse una sua estensione naturale, la GT86 ti insegna gradualmente come ottenere il meglio da essa premiandoti pian piano, alimentando il piacere per la guida autentica un po’ per volta, fino a quando non riesci più farne a meno. Se al primo Test Drive non mostra i muscoli come ben sa fare una qualsiasi sportiva da aperitivo a trazione anteriore, basta trascorrere del tempo con lei e diventa una vettura infinitamente più appagante.

Dopo due anni quindi non mi stanco di ripetermi che le piccole Sportive dovrebbero (tornare ad) essere tutte così, essenziali quanto indispensabili.

È un peccato che il reale potenziale di quest’auto sia stato un po’ offuscato da peste e corna professate dagli opinionisti della domenica in merito ad una motorizzazione apparentemente non all’altezza. Chi ne parla male o non l’ha mai provata realmente o non è in grado di apprezzare le indubbie qualità di quest’automobile.

Sotto il cofano palpita un boxer 2000ccm aspirato da 200cv, ficcato il più in basso possibile tanto da assicurare un’altezza a terra che le altre sportive medie non si immaginano nemmeno lontanamente. Un’aspirato da 100cv litro, che in realtà non sono proprio così scontati anche perché oltre a spingere ben più rapidamente di quanto corrano realmente le chiacchiere da bar, ha dei consumi che comparati alle prestazioni sono davvero ridicoli. E poi pare Alien.

È vero, per riuscire a far rientrare nelle tremende normative d’oggigiorno un 2000 aspirato di tali caratteristiche, i jappo hanno dovuto fare i salti mortali e quindi hanno dovuto creare dei compromessi. In quanto ad arroganza libertina non la si può quindi paragonare ad un 2000 GTI anni novanta con dei collettori d’aspirazione larghi come corni delle alpi, come non la si può paragonare ad una ‘turbata’ odierna che da tutto subito.
Ma i cavalli ci sono, vanno cercati in alto ma ci sono, ed una volta imparato a chiamarli, fanno il loro sporco lavoro. Quando la centralina ‘intelligente’ che in uso quotidiano tende a ‘sedersi’ per farti risparmiare ulteriore benza ed emissioni, si sveglia dopo qualche sgasata, il tutto spinge decentemente.
Superato però il famoso ‘buco’ attorno ai 4000giri/min causato dall’inevitabile incrocio della fasatura variabile e relativo scambi di ruoli degli iniettori interni-esterni, il piccolo boxer allunga energicamente dove tanti altri non hanno più fiato. È fatta così, è un soprano, canta bene in alto.

E poi se proprio la cavalleria non dovesse bastavi, ci sono kit per ogni portafoglio che permettono di trasformare questa piccola meraviglia in un autentico animale da pista strappamutande. Fino al limite della legalità.

La verità è che, anche se provandola la prima volta non avrete la sensazione di stare su un missile terra – terra, non potrete rimanere esterrefatti dall‘equilibrio d’insieme. Uno sterzo rapido come quello di un caccia abbinato ad un telaio che vi permette di cercare le traiettorie con precisione millimetrica oppure, assecondati dal bel differenziale autobloccante, di esibirvi in passaggi funambolici in qualsivoglia tornante o rotonda, che con una trazione anteriore da parrucchiera aperitivo te li sogni. Un equilibrio dinamico che non mette mai in difficoltà, che vi fa capire sempre dove e come state mettendo le ruote, che vi strizza l’occhio, che insegna progressivamente e soprattutto insegna a guidare davvero mettendo in ridicolo i vari orpelli tecnologici che adornano le auto di oggi, un equilibrio che vi chiama, vi spinge, vi fa sperimentare, pilotare, sorridere, vivere.

Se correttamente sfruttata è una macchina con gran potenziale e soprattutto, ben più veloce di quanto le favole da bar narrino. Impagabile trovarmi sotto il culo il ragazzino munito delle solite palette al volante e perderlo dopo una serie di curve affrontate di petto, magari condendo il tutto lasciandolo sbigottito con qualche bel numero sui tornanti a mo’ di “io posso e tu no”… e poi sentirti chiedere che macchina è o, peggio ancora, “ma come hai fatto, io lì se entro così vado dritto…”.

La GT86 (senza tralasciare la gemella diversa BRZ), ultimo baluardo della guida vera ma accessibile a tutti ormai quasi scomparsa. Sicuramente non per tutti, ma oltre ai nostalgici, chi ancora è in cerca di qualcosa di autentico saprà apprezzarla quanto merita.

Ringrazio immensamente Patrick Riva che dalla neutralissima Svizzera ha trovato le parole giuste per descrivere quel gran ferro del dio che è la (sua) GT86:

E questi li hai letti?

3 comments

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carlo 10 Giugno 2019 - 17:10

Bellissimo articolo, come sempre. Mi sorge però un dubbio, che non sono in alcun modo riuscito a dipanare: la brz è stata definita sua “sorella gemella”, ma presenta qualche (seppur minima) differenza, oppure hanno proprio deciso di vendere semplicemente due loghi diversi sulla stessa macchina?

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maicol 19 Giugno 2020 - 23:27

le differenze sono estetiche e minime, tipo fari, muso e niente più

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Tubaz 17 Giugno 2020 - 22:32

Bel ferro, mi piacerebbe molto provarla. Bell’articolo!

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