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Audi S4 GTO, un ferro pazzesco.

Ci sono auto che vedrete solo nei videogiochi (se gliele mettono) o, se siete fortunati, a qualche raduno statico. Auto come la TVR Cerbera Speed 12, la Mazda 787B o una temibile Suzuki Escudo preparata per la Pikes Peak. Sono auto speciali, spesso destinate ai musei o a pochi ricchissimi fortunati sboroni.

Oggi però la botta di culo è toccata a me, sono infatti in pista con una macchina che prima di oggi, come dicevo sopra, avevo visto solo in un videogioco: ci ho infatti giocato su Forza Motorsport 7 e, sincero, non mi è nemmeno piaciuta e per fare il campionato dedicato alle turismo storiche ho preferito sta Ford qua sotto che mi diverte di più.

Inoltre, chi mi segue da tempo sa che non sono un grande amante delle Audi moderne (a parte qualcuna) ma è innegabile che, se andiamo un po’ indietro nel tempo, troveremo ferracci del dio anche sotto il segno dei quattro anelli che, anche se fanno di tutto per farcelo dimenticare, ha veramente una interessante storia sportiva alle spalle. Fra tutti questi ferri ce n’è uno in particolare che è una roba da fuori di testa, un ferro che forse riuscirebbe a zittire anche il peggiore degli “eh ma il deltone”.

ZITTO E GUARDA

Ecco allora che oggi sono a Modena per conto del mensile Auto per assaggiare il sottile spaghetto che collega questo ferro all’ultima RS3, ovvero il 5 cilindri in linea, simbolo distintivo di Audi e della sua storia sportiva. Se però girare con la RS3 mi ha lasciato con la voglia di guidare e di divertirmi, lo stesso non si può dire di questa spaziale Audi S4 GTO, dalla quale sono sceso piuttosto gasatiello.

Audi S4 GTO? Non la conoscevo…

Facciamo un passo indietro: la nostra storia parte dal 1987 quando Audi mise a punto una serie di auto per partecipare ai campionati interni americani con l’intento di allargare il proprio mercato anche al nuovo mondo. Da questa scelta risultarono la vittoria alla Pikes Peak con una Quattro S1 nel 1987, la vittoria nel campionato Trans-Am con una 200 Quattro (nel 1988) e la vittoria nel campionato IMSA con la 90 IMSA (nel 1989), della serie “cari americani, vi facciamo vedere noi come si fanno le auto”. 

Ma gli americani, che sono permalosi come delle scimmie e innamorati dei loro cassoni appoggiati alle balestre, presero il regolamento IMSA e aggiunsero una riga, cito testualmente: “[…] vietato correre con la trazione integrale” e, in quello Trans-Am, completarono la frase con “…ed un motore che non sia americano”. Insomma, in due righe Audi si trovò tagliata fuori dai giochi e gli americani ritornarono felici alle corse coi trattori.

Audi Sport si ritrovò però per mano dei ferri incredibili e incredibilmente vincenti però bannati dalle corse. La soluzione al problema Audi arrivò dal Sudafrica con il nome WesBank Series (nel quale già correva e vinceva con la micidiale Audi 500 Turbo), ovvero un campionato “turismo” interno nel quale non c’era alcun limite che potesse impedire alla 90 IMSA di correre e spaccare tutto se non per il dettaglio che nella WesBank potevano competere solo vetture che avessero una controparte reale nei concessionari dello stato e, guarda caso, in Sudafrica Audi non vendeva la 90 ma quel vagone della 100 S4.

Con un processo di ingegneria inversa, Audi Sport prese le scocche della 100 (come da regolamento) e ci montò sopra la meccanica della 90 IMSA (che aveva un telaio in traliccio di tubi) con la quale, non avevamo dubbi, dominò nel campionato Wesbank portando a casa il titolo nel 1993.

Adesso siamo qui, chi l’avrebbe detto mai…

Sono passati tanti anni da quel 1993 e le due S4 GTO “ufficiali” sono entrambe pezzi da museo.

MA ce n’è una terza. Ed è qui, accanto a me:

Questa S4 GTO che vedete, che è a tutti gli effetti una replica, è stata costruita partendo da una scocca Audi 100 S4 e, grazie all’aiuto degli attuali possessori delle due S4 GTO “ufficiali”, a molti fondi di magazzino dell’epoca (cambio, radiatore e intercooler, differenziali, ammortizzatori e molle sono pezzi originali Audi) e ai big money è la cosa più vicina che esista ad una di quelle Audi che hanno fatto la storia sportiva del marchio tedesco.

 (quella di sinistra eh, l’altra fa la storia solo davanti ai bar o fra due semafori)

Le differenze con quelle “ufficiali” ci sono (necessarie per renderla più “moderna”, fruibile e sicura e per poterci correre ancora senza problemi di omologhe) ma per il resto è lei in tutto e per tutto, compreso il cuore, il carattere e la presenza scenica. È una sorta di Audi S4 GTO in versione “clienti”, un po’ come facevano i fratelli Kremer con chi non poteva permettersi una Porsche 935 ufficiale.

Spogliando questa bellezza dal valore inestimabile ci si accorge che tutto è al posto giusto e ci si scontra con un pezzo di storia della meccanica automobilistica: il cinque cilindri in linea a sbalzo davanti all’asse anteriore, sovralimentato da una turbina Garrett e portato a 2,3 litri, è capace di 600 CV (ma potrebbero tranquillamente superare i 700 dando su alla pressione della turbina). Questa S4 GTO risale ai tempi in cui Audi era veramente “all’avanguardia della tecnica”, Vorsprung durch Technik come dicono loro.

Questa potenza è trasferita a quattro copertoni più larghi di me attraverso una cambio manuale a sei rapporti e una trazione integrale con tre differenziali autobloccanti. Acciaio e meccanica, meccanica e acciaio. Kevlar e sboronaggine tedesca. Questo è questa macchina, una prova su ruote su come si fanno le auto da corsa efficaci. A coprire la meccanica c’è poi una carrozzeria che definire spavalda è nulla. Ha le spalle larghe, larghissime, quasi smodate e sembra guardarti e dirti “cazzo guardi” come il miglior Ibra.

Non l’ho guidata (mannaggia), ma mi sono stati concessi cinque giri di pista su questo sogno di acciaio e materiale per giubbotti antiproiettile, uno di riscaldamento ed uno finale di raffreddamento, in mezzo tre di delirio grip potenza urla scoppi sfiati caldo fumo fischi fucilate sovrasterzi follia amore. Non ci sono frasi sensate per descrivere un’esperienza dalla quale sono uscito sbavando.

Tre anni fa ho creato Rollingsteel.it e oggi sono qua, direi che la strada è quella giusta, difficile ma giusta. Ora non vi resta che dare su al volume e andare in edicola a comprare Auto (numero Febbraio 2019) nel quale troverete quattro pagine dedicate a questo ferro del dio.

5 giri, 5 cilindri, vacca che musica.

MA FATE ANCHE UN GIRO IN MEZZO AI MIEI SUPER PATACCHI!

 

 

Articolo del 28 Gennaio 2019 / a cura di Il direttore

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