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Alfa Romeo 145 e 146, sono forse loro le ultime vere Alfa Romeo?

Su, dai, voi che nel petto avete il Cuore Sportivo, leggete il titolo dell’articolo e incazzatevi… percepisco un glorioso “ma che cazzo scrive questo?” crescere nel vostro petto, lì fra cuore (sempre sportivo) e stomaco, dove la passione si fa più sentire.

Vi provoco e gioco con i vostri sentimenti, ma sappiate che le mie parole lasciano il tempo che trovano, esattamente come quelle di chi è convinto che l’ultima vera Alfa sia la 75, perché realizzata prima dell’acquisizione Fiat, oppure c’è chi sostiene che l’ultima vera creazione del biscione sia la 164 perché prodotta nella sede storica di Arese, o forse la 155 perché ultima a montare i motori 8 valvole? Aspetta, c’è anche chi sostiene che le ultime siano le Alfa dell’era moderna con il Busso, storico 6 cilindri.

E in tutto ciò, vogliamo forse dire che la 156 non è stata una vera Alfa con le sue innovazioni e il suo sterzo al limite della perfezione? E il rigore di guida della Giulia dove lo mettiamo? E il fascino della 159? Sfasciatevi pure di brutte parole nei commenti, ma nessuno avrà mai ragione. Finché Alfa Romeo sarà un’azienda attiva, ci sarà sempre un’ultima vera Alfa da sbattere in faccia a quelli che la pensano diversamente.

– Allora? qual è? –

Alfa Romeo 145 (sigla progetto 930A) e Alfa Romeo 146 (930B) sono quelle che io ho scelto come ultime vere Alfa. In questo momento sto facendo outing, ne parlo apertamente per la prima volta. Papà se stai leggendo, spero tu possa approvare le mie scelte di vita e rispettare i miei sentimenti, anche se non ti piacciono.

La berlina di segmento B nata nel 1994 è riconosciuta come ultima vera Alfa Romeo da una nicchia di appassionati perché adottava gli stessi motori boxer (rimodernati) di Alfasud e 33,  prima di lasciarsi andare completamente ai motori di produzione Fiat come i Twin Spark 16V (dal ’97) e i gasoloni JTD (dal ’99).

A me la 145 piace non solo per questo motivo, ma perché il fratello della mia ragazza ai tempi del liceo ne aveva una bordeaux, 1.6 boxer, che suonava con una tonalità di scarico metallica, bella, inconfondibile. Una 145 la si poteva riconoscere in mezzo ad altre mille auto tutte con lo stesso suono, e questo per me vale il titolo tanto conteso di ultima vera Alfa… suona come una ‘sud e come una 33, auto che durante la mia infanzia giravano parecchio e che mi hanno sempre intrigato per quel rumore lì.

Il fatto che fosse anche una macchina bellissima, non ha fatto altro che aumentare la mia convinzione. La serie 145/146 fu disegnata da Chris Bangle, già all’opera con Fiat per la Coupè e in futuro autore delle BMW più discusse di sempre (fino all’avvento del transformer per imprenditori di Hangzhou, la XM), e nel processo di realizzazione ci sono alcuni aneddoti piuttosto curiosi.

Bangle aveva dichiarato in una intervista: “Il concept originale faceva parte di un progetto di platform sharing tra Alfa e Lancia per i successori dell’Alfa 33 e della Lancia Delta. La 145 è nata sul mio taccuino come una nuova Lancia Delta (l’avevo immaginata come un volume 2 1/2 invece dell’originale in 2 volumi).

L’Arch. Mario Maioli, che era il “Design Guru” di Fiat all’epoca, la vide entrare in studio da uno dei corridoi e chiese al mio capo, l’Arch. Ermanno Cressoni, “Che diavolo è quello?” Cressoni ha risposto: “È il modello che Bangle ha riportato della galleria del vento”. Maioli la studiò a distanza e poi disse: “Sembra un’Alfa”. Cressoni rispose “Certo Architetto, è proprio così”. Immediatamente dopo stavamo togliendo i mock-up della griglia Lancia per mettere quelli Alfa!

– Un mockup di come fu pensata inizialmente la 146… ma sai che quasi quasi è meglio –

Un altro dettaglio curioso: la strana curva della linea di cintura sulla portiera anteriore della 145 era un’eredità dell’ingegnere capo della Fiat dell’epoca che aveva sognato di mettere una linea così strana nella Fiat 500, ma si rivelò essere troppo costosa per quella macchina “economica” e me l’ha fatta aggiungere alla 145″, conclude Chris.

Insomma, sta macchina doveva essere inizialmente l’erede della Delta… pensa te.

– PLOT TWIST! –

Scudetto sulla calandra a parte, l’estetica non era stata accolta a braccia aperte, sulle prime. Dalla 33 a questa c’era stato un salto generazionale impressionante. Quel muso sportivo con le estremità interne delle lenti faro che rientrano nella calandra, il già citato svirgolo sulla linea di cintura a metà portiera e la vetratura laterale che unisce idealmente lunotto e portiera senza soluzione di continuità, erano qualcosa di veramente nuovo.

I fari posteriori, allungati e sottili, il lunotto dalla forma a V e la nervatura che collega proiettori anteriori e posteriori accentuando la forma a cuneo della carrozzeria… questa, signori, era un’opera di design di alto livello che non ha inizialmente ricevuto il calore che avrebbe meritato. Era strana, poco classica dopo due decenni di musi fatti tutti alla stessa maniera e forme spigolose da ogni prospettiva.

– Armonia, equilibrio, eleganza, originalità… le qualità c’erano tutte –

Eppure a distanza di quasi 30 anni dal suo debutto siamo qui ad ammirarla e dire “cazzo, che linea”.  Parliamo della 145, non tanto della 146, che con quel posteriore a 5 porte e 2 volumi e mezzo non riesce a convincere come la sorella. Il culone a pagnotta (concetto che in Fiat ripresero per la Brava) non si sposava benissimo con il frontale sfuggente e purtroppo si perse anche l’effetto “tutto vetro” della parte posteriore della tre porte. Quando arrivò sul mercato, un anno dopo la 145, tutti dissero “meh”.

– Quel mezzo volume posteriore non fu facile da digerire per molti –

Gli interni erano pure una gran figata, con una plancia costruita su vari livelli che giocava molto su angoli smussati ed elementi circolari. Il passeggero aveva tantissimo spazio a disposizione per le gambe grazie al cruscotto che si spingeva sotto il parabrezza e dava l’impressione al guidatore di essere su un’auto sportiva.

La versione base si riconosceva per le pattane sulle ruote e i paraurti non verniciati, mentre l’allestimento L aveva la parte bassa del paracolpi in colore carrozzeria. That’s class. C’era anche la versione Quadrifoglio Verde che accostava le minigonne sportive a un nuovo design dei cerchi con i classici cinque fori. Nel 1999 arrivò anche il restyling con paraurti ridisegnati e tutti in tinta, nuova calandra più sinuosa e interni leggermente rivisti.

– interni prima serie –

– interni restyling –

Chi sostiene che questa non possa essere l’ultima vera Alfa, ha un argomento molto valido: Il telaio è il Tipo 2 del Gruppo Fiat, derivato strettamente dalla Tipo e utilizzato anche per le Bravo/Brava. Un’autentica macchina del Biscione con una piattaforma simile fa storcere il naso come John Cena in tutù, ma c’è da dire che il piacere di guida non è stato trascurato, anzi…

Le sospensioni avevano all’anteriore una coppia di MacPherson e barre stabilizzatrici, dietro invece erano a bracci tirati connessi da barra stabilizzatrice. Niente di tecnologicamente esaltante, ma che tenevano bene per strada gli oltre 1.300 chili del corpo vettura.

– La mitica Quadrifoglio Verde con motore 2.0 da 155 CV, con quei cerchi e quelle minigonne era inconfondibile –

I motori del debutto si dividevano in tre boxer: 1.3 da 90 CV, 1.6 da 103 e 1.7 16 valvole da 129, con un 1.9 turbodiesel che basta una sgasata per far fischiare le orecchie di Greta Thumberg all’altro lato del pianeta. Nel 1997 sparirono i vecchi “flat four” dal sound magnifico per fare posto alla nuova generazione di Twin Spark 16V, rispettivamente 1.4 da 103 CV, 1.6 da 120, 1.8 da 140 e il 2.0 da 155 cv in dotazione alla QV, che faceva scattare la 145/6 da 0 a 100 in 8,4 secondi. In quanto a naftoni, dal 1999 arrivò il JTD 1.9, fiore all’occhiello di Fiat e concausa dell’attuale presenza di realtà agghiaccianti come l’Area C a Milano e motori Euro 6+.

– vano motore della 145 Quadrifoglio, godo –

– davanti e dietro della restyling in un sobrio colore oro, per chi ama non farsi notare –

Le 145 e 146 furono lo zoccolo duro della produzione Alfa Romeo al nascere del nuovo millennio e accompagnarono il marchio in un momento difficile fino all’avvento della 147, auto che ha riportato al Biscione un certo blasone che negli anni precedenti si era perso.

– Il modello fu lanciato con una campagna pubblicitaria a metà fra il depressivo e il confuso –

E questo possiamo dirlo di certo, perché le 145 e 146 furono un successo solo a metà. I piani del Gruppo Fiat per questa nuova Alfa erano ambiziosi ma benché si trattasse di un’ottima auto ha rappresentato un’epoca di transizione e di politiche aziendali confuse. Oltre a questo modello, Alfa Romeo aveva poco altro da dire e la poca cura dell’azienda da parte di Fiat si rispecchiò anche nelle vendite sotto le aspettative. In sostanza non mancava l’apprezzamento del modello, ma la fiducia nel brand, cosa che si aveva ai tempi della 33 e che si riuscì a “recuperare” nei primi ’00 con le 156 e 147.

Quello che ci rimane oggi è un pezzo di storia dell’automobilismo anni ’90 che è stato trascurato per molti anni e che ora sta lentamente riprendendo piede con il fenomeno delle youngtimer. Chi era poco più che poppante ai tempi dell’uscita della 145 non può che apprezzare oggi quelle linee che per strada si facevano riconoscere immediatamente, grazie a vezzi estetici interessanti e non pacchiani. Chris Bangle con le macchine ci ha sempre saputo fare e la sua personalità la si trova in ogni singolo modello che ha disegnato… compresa questa serie, l’ultima vera Alfa Romeo degna di questo nome…

… o forse no…

… magari è giusto considerare anche la cen…

…no, ma effettivamente la set…

 

 

 

 

Articolo del 30 Maggio 2023 / a cura di Michele Lallai

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  • Andrea

    156, 147, con qualche limite 166 e 159 (con Brera), e soprattutto Giulia. Di auto fatte per essere guidate l’Alfa ne ha fatte un po’ in questi ultimi anni, purtroppo hanno avuto meno successo di quanto avrebbero meritato (dal punto di vista della guida)

    • Andrea

      Poi, ovviamente il Boxer era il Boxer, ma sinceramente preferisco guidare “tenendo in mano le ruote anteriori” ma con poco rumore che avere il pur splendido canto del Boxer montato su una comunque buona Tipo

  • Alessio

    Michele, confermo che quel titolo sia proprio “acchiappa vaffa” e che ne sia partito lì per lì uno anche a me. Poi, però, ho letto e ho capito che il mio fosse sparato un po’ a salve. Ho avuto 6 Alfa, dal 2002 a oggi, intervallate da altre macchine, tra cui due made in Baviera e mi reputo ateamente alfista. Non ho avuto la 145, ma l’ho vissuta per anni, versione 1.6 boxer, perchè è stata l’auto di un caro amico dai tempi dell’università e abbiamo macinato km, perchè lui all’epoca aveva l’auto “grande”. Personalmente, dico, personalmente, non so se reputare la 145 una milestone Alfa, ma più che l’ultima vera, secondo me è la prima “nuova”. E’ stata di rottura, soprattutto stilisticamente e solo incidentalmente e per economie di scala, all’inizio si è presa i boxer. Il suono era affascinante, ma i consumi non erano il suo punto forte, soprattutto in relazione a quello che anche la concorrenza metteva sul piatto.
    Con la 145 in Alfa hanno fatto diventare la berlina un po’ più trendy (piaceva anche alle donne: si può dire lo stesso di 33 e Alfasud? Mah) e meno specialistica. Hanno sperimentato tanto, con materiali, forme e secondo me ci sono riusciti. Ha retto bene i primi anni, ma è stata sovrastata sotto molti aspetti dalla 147 che l’ha sostituita. Ha rappresentato però un buon passaggio nei ’90 e gliene va dato atto.

  • mauro

    personalmente non mi sono mai piaciute, io ho lasciato l’alfa x le giapponesi dopo le 75. e credo che le civic coeve siano più belle e prestanti col giusto motore. poi l’età e la schiena mi hanno portato ai piccoli suv nipponici

  • mauro

    posso però dubitare che ai tempi della 75 (cui ho trovato montagne di difetti) avevo meno anni e più soldi di adesso e una vita meno complicata. però dalle nippo in poi non ho più guardato olio e altro, spie accese a caso, fumi, perdite

  • Lorenzo

    domanda forse scontata, ma da ragazzo di 21 anni che non ha vissuto l’epoca delle vere alfa, mi viene un po’ difficile farmi un’idea. Come mai quando si elogiano le alfa, ad esempio la giulietta non viene quasi mai menzionata? se non mai del tutto?
    anche la giulia tutto sommato resta spesso sotto tono in questi contesti

    • Flavio

      Perché la giulietta è una fiat, ed ha avuto la rogna di sostituire la 147(anch essa una fiat), che però fece breccia nel cuore di molti ex alfisti e non. La giulia è voluta entrare nel mercato premium con tutto cio che l alfista desiderava, vedi chicche come l albero motore, materiali di qualita e motori giusti, e soprattutto la TP. Poi xo si sono accorti che anche l ultimo alfista ormai poggiava le terga sun un suv del cazz, e che alla fine la giulia non era premium tanto quanto una bmw(almeno sull affidabilita)

      • Lorenzo

        mmmm quindi si può dire che quelle nuove non sono delle auto cattive, ma che mancano del carattere o esclusività di quelle storiche?

        • Flavio

          C’è una cosa che ormai tutti dimentichiamo: le alfa di un tempo non esistono piu, cosi come le bmw le audi le porsche ecc ecc. Vedi il gruppo stellantis o vw: da una piattaforma nascono magari 10 auto e cosi via. Diciamo che l alfista(che poi se l ultima alfa è stata la 75, ora l alfista vero avrà 80 anni??) vorrebbe cose che purtroppo oggi, con il mondo automotive che va al contrario, se aspettiamo un alfa col boxer il transaxle e che sia prodotta ad arese, beh, è piu facile che a me ricrescano i capelli!!

          • Lorenzo

            capisco, grazie mille

      • Marco

        Michele anch’io ho storto il naso leggendo il titolo, ma la 145 1.6Twinspark l’ho avuta e andava, andava bene. La ricordo più per come andava che per l’estetica. Di Alfa in famiglia ne abbiamo avute: 133 1.7 16v (quell’auto in accelerazione momenti si impennava!), 145, 155. L’ultima, la più lussuosa, ma la meno emozionante. Ma sono rimasto alfista sebbene abbia avuto Volkswagen, Suzuki, Subaru e Kia……Alfa è Alfa, è emozione spartana, e adesso superati i 50 mi sono potuto permettere il lusso di una Stelvio……ragazzi, credetemi, le altre su strada son carrette (Subaru a parte)

  • Andrea

    Il titolo provocatorio mi ha fatto venire la voglia di venire a leggere l’articolo. Quindi obiettivo centrato, giusto?
    La mia prima macchina è stata proprio una 145 e precisamente una 1.4 TS.
    Ho un bel ricordo di quell’auto e ..azzo,.. se volava (rapportata alla potenza ed alla cilindrata).. Quel motore era un fulmine a salir di giri.
    Vorrei però fare una puntualizzazione. La serie con i paraurti in tinta è la terza. La prima serie è quella con i boxer, la seconda è quella con i TS e gli interni rivisti e la terza quella con i paraurti in tinta e il JTD.. Il 2.0 inizialmente aveva 150 cv, per poi guadagnarne 5 con i collettori di aspirazione a lunghezza variabile.

  • Matteo

    Premessa: non sono per niente “alfista”.
    In famiglia abbiamo avuto una Giulietta 1.4 TB da 170 CV per 6 anni ed è un’ottima auto che ci ha dato zero problemi. L’unico appunto che mi sento di fare riguarda i consumi: il 1.4 turbo ha una grande sete in ogni situazione. Per il resto auto eccezionale. Vogliamo inoltre parlare del design? Ha più di 10 anni con un piccolo restyling ed è sempre attuale: a mio modo di vedere un’opera d’arte! Peccato non venga mai considerata tra le Alfa degne, perché a questo punto poche recentemente lo sono.
    L’abbiamo venduta a malincuore per esigenze di spazio…

  • Omar Monga

    Io sono un alfista con stile e la 146 l’aveva avuta mio padre e andava benissimo, se c’era ancora la tenevo come conservato nel mio garage

  • Antonio

    La linea di questa alfa mi ha sempre ricordato vagamente la linea dell’ alfa zagato stano sia nata come Lancia Delta!

  • Giorgio

    Le ho usate entrambe, 145 1,6 boxer (flat ha manovelle a 180*) a carburatori, per pochi giorni ma bella con personalità: onestamente godereccia. 146 1,6 boxer ad iniezione, presa come Pomigliano la fece a 15 km e portata al tagliando a 10.000 km, il motore aveva un minimo irregolarissimo, un cambio con terza corta e quarta lunga, in montagna andando allegri una pena o la guidavi al limitatore o se salivi di marcia ti piantavi, su pendenze al 6/7% non sul Mortirolo. Inoltre il maggior peso posteriore la rendeva più sottosterzante ed imprecisa della 145. In definitiva la mia è stata un’esperienza bipolare, allegria con 145 e noiosità con 146: per rimanere in tema con le “vere Alfa” più che una duetto, una bigusto.

  • Alessandro

    Bell’articolo con tanti aneddoti interessanti che non conoscevo su una macchina che mi è sempre piaciuta e che merita di essere rivalutata pur con i limiti di piattaforma: le successive 156/147/GT erano di un altro livello.
    Specifico: mi è sempre piaciuta la 145 che è ancora bellissima (con i suoi “vezzi estetici interessanti e non pacchiani”: concordo, viva Bangle!)
    Invece sulla 146 qui a Torino girava insistentemente una voce a cui mi sento di dare un certo credito benché non verificata: la linea… ehm… “discutibile” della 146 (l’innesto di quel volume di coda guasta irrimediabilmente le belle proporzioni disegnate da Chris Bangle per la 3 porte) sarebbe infatti opera dell’allora CEO di Fiat Auto, Paolo Cantarella. Si dice che questi si dilettasse di design automobilistico e, complice la pletora di yes-men e ruffiani per indole o per necessità annidati ai vertici del gruppo torinese, pare sia riuscito a portare qualche propria creazione fino alla produzione in serie. Altra vettura dal design attribuibile al top manager pare essere stata l’ineffabile (non saprei proprio come definirla senza scadere nel turpiloquio) Lancia K Coupé, famosa perché i numeri di vendita si contavano nell’ordine delle decine: del resto era la versione peggiorativa di una già brutta berlina.
    Fu sicuramente di Cantarella l’idea di collocare i gruppi ottici posteriori della prima Punto in verticale sui montanti posteriori (Giugiaro li aveva inizialmente disegnati anche per la hatchback come nella versione cabrio). In questo caso l’intuizione di Cantarella, mediata però dalla matita di Giugiaro, si rivelò azzeccata.
    Va detto che anche Sergio Marchionne si distinse per qualche sua fissazione sul design: Frank Stephenson ha raccontato di quando l’allora CEO di FCA lo spedì da Giorgetto Giugiaro per fargli digerire la modifica ai fari posteriori “a boomerang” della Maserati 3200 GT, poi banalizzati nella successiva versione Maserati Coupé nobilitata però dal V8 Ferrari F136 da 4,2 litri. Non posso inserire una GIF per rendere l’espressione di Giugiaro in quell’occasione. Ma questa è un’altra storia…

  • Giovanni

    Da ex-possessore di una 145 1.4 Junior, sono stato subito attirato dal titolo provocatorio.
    Grazie per avermi ricordato le emozioni che mi ha regalato la mia prima auto…presa con poco (perchè era quello che potevo permettermi), ma con cerchi in lega e minigonne, per me era stupenda.
    Quando gli altri ragazzi della compagnia sognavano la tanto acclamata Golf, io salivo sulla mia povera 145 e non avevo niente da invidiare, anche dentro mi sembrava bellissima con gli interni sportivi, volante in pelle e la plancia avvolgente…ed anche a prestazioni per essere neo-patentato, non mi sembrava per niente ferma…

  • Cris

    Ho avuto la 145 boxer 1.6 e ho sempre pensato quello che dici nel titolo. Il rombo del motore e le prestazioni erano Alfa.
    Gran ferro e anche particolare come stile.
    Oggi ho una Giulia (contentissimo comunque).

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