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Rose RP-4, l’aereo con due V8 da dragster

de Il direttore

Nel mondo degli appassionati di motori e tecnica c’è solo una vera e unica bibbia: il mitico “Motori endotermici” di Dante Giacosa, edito in Italia da Hoepli. È un libro completo, esaustivo, tecnico al punto giusto e comprensibile anche dai non ingegneri (il che è un bene) e, in linea di massima, possiamo affermare che quel che vi è scritto corrisponda a verità assoluta totale inequivocabile scritta nella roccia.

Chiunque sia appassionato di RS dovrebbe averne una copia, in caso, rimediate.

Comunque, se prendiamo in mano la quindicesima edizione e andiamo a pagina 548, troveremo un interessante excursus circa le caratteristiche di massima che dovrebbe avere un motore alternativo (ovvero un tradizionale motore a pistoni) destinato all’utilizzo in aviazione.

Citerò il sommo Giacosa: […] Le notizie che seguono si riferiscono ai motori d’aviazione alternativi del passato e a quelli che sono applicati ai piccoli aerei da turismo. Si tratta di motori generalmente a quattro tempi ad accensione per scintilla, con alimentazione a carburazione nel caso di piccole potenze, a iniezione continua (carburatore a iniezione) o a iniezione a tempo per potenze maggiori; raramente è stato utilizzato il ciclo Diesel a due tempi sovralimentato (ne parliamo QUI n.d.r.). Sono pure stati costruiti motori detti compound che sono la combinazione di un motore alternativo e di una turbina.

I principali requisiti richiesti per i motori d’aviazione sono i seguenti:

  • leggerezza;
  • elevata potenza motrice;
  • minimo consumo;
  • indipendenza della potenza dalla quota di volo;
  • minimo ingombro frontale:
  • sicurezza di funzionamento.

Queste caratteristiche sono state raggiunte attraverso una grande raffinatezza di disegno e di costruzione, un’accuratissima messa a punto, l’uso di materiali pregiati ad altissima resistenza. […]

Poi arriva David Rose the ammerighein che prende un aereo e ci monta sopra due motori da dragster in tandem per un totale di 5.400 cavalli*

*teorici

Ora, noi non sappiamo se il “Motori endotermici” viene edito nel nuovo mondo, ma siamo sicuri che David Rose non l’ha mai letto. Se l’avesse fatto (attenzione, spoiler), magari il suo aereo avrebbe volato. Comunque, non saltiamo a conclusioni affrettate e vediamo meglio cosa hanno combinato di là dall’oceano che, ad ogni modo, è interessante.

Partiamo da un presupposto: in America hanno un mare di difetti ma, se si è appassionati di volo, c’è poco da fare, quello è il posto giusto. Sarà la cultura della guerra o il complesso militare-industriale questo non lo so, fatto sta che in IUESSEI la cultura del volo è molto più sviluppata e radicata che qua e, quello che in Italia è appannaggio di pochi eletti dalle tasche molto profonde, là è più raggiungibile. Diciamo, in breve, che la cultura della guerra ha creato un’oasi per gli appassionati di volo e aviazione.

– signori, in questa scuola si impara a combattere, chi arriva secondo non viene classificato –

Questo presupposto per farvi sapere che dal punto di vista del volo, in ammerega sono talmente avanti da avere anche le gare con gli aerei: ce ne sono di diversi tipi ma la più famosa di tutte è sicuramente la Reno Air Race.

[momento pippone]

Per parlare delle famose Reno Air Races bisogna partire dal 1926, quando vennero istituite le “National Air Races”, una serie di competizioni aeronautiche che avevano lo scopo di testare numerose novità e tecnologie che di lì a pochi anni sarebbero poi finite sugli aerei da combattimento, rendendo così possibile lo sviluppo in ambito aeronautico anche in mancanza di una guerra.

Le National Air Races ebbero il loro periodo d’oro negli anni che andarono da prima della guerra fino a poco dopo il suo termine: vi presero parte alcuni dei piloti più bravi e pazzi dell’epoca, tra cui Jimmy Doolittle (sì, quello del vergognoso raid incendiario su Tokyo, sì, quello che vinse un’edizione della Coppa Schneider negli anni ’30) e anche il mitico Tex Johnson, famoso fra noi rollingsteelers per aver messo a testa in giù un Boeing 707 durante un volo di dimostrazione e vincitore dell’edizione 1946, con due Bell P.39 Airacobra modificati da gara.

Le cose purtroppo cambiarono quando nel 1949 un P-51 preparato da gara – pilotato da Bill Odom – si schiantò malamente su una casa vicina al luogo della competizione, uccidendo il suo pilota e gli abitanti della casa: totale 3 vittime e la fine del gioco.

– notare i due ramjet apposti ai lati delle ali dell’aereo, messi lì per migliorare le doti velocistiche dell’apparecchio (approfondiamo l’argomento QUI)-

Dopo quel tragico evento le National Air Races persero appeal e vennero fermate per circa 15 ani, per riprendere nel 1964 con il nuovo nome di Reno Air Races.

– avuto, ORRENDO –

Ora, senza entrare troppo nei dettagli che voglio raccontarvi di quell’aereo con i motori da dragster, le Reno Air Races funzionano così: sono gare multi-giro che si “corrono” su circuiti ovali (delimitati da appositi piloni) che hanno lunghezze comprese tra le 3 miglia e le 13 miglia a seconda delle categorie di aereo che competono. Fra queste ci sono la “Formula 1”, nella quale competono aereo come il Sonerai di cui abbiamo scritto poco tempo fa, la “Jet”, nella quale competono aeri spinti da motore a reazione e, probabilmente la più interessante, la classe “Unlimited”, popolata da alcuni aerei appositamente costruiti (come il protagonista di questo articolo) e vecchi aerei da guerra della Seconda Guerra Mondiale appositamente preparati e capaci di volare ben oltre le 400 miglia orarie. Fra questi ci sono numerosi Mustang (originali e acchittati) e il vincitore dell’edizione 2019 (l’ultima prima che la pandemerda obbligasse anche le Air Race a prendersi una pausa), un prepotente Hawker Sea Fury tirato a balestra e rinominato Dreadnought, un nome, un programma.

Di seguito alcuni esempi delle bestie che partecipano alla classe Unlimited

Ora, nella storia delle Air Races, un nome di rilievo è sicuramente quello di David Rose: ossessionato dalla velocità fin da bimbo (e come dargli torto), Rose è stato prima pilota militare dell’USAF (pare che una volta abbia preso un F-86 e si sia lanciato in picchiata a tutta manetta solo per assaporare il superamento della barriera del suono) e poi pilota civile (al comando di aeroplani come Boeing 757, 767 e il mitico MD-11). Tuttavia, questo David Rose è uno a cui stare con i piedi per terra non piace e, dopo essere andato in pensione, non solo non ha mai abbandonato il mondo dell’aviazione ma, anzi, si è messo a correre le Air Races.

– il 74 enne David Rose nell’abitacolo del protagonista di questo articolo –

Insomma, al mondo esistono due tipi di persone: i partecipanti e gli spettatori. David Rose è sicuramente della prima classe. Dopo esser rimasto folgorato da quei piccoli aeroplani capaci di volare a 500 km/h a 50 piedi da terra, Rose si è comprato un Pitts Special con cui vinse la sua prima gara nel 1992. Tuttavia, si sa, la velocità è come la pelush, non basta mai: messo da parte quel Pitts Special fin troppo normale, Rose ha deciso di passare dall’altra parte della cattedra, progettandosi il biplano con cui avrebbe corso. Ci mise 10 mesi e, con l’aiuto di un paio di amici, Rose se ne uscì con un piccolo biplano capace di tirare 225 mph (ca. 360 km/h) con un motore da soli 230 cv. Un risultato interessante, al punto che con questo stesso biplano Rose ha vinto ben 5 edizioni della famosa Reno Air Race nella categoria “Biplane Gold”.

foto via. Questo aereo è andato perso nel 2007 in un incidente che ha ucciso il suo pilota.

Tuttavia questi biplani, per quanto affascinanti ed efficaci, sono di ben altra pasta rispetto alla bestia che stiamo per mostrarvi.

Progettato a partire dal 2005 completamente da zero per competere nella classe “Unlimited” ed essere l’aereo ad elica con motore a pistoni più veloce di sempre, il losco RP-4 è stato ottenuto partendo da un leggero telaio a traliccio di tubi di acciaio (la fusoliera ha un diametro di 31 pollici) rivestito con sottili fogli di alluminio, ed è spinto da due mostruosi V8 da dragster dotati di monoblocco “Dart Big M” da 600 pollici cubici di cilindrata (circa 9,2 litri) e capaci di 2.700 cv l’uno.

Questo è il posto in cui dovrebbero stare questi V8, su una “macchina” progettata per andare dritta –

I due motori sono sovralimentati da due compressori centrifughi Pro-Charger F3-R con intercooler raffreddati ad acqua ma depotenziati fino a circa 1.200 cv l’uno per far sì che possano funzionare senza sbrindellarsi per gli 8 minuti (circa) di durata di una gara. Alimentati da nettare a 110 ottani e con i tubi di scarico che da soli producono una spinta aggiuntiva di circa 135 chili, i due V8 azionano un riduttore a sua volta collegato a due piccole eliche controrotanti dalla forma molto particolare.

– compressore centrifugo ad azionamento meccanico, simile ad un turbocompressore ma senza il turbo (rimane solo il compressore) –

– le sciabole del Rose RP-4, l’aereo preferito di Tony, lo Chef Tony –

Le piccole pale a forma di scimitarra (costruite in fibra di carbonio e lunghe 24 pollici l’una – ca. 60 cm) sono il risultato di uno studio portato avanti dalla NASA per sviluppare eliche più efficienti rispetto a quelle tradizionali e – importante – capaci di funzionare correttamente anche a velocità prossime a quella del suono, vero tallone d’Achille delle eliche. (se volete approfondire, qui la NASA vi viene in aiuto),

– Republic XF-84 Thunderscreech, passato alla storia come “l’aereo più rumoroso mai costruito” vedeva un motore turboelica abbinato ad un turbogetto e aveva le punte delle pale delle eliche toccavano Mach 1.18, producendo un suono talmente fastidioso da rendere l’aereo praticamente inutilizzabile –

Figata totale è anche il sistema di raffreddamento di questo pericolosissimo trabiccolo: per eliminare qualunque resistenza aerodinamica non desiderata (tipo quella di un radiatore), in questo aeroplano si è utilizzata una soluzione simile a quella che negli anni ’30 si utilizzava sugli idrocorsa. L’acqua proveniente dal motore (dai motori), viene convogliata attraverso alcuni tubi in alluminio lungo tutta la struttura dell’aereo, ali comprese, le quali funzionano come un unica superficie radiante (di 5,3 metri quadrati). La cosa sborona è che l’aereo è progettato per “trasportare” circa 190 litri di liquido di raffreddamento, sufficienti a far rientrare l’apparecchio nel peso minimo consentito dalla categoria, altrimenti l’aereo sarebbe troppo leggero.

Insomma, lo vedete anche dalle foto, il RP-4 è un aereo che prometteva bene tuttavia – c’è sempre un tuttavia che aspetta dietro l’angolo – un cambiamento al regolamento della RARA (la Reno Air Racing Association) ha impedito a Rose di far competere l’aereo nella categoria “Unlimited” e, nonostante diverse modifiche e tentativi di adattare l’aereo ai nuovi regolamenti, Rose gliela ha data a mucchio ha abbandonato il progetto nel 2012.

Progettato per uccidere David Rose o, altrimenti, per lanciarlo nell’olimpo dell’aviazione, purtroppo il cattivissimo RP-4 non ha mai volato, possiamo solo immaginare cosa potrebbe essere il sound dei suoi due V8 a pieni giri, accompagnati dal sinistro ronzio delle due piccole eliche controrotanti, roba da uscire di testa!

P.S. Già da qualche anno non si hanno notizie di David Rose. Sappiamo che dopo il fallimento del suo RP-4 si era messo a lavorare sul “Renegade”, un particolare aeroplano ad elica spingente anche lui alimentato da un grosso V8 e molto promettente tuttavia – il solito tuttavia -, Rose è da un po’ che non si fa vivo. Speriamo stia bene e sia in forma, vorremmo tanto veder volare almeno una di queste sue folli creazioni!

Ah, una cosa importante, Rollingsteel consuma quasi come un V8 Top Fuel, se vuoi dare un piccolo contributo per far sì che questo progetto rimanga vivo, vegeto e indipendente, puoi cliccare qui sotto!

E questi li hai letti?

6 commenti

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Luigi 13 Aprile 2021 - 13:27

Quindi questa bestia non è mai stata nemmeno testata?!
A me è venuto il prurito alle mani già solo leggendo l’articolo…

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Franco 14 Aprile 2021 - 7:42

Stavo per scrivere un commento stupitissimo sul fatto che Rolling steel avesse tirato fuori qualcosa che volasse di cui non avevo mai sentito parlare.
Per fortuna non ha mai volato.
Comunque molto interessante

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Riccardo 19 Aprile 2021 - 14:58

Non fu Doolittle a bombardare Tokyo con bombe incendiarie, il suo raid su Tokyo fu fatto in risposta al bombardamento a sorpresa dei giapponesi a Pearl Harbour , Venne effettuato con bombe convenzionali e mirato a installazioni militari , Fu un attacco quasi suicida per gli equipaggi e unicamente simbolico , definirlo vergognoso mi sembra inappropriato.
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Incursione_aerea_su_Tokyo

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Il direttore
Il direttore 19 Aprile 2021 - 15:09

Proprio la Wikipedia che citi dice: “bombardamento fu organizzato come risposta all’attacco di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941 ed ebbe più valore morale che tattico o strategico: nelle intenzioni dei comandi americani, doveva servire a far intendere ai giapponesi che gli Stati Uniti avrebbero combattuto fino alla fine, ma anche a risollevare il morale del popolo e delle truppe statunitensi”.

Nessun valore militare o strategico, pura rappresaglia (o vendetta che diri si voglia) e, per questo, deprecabile.

Ma non è tutto, proseguiamo: “Ogni aereo trasportava quattro bombe da 500 libbre (225 kg) appositamente costruite. Tre di queste erano munizioni ad alto potenziale esplosivo e una era un fascio di bombe incendiarie. Gli incendiari erano lunghi tubi, avvolti insieme per essere trasportati nel vano bombe , ma progettati per separarsi e sparpagliarsi su un’ampia area dopo il rilascio. Cinque bombe avevano medaglie di “amicizia” giapponesi attaccate a loro, medaglie assegnate dal governo giapponese ai militari statunitensi prima della guerra”.

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Riccardo 20 Aprile 2021 - 0:15

Il fascio di bombe incendiarie serviva ad illuminare i bersagli per i velivoli che seguivano e non a bruciare le abitazioni di Tokyo costruite principalmente in legno, obiettivo invece dei successivi raid operati dalle superfortezze b29.
Credo Direttore che se le avessero bombardato casa senza motivo avrebbe una visione differente sulle liceità della rappresaglia. Cordialmente

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Matteo 26 Aprile 2021 - 11:35

Ma quindi il buon Rose avrebbe partecipato alle air races senza mai aver collaudato / provato il suo mezzo infernale? Alla faccia dell’ottimismo…

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