Non te l’aspettavi eh
Invece eccola qua
Come mi è venuta?
E chi lo sa
Le mie canzoni nascono da sole
Vengono fuori già con le parole.
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C’è questa donna. Capelli biondi da stereotipo della donna bionda. Tinti, ovviamente. Età? Non ricordo, direi 55, all’epoca. Chissà se oggi, 10 anni dopo, si tinge ancora così bionda pur di essere bionda. Credo dovrei andare a controllare ma anche no, mio padre l’ha sempre detto, la merda, più la mescoli e più puzza.
Labbro cadente, giornate intere sui binari, occhio da cane bastonato, forte coi deboli e genuflessa coi potenti. Mi guarda schifata, fa battutine, di continuo. Non me ne lascia passare una. Si lamenta ad alta voce perché passo troppo tempo (credo, una volta, di aver raggiunto i 7 minuti) in bagno quell’unica volta al giorno in cui mi permetto il lusso di cagare ma, come disse lei, si sa, il lavoro è lavoro.
Caga in fretta, che il lavoro è lavoro.
Me la sogno ancora la mia capoufficio. L’ho sognata stamattina quando, risvegliatomi di colpo, ho sentito un peso sulle gambe. Agata, che mi dorme addosso, il suo modo di tenermi la manina mentre facevo un brutto sogno.
10 anni dopo, me la sogno ancora. Lei, personificazione di quello che, mi perdonerete se faccio fatica a trovare altre parole, chiamo “il mondo degli adulti”, quella specie di asilo quotidiano popolato da decenni arrabbiati e capricciosi e tignosi e maleducati e lagnosi e annoiati infilati a forza nei corpi di, per lo più ahimè, sessantenni.
Nota a margine: se attorno a voi “vedete la gente vecchia” non è un caso: in Italia l’età media è superiore ai 48 anni ma, dato ancor più sconcertante, il ~25% della popolazione ha più di 65 anni. Non è un‘impressione, è tutto vero.
Un mondo degli adulti che detesto con tutto me stesso, che ogni giorni mi vede impegnato in una battaglia senza quartiere per non finire succube di questa folle World War S (S di Stronzi) che mi vuole imbruttito, disilluso, impomatato e possibilmente alla guida di un suv del cazzo. E poi che sono uomo, se fossi donna a tutti i requisiti qui sopra dovremmo aggiungere “tinta e rifatta”. Mio figlio? Meglio prete che gay!
Lo diceva anche Freccia, Te sta’ dentro che qua fuori è un brutto mondo.
È successo tutto dieci anni fa esatti, quando ancora soffrivo chiuso dietro le sbarre di quell’ufficio, nel pieno di un rigurgito esistenziale, bisognoso come mai di cambiare le cose attorno a me pena il risvegliarmi stronzificato, con in mano una copia di un libro regalatomi da Isabella ed elevato a mio vangelo personale in quel momento della mia vita, mi alzai dalla scrivania.
Lei, la bionda, stereotipo vivente della bionda, mi guarda. Di nuovo, mezzo schifata, mezzo interrogativa. Cosa fai? Mi chiede. Arrivo rispondo, un attimo.
Il lavoro è lavoro.
Esco, giro a destra, apro la porta a vetri che mi conduce in officina, giro a sinistra, saluto un operaio, ciao Andrea, attaccato alla sua segatrice a nastro un adesivo che tengo d’occhio da tempo.
Mi faccio forza. Cammino costeggiando il muro, entro in una porticina a sinistra, salgo le scale lasciandomi dietro la macchinetta per timbrare. Salgo come spinto da una forza invisibile, arrivo su, davanti a me un corridoio. Porta in fondo, uffici amministrazione. Busso, aspetto un cenno dall’altra parte e mi faccio avanti.
Non ricordo bene cosa dissi, credo semplicemente un “guardate, per me anche basta”. Ci pensavo da giorni. Da tempo immaginavo come sarebbe stato, se avrei mai trovato il coraggio di farlo, temevo che avrebbero cercato di convincermi a restare. Sono quello che si chiama “people pleaser”, non so dire di no, non riesco a scontentare, con me se uno insiste di solito ottiene.
Per fortuna non accadde, la mia scelta venne accettata al volo. Tornai giù che pesavo 20 kg in meno e, di nuovo, quello sguardo. Poggiai il mio libro sulla scrivania e poi, con tutta la calma del mondo, guardai la capoufficio. Mi sono dimesso, per me finisce qui.
Per me inizia qui.
La vita è troppo breve e fugace per viverla in un modo che ci fa cagare. Non voglio diventare brutto – non esteticamente, umanamente –, non voglio diventare un disilluso arrabbiato frustrato, non voglio, non ci riesco. Non voglio smettere di giocare, di sorridere, di scherzare. Non voglio odiare. La mia vita, gli altri, il prossimo. I lunedì i martedì le domeniche, l’ultimo giorno di ferie.
Così, 10 anni fa, in cerca di me stesso e di un posto nel mondo, aprivo rollingsteel.it. Non so perché lo feci. Non c’era un piano ben delineato. Nemmeno un business plan (mai fatti), non un accordo commerciale, niente. Solo la mia paura di tornare là, dentro un ufficio come quello, invischiato in quel mondo e in quel modo di vivere la vita che mio non è e dal quale non voglio farmi trasformare.
Il lavoro è lavoro.
Mi pare incredibile pensarci adesso, se 10 anni fa me lo avessero detto avrei creduto ad una presa per il culo e invece, come cantava quello di Zocca, eccola qua,
Stessa cosa, grande Vasco.
Febbraio 2016 – febbraio 2026.
Rollingsteel, 10 anni dopo è ancora qua, sono ancora qua, siamo ancora qua. Un po’ più stanco, un po’ più disilluso, un po’ più arrabbiato, invecchiato e appartenente al quel misero 6% della popolazione che ha fra i 40 e i 45 anni, ma ancora qua, allegro, sorridente, non sempre felice ma, comunque, carico per portare avanti questo strampalato progetto editoriale.
Un progetto editoriale nato per caso, senza un’idea ben precisa ma, proprio perché se segui tua stella non puoi fallire a glorioso porto, ha funzionato. Mai scontato, mai pagato, mai pubblicizzato, sempre di traverso, sempre sfrontato, a volte fastidioso ma mai banale, Rollingsteel, me lo dico da solo, è una figata. Ci sono una serie di articoli che trovo clamorosi, da quelli scritti dal mio caro amico Benny Marcel – articoli che come pochi altri rappresentano la primavera di rollingsteel – fino al primo dedicato al mondo dell’aviazione, quello che mi è costato l’allontanamento da Formula Passion, sito con il quale collaboravo e che mi aveva chiesto l’esclusiva. Esclusiva che non ho rispettato nel momento in cui ho smesso di divertirmi.
Il lavoro è lavoro.
Un’avventura incredibile, che mi ha portato in posti e luoghi che mai avrei creduto, che mi ha messo al volante di alcune delle auto più incredibili dei tempi moderni, che fra pochi giorni mi porterà (finalmente!) a Daytona per la 500 miglia della Nascar, quella che “costruiscimi una macchina e io ti vinco Daytona”. Una storia di rivalsa personale, di crescita, di sbagli e buche, di vittorie e di incazzature. Di insicurezza e decisioni azzardate. Di delusioni e di quante volte mi sono fatto sfruttare. Gli anni in cui ho collaborato con motorsport.com prima e con Auto poi. I miei articoli su Vroom e Tuning Generation e, nel mezzo, la mia costante incapacità di stare al mio posto, la mia incapacità di lasciarmi alle spalle il mio gioiello, il nostro rollingsteel. Un invito in Domus e un altro in redazione da AutoMoto, quest’ultimo nei giorni immediatamente successivi all’uscita del primo celebre DI BRUTTO Volume Zero. Un amico che mi ha insegnato a fotografare e che ora non c’è più, ciao Gianni.
DI BRUTTO.
Un clic, il libro è online e in 4 ore la mia vita cambia. Per sempre.
Una telefonata impaurita, la consapevolezza che era appena successo qualcosa di irripetibile, l’appuntamento del notaio per fondare una società che si chiama come la mia gatta
Il coraggio di insistere, la costante ricerca di storie ed argomenti, i momenti bui, gli istanti di felicità, un motore che romba verso l’orizzonte, un aereo che decolla, il volante fra le dita, la strada sotto le ruote.
Sono passati 10 anni in cui il mondo è cambiato tantissimo, azzarderei anche un “in peggio” ma, poco conta, con le strade invase da troppe auto troppo grosse, nel mezzo di una situazione geopolitica che fa letteralmente rabbrividire, impossibilitato ad avere un figlio e quindi obbligato a prendermi cura del bimbo che sono e che cerco di non far diventare adulto, grido forte NON CI STANCHEREMO MAI, NON CI FERMEREMO MAI.
Viva rollingsteel, viva le Honda S2000, via la strada libera, viva le persone felici, le persone civili, educate e sorridenti. Quelli che mettono la freccia, quelli che ti tengono aperta la porta del bar, che salutano, che giocano, che non sono ancora diventati come quelli là, dai, quelli che quelli come me li mandano affanculo.
Grazie a tutti ma, soprattutto, grazie a voi che avete permesso tutto questo.
A Elisa, che quella mattina dopo mi presentasti un tuo coinquilino, Domenico, che tre anni più tardi rispose pronto al mio appello su Fb.
Grazie a Luca Maini, ti voglio bene come ad un fratello.
Grazie a Mattia Limonta, sei speciale.
Grazie a Isabella, per i tuoi sorrisi, sempre e comunque.
A Filippo, che prima si è inventato il celebre “direttore!” che da anni mi accompagna e poi si inventò pure il misterioso Jean Paul Mendoza.
Grazie ad Alessandro Roca, che per primo credette nelle mie foto (!) portandomi in pista.
A Valerio, che mi sopporta, a cui ho fatto venire l’adhd, che ci divertiamo.
A Daniele, che senza che io gli chiedessi nulla ha pittato la sua Yaris con i miei colori, con cui passo ore al telefono, con cui abbiamo fatto scoppiare i petardi come i bimbi di 10 anni.
Grazie a Marco Carito, a Davide Saporiti, a Edoardo Curioni, ad Alessandro Marini e Alessandro Vai, a Benedetto, a Carlo Pettinato, a Diego Nardelli, a Edoardo Arduini, a Fabio Rusconi, a Stefano Antonello, a Roberto Orsini, a Paolo Broccolino, a Francesco Foppiano, a Francesco Menara, a Michele Lallai e Michele Guidi, a Giuseppe Matera Capicciuti, a tutti quelli che ho dimenticato ma, più di tutto, scusate se non sempre sono stato brillante, se non ho soddisfatto le vostre aspettative. Se non ho risposto al telefono, se sono stato sfuggente, se sono stato impaziente, ansioso, antipatico.
Se sono stato umano.
D’altronde, si sa, il Socialismo se non è umano non è niente.
Grazie a tutti, a voi che ancora avete voglia di leggere, di curiosare e di scoprire qualcosa di nuovo, sia qui che sulle pagine di DI BRUTTO, un progetto nato per voi da uno come voi.
Il lavoro è lavoro, la vita è una.
E DI BRUTTO, invece, si appresta al Volume 8, 11esimo della collana (dopo Zero, Uno, Due, 3, 4, 5, 6, 7, A Manetta e il prossimo montami (vedi sotto per questo)) e che, per forza di cose, non potrà non partire da questo importante traguardo, traguardo che vorrei celebrare assieme a voi: vi invito quindi a scrivermi cosa rappresenta per voi RS (sempre che rappresenti qualcosa), cosa hanno significato per voi questi 10 anni, qual è stato l’articolo che ve l’ha fatto conoscere o quel che vi pare, mandate tutto a info@rollingsteel.it, le “lettere” più belle verranno pubblicate sul prossimo volume, uscita prevista maggio/giugno.
Ciao merde, vi voglio bene.
DI BRUTTO Montami, numero speciale del vostro magazine preferito interamente dedicato al modellismo, sta per arrivare. Non perdere il lancio, iscriviti alla newsletter sbattendo f orte il dito QUI. Il magazine verrà distribuito sotto forma di blindbox: lo farò con 5 copertine diverse, 4 in eguale tiratura e una in tiratura limitatissima e a voi verrà consegnato in maniera randomica. Non sarete voi a scegliere DI BRUTTO Montami, sarà lui a scegliere voi. Seguitemi sui social per tutti gli aggiornamenti.
Complimenti direttore,
anche se seguo il tuo mondo solo da un anno circa,
mi sembra di farne parte fin dal 2016
continua a regalarci articoli, aneddoti ,disquisizioni tecniche, a farci ridere e a farci vedere cose che nessun altro ci potrebbe mostrare ( uno dentro una GTone stradale quando lo vedi ….)
ciao
sei un grande !!!
TOOOPPER
Penso di avervi trovato per caso su internet, mentre cercavo un articolo sulla uno turbo, che non fosse il solito articolo freddo scopiazzato qua e la, e vi trovai…da allora leggo ogni articolo, non so se siete bravi o cosa, però ogni volta che vi leggo, riuscite a strapparmi una risata, e così aspetto con ansia un nuovo articolo! Auguri RS, vi voglio bene!
Grazie Direttore, per l’idea e la passione e grazie a tutti quelli che collaborano
Congratulazioni Doc 🙂
Meritatissime, avanti tutta così!
Ciao Direttore
Nel mio mondo caotico dove purtroppo “il lavoro è il lavoro”, la famiglia ha bisogno di spazio e tempo, il capo non sempre è in buona e la compagna a volte morde ( per fortuna i figli portano sempre sorrisi), tu con i tuoi articoli, i Di Brutto, la simpatia sagace ecc ecc sei per me un’isola di pace in un oceano perennemente in burrasca.
E niente non è.
Ti si vuole davvero bene, grazie di tutto.
Una storia di fame, di voglia di avere di più, non soldi ma vita. Tante cose in comune. Grazie
Hai colto nel segno, a costo di sembrare retorico, soldi e paura mai avuti
Cerco ancora qualcuno disposto a flagellarmi per essermi acccorto così tardi di Rollingsteel sto facendo il mio meglio per essergli utile in futuro e accorciarle la pena che merito.
Una meteora. Un lampo nel buio. Una stella cadente. Questo è RS.Da infinito appassionato di aerei che sono, da pilota di aerei della domenica che traina alianti, da volontario Vigile del Fuoco, da marito e padre, da scrittore di poesie…in RS ho trovato una novità intrigante, appasionata, sfacciata, preparata, tecnica, consapevole, sborona che l’editoria oggi non offre. Ti ho scoperto tardi ,2025, ma ho cercato di accaparrarmi i restanti DIBRUTTO per assaporare il gusto intenso del tuo scrivere al sugo alla bolognese:carico unto saporito pesante impregnante da leccarsi i baffi. Avanti così. Come diciamo a Bergamo: Mola mia,Molà mai.(non mollare, non si molla mai)
Grazie 🙂
2021, forse 2022 la vecchiaia avanza e gioca brutti scherzi alla mia memoria.
Non ricordo ancora esattamente il perchè, il percome e per quale motivo sono finito sul sito di Rollingsteel quel giorno.
Non ricordo neanche il primo articolo che avevo letto. Da allora continuo a chiedermi, come mai, non lo avevo trovato prima!
Con stupore, ho poi notato che il video della 128 Turbo i.e. (visto sul Tubo, qualche mese prima della prima di scoprire il sito) era stato creato dal Direttore! Ho letteralmente divorato tutti gli articoli pubblicati, attinto a piene mani (e portafoglio) dallo shop, lasciato sporadicamente commenti quà e là.
Pensavo di essere solo ed unico tra i miei amici ad essere appassionato di mezzi a motore (aria, acqua, terra, etc, etc) modellismo, eventi storici, videogame, e tutto quello che il il mondo di Rollingsteel riesce a mostrare ogni volta.
Never give up & keep going on Direttore!
Leggo questo articolo proprio mentre in ufficio il collega ultra cinquantenne di fronte a me scorreggia, occultando (malamente) il suono percuotendo il mouse sul tavolo.
Comprendo benissimo il malessere descritto agli inizi dunque.
E mi congratulo con te, Direttore, per aver avuto il coraggio di seguire le tue emozioni, hai preso la decisione più adulta possibile per rimanere bambino nell’animo.
Magari un giorno seguirò il tuo percorso.
Nel frattempo continua tosto con i tuoi articoli, i veterani qui trovano un oasi di pace, ma le future generazioni devono sapere cosa si sono persi.
Que viva Rollingsteel!
Scoperto Rollingsteel con l’articolo sull’Hawker Typhoon, per dirlo alla romagnola l’etar de’ ( periodo che ha un range dall’altro ieri alla preistoria..) quando un mio amico mi ha detto: “vatti a beccare sto sito, spacca! Godrai come un riccio!“
Aveva ragione eccome.
Direttore, A MANETTA spacca di brutto! Ci ho sguazzato in mezzo di peso.
AUGURI!
…..e, come al solito, ben meritato CHAPEU!
Vi seguo da ormai oltre 5 anni, siete stati una vera e propria rivelazione! La passione che il direttore e i suoi collaboratori trasmettono negli articoli è palpabile, attendo ogni nuovo contributo con ansia e me ne cibo con piacere. Avete contribuito in maniera determinante a risvegliare anche in me la passione per i motori che avevo fin da bambino che ma che si era appannata con il passare degli anni. Che atro dire…. Grazie, innanzitutto al direttore che è uno che ce l’ha fatta, te lo sei strameritato e complimenti per quello che fate. Mi raccomando, non cambiate mai!
Ci vuole un grande coraggio ad uscire dal gregge, e se i risultati sono come Rolling Stell, c’è solo da sperare che questa meravigliosa avventura continui x altri decenni.
Grande Direttore! E buon compleanno Rolling Steel!
Una curiosità: qual era il libro a cui fai riferimento nel tuo racconto?
Ciao Michele, era Due di Due di Andrea de Carlo
Grazie mille Direttore!
Non ho mai condiviso e mai condividerò i toni. Il ridurre sempre tutto a un meme o definire un’auto ignorante e altre gergalità discutibili. Un’auto non è un essere senziente e in quanto tale non può essere colta o ignorante. Grezza, brutale nell’erogazione, instabile sono termini più consoni. Mi da fastidio perché la vivo come una mancanza di rispetto e uno sminuire la passione per l’automobilismo che da sempre ho e per me è qualcosa di importante. La mia idea è questa e non cambia, resta il fatto che mi sono comportato malissimo e per quello che vale ti faccio le mie scuse. Al netto di questo leggere i tuoi articoli mi ha fatto passare dei bei momenti e ho imparato molto, sopratutto nella branca dell’aeronautica dove mi sono reso conto di sapere pochissimo. Pertanto è con sincera stima che ti faccio i miei auguri per questo decimo anniversario e ti auguro che questo progetto vada avanti ancora per molto! Ciao Moro. 🙂
(tanto lo so che leggerai perché devi approvarmi il post mannaggiate)
Aaahhh….c@zzo sono in ritardo (strano…)…
Scusa Ciccio, perdono… (dai tanto lo sai che e’ slang affettuoso).
Non ricordo quando ho scoperto il tuo Mondo…ma posso dire con tutta la sincerita’ di questo mondo, che dopo 3 righe mi avete regalato un sorriso. E da quel momento balotta, per sempre.
Comprendo molto bene il nasty feeling del “risvegliarmi stronzificato”. Qualche anno prima di te. Mal eggere questo articolo e’ stato come guardare un vecchio filmino 8mm in quel bunjer vuoto che ho al posto della testa, dove ancora rimbomba il suono del mio “LEM” (non quello NASA..lo facevano a Zola dove forse ce’ ancora una insegna da qualche parte). Perche’ l’odore di benzina e’ il mio dopobarba da allora (ricordo ancora mia madre la notte che esausta, dopo un bombardamento di mesi, accetto’ di comprarmelo).
Ma torniamo e te, e perdona se mi dilungo.
Negli anni che ho seguito la tua testata, ho imparato a apprezzarvi; tutti Voi ragazzi squilibrati con una marcia (sequenziale) in piu’.
E tanto rispetto e ammirazione nel vedere oggi, i retroscena di questa avventura. Virtualmente, sono li con voi a quel tavolino e il Negroni della vittoria.
Grande, non smettere di essere affamato e curioso amico!
E come disse una volta “Gambadilegno” (uno strano personaggio leggendario delle notti al Macello del venerdi…):
“Se sei incerto, tieni aperto….”
(cit. dalla aerografia che feci sul suo M3 giallo flash anni fa).
Vincit qui se vincit