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Tractor Pulling, ignoranza a badilate

Visto che il prossimo 8 Giugno 2019 alla Festa de mutor di Pezzolo ci sarà la prima gara del campionato italiano di Tractor Pulling (e noi ci andremo), cogliamo l’occasione per spiegarvi nel dettaglio di cosa si tratta quando si parla di questo particolare sport.

Oggi vi raccontiamo dello sport motoristico più cazzuto e con le turbine più grosse che ci sia: avete presente l’ambiente da fighette della Formula 1? Bene, ora immaginate l’esatto contrario ed avete fatto il Tractor Pulling.

Il che?

Con calma che ve lo faccio spiegare direttamente da Emilio Bucci, parte della ITPO (Italian Tractor Pulling Organization) e piacevole commentatore delle gare che si svolgono sul territorio Italiano. Ragazzi della ITPO che tra le altre voglio ringraziare per la piacevole serata e, specialmente, per avermi offerto un bel panino alla porchetta.

“Ma quindi Emilio, che cos’è sto Tractor Pulling?”

Tractor pulling significa, letteralmente, tiro col trattore. Nulla di più, niente di meno.

La definizione “tiro con il trattore” è la massima sintesi di cosa sia questo bislacco sport ancora giovane in Italia ma che infiamma i cuori in nord Europa e nel nuovo continente.

Sport che, se in Italia è ancora giovane, in realtà giovane non lo è affatto. Quando si parla di ignoranza non sorprende che i primi a cimentarsi in questa disciplina fossero gli amici dello Zio Sam alla fine degli anni ’20. Quando ancora l’aratro si tirava col cavallo si faceva a gara (i maschi sempre alle prese con la loro supremazia) a chi l’avesse più forte.

Il cavallo eh.

Poi iniziarono le trattrici meccaniche e il mondo cambiò in fretta. Arrivò il punto in cui i contadini, non si sa bene il motivo, iniziarono ad aver voglia di far le pinne con i trattori. Negli ultimi 50 anni si passò dal farlo così:

a così:

tractor pulling

“Ah hoccapito, sono gare di accelerazione con i trattori?”

No! La gare di accelerazione sono nate per dare prova di potenza pura applicata ad una automobile… nel tractor pulling invece l’obiettivo è dimostrare di poter generare la maggior quantità di forza possibile. Se i tamarri con le auto si inventarono i quarti di miglio per giocarsi i libretti delle loro auto, questi fulminati infuocati di trattori si inventarono un bel rimorchio che chiamiamo “slitta” e che serve ad aumentare lo sforzo dei puller (alias il trattore che viene agganciato) man mano che si avanza sui 100 metri di terra battuta. Questa slitta aumenta lo sforzo spostando un cassone contenente dei pesi (la slitta vuota pesa circa 120 quintali ai quali si possono aggiungerne altrettanti a seconda della classe da far competere, si può arrivare fino ad un complessivo di 25 tonnellate, 25mila kilogrammi) dall’asse posteriore che poggia su ruote verso l’asse anteriore dove, invece delle ruote, troviamo una piastra di ferro che striscia sul terreno.

tractor pulling 2

Man mano che il trattore avanza anche questo peso avanza rendendo sempre più difficile il portarselo dietro. La sfida sta quindi nel riuscire a portare il più lontano possibile tale slitta fino al raggiungimento dei 100 metri, anche detto “full pull”. Alla fine della fiera vince proprio quello che riesce in questo. A parità di risultato si aggiungono pesi fino a che qualcuno non rimane indietro.

“Ah ma è tutto qui?”

Sarebbe “tutto qui” se non fosse che poi qualcuno, il solito sborone, ha pensato (penso dopo i primi 5 minuti) che le performance originali fossero un po’ tristi e iniziò ad elaborare anche i trattori. Da quel momento apriti cielo. Dal primo trattore elaborato è arrivato quello che lo elaborava di più, poi quello che lo pistolava ancora di più, e siamo finiti a robe con montati motori di aereo.

Basti pensare che oggi lo stato dell’arte, almeno in Italia, è un campionato nel quale si sfidano in diverse categorie : ci sono trattori che somigliano ancora a trattori, prototipi che invece non somigliano più a niente e, come se non bastasse, i camion. Tra chi fa fumo (i cosiddetti smoker) che per regolamento sono alimentati a nafta (più o meno) e chi si è invece dato all’alcool (metilico), lo show è assicurato anche alle orecchie quando si accendono i prototipi con 2, 3, 4 V8 americani (zio Sam docet). Un esempio è questa bestia dotata di ben quattro motori V8 Hemi da dragster ammeregano. Quelli di questa bestia, che si chiama FourNoHemi, sono quattro motori da 8.620cc l’uno per un totale di 34.480 cc; ognuno di questi, perché non bastava no, è sovralimentato da un compressore volumetrico per un totale di 10400 CV.  Questo trattore, tra le altre, è la cosa più rumorosa che vi capiterà di sentire in vita vostra. Non è musica meccanica, non è una una sinfonia ben accordata di un motore che tira. È proprio rumore, di quello potente, doloroso e fastidioso. È il rumore di diecimila cavalli al galoppo pronti a spaccare tutto quanto sia sul loro cammino, quando questo coso passa potete sentire veramente la terra pulsare sotto i vostri piedi, una roba da fuori di testa.

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Poi, nel dubbio, c’è chi ha dotato il proprio trattore di motori V12 presi in prestito a qualche aeroplano che non vola più. Un esempio è lo Starlight Express, dotato di un V12 Allison da 28 litri che equipaggiava i primi P51 Mustang prima dell’avvento del Merlin. Adesso ne ha solo uno ma la precedente versione ne montava tre per un totale di 84 mila cc e 7500 CV. Vai a pagare il bollo se hai coraggio.

Poi ci sono gli sboroni veri che invece scelgono motori stellari (!) e le strade più difficili della sperimentazione convertendo in casa motori nati a diesel in metanol-addicted con tutte le gioie e i dolori (anche del portafogli) del caso.

“Ma, trattori a parte, l’ambiente com’è? Gnocca ce n’è?”

Qui, fra una salsiccia e una pinta di birra, nessuno (o quasi) ha degli sponsor milionari. Non ci sono soldi da red carpet. I piloti puliscono le candele, caricano e scaricano l’ospitality, si gonfiano le ruote da soli e poi guidano per forse 10/15 secondi ogni tappa di campionato. Poi a casa per 4/600 km a smontare tutto e verificare l’usura (il metanolo fa un sacco
di danni..) e la diluizione dell’olio motore (che permea un sacco dai segmenti). Se vi capita una tappa vicino casa fateci un salto e cercate chi nei box, pardon, paddock ha le mani sporche e le unghie nere di morchia. Avete appena trovato un pilota di tractor pulling.

Poi hanno questo genere di presenza scenica, uomini veri!

E poi l’atmosfera delle gare è una figata, dimenticatevi gli ambienti del motorsport moderno, qua si respira quell’aria agreste che ti fa venir voglia di indossare la canotta sporca di sugo, il cappello a mo’ zio Michele, e di presentarti tra il pubblico con barbecue e damigiana di lambrusco al seguito. In queste manifestazioni, perché tali sono, si può trovare tutto quello di cui un uomo ha bisogno. Ma proprio tutto.

Come si suol dire, a buon intenditor…poche parole

Tra questa manica di sciamannati c’è ancora quella genuina passione che ti tiene sveglio la notte a strusciar la mattina in officina, quella che ti fa litigare con la moglie per i week end e ti fa dimenticare il sonno.

Per 10/15 secondi. Se va bene.

Articolo del 12 Settembre 2017 / a cura di Il direttore

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