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Racing games: dal cabinato al salotto – Parte 3: Gli anni 2000

Il capitolo conclusivo della saga dei racing games sta per cominciare, mettetevi comodi sulla tazza che se no poi vi formicolano le gambe, che a sto giro vi tocca star seduti un bel po’.

Correva l’anno di Nostro Signore 2000, eravamo nel futuro, le torri gemelle c’erano ancora e nessuno ci aveva detto che l’anno successivo saremmo impazziti per una pellicola zeppa di macchine coi neon sotto.
In tutto il mondo si ascoltava ancora la Drum n’ Bass ma noi che eravamo avanti avevamo già da un pezzo gli Eiffel 65, lo Swatch Beat era l’accessorio più figo che un ganzetto potesse avere al polso, gli N-Sync ballavano su Mtv ed io nella foto di classe ero uscito male.

La bomba atomica che questa volta partiva dal Giappone, destinata a stravolgere il mondo, aveva un marchio ormai noto a tutti noi e stava per cambiare le carte in tavola una seconda volta nel giro di cinque anni.

Il primo 26 Ottobre del nuovo millennio viene rilasciata la Sony Playstation 2.

Chiunque sia stato adolescente all’epoca si ricorda di che portata sia stato l’evento, dicevano che chi se la fosse accaparrata avrebbe avuto diritto a 72 vergini da vivo, al pass VIP per la fonte della giovinezza e a tutte le soluzioni di Sarabanda negli anni a venire.

La PS2 era bella, era nera, un misterioso monolite che poteva funzionare anche in verticale che vomitava tonnellate di poligoni ad alta velocità proiettando noi bischeri al centro dell’azione.
I giochi si cominciavano e si finivano senza le maledette DLC, si giocava ancora in multiplayer a casa dell’amico ricco perché aveva il divano grosso e i genitori in carriera che non ti stressavano.

I numeri di questo prodigio dell’elettronica che mangiava insalate di matematica erano un processore da 299MHz (dieci volte più veloce di quello della PS1), un 32 Mega di ram (sedici volte maggiore rispetto alla sua mamma!) e ram video dedicata da 4 MB.
Più o meno le specifiche del microonde nella cucina di mia madre.

E, Signore e Signori, leggeva i dischi del futuro: i DVD.

Già dal momento del lancio il bouquet di titoli disponibili era decisamente di qualità altissima ed i racing games erano dei papaveri alti, alti.

Ridge Racer V

L’ultima volta vi ho lasciati parlandovi di R4, osannandone ogni dettaglio.
Il prodotto è stato talmente ben riuscito che Sony ha voluto inserire il seguito tra i primissimi titoli disponibili per questa sua nuova flagship.
R5 riprende da dove l’avevamo lasciato, non fraintendete, intendo dal punto di vista stilistico, la storia (se così possiamo definirla) è completamente nuova tuttavia vediamo Ridge City da altri punti di vista che ci erano preclusi precedentemente.
Graficamente e concettualmente il gioco non è venuto meno alle aspettative di nessun giocatore, se non per la longevità, includendo anche extra vari ed eventuali, che esulano dalla storia.
Namco ha scelto un sistema grafico di interlacciamento che, a discapito della definizione dei volumi, ha permesso di avere un frameate stabile attorno ai 60FPS e quindi una fluidità di gioco altissima, cosa che ha contribuito al mantenimento negli anni dell’alta qualità del titolo.
Beninteso, parliamo di un arcade duro e puro, non aspettatevi simulazione di nessun tipo, con questo in mente, se non ci avete mai giocato, fatelo subito!

https://www.youtube.com/watch?v=TbEGBK7mW2A

Midnight Club

Sicuramente conoscete meglio questo giochino nella scatoletta nera (sì, perché le scatolette blu sono arrivate un po’ più in là) di quanto conosciate questi kamikaze.
In sostanza: corse clandestine di notte, con auto truccate, su strade aperte; vi ricorda qualcosa? Ovviamente no, perché all’epoca Fast And Furious non era ancora uscito, smettetela di tirarvela e raccontar palle.
Il grande (e forse unico) punto di forza di questo gioco consisteva nell’essere una novità per tutti, sbucata fuori al lancio di una console che aveva ribaltato i tavoli lasciando tutti a bocca aperta.
Il motore grafico e la giocabilità appartenevano al ben conosciuto Midtown Madness 2, giacché lo sviluppatore era la Angel Studis mentre Rockstar Games si era occupata della distribuzione. La parentela con MM2 non ha aiutato granché il titolo ma sfido chiunque ci abbia giocato a negare che gli sia rimasto nel cuore, nonostante i rivali fossero fastidiosi al limite della sopportabilità, nonostante la grafica sembrasse il porting di un gioco per Saturn, nonostante le auto non avessero licenze e non andassero dritte manco sui binari.

Nonostante tutto ci è rimasto nel cuore.

Gran Turismo 3: A-Spec

Ci troviamo davanti alla terza iterazione di quello che è stato IL gioco che ha cambiato la vita di tutti noi.

Possiamo tornare padroni della nostra scuderia, sputtanare valanghe di quattrini per cercare di far andare decentemente l’Audi TT nel proprio monomarca, tarare sospensioni, elaborare motori, metterci lo scarico dritto “tubo della caldaia” inox e piazzare i BBS sulla Yaris.
Mi ricordo che, quando uscì, un mio amico abbiente lo acquistò praticamente al volo e Gesù se mi sembrò di essere un vero pezzente. Ricorderò per tutta la vita il particolare dei cerchioni dettagliati in 3D all’interno del garage mentre, in gara, parevano appiccicati tipo gli sticker dei Pokemon, quelli trasparenti, che ingiallivano al sole e scolorivano.
Per la prima volta, con GT3, abbiamo visto le nostre dream cars scintillanti e definite in particolari che non ci saremmo mai aspettati di trovare in un gioco fino ad un paio di anni prima.
La formula rimaneva quella dei precedenti due capitoli: compra l’auto, preparala, vinci le gare, fai i big money, repeat.
Il vero godimento era lo spettacolo per gli occhi.

Poi ci fu GT Concept che, se non per il valore collezionistico, sarebbe come lo zio di cui in casa non si parla più.

Update storico

À il 2001, le Torri Gemelle sono cadute, 10 giorni dopo esce “The Fast And The Furious” e Microsoft festeggia lanciando L’XBOX.
Coincidenze? Era un inside job di Bill Gates? Rob Cohen era di Al-Qaeda? Non lo so ma ne parleremo qualche riga più giù.

Need For Speed Underground

Siccome eravamo tutti disperati che su Gran Turismo non si potessero mettere i neon sottoscocca né i patacconi coi draghi sulle fiancate, EA Games si è presa a cuore il problema e ci ha salvati prontamente, permettendoci di essere gli ammiocuggini di noi stessi.
In cuor nostro lo sapevamo che era sbagliato quello che facevamo ma sapevamo anche che se ci avessero messo sotto il naso una Supra blu, coi fulmini oro, i neon viola e i cerchi cromati, avremmo comunque macchiato i sedili; mica come adesso che facciamo tutti i sommellier di sto****o “eh ma i cerchi non cerchiano” “eh ma il cofano non cofana” “eh ma non è gieidiemme”.

Era quel momento lì, in cui la macchina Doveva essere maranza.

Dopo Polyphony, EA ha deciso di lanciare una palla di cannone che ha nuovamente segnato una svolta nel genere ed ha, in bene o in male, segnato un po’ tutti noi, ha effettivamente reso possibile personalizzare il nostro mezzo, partendo da “umili” utilitarie come la Golf MK4 GTI consentendoci di modificarla secondo il nostro gusto, sempre tenendo a mente l’impatto delle modifiche sulle prestazioni.

NFSU è praticamente la versione figa di Midnight Club, con uno stile di guida molto arcade, la possibilità di fare i driftoni anche con la 206 e le gare di drag; a pelle sembrava proprio il gioco ufficiale di FnF.

Ma non lo era e la Universal fece causa ad EA.

I grossi punti di forza sono stati, in primis, l’impatto della novità sul pubblico – era effettivamente il titolo che mancava a noi poveri cristi assetati di colori sgargianti -, la colonna sonora che da sempre è un must all’interno dei prodotti EA, la grafica e l’atmosfera rese molto bene anche con l’artificio del motion blur ed infine la longevità di gioco e la varietà di modalità all’interno della storia.

Il tutto confezionato e promosso magistralmente per un risultato indiscutibilmente eccelso.

NFSU è sbucato inoltre nel periodo in cui i giochi cominciavano a divenire “multipiattaforma” ossia quando la gara a chi ce l’avesse più lungo la si poteva fare anche tra possessori di XBOX e PS2.
Un’ultima chicca riguardo questa “pietra miliare” cit. è che fu uno dei primi giochi a consentire il multiplayer online, cosa che -purtroppo/per fortuna- non ebbe mai grande successo nel Bel Paese, su PS2.

Negli anni a seguire sono uscite diverse varianti di NFSU: Need For Speed Underground 2 anche detto “tamarria to the extreme”; Need For Speed: Most Wanted che certamente è, senza dubbio, il capitolo tutt’ora più amato dai videogiocatori di tutto il mondo; Need For Speed Carbon che ha introdotto il brivido di driftare – e volare di sotto – tra le curve che si affacciano sul Carbon Canion; Need For Speed: Pro Street rappresenta il tentativo di ridare un alone di legalità alla serie che ci ha istigato a modificare auto per anni (il primo della serie anche disponibile per PS3), riportando le corse tra i cordoli in track days farlocchi con uno speaker poco sopportabile e, ultimo della dinastia per PS2, Need For Speed Undercover che, come dice il titolo, ci permette di giocare nella parte della stradale di Miami, in un’assolata e fittizia Florida, con Porsche e Koenigsegg civetta.

Non temete, parleremo anche di tutti questi giochini in articoli dedicati!

Enthusia Professional Racing

Konami ha voluto provare ad accantonare i Metal Gear per buttarsi nell’automobilismo, nel tentativo di contrastare il monopolio di Gran Turismo nel settore dei simulatori di guida, con risultati estremamente buoni nel campo della fisica e della guidabilità, offrendo anche una discreta scelta di mezzi ed una buona grafica.
L’intento è stato sicuramente buono e sarebbe stato accolto a braccia aperte dai gamers se non avesse fatto schifo nel reparto colonne sonore.
Anche le piste facevano un po’ schifo.
Anche la parte gestionale faceva palesemente schifo con un sistema a punteggi e classi, anziché a “soldi”, che ancora oggi ignoro come funzionasse.
Anche l’intro lasciava parecchio perplessi e fatico a capire che sostanze avessero assunto quando l’hanno sceneggiata, resta che vorrei provare anche io quel che hanno ingerito/fumato/assimilato in Konami.

“Ma se faceva così cagare, perché l’hai messo in questa lista?”

Perchè questo gioco rientra nell’elenco in qualità di esempio più brillante di come certi sviluppatori, estranei al mondo dei racing sims, dovrebbero tenersi le mani in tasca e levarsi dalla pista.

Detto questo, la guidabilità era buona.

Automodellista

Lo conoscete?
No?
Non mi stupisce.
Ai tempi di Telepiù e Stream esisteva un canale, Game TV, che trasmetteva recensioni e video dei giochi già usciti o in uscita e, tra i vari SSX, FIFA ecc. ho notato questa piccola gemma che ha catturato subito la mia attenzione.
Si tratta di un gioco che ci permette di scegliere la vettura – rigorosamente ed esclusivamente giapponese – che più ci aggrada per poterla preparare minuziosamente e partecipare a track days in giro per il Giappone, dalle colline di Akagi fino ad un anello sull’autostrada di Osaka, passando per il circuito di Suzuka.
“Embè? Quindi?”
Quindi succede che questa piccola pepita ha una pessima fisica e la longevità è veramente minima (tolti gli extra) ma, dal punto di vista grafico, è unica nel proprio genere: utilizza il sistema di rendering “cel shading” che dà l’effetto di correre in un cartone animato, con tanto di linee cinetiche all’aumentare della velocità.
Un altro particolare degno di nota è che, una volta sbloccati tutti i trofei, avremo la possibilità di effettuare degli swap tra le auto ed anche di correre con le nostre vetture in formato telecomandato su una pista brandizzata Tamiya.

Update storico numero 2

Un giorno, nel Novembre 2001, Microsoft andò da Sony e intrattenne una breve chiacchierata che, per dovere di cronaca, vi riporto di seguito:
“Ciao Sony! Lo sai che tra un mese è Natale?!”
“Eh, e che vuoi? Ti devo fare un regalo?”
“No, ti avvisavo che adesso ho la mia console e quindi verrò a cagarti sullo zerbino! Ciao!”

Le cose andarono esattamente così.

Nasce l’XBOX, ribattezzata da Mike Bongiorno “Compra una vocale!”, la console che avrebbe successivamente livellato lo strapotere che ha acquisito Sony con PS1 e PS2.
Così ha inizio la guerra delle console 3D di seconda generazione con, da un lato, la Playstation 2 dotata dell’hardware di cui abbiamo già parlato, dall’altro abbiamo la prima XBOX, lo scatolone nero e verde, cicciotto e sgraziato che però al suo interno racchiude componenti che offrono effettivamente prestazioni doppie rispetto a quelle della concorrente.

Potenzialmente XBOX avrebbe avuto tutte le carte in regola per mandare a gambe all’aria la Play sin dal giorno del lancio ma, evidentemente, i fattori impedenti furono tre:
1- L’offerta dei giochi al lancio era relativamente ridotta con Halo come unico fiore all’occhiello mentre nel reparto racing troviamo solo Project Gotham Racing.
2- La campagna marketing non è stata sufficientemente aggressiva né chiara e la stampa specializzata girava tutta intorno alla controparte giapponese.
3- La fanbase Sony è stata per lo più scettica e diffidente riguardo l’abbandonare il dual shock per spostarsi sul controller a stelle e strisce.

Fatte queste considerazioni possiamo dire, ad oggi, che il mercato ha premiato il prodotto di Microsoft in maniera più che adeguata, generando un effettivo testa a testa e rendendo una corsa a due, questa concorrenza Playstation-XBOX.
Ammetto, all’epoca di aver sempre avuto difficoltà ad inquadrare l’utente XBOX e anche oggi mi riesce complicato, a ripensarci.
Avrebbe potuto essere chiunque e sarebbe risultato insospettabile.

Project Gotham Racing

Volete un gioco arcade, divertente, ben rifinito, con i danni di carrozzeria visibili, una buona giocabilità e una buona grafica?
PGR è quello che fa per voi, soprattutto perché su XBOX non c’era nient’altro di disponibile con cui correre a quattro ruote.
Ammetto che fui tentato all’epoca, di comprarmi la scatola, con tanto di PGR, per la semplice presenza del 996 Turbo nel lineup ma, col senno di poi, resto felice della scelta che ho compiuto.
Tuttavia va fatto presente che il gioco, pur essendo un porting da Dreamcast, è stato eccelsamente adattato al nuovo hardware ed ha saputo sfruttarlo al meglio.
Il sistema di gioco è semplice ed intuitivo: fai le sgumme – guadagni punti – sblocchi auto fighe.
Chiaro e semplice, questa meccanica di gioco rende PGR il candidato ideale per godersi qualche oretta di divertimento senza impegno e costa meno di una stanza di motel.

Burnout

Non credo che questo gioco abbia bisogno di grosse presentazioni come nemmeno tutto il resto della serie, il biglietto da visita è che le macchine si accartocciano peggio di quelle dei video di arab drift.
Burnout ha dato il via ad un franchise infinito, riuscendo a non rinnovare mai la formula; siamo sempre noi giocatori, che corriamo come palle di cannone per una città fittizia, senza limiti né regole, fino a che non facciamo il fiocco a qualche plinto di cemento, riducendo l’auto ad un pacchetto di sigarette vuoto nel retro della mia macchina.
Non ho mai compreso l’appeal di questo titolo ma resta comunque importante, giacché a tanti è piaciuto e continua a piacere.

Forza Motorsport

Adesso le cose si fanno serie: Microsoft ha deciso di sguainare la spada più affilata del proprio arsenale, per affettare GT3 e GT4.
Se fino ad allora l’offerta racing di XBOX non costituiva il minimo pericolo per Sony, adesso i Giapponesi dovevano prepararsi ad una bordata di entità ragguardevole: la scatola andava a pescare dal bacino di utenti della Play.
Forza Motorsport era la risposta più diretta in assoluto al prodotto Poliphony; sullo stesso livello come dinamica di guida, in pari come offerta di auto “utili” (che alzi la mano chi ha usato la Nissan Cube, volontariamente, in GT4), tracciati che riproducono fedelmente quelli esistenti con l’aggiunta di un buon numero di circuiti originali, danni di carrozzeria visibili ed influenti sulla guida.
Ma Turn10 non voleva limitarsi a copiare e migliorare ciò che GT aveva già offerto ai propri utenti, voleva creare un’esperienza più immersiva includendo la possibilità di customizzare le proprie auto sia a livello di colori e grafiche, sia a livello di bodykit ed aerodinamica, con kit ufficialmente licenziati dai produttori, un po’ come fu per Juiced.
Il primo Forza Motorsport è un gioco che sulla carta ha battuto a mani basse GT4, rompendo le uova nel paniere a Sony e, dettaglio che rende il tutto ancor più un’operazione “a smacco” è che Turn10 lanciò il titolo a meno di sei mesi dalla presentazione dell’ XBOX360, per la quale uscì poi Forza Motorsport 2.
FM è il diretto concorrente di GT e, in quanto importante nella storia del gaming, come Need For Speed avrà successivamente un articolo dedicato in cui verrà inserita anche la serie Horizon.

Le console 3D di terza generazione e il multiplayer online

Ormai ci siamo abituati all’idea dei games multipiattaforma e siamo giunti al lancio della XBOX360, visto che in Microsoft ci hanno preso gusto a farci giocare dal divano.

Quest’altra nave da guerra ha un pedigree da PC con un processore tri-core da 3.2GHz, una scheda video ATI dedicata e 512MB di ram DDR3.
Fondamentalmente un media pc specializzato per il gaming.


Grossa nota dolente per la 360, storica rogna di questo attrezzo, è sempre stato il cosiddetto “red ring of death” ossia un problema di surriscaldamento che portava lo Stagno, con cui erano saldati i connettori del processore, a fare come le sottilette nelle pubblicità, quando filano per chilometri; ovviamente questa cosa non piaceva a nessuno e, per questa ragione, qualche anno dopo venne introdotta la versione “slim” che, oltre ad essere più compatta, finì per eliminare il problema di surriscaldamento.

Un anno dopo Sony, con calma serafica e relativamente in sordina, presentò la Playstation 3, lucida, grassa, con le cromature e la scritta del modello che pareva mutuata dal film di spiderman uscito nello stesso periodo.


Non la amai molto ma insomma, l’abito non fa il monaco e non ci son più le mezze stagioni.


La PS3 faceva tutto quello che faceva la XBOX360 solo che in più leggeva anche i bluray discs e sfoggiava un hardware che non si scioglieva, con una potenza di calcolo pari a quella della concorrente.

Ormai siamo arrivati nei tardi 2000 e Gabry Ponte ha lasciato spazio a Kathy Perry che bacia le tipe, io sono ai primi anni di università e i giorni in scooter a farsi le canne dietro al cimitero sono un ricordo lontano, adesso me le faccio nella casa in affitto, il multiplayer è quasi esclusivamente online e i giochi si acquistano dallo store web; non si va manco più a sgomitare da gamestop o a frugare nella cesta dei giochi in promozione sperando in qualche perla rara e di nicchia.

Una lancia che, comunque, mi sento di spezzare a favore del multiplayer online è che ha creato la possibilità di organizzare tornei e campionati da decine di partecipanti, dando vita a comunità di stampo positivo e condivisione di una passione in maniera, tutto sommato, sana.

Non vi parlerò dei titoli per Playstation 3 e XBOX360 per due semplici motivi: innanzitutto li conoscete già tutti poiché non avete 6 anni, cari lettori, non fate i furbi; a seguire vi dico che in tutta sincerità, come le auto moderne, anche i giochi hanno perso anima, manca il gusto del fantastico e la voglia di lanciarsi ed innovare, dunque il nostro viaggio finisce qui, tra agrodolce nostalgia, rivelazioni imbarazzanti e battute di discutibile gusto.

Ho provato un grande piacere nell’affrontare questo percorso in vostra compagnia, l’argomento era mastodontico, un’impresa al limite del titanico, considerando quanta fosse la carne al fuoco e, dei giochi di cui non vi ho parlato in questa trilogia di articoli, vi parlerò dettagliatamente in pezzi ad hoc.

Articolo del 24 Gennaio 2019 / a cura di Filippo Roccio

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  • Lorenzo

    Aspetterò con ansia l’articolo su NFS e horizon *.*

  • Giacomo

    Mamma mia Game TV e le ore perse a vedere i mini video con i Sum41 come colonna sonora

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